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The full and official Italian Penal Code

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Offline zorba


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PostPosted: Mon Oct 28, 2013 7:55 am   Post subject: The full and official Italian Penal Code   

The Italian Penal Code in Italian follows below

_________________
Ignorantia juris non excusa ~
Ignorance of the law is no excuse


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PostPosted: Mon Oct 28, 2013 8:11 am   Post subject: Re: The full and official Italian Penal Code   

C O D I C I

Codice Penale


(Aggiornato alla Legge 20 dicembre 2012, n. 237)


INDICE GENERALE


LIBRO I ‐ DEI REATI IN GENERALE (ART. 1 ‐ ART. 240) .................................................................... » 3
LIBRO II ‐ DEI DELITTI IN PARTICOLARE (ART. 241 ‐ ART. 649) ......................................................... » 28
LIBRO III ‐ DELLE CONTRAVVENZIONI IN PARTICOLARE (ART. 650 ‐ ART. 734‐BIS) ................................ » 78

Libro I ‐ Dei reati in generale


CODICE PENALE
LIBRO PRIMO ‐ DEI REATI IN GENERALE TITOLO I – DELLA LEGGE PENALE
Art. 1. Reati e pene: disposizione espressa di legge
Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preve‐ duto come reato dalla legge, né con pene che non siano da essa stabilite.
Art. 2. Successione di leggi penali
Nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in
cui fu commesso, non costituiva reato.
Nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi è stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali. Se vi è stata condanna a pena detentiva e la legge posteriore prevede esclu‐ sivamente la pena pecuniaria, la pena detentiva inflitta si converte imme‐ diatamente nella corrispondente pena pecuniaria, ai sensi dell'articolo 135. (1)
Se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diver‐ se, si applica quella le cui disposizioni sono più favorevoli al reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile.
Se si tratta di leggi eccezionali o temporanee, non si applicano le disposizio‐
ni dei capoversi precedenti.
Le disposizioni di questo articolo si applicano altresì nei casi di decadenza e di mancata ratifica di un decreto‐legge e nel caso di un decreto‐legge con‐ vertito in legge con emendamenti.
(1) Comma inserito dall’art. 14 della L. 24 febbraio 2006, n. 85.
Cfr. Corte di Appello di Roma, sez. II, sentenza 19 luglio 2007, Cassazione Penale, sez. V, sentenza 21 novembre 2007, n. 43076 e Cassazione Pena‐ le, sez. V, sentenza 27 novembre 2007, n. 44108 in Altalex Massimario.
Art. 3. Obbligatorietà della legge penale
La legge penale italiana obbliga tutti coloro che, cittadini o stranieri, si tro‐ vano nel territorio dello Stato, salve le eccezioni stabilite dal diritto pubblico interno o dal diritto internazionale.
La legge penale italiana obbliga altresì tutti coloro che, cittadini o stranieri,
si trovano all'estero, ma limitatamente ai casi stabiliti dalla legge medesima o dal diritto internazionale.
Art. 4. Cittadino italiano. Territorio dello Stato
Agli effetti della legge penale, sono considerati cittadini italiani i cittadini
delle colonie, i sudditi coloniali, gli appartenenti per origine o per elezione ai luoghi soggetti alla sovranità dello Stato e gli apolidi residenti nel territorio dello Stato.
Agli effetti della legge penale, è territorio dello Stato il territorio della Re‐
pubblica, quello delle colonie e ogni altro luogo soggetto alla sovranità dello Stato. Le navi e gli aeromobili italiani sono considerati come territorio dello Stato, ovunque si trovino, salvo che siano soggetti, secondo il diritto inter‐ nazionale, a una legge territoriale straniera.
Art. 5. Ignoranza della legge penale
Nessuno può invocare a propria scusa l'ignoranza della legge penale.
Art. 6. Reati commessi nel territorio dello Stato
Chiunque commette un reato nel territorio dello Stato è punito secondo la
legge italiana.
Il reato si considera commesso nel territorio dello Stato, quando l'azione o l'omissione, che lo costituisce, è ivi avvenuta in tutto o in parte, ovvero si è ivi verificato l'evento che è la conseguenza dell'azione od omissione.
Art. 7. Reati commessi all'estero
E' punito secondo la legge italiana il cittadino o lo straniero che commette in territorio estero taluno dei seguenti reati:
1) delitti contro la personalità dello Stato italiano; (1)
2) delitti di contraffazione del sigillo dello Stato e di uso di tale sigillo con‐
traffatto;
3) delitti di falsità in monete aventi corso legale nel territorio dello Stato, o in valori di bollo o in carte di pubblico credito italiano;
4) delitti commessi da pubblici ufficiali a servizio dello Stato, abusando dei
poteri o violando i doveri inerenti alle loro funzioni;
5) ogni altro reato per il quale speciali disposizioni di legge o convenzioni internazionali stabiliscono l'applicabilità della legge penale italiana.

(1) La parola: “italiano” è stata aggiunta dall’art. 1, comma 2, del D.L. 18 ottobre 2001, n. 374, convertito con modificazioni, nella L. 15 dicembre 2001, n. 438.
Art. 8. Delitto politico commesso all'estero Il cittadino o lo straniero, che commette in territorio estero un delitto politi‐ co non compreso tra quelli indicati nel n. 1 dell'articolo precedente, è puni‐ to secondo la legge italiana, a richiesta del ministro della giustizia.
Se si tratta di delitto punibile a querela della persona offesa, occorre, oltre tale richiesta, anche la querela.
Agli effetti della legge penale, è delitto politico ogni delitto, che offende un interesse politico dello Stato, ovvero un diritto politico del cittadino. E' al‐ tresì considerato delitto politico il delitto comune determinato, in tutto o in parte, da motivi politici.
Art. 9. Delitto comune del cittadino all'estero
Il cittadino, che, fuori dei casi indicati nei due articoli precedenti, commette in territorio estero un delitto per il quale la legge italiana stabilisce la pena di morte (1) o l'ergastolo, o la reclusione non inferiore nel minimo a tre an‐ ni, è punito secondo la legge medesima, sempre che si trovi nel territorio dello Stato.
Se si tratta di delitto per il quale è stabilita una pena restrittiva della libertà personale di minore durata, il colpevole è punito a richiesta del ministro della giustizia ovvero a istanza, o a querela della persona offesa.
Nei casi preveduti dalle disposizioni precedenti, qualora si tratti di delitto commesso a danno delle Comunità europee, di uno Stato estero (2) o di uno straniero, il colpevole è punito a richiesta del ministro della giustizia, sem‐ pre che l'estradizione di lui non sia stata conceduta, ovvero non sia stata accettata dal Governo dello Stato in cui egli ha commesso il delitto.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
(2) Le parole: “a danno di uno Stato estero”, sono state così sostituite
dall’art. 5 della L. 29 settembre 2000, n. 300.
Art. 10. Delitto comune dello straniero all'estero
Lo straniero, che, fuori dei casi indicati negli articoli 7 e 8, commette in ter‐ ritorio estero, a danno dello Stato o di un cittadino, un delitto per il quale la legge italiana stabilisce la pena di morte (1) o l'ergastolo, o la reclusione non inferiore nel minimo a un anno, è punito secondo la legge medesima, sem‐ pre che si trovi nel territorio dello Stato, e vi sia richiesta del ministro della giustizia, ovvero istanza o querela della persona offesa.
Se il delitto è commesso a danno delle Comunità europee, di uno Stato estero o di uno straniero, il colpevole è punito secondo la legge italiana, a richiesta del ministro della giustizia, sempre che:
1) si trovi nel territorio dello Stato;
2) si tratti di delitto per il quale è stabilita la pena di morte (1) o dell'ergasto‐
lo, ovvero della reclusione non inferiore nel minimo a tre anni;
3) l'estradizione di lui non sia stata conceduta, ovvero non sia stata accetta‐ ta dal Governo dello Stato in cui egli ha commesso il delitto, o da quello dello Stato a cui egli appartiene.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Art. 11. Rinnovamento del giudizio Nel caso indicato nell'art. 6, il cittadino o lo straniero è giudicato nello Stato, anche se sia stato giudicato all'estero.
Nei casi indicati negli articoli 7, 8, 9 e 10, il cittadino o lo straniero, che sia stato giudicato all'estero, è giudicato nuovamente nello Stato, qualora il ministro della giustizia ne faccia richiesta.
Art. 12. Riconoscimento delle sentenze penali straniere
Alla sentenza penale straniera pronunciata per un delitto può essere dato riconoscimento:
1) per stabilire la recidiva o un altro effetto penale della condanna ovvero
per dichiarare l'abitualità o la professionalità nel reato o la tendenza a de‐ linquere;
2) quando la condanna importerebbe, secondo la legge italiana, una pena accessoria;
3) quando, secondo la legge italiana, si dovrebbe sottoporre la persona condannata o prosciolta, che si trova nel territorio dello Stato, a misure di sicurezza personali;
4) quando la sentenza straniera porta condanna alle restituzioni o al risar‐
cimento del danno, ovvero deve, comunque, esser fatta valere in giudizio

Libro I ‐ Dei reati in generale

nel territorio dello Stato, agli effetti delle restituzioni o del risarcimento del danno, o ad altri effetti civili.
Per farsi luogo al riconoscimento, la sentenza deve essere stata pronunciata dall'autorità giudiziaria di uno Stato estero col quale esiste trattato di estra‐ dizione. Se questo non esiste, la sentenza estera può essere egualmente ammessa a riconoscimento nello Stato, qualora il ministro della giustizia ne faccia richiesta. Tale richiesta non occorre se viene fatta istanza per il rico‐ noscimento agli effetti indicati nel n. 4.
Art. 13. Estradizione
L'estradizione è regolata dalla legge penale italiana, dalle convenzioni e da‐ gli usi internazionali.
L'estradizione non è ammessa, se il fatto che forma oggetto della domanda di estradizione non è preveduto come reato dalla legge italiana e dalla legge straniera.
L'estradizione può essere conceduta od offerta, anche per reati non preve‐ duti nelle convenzioni internazionali, purché queste non ne facciano espres‐ so divieto.
Non è ammessa l'estradizione del cittadino, salvo che sia espressamente consentita nelle convenzioni internazionali.
Art. 14. Computo e decorrenza dei termini
Quando la legge penale fa dipendere un effetto giuridico dal decorso del tempo, per il computo di questo si osserva il calendario comune.
Ogni qual volta la legge penale stabilisce un termine per il verificarsi di un effetto giuridico, il giorno della decorrenza non è computato nel termine.
Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 15 gennaio 2008, n. 2182 in Al‐ talex Massimario.
Art. 15. Materia regolata da più leggi penali o da più disposizioni della medesima legge penale
Quando più leggi penali o più disposizioni della medesima legge penale re‐ golano la stessa materia, la legge o la disposizione di legge speciale deroga alla legge o alla disposizione di legge generale, salvo che sia altrimenti stabi‐ lito.
Art. 16. Leggi penali speciali
Le disposizioni di questo codice si applicano anche alle materie regolate da
altre leggi penali, in quanto non sia da queste stabilito altrimenti.

Libro I ‐ Dei reati in generale


TITOLO II – DELLE PENE

CAPO I – DELLE SPECIE DI PENE, IN GENERALE
Art. 17. Pene principali: specie
Le pene principali stabilite per i delitti sono:
1) la morte;
2) l'ergastolo;
3) la reclusione;
4) la multa. Le pene principali stabilite per le contravvenzioni sono:
1) l'arresto;
2) l'ammenda.
Art. 18. Denominazione e classificazione delle pene principali Sotto la denominazione di pene detentive o restrittive della libertà persona‐ le la legge comprende: l'ergastolo, la reclusione e l'arresto.
Sotto la denominazione di pene pecuniarie la legge comprende: la multa e l'ammenda.
Art. 19. Pene accessorie: specie
Le pene accessorie per i delitti sono:
1) l'interdizione dai pubblici uffici;
2) l'interdizione da una professione o da un'arte;
3) l'interdizione legale;
4) l'interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese;
5) l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione; 5‐bis) l'estinzione del rapporto di impiego o di lavoro; (1)
6) la decadenza o la sospensione dall'esercizio della potestà dei genitori. Le pene accessorie per le contravvenzioni sono:
1) la sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte;
2) la sospensione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle impre‐ se.
Pena accessoria comune ai delitti e alle contravvenzioni è la pubblicazione della sentenza penale di condanna.
La legge penale determina gli altri casi in cui pene accessorie stabilite per i delitti sono comuni alle contravvenzioni.
(1) Numero inserito dall’art. 5, comma 1, della L. 27 marzo 2001, n. 97.
Art. 20. Pene principali e accessorie
Le pene principali sono inflitte dal giudice con sentenza di condanna; quelle accessorie conseguono di diritto alla condanna, come effetti penali di essa.

CAPO II ‐ DELLE PENE PRINCIPALI, IN PARTICOLARE
Art. 21. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Pena di morte. La pena di morte si esegue, mediante la fucilazione, nell'interno di uno stabilimento penitenziario ov‐ vero, in un altro luogo indicato dal ministro della giustizia.
L'esecuzione non è pubblica, salvo che il ministro della giustizia disponga altrimenti.” è stato abrogato dall'art. 1, D.Lgs.Lgt. 10 agosto 1944, n. 224, che ha sostituito la pena di morte con l'ergastolo. Codice Penale.
Art. 22. Ergastolo
La pena dell'ergastolo è perpetua, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati, con l'obbligo del lavoro e con l'isolamento notturno. Il condannato all'ergastolo può essere ammesso al lavoro all'aperto.
Art. 23. Reclusione La pena della reclusione si estende da quindici giorni a ventiquattro anni, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati, con l'obbligo del lavoro e con l'isolamento notturno.
Il condannato alla reclusione, che ha scontato almeno un anno della pena, può essere ammesso al lavoro all'aperto.
Art. 24. Multa
La pena della multa consiste nel pagamento allo Stato di una somma non inferiore a euro 50 (1), né superiore a euro 50.000. (2)
Per i delitti determinati da motivi di lucro, se la legge stabilisce soltanto la pena della reclusione, il giudice può aggiungere la multa da euro 50 a euro
25.1. (3)
(1) Le parole: ”non inferiore a euro 5” sono state così sostituite dall’art. 3, comma 60, della L. 15 luglio 2009, n. 94.
(2) Le parole: “né superiore a euro 5.164” sono state così sostituite dall’art. 3, comma 60, della L. 15 luglio 2009, n. 94.

(3) Le parole: “da euro 5 a euro 2.065” sono state così sostituite dall’art. 3, comma 60, della L. 15 luglio 2009, n. 94.
Art. 25. Arresto
La pena dell'arresto si estende da cinque giorni a tre anni, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati o in sezioni speciali degli stabilimenti di reclusione, con l'obbligo del lavoro e con l'isolamento notturno.
Il condannato all'arresto può essere addetto a lavori anche diversi da quelli organizzati nello stabilimento, avuto riguardo alle sue attitudini e alle sue precedenti occupazioni.
Art. 26. Ammenda La pena dell'ammenda consiste nel pagamento allo Stato di una somma non inferiore a euro 20 (1) né superiore a euro 10.000. (2)
(1) Le parole: “non inferiore a 2 euro” sono state così sostituite dall’art. 3, comma 61, della L. 15 luglio 2009, n. 94.
(2) Le parole: “né superiore a euro 1.032” sono state così sostituite dall’art. 3, comma 61, della L. 15 luglio 2009, n. 94.
Art. 27. Pene pecuniarie fisse e proporzionali
La legge determina i casi nei quali le pene pecuniarie sono fisse e quelli in cui sono proporzionali. Le pene pecuniarie proporzionali non hanno limite massimo.

CAPO III – DELLE PENE ACCESSORIE IN PARTICOLARE
Art. 28. Interdizione dai pubblici uffici L'interdizione dai pubblici uffici è perpetua o temporanea. L'interdizione perpetua dai pubblici uffici, salvo che dalla legge sia altrimenti disposto, priva il condannato:
1) del diritto di elettorato o di eleggibilità in qualsiasi comizio elettorale, e di
ogni altro diritto politico;
2) di ogni pubblico ufficio, di ogni incarico non obbligatorio di pubblico ser‐ vizio, e della qualità ad essi inerente di pubblico ufficiale o d'incaricato di pubblico servizio;
3) dell'ufficio di tutore o di curatore, anche provvisorio, e di ogni altro uffi‐
cio attinente alla tutela o alla cura;
4) dei gradi e della dignità accademiche, dei titoli, delle decorazioni o di al‐ tre pubbliche insegne onorifiche;
5) degli stipendi, delle pensioni e degli assegni che siano a carico dello Stato
o di un altro ente pubblico;
6) di ogni diritto onorifico, inerente a qualunque degli uffici, servizi, gradi o titoli e delle qualità, dignità e decorazioni indicati nei numeri precedenti;
7) della capacità di assumere o di acquistare qualsiasi diritto, ufficio, servi‐
zio, qualità, grado, titolo, dignità, decorazione e insegna onorifica, indicati nei numeri precedenti.
L'interdizione temporanea priva il condannato della capacità di acquistare o di esercitare o di godere, durante l'interdizione, i predetti diritti, uffici, ser‐ vizi, qualità, gradi, titoli e onorificenze. Essa non può avere una durata inferiore a un anno, né superiore a cinque. La legge determina i casi nei quali l'interdizione dai pubblici uffici è limitata ad alcuni di questi.
Art. 29. Casi nei quali alla condanna consegue l'interdizione dai pubblici uffici
La condanna all'ergastolo e la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a cinque anni importano l'interdizione perpetua del condannato dai pubblici uffici; e la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a tre anni importa l'interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cin‐ que.
La dichiarazione di abitualità o di professionalità nel delitto ovvero di ten‐ denza a delinquere, importa l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Art. 30. Interdizione da una professione o da un'arte
L'interdizione da una professione o da un'arte priva il condannato della ca‐ pacità di esercitare, durante l'interdizione, una professione, arte, industria, o un commercio o mestiere, per cui è richiesto uno speciale permesso o una speciale abilitazione, autorizzazione o licenza dell'autorità, e importa la de‐ cadenza dal permesso o dall'abilitazione, o licenza anzidetti.
L'interdizione da una professione o da un'arte non può avere una durata inferiore a un mese, né superiore a cinque anni, salvi i casi espressamente stabiliti dalla legge.
Art. 31. Condanna per delitti commessi con abuso di un pubblico ufficio o di una professione o di un'arte. Interdizione

Libro I ‐ Dei reati in generale


Ogni condanna per delitti commessi con l'abuso dei poteri, o con la viola‐ zione dei doveri inerenti a una pubblica funzione, o ad un pubblico servizio, o a taluno degli uffici indicati nel n. 3 dell'articolo 28, ovvero con l'abuso di una professione, arte, industria, o di un commercio o mestiere, o con la vio‐ lazione dei doveri a essi inerenti, importa l'interdizione temporanea dai pubblici uffici o dalla professione, arte, industria o dal commercio o mestie‐ re.
Art. 32. Interdizione legale
Il condannato all'ergastolo è in stato di interdizione legale.
La condanna all'ergastolo importa anche la decadenza dalla potestà dei ge‐ nitori.
Il condannato alla reclusione per un tempo non inferiore a cinque anni è, durante la pena, in stato d'interdizione legale; la condanna produce altresì, durante la pena, la sospensione dall'esercizio della potestà dei genitori, sal‐ vo che il giudice disponga altrimenti.
Alla interdizione legale si applicano per ciò che concerne la disponibilità e l'amministrazione dei beni, nonché la rappresentanza negli atti ad esse rela‐ tivi le norme della legge civile sull'interdizione giudiziale.
Art. 32‐bis. Interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese
L'interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese priva il condannato della capacità di esercitare, durante l'interdizione, l'uffi‐ cio di amministratore, sindaco, liquidatore, direttore generale e dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari (1), nonché ogni altro ufficio con potere di rappresentanza della persona giuridica o dell'im‐ prenditore.
Essa consegue ad ogni condanna alla reclusione non inferiore a sei mesi per delitti commessi con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti all'uf‐ ficio.
(1) Le parole: “direttore generale” sono state così sostituite dalle attuali: “direttore generale e direttore preposto alla redazione dei documenti contabili societari” dall’art. 15, comma 3, lett. a), della L. 28 dicembre 2005, n. 262.
Art. 32‐ter. Incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione L'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione importa il divie‐ to di concludere contratti con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio. Essa non può avere durata inferiore ad un anno né superiore a tre anni.
Art. 32‐quater. Casi nei quali alla condanna consegue l'incapacità di con‐ trattare con la pubblica amministrazione
Ogni condanna per i delitti previsti dagli articoli 316‐bis, 316‐ter (1), 317, 318, 319, 319‐bis, 319‐quater (2), 320, 321, 322, 322‐bis (1), 353, 355, 356,
416, 416‐bis, 437, 501, 501‐bis, 640, numero 1) del secondo comma, 640‐ bis, 644, commessi in danno o in vantaggio di un'attività imprenditoriale o comunque in relazione ad essa, importa l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione.
(1) Le parole: “316‐ter “ e “322‐bis” sono state inserite dall’art. 6, co. 1, della L. 29 settembre 2000, n. 300.
(2) Le parole: "319‐quater" sono state inserite dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.
Art. 32‐quinquies. Casi nei quali alla condanna consegue l'estinzione del rapporto di lavoro o di impiego (1)
Salvo quanto previsto dagli articoli 29 e 31, la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a tre anni per i delitti di cui agli articoli 314, primo comma, 317, 318, 319, 319‐ter, 319‐quater, primo comma, (2) e 320 impor‐ ta altresì l'estinzione del rapporto di lavoro o di impiego nei confronti del dipendente di amministrazioni od enti pubblici ovvero di enti a prevalente partecipazione pubblica.
(1) Articolo inserito dall’art. 5, comma 2, della L. 27 marzo 2001, n. 97.
(2) Le parole: ", 319‐quater, primo comma," sono state aggiunte dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.
Art. 33. Condanna per delitto colposo
Le disposizioni dell'articolo 29 e del secondo capoverso dell'articolo 32 non
si applicano nel caso di condanna per delitto colposo.
Le disposizioni dell'articolo 31 non si applicano nel caso di condanna per delitto colposo, se la pena inflitta è inferiore a tre anni di reclusione, o se è inflitta soltanto una pena pecuniaria.

Art. 34. Decadenza dalla potestà dei genitori e sospensione dall'esercizio di essa
La legge determina i casi nei quali la condanna importa la decadenza dalla potestà dei genitori.
La condanna per delitti commessi con abuso della potestà dei genitori im‐
porta la sospensione dall'esercizio di essa per un periodo di tempo pari al doppio della pena inflitta.
La decadenza dalla potestà dei genitori importa anche la privazione di ogni diritto che al genitore spetti sui beni del figlio in forza della potestà di cui al titolo IX del libro I del codice civile.
La sospensione dall'esercizio della potestà dei genitori importa anche l'inca‐ pacità di esercitare, durante la sospensione, qualsiasi diritto che al genitore spetti sui beni del figlio in base alle norme del titolo IX del libro I del codice civile.
Nelle ipotesi previste dai commi precedenti, quando sia concessa la sospen‐ sione condizionale della pena, gli atti del procedimento vengono trasmessi al tribunale dei minorenni, che assume i provvedimenti più opportuni nell'interesse dei minori.
Art. 35. Sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte
La sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte priva il condan‐ nato della capacità di esercitare, durante la sospensione, una professione, arte, industria, o un commercio o mestiere, per i quali è richiesto uno spe‐ ciale permesso o una speciale abilitazione, autorizzazione o licenza dell'au‐ torità.
La sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte non può avere una durata inferiore a quindici giorni, né superiore a due anni. Essa consegue a ogni condanna per contravvenzione, che sia commessa con abuso della professione, arte, industria, o del commercio o mestiere, ovvero con violazione dei doveri ad essi inerenti, quando la pena inflitta non è infe‐ riore a un anno d'arresto.
Art. 35‐bis. Sospensione dall'esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese
La sospensione dall'esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese priva il condannato della capacità di esercitare, durante la sospensione, l'ufficio di amministratore, sindaco, liquidatore, direttore ge‐ nerale e dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari (1), nonché ogni altro ufficio con potere di rappresentanza della persona giuridica o dell'imprenditore. Essa non può avere una durata inferiore a quindici giorni né superiore a due anni e consegue ad ogni condanna all'arresto per contravvenzioni commes‐ se con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti all'ufficio.
(1) Le parole: “direttore generale” sono state così sostituite dalle attuali “direttore generale e dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari” dall’art. 15, comma 3, lett. b), della L. 28 dicembre 2005, n. 262.
Art. 36. Pubblicazione della sentenza penale di condanna.
La sentenza di condanna alla pena di morte (1) o all'ergastolo è pubblicata
mediante affissione nel comune ove è stata pronunciata, in quello ove il delitto fu commesso, e in quello ove il condannato aveva l'ultima residenza. La sentenza di condanna è (2) inoltre pubblicata, nel sito internet del Mini‐ stero della giustizia. La durata della pubblicazione nel sito è stabilita dal giu‐ dice in misura non superiore a trenta giorni. In mancanza, la durata è di quindici giorni. (3)
La pubblicazione è fatta per estratto, salvo che il giudice disponga la pubbli‐ cazione per intero; essa è eseguita d'ufficio e a spese del condannato. La legge determina gli altri casi nei quali la sentenza di condanna deve esse‐ re pubblicata. In tali casi la pubblicazione ha luogo nei modi stabiliti nei due capoversi precedenti. (4)
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
(2) Le parole: "per una sola volta, in uno o più giornali designati dal giudi‐ ce e" sono state soppresse dall'art. 37, comma 18, lett. a), n. 1) del D.L. 6 luglio 2011, n. 98 coordinato con la legge di conversione 15 luglio 2011, n. 111.
(3) Le parole: “e nel sito internet del Ministero della giustizia. La durata della pubblicazione nel sito è stabilita dal giudice in misura non superiore a trenta giorni. In mancanza, la durata è di quindici giorni.” sono state aggiunte dall’art. 67, comma 1, della L. 18 giugno 2009, n. 69, a decorre‐ re dal 4 luglio 2009.

Libro I ‐ Dei reati in generale

(4) Le parole: “salva la pubblicazione nei giornali, che è fatta unicamente mediante indicazione degli estremi della sentenza e dell’indirizzo internet del sito del Ministero della giustizia.” sono state aggiunte dall’art. 2, comma 216, della L. 23 dicembre 2009, n. 191 e successivamente abroga‐ te dall'art. 18, lett. a), n. 2) del D.L. 6 luglio 2011, n. 98 coordinato con la legge di conversione 15 luglio 2011, n. 111.
Art. 37. Pene accessorie temporanee: durata
Quando la legge stabilisce che la condanna importa una pena accessoria temporanea, e la durata di questa non è espressamente determinata, la pena accessoria ha una durata eguale a quella della pena principale inflitta, o che dovrebbe scontarsi, nel caso di conversione, per insolvibilità del con‐ dannato. Tuttavia, in nessun caso essa può oltrepassare il limite minimo e quello massimo stabiliti per ciascuna specie di pena accessoria.
Art. 38. Condizione giuridica del condannato alla pena di morte (1)
Il condannato alla pena di morte è equiparato al condannato all'ergastolo, per quanto riguarda la sua condizione giuridica.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.

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TITOLO III – DEL REATO

CAPO I – DEL REATO CONSUMATO E TENTATO
Art. 39. Reato: distinzione fra delitti e contravvenzioni
I reati si distinguono in delitti e contravvenzioni, secondo la diversa specie delle pene per essi rispettivamente stabilite da questo codice.
Art. 40. Rapporto di causalità
Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l'evento dannoso o pericoloso, da cui dipende l'esistenza del reato, non è conseguenza della sua azione od omissione. Non impedire un evento, che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.
Cfr. Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 4 luglio 2007, n. 25527, Cassa‐ zione Penale, sez. IV, sentenza 3 ottobre 2007, n. 36162, Cassazione Pe‐ nale, sez. IV, sentenza 8 febbraio 2008, n. 6267, Cassazione Penale, sez. III, sentenza 29 luglio 2008, n. 31488, Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 11 marzo 2009, n. 10819, Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 13 ottobre
2009, n. 39959 e Cassazione Penale, sez. I, sentenza 4 febbraio 2010, n. 4912 in Altalex Massimario.
Art. 41. Concorso di cause
Il concorso di cause preesistenti o simultanee o sopravvenute, anche se indipendenti dall'azione od omissione del colpevole, non esclude il rapporto di causalità fra l'azione od omissione e l'evento.
Le cause sopravvenute escludono il rapporto di causalità quando sono state da sole sufficienti a determinare l'evento. In tal caso, se l'azione od omis‐ sione precedentemente commessa costituisce per sé un reato, si applica la pena per questo stabilita.
Le disposizioni precedenti si applicano anche quando la causa preesistente
o simultanea o sopravvenuta consiste nel fatto illecito altrui.
Cfr. Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 3 ottobre 2007, n. 36162, Cassa‐ zione Penale, sez. IV, sentenza 14 ottobre 2008, n. 38819, Cassazione Pe‐ nale, sez. IV, sentenza 20 ottobre 2009, n. 40587 e Cassazione Penale, sez. I, sentenza 4 febbraio 2010, n. 4912 in Altalex Massimario.
Art. 42. Responsabilità per dolo o per colpa o per delitto preterintenziona‐ le. Responsabilità obiettiva
Nessuno può essere punito per un'azione od omissione preveduta dalla leg‐
ge come reato, se non l'ha commessa con coscienza e volontà. Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come delitto, se non l'ha commesso con dolo, salvi i casi di delitto preterintenzionale o colposo espressamente preveduti dalla legge.
La legge determina i casi nei quali l'evento è posto altrimenti a carico dell'a‐ gente, come conseguenza della sua azione od omissione.
Nelle contravvenzioni ciascuno risponde della propria azione od omissione cosciente e volontaria sia essa dolosa o colposa.
Art. 43. Elemento psicologico del reato
Il delitto:
è doloso, o secondo l'intenzione, quando l'evento dannoso o pericoloso, che è il risultato dell'azione od omissione e da cui la legge fa dipendere l'esi‐ stenza del delitto, è dall'agente preveduto e voluto come conseguenza della propria azione od omissione;
è preterintenzionale, o oltre l'intenzione, quando dall'azione od omissione deriva un evento dannoso o pericoloso più grave di quello voluto dall'agen‐ te; è colposo, o contro l'intenzione quando l'evento, anche se preveduto, non è voluto dall'agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperi‐ zia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.
La distinzione tra reato doloso e reato colposo, stabilita da questo articolo
per i delitti, si applica altresì alle contravvenzioni, ogni qualvolta per queste la legge penale faccia dipendere da tale distinzione un qualsiasi effetto giu‐ ridico.
Cfr. Cassazione Penale, sez. III, sentenza 20 marzo 2008, n. 12361, Cassa‐ zione Penale, sez. I, sentenza 8 maggio 2008, n. 18667 e Cassazione Pena‐ le, sez. I, sentenza 4 marzo 2009, n. 9914 in Altalex Massimario.
Art. 44. Condizione obiettiva di punibilità
Quando, per la punibilità del reato, la legge richiede il verificarsi di una con‐
dizione, il colpevole risponde del reato, anche se l'evento, da cui dipende il verificarsi della condizione, non è da lui voluto.

Art. 45. Caso fortuito o forza maggiore
Non è punibile chi ha commesso il fatto per caso fortuito o per forza mag‐ giore.
Art. 46. Costringimento fisico
Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato da altri costretto,
mediante violenza fisica alla quale non poteva resistere o comunque sot‐ trarsi.
In tal caso, del fatto commesso dalla persona costretta risponde l'autore della violenza.
Art. 47. Errore di fatto
L'errore sul fatto che costituisce il reato esclude la punibilità dell'agente. Nondimeno, se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa, quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo. L'errore sul fatto che costituisce un determinato reato non esclude la puni‐ bilità per un reato diverso.
L'errore su una legge diversa dalla legge penale esclude la punibilità, quan‐ do ha cagionato un errore sul fatto che costituisce il reato.
Art. 48. Errore determinato dall'altrui inganno
Le disposizioni dell'articolo precedente si applicano anche se l'errore sul fatto che costituisce il reato è determinato dall'altrui inganno; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona ingannata risponde chi l'ha deter‐ minata a commetterlo.
Cfr. Cassazione Penale, SS.UU., sentenza 24 settembre 2007, n. 35488 in Altalex Massimario.
Art. 49. Reato supposto erroneamente e reato impossibile
Non è punibile chi commette un fatto non costituente reato, nella supposi‐
zione erronea che esso costituisca reato.
La punibilità è altresì esclusa quando, per la inidoneità dell'azione o per l'i‐ nesistenza dell'oggetto di essa, è impossibile l'evento dannoso o pericoloso. Nei casi preveduti dalle disposizioni precedenti, se concorrono nel fatto gli elementi costitutivi di un reato diverso, si applica la pena stabilita per il rea‐ to effettivamente commesso.
Nel caso indicato nel primo capoverso, il giudice può ordinare che l'imputa‐ to prosciolto sia sottoposto a misura di sicurezza.
Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 17 aprile 2008, n. 16163 in Al‐ talex Massimario.
Art. 50. Consenso dell'avente diritto
Non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, col consenso della per‐
sona che può validamente disporne.
Cfr. Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 30 settembre 2008, n. 37077 in Altalex Massimario.
Art. 51. Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere
L'esercizio di un diritto o l'adempimento di un dovere imposto da una nor‐ ma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità, esclude la pu‐ nibilità. Se un fatto costituente reato è commesso per ordine dell'autorità, del reato risponde sempre il pubblico ufficiale che ha dato l'ordine.
Risponde del reato altresì chi ha eseguito l'ordine, salvo che, per errore di fatto abbia ritenuto di obbedire a un ordine legittimo.
Non è punibile chi esegue l'ordine illegittimo, quando la legge non gli con‐ sente alcun sindacato sulla legittimità dell'ordine.
Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 20 luglio 2007, n. 29433, Cassa‐ zione Penale, sez. V, sentenza 12 settembre 2007, n. 34432, Cassazione Civile, sez. III, sentenza 8 novembre 2007, n. 23314, Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 10 gennaio 2008, n. 888, Cassazione Penale, sez. V, sen‐ tenza 28 febbraio 2008, n. 9084, Cassazione Penale, sez. V, sentenza 3 aprile 2008, n. 14062, Cassazione Penale, sez. III, sentenza 10 luglio 2008,
n. 18885, Cassazione Penale, sez. V, sentenza 14 ottobre 2008, n. 38747 e Cassazione Penale, sez. V, sentenza 17 marzo 2009, n. 6740 in Altalex Massimario.
Art. 52. Difesa legittima
Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa. Nei casi previsti dall'articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rap‐ porto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un'arma legitti‐ mamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:

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a) la propria o la altrui incolumità:
b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggres‐ sione. (1)
La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all'interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un'at‐ tività commerciale, professionale o imprenditoriale.
(1) Comma aggiunto dall’art. 1 della L. 13 febbraio 2006, n. 59.
Art. 53. Uso legittimo delle armi
Ferme le disposizioni contenute nei due articoli precedenti, non è punibile il
pubblico ufficiale che, al fine di adempiere un dovere del proprio ufficio, fa uso ovvero ordina di far uso delle armi o di un altro mezzo di coazione fisica, quando vi è costretto dalla necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza all'autorità e comunque di impedire la consumazione dei delitti di strage, di naufragio, sommersione, disastro aviatorio, disastro fer‐ roviario, omicidio volontario, rapina a mano armata e sequestro di persona. La stessa disposizione si applica a qualsiasi persona che, legalmente richie‐ sta dal pubblico ufficiale gli presti assistenza.
La legge determina gli altri casi, nei quali è autorizzato l'uso delle armi o di un altro mezzo di coazione fisica.
Art. 54. Stato di necessità
Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabi‐ le, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. Questa disposizione non si applica a chi ha un particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo.
La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche se lo stato di necessità è determinato dall'altrui minaccia; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi l'ha costretta a commetterlo.
Cfr. Cassazione penale, sez. V, sentenza 2 agosto 2007, n. 31510, Cassa‐ zione penale, sez. II, sentenza 26 settembre 2007, n. 35580 e Cassazione penale, sez. I, sentenza 26 novembre 2008, n. 44048 in Altalex Massima‐ rio.
Art. 55. Eccesso colposo Quando, nel commettere alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 51, 52, 53 e 54, si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o dall'ordine dell'autorità ovvero imposti dalla necessità, si applicano le disposizioni con‐ cernenti i delitti colposi, se il fatto è preveduto dalla legge come delitto col‐ poso.
Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 21 gennaio 2009, n. 2505 in Al‐ talex Massimario.
Art. 56. Delitto tentato Chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delit‐ to, risponde di delitto tentato, se l'azione non si compie o l'evento non si verifica.
Il colpevole di delitto tentato è punito: con la reclusione non inferiore a do‐
dici anni, se la pena stabilita è l'ergastolo; e, negli altri casi con la pena sta‐ bilita per il delitto, diminuita da un terzo a due terzi.
Se il colpevole volontariamente desiste dall'azione, soggiace soltanto alla pena per gli atti compiuti, qualora questi costituiscano per sé un reato di‐ verso.
Se volontariamente impedisce l'evento, soggiace alla pena stabilita per il delitto tentato, diminuita da un terzo alla metà.
Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 8 ottobre 2007, n. 3707, Cassa‐ zione Penale, sez. V, sentenza 11 aprile 2008, n. 15323, Cassazione Pena‐ le, sez. I, sentenza 28 ottobre 2008, n. 40058, Cassazione Penale, sez. I, sentenza 4 marzo 2009, n. 9914, Cassazione Penale, sez. II, sentenza 10 marzo 2009, n. 10547, Cassazione Penale, sez. II, sentenza 10 giugno 2009, n. 23491 e Cassazione Penale, sez. II, sentenza 18 novembre 2009,
n. 44029 in Altalex Massimario.
Art. 57. Reati commessi col mezzo della stampa periodica Salva la responsabilità dell'autore della pubblicazione e fuori dei casi di con‐ corso, il direttore o il vice‐direttore responsabile, il quale omette di eserci‐ tare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad im‐ pedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati, è punito, a titolo di colpa, se un reato è commesso, con la pena stabilita per tale reato, diminuita in misura non eccedente un terzo.

Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 23 settembre 2009, n. 37117 in Altalex Massimario.
Art. 57‐bis. Reati commessi col mezzo della stampa non periodica
Nel caso di stampa non periodica, le disposizioni di cui al precedente artico‐ lo si applicano all'editore, se l'autore della pubblicazione è ignoto o non imputabile, ovvero allo stampatore, se l'editore non è indicato o non è im‐ putabile.
Art. 58. Stampa clandestina Le disposizioni dell'articolo precedente si applicano anche se non sono state osservate le prescrizioni di legge sulla pubblicazione e diffusione della stampa periodica e non periodica.
Art. 58‐bis. Procedibilità per i reati commessi col mezzo della stampa
Se il reato commesso col mezzo della stampa è punibile a querela, istanza o
richiesta, anche per la punibilità dei reati preveduti dai tre articoli prece‐ denti è necessaria querela, istanza o richiesta.
La querela, l'istanza o la richiesta presentata contro il direttore o vice‐ direttore responsabile, l'editore o lo stampatore, ha effetto anche nei con‐ fronti dell'autore della pubblicazione per il reato da questo commesso. Non si può procedere per i reati preveduti nei tre articoli precedenti se è necessaria una autorizzazione di procedimento per il reato commesso dall'autore della pubblicazione, fino a quando l'autorizzazione non è con‐ cessa. Questa disposizione non si applica se l'autorizzazione è stabilita per le qualità o condizioni personali dell'autore della pubblicazione.

CAPO II ‐ DELLE CIRCOSTANZE DEL REATO
Art. 59. Circostanze non conosciute o erroneamente supposte
Le circostanze che attenuano o escludono la pena sono valutate a favore
dell'agente, anche se da lui non conosciute, o da lui per errore ritenute ine‐ sistenti.
Le circostanze che aggravano la pena sono valutate a carico dell'agente sol‐ tanto se da lui conosciute ovvero ignorate per colpa o ritenute inesistenti per errore determinato da colpa.
Se l'agente ritiene per errore che esistano circostanze aggravanti o atte‐ nuanti, queste non sono valutate contro o a favore di lui.
Se l'agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono sempre valutate a favore di lui. Tuttavia, se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa, quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo.
Cfr. Cassazione Penale, sez. I, sentenza 18 settembre 2008, n. 35646 in Al‐ talex Massimario.
Art. 60. Errore sulla persona dell'offeso
Nel caso di errore sulla persona offesa da un reato, non sono poste a carico dell'agente le circostanze aggravanti, che riguardano le condizioni o qualità della persona offesa, o i rapporti tra offeso e colpevole.
Sono invece valutate a suo favore le circostanze attenuanti, erroneamente supposte, che concernono le condizioni, le qualità o i rapporti predetti.
Le disposizioni di questo articolo non si applicano, se si tratta di circostanze che riguardano l'età o altre condizioni o qualità fisiche o psichiche, della persona offesa.
Art. 61. Circostanze aggravanti comuni
Aggravano il reato quando non ne sono elementi costitutivi o circostanze aggravanti speciali le circostanze seguenti:
1) l'avere agito per motivi abietti o futili;
2) l'aver commesso il reato per eseguirne od occultarne un altro, ovvero per conseguire o assicurare a sé o ad altri il prodotto o il profitto o il prezzo ov‐ vero la impunità di un altro reato;
3) l'avere, nei delitti colposi, agito nonostante la previsione dell'evento;
4) l'avere adoperato sevizie, o l'aver agito con crudeltà verso le persone;
5) l’avere profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa; (1)
6) l'avere il colpevole commesso il reato durante il tempo, in cui si è sottrat‐
to volontariamente alla esecuzione di un mandato o di un ordine di arresto o di cattura o di carcerazione spedito per un precedente reato;
7) l'avere, nei delitti contro il patrimonio o che comunque offendono il pa‐ trimonio, ovvero nei delitti determinati da motivi di lucro, cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di rilevante gravità;
8) l'avere aggravato o tentato di aggravare le conseguenze del delitto com‐ messo;

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9) l'avere commesso il fatto con abuso dei poteri, o con violazione dei dove‐ ri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio, ovvero alla qua‐ lità di ministro di un culto;
10) l'avere commesso il fatto contro un pubblico ufficiale o una persona incaricata di un pubblico servizio, o rivestita della qualità di ministro del culto cattolico o di un culto ammesso nello Stato, ovvero contro un agente diplomatico o consolare di uno Stato estero, nell'atto o a causa dell'adem‐ pimento delle funzioni o del servizio;
11) l'avere commesso il fatto con abuso di autorità o di relazioni domesti‐
che, ovvero con abuso di relazioni di ufficio, di prestazione d'opera, di coa‐ bitazione, o di ospitalità;
11‐bis) l’avere il colpevole commesso il fatto mentre si trova illegalmente sul territorio nazionale; (2) (3)
11‐ter) l’aver commesso un delitto contro la persona ai anni di un soggetto minore all’interno o nelle adiacenze di istituti di istruzione o formazione. (4)
(1) Il precedente comma che recitava: “l'avere profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, tali da ostacolare la pubblica o privata dife‐ sa;” è stato così sostituito dall’art. 1, comma 7, della L. 15 luglio 2009, n. 94
(2) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 1, lett. f) del D.L. 23 maggio 2008,
n. 92, convertito con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008, n. 125.
(3) A norma dell’art. 1, comma 1, della L. 15 luglio 2009, n. 94, la disposi‐
zione di cui a questo numero si intende riferita ai cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea e agli apolidi.
(4) Numero aggiunto dall’art. 3, comma 20, della L. 15 luglio 2009, n. 94 Cfr. Cassazione Penale, SS.UU., sentenza 23 gennaio 2009, n. 3286 e Corte Costituzionale, ordinanza 24 febbraio 2010, n. 66 in Altalex Massimario.
Art. 62. Circostanze attenuanti comuni
Attenuano il reato, quando non ne sono elementi costitutivi o circostanze attenuanti speciali, le circostanze seguenti:
1) l'avere agito per motivi di particolare valore morale o sociale;
2) l'aver reagito in stato di ira, determinato da un fatto ingiusto altrui;
3) l'avere agito per suggestione di una folla in tumulto, quando non si tratta di riunioni o assembramenti vietati dalla legge o dall'autorità, e il colpevole non è delinquente o contravventore abituale o professionale, o delinquente per tendenza;
4) l'avere, nei delitti contro il patrimonio, o che comunque offendono il pa‐ trimonio, cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di speciale tenuità ovvero, nei delitti determinati da motivi di lucro, l'avere agito per conseguire o l'avere comunque conseguito un lucro di speciale tenuità, quando anche l'evento dannoso e pericoloso sia di speciale tenuità;
5) l'essere concorso a determinare l'evento, insieme con l'azione o l'omis‐
sione del colpevole, il fatto doloso della persona offesa;
6) l'avere, prima del giudizio, riparato interamente il danno, mediante il risarcimento di esso, e, quando sia possibile, mediante le restituzioni; o l'es‐ sersi, prima del giudizio e fuori del caso preveduto nell'ultimo capoverso dell'articolo 56, adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato.
Cfr. Cassazione penale, SS.UU., sentenza 26 settembre 2007, n. 35535, Cassazione Penale, sez. I, sentenza 10 ottobre 2007, n. 37352, Cassazione penale, sez. V, sentenza 12 dicembre 2007, n. 46306, Cassazione Penale, sez. III, sentenza 19 maggio 2008, n. 19966, Cassazione Penale, sez. II, sentenza 20 novembre 2008, n. 43446, Cassazione Penale, SS.UU., sen‐ tenza 23 gennaio 2009, n. 3286, Cassazione Penale, SS.UU., sentenza 11 febbraio 2009, n. 5941, Cassazione penale, sez. VI, sentenza 28 settembre 2009, n. 38111 e Cassazione penale, sez. II, sentenza 23 aprile 2010, n. 15616 in Altalex Massimario.
Art. 62‐bis. Circostanze attenuanti generiche (1) Il giudice, indipendentemente dalle circostanze previste nell'articolo 62, può prendere in considerazione altre circostanze diverse, qualora le ritenga tali da giustificare una diminuzione della pena.
Esse sono considerate in ogni caso, ai fini dell'applicazione di questo capo, come una sola circostanza, la quale può anche concorrere con una o più delle circostanze indicate nel predetto articolo 62.
Ai fini dell'applicazione del primo comma non si tiene conto dei criteri di cui all'articolo 133, primo comma, numero 3), e secondo comma, nei casi previ‐ sti dall'articolo 99, quarto comma, in relazione ai delitti previsti dall'articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale, nel caso in cui siano puniti con la pena della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni. (2)

In ogni caso, l'assenza di precedenti condanne per altri reati a carico del condannato non può essere, per ciò solo, posta a fondamento della conces‐ sione delle circostanze di cui al primo comma. (3)
(1) Articolo aggiunto dall’art. 2 del D.L.vo Lgt. 14 settembre 1944, n. 288, è stato così sostituito dall’art. 1, co. 1, della L. 5 dicembre 2005, n. 251.
(2) La Corte costituzionale, con sentenza 7‐10 giugno 2011, n. 183 ha di‐ chiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma, come sostituito dall’art. 1, co. 1, della L. 5 dicembre 2005, n. 251, nella parte in cui stabili‐ sce che, ai fini dell’applicazione del primo comma del presente articolo, non si possa tenere conto della condotta del reo susseguente al reato.
(3) Comma inserito dall’art. 1, co. 1, lett. f‐bis) del D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008, n. 125
Art. 63. Applicazione degli aumenti o delle diminuzioni di pena
Quando la legge dispone che la pena sia aumentata o diminuita entro limiti determinati, l'aumento o la diminuzione si opera sulla quantità di essa, che il giudice applicherebbe al colpevole, qualora non concorresse la circostanza che la fa aumentare o diminuire.
Se concorrono più circostanze aggravanti, ovvero più circostanze attenuan‐ ti, l'aumento o la diminuzione di pena si opera sulla quantità di essa risul‐ tante dall'aumento o dalla diminuzione precedente. Quando per una circostanza la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato, o si tratta di circostanza ad effetto speciale, l'au‐ mento o la diminuzione per le altre circostanze non opera sulla pena ordi‐ naria del reato, ma sulla pena stabilita per la circostanza anzidetta. Sono circostanze ad effetto speciale quelle che importano un aumento o una di‐ minuzione della pena superiore ad un terzo.
Se concorrono più circostanze aggravanti tra quelle indicate nel secondo capoverso di questo articolo, si applica soltanto la pena stabilita per la cir‐ costanza più grave; ma il giudice può aumentarla.
Se concorrono più circostanze attenuanti tra quelle indicate nel secondo
capoverso di questo articolo, si applica soltanto la pena meno grave stabilita per le predette circostanze; ma il giudice può diminuirla.
Cfr. Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 11 marzo 2008, n. 10828 in Al‐ talex Massimario.
Art. 64. Aumento di pena nel caso di una sola circostanza aggravante Quando ricorre una circostanza aggravante, e l'aumento di pena non è de‐ terminato dalla legge, è aumentata fino a un terzo la pena che dovrebbe essere inflitta per il reato commesso.
Nondimeno, la pena della reclusione da applicare per effetto dell'aumento non può superare gli anni trenta.
Art. 65. Diminuzione di pena nel caso di una sola circostanza attenuante Quando ricorre una circostanza attenuante, e non è dalla legge determinata la diminuzione di pena, si osservano le norme seguenti:
1) alla pena di morte è sostituita la reclusione da ventiquattro a trenta anni;
2) alla pena dell'ergastolo è sostituita la reclusione da venti a ventiquattro anni;
3) le altre pene sono diminuite in misura non eccedente un terzo.
Art. 66. Limiti degli aumenti di pena nel caso di concorso di più circostanze aggravanti
Se concorrono più circostanze aggravanti, la pena da applicare per effetto degli aumenti non può superare il triplo del massimo stabilito dalla legge per il reato, salvo che si tratti delle circostanze indicate nel secondo capo‐ verso dell'articolo 63, né comunque eccedere:
1) gli anni trenta, se si tratta della reclusione;
2) gli anni cinque, se si tratta dell'arresto;
3) e, rispettivamente, euro 10.329 o euro 2.065, se si tratta della multa o dell'ammenda; ovvero, rispettivamente, euro 30.987 o euro 6.197 se il giu‐ dice si avvale della facoltà di aumento indicata nel capoverso dell'articolo 133‐bis.
Art. 67. Limiti delle diminuzioni di pena nel caso di concorso di più circo‐ stanze attenuanti
Se concorrono più circostanze attenuanti la pena da applicare per effetto delle diminuzioni non può essere inferiore:
1) a quindici anni di reclusione, se per il delitto la legge stabilisce la pena di morte; (1)
2) a dieci anni di reclusione, se per il delitto la legge stabilisce la pena dell'ergastolo.

Libro I ‐ Dei reati in generale


Le altre pene sono diminuite. In tal caso, quando non si tratta delle circo‐ stanze indicate nel secondo capoverso dell'articolo 63, la pena non può es‐ sere applicata in misura inferiore ad un quarto.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Art. 68. Limiti al concorso di circostanze Salvo quanto è disposto nell'articolo 15, quando una circostanza aggravante comprende in sé un'altra circostanza aggravante, ovvero una circostanza attenuante comprende in sé un'altra circostanza attenuante, è valutata a carico o a favore del colpevole soltanto la circostanza aggravante o la circo‐ stanza attenuante, la quale importa, rispettivamente, il maggiore aumento o la maggiore diminuzione di pena.
Se le circostanze aggravanti o attenuanti importano lo stesso aumento o la
stessa diminuzione di pena, si applica un solo aumento o una sola diminu‐ zione di pena.
Cfr. Cassazione Penale, sez. II, sentenza 2 novembre 2009, n. 42033 in Al‐ talex Massimario.
Art. 69. Concorso di circostanze aggravanti e attenuanti
Quando concorrono insieme circostanze aggravanti e circostanze attenuan‐ ti, e le prime sono dal giudice ritenute prevalenti, non si tien conto delle diminuzioni di pena stabilite per le circostanze attenuanti, e si fa luogo sol‐ tanto agli aumenti di pena stabiliti per le circostanze aggravanti.
Se le circostanze attenuanti sono ritenute prevalenti sulle circostanze ag‐ gravanti, non si tien conto degli aumenti di pena stabiliti per queste ultime, e si fa luogo soltanto alle diminuzioni di pena stabilite per le circostanze attenuanti.
Se fra le circostanze aggravanti e quelle attenuanti il giudice ritiene che vi sia equivalenza, si applica la pena che sarebbe inflitta se non concorresse alcuna di dette circostanze.
Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle circostanze ine‐
renti alla persona del colpevole, esclusi i casi previsti dall'articolo 99, quarto comma, nonché dagli articoli 111 e 112, primo comma, numero 4), per cui vi è divieto di prevalenza delle circostanze attenuanti sulle ritenute circostan‐ ze aggravanti, ed a qualsiasi altra circostanza per la quale la legge stabilisca una pena di specie diversa o determini la misura della pena in modo indi‐ pendente da quella ordinaria del reato. (1)
(…) (2).
(1) Comma così sostituito dall’art. 3 della L. 5 dicembre 2005, n. 251.
(2) Il comma che recitava: “In tal caso, gli aumenti e le diminuzioni di pe‐ na si operano a norma dell'articolo 63, valutata per ultima la recidiva.” è stato abrogato dall'art. 7 del D.L. n. 99/1074.
Cfr. Corte Costituzionale, ordinanza 10 luglio 2008, n. 257 e Cassazione
Penale, sez. I, sentenza 27 gennaio 2010, n. 3464 in Altalex Massimario.
Art. 70. Circostanze oggettive e soggettive
Agli effetti della legge penale:
1) sono circostanze oggettive quelle che concernono la natura, la specie, i mezzi, l'oggetto, il tempo, il luogo e ogni altra modalità dell'azione, la gravi‐ tà del danno o del pericolo, ovvero le condizioni o le qualità personali dell'offeso;
2) sono circostanze soggettive quelle che concernono la intensità del dolo o il grado della colpa, o le condizioni e le qualità personali del colpevole, o i rapporti fra il colpevole e l'offeso, ovvero che sono inerenti alla persona del colpevole. Le circostanze inerenti alla persona del colpevole riguardano la imputabilità, e la recidiva.

CAPO III – DEL CONCORSO DI REATI
Art. 71. Condanna per più reati con unica sentenza o decreto
Quando, con una sola sentenza o con un solo decreto, si deve pronunciare condanna per più reati contro la stessa persona, si applicano le disposizioni degli articoli seguenti.
Art. 72. Concorso di reati che importano l'ergastolo e di reati che importa‐ no pene detentive temporanee
Al colpevole di più delitti, ciascuno dei quali importa la pena dell'ergastolo, si applica la detta pena con l'isolamento diurno da sei mesi a tre anni.
Nel caso di concorso di un delitto che importa la pena dell'ergastolo, con uno o più delitti che importano pene detentive temporanee per un tempo

complessivo superiore a cinque anni, si applica la pena dell'ergastolo, con l'isolamento diurno per un periodo di tempo da due a diciotto mesi. L'ergastolano condannato all'isolamento diurno partecipa all'attività lavora‐ tiva.
Art. 73. Concorso di reati che importano pene detentive temporanee o pene pecuniarie della stessa specie
Se più reati importano pene temporanee detentive della stessa specie, si applica una pena unica, per un tempo uguale alla durata complessiva delle pene che si dovrebbero infliggere per i singoli reati.
Quando concorrono più delitti, per ciascuno dei quali deve infliggersi la pe‐ na della reclusione non inferiore a ventiquattro anni, si applica l'ergastolo. Le pene pecuniarie della stessa specie si applicano tutte per intero.
Cfr. Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 5 giugno 2008, n. 22643 in Al‐ talex Massimario.
Art. 74. Concorso di reati che importano pene detentive di specie diversa Se più reati importano pene temporanee detentive di specie diversa, queste si applicano tutte distintamente e per intero. La pena dell'arresto è eseguita per ultima.
Art. 75. Concorso di reati che importano pene pecuniarie di specie diversa Se più reati importano pene pecuniarie di specie diversa, queste si applica‐ no tutte distintamente e per intero.
Nel caso che la pena pecuniaria non sia stata pagata per intero, la somma
pagata, agli effetti della conversione, viene detratta dall'ammontare della multa.
Art. 76. Pene concorrenti considerate come pena unica ovvero come pene distinte
Salvo che la legge stabilisca altrimenti, le pene della stessa specie concor‐ renti a norma dell'articolo 73 si considerano come pena unica per ogni ef‐ fetto giuridico.
Le pene di specie diversa concorrenti a norma degli articoli 74 e 75 si consi‐
derano egualmente, per ogni effetto giuridico, come pena unica della specie più grave. Nondimeno si considerano come pene distinte, agli effetti della loro esecuzione, dell'applicazione delle misure di sicurezza e in ogni altro caso stabilito dalla legge.
Se una pena pecuniaria concorre con un'altra pena di specie diversa, le pe‐ ne si considerano distinte per qualsiasi effetto giuridico.
Art. 77. Determinazione delle pene accessorie
Per determinare le pene accessorie e ogni altro effetto penale della con‐
danna, si ha riguardo ai singoli reati per i quali è pronunciata la condanna, e alle pene principali che, se non vi fosse concorso di reati, si dovrebbero in‐ fliggere per ciascuno di essi. Se concorrono pene accessorie della stessa specie, queste si applicano tutte per intero.
Art. 78. Limiti degli aumenti delle pene principali
Nel caso di concorso di reati preveduto dall'articolo 73, la pena da applicare a norma dello stesso articolo non può essere superiore al quintuplo della più grave fra le pene concorrenti, né comunque eccedere:
1) trenta anni per la reclusione;
2) sei anni per l'arresto;
3) euro 15.493 per la multa e euro 3.098 per l'ammenda; ovvero euro
64.557 per la multa e euro 12.911 per l'ammenda, se il giudice si vale della
facoltà di aumento indicata nel capoverso dell'articolo 133‐bis.
Nel caso di concorso di reati preveduto dall'articolo 74, la durata delle pene da applicare a norma dell'articolo stesso non può superare gli anni trenta. La parte della pena eccedente tale limite è detratta in ogni caso dall'arresto.
Art. 79. Limiti degli aumenti delle pene accessorie La durata massima delle pene accessorie temporanee non può superare, nel complesso, i limiti seguenti:
1) dieci anni, se si tratta dell'interdizione dai pubblici uffici o dell'interdizio‐
ne da una professione o da un'arte;
2) cinque anni, se si tratta della sospensione dall'esercizio di una professio‐ ne o di un'arte.
Art. 80. Concorso di pene inflitte con sentenze o decreti diversi
Le disposizioni degli articoli precedenti si applicano anche nel caso in cui, dopo una sentenza o un decreto di condanna, si deve giudicare la stessa persona per un altro reato commesso anteriormente o posteriormente alla condanna medesima, ovvero quando contro la stessa persona si debbono eseguire più sentenze o più decreti di condanna.

Libro I ‐ Dei reati in generale

Art. 81. Concorso formale. Reato continuato
È punito con la pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave aumentata sino al triplo chi con una sola azione od omissione viola diverse disposizioni di legge ovvero commette più violazioni della medesima dispo‐ sizione di legge.
Alla stessa pena soggiace chi con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno criminoso, commette anche in tempi diversi più viola‐ zioni della stessa o di diverse disposizioni di legge.
Nei casi preveduti da quest'articolo, la pena non può essere superiore a
quella che sarebbe applicabile a norma degli articoli precedenti. Fermi restando i limiti indicati al terzo comma, se i reati in concorso formale o in continuazione con quello più grave sono commessi da soggetti ai quali sia stata applicata la recidiva prevista dall'articolo 99, quarto comma, l'au‐ mento della quantità di pena non può essere comunque inferiore ad un terzo della pena stabilita per il reato più grave. (1)
(1) Comma aggiunto dall’art. 5, comma 1, della L. 5 dicembre 2005, n.
251
Cfr. Cassazione Penale, sez. I, sentenza 9 aprile 2008, n. 14943 e Cassa‐ zione Penale, SS.UU, sentenza 22 giugno 2009, n. 25956 in Altalex Mas‐ simario.
Art. 82. Offesa di persona diversa da quella alla quale l'offesa era diretta Quando, per errore nell'uso dei mezzi di esecuzione del reato, o per un'altra causa, è cagionata offesa a persona diversa da quella alla quale l'offesa era diretta, il colpevole risponde come se avesse commesso il reato in danno della persona che voleva offendere, salve, per quanto riguarda le circostan‐ ze aggravanti e attenuanti, le disposizioni dell'articolo 60. Qualora, oltre alla persona diversa, sia offesa anche quella alla quale l'offesa era diretta, il colpevole soggiace alla pena stabilita per il reato più grave, aumentata fino alla metà.
Art. 83. Evento diverso da quello voluto dall'agente
Fuori dei casi preveduti dall'articolo precedente, se per errore nell'uso dei mezzi di esecuzione del reato, o per un'altra causa, si cagiona un evento diverso da quello voluto, il colpevole risponde, a titolo di colpa, dell'evento non voluto, quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo. Se il colpevole ha cagionato altresì l'evento voluto si applicano le regole sul concorso dei reati.
Cfr. Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 3 novembre 2008, n. 41026 in Al‐ talex Massimario.
Art. 84. Reato complesso
Le disposizioni degli articoli precedenti non si applicano quando la legge considera come elementi costitutivi, o come circostanze aggravanti di un solo reato, fatti che costituirebbero, per se stessi, reato.
Qualora la legge nella determinazione della pena per il reato complesso, si riferisca alle pene stabilite per i singoli reati che lo costituiscono, non pos‐ sono essere superati i limiti massimi indicati negli articoli 78 e 79.
Cfr. Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 28 gennaio 2010, n. 3359 in Al‐ talex Massimario.

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TITOLO IV – DEL REO E DELLA PERSONA OFFESA DAL REATO

CAPO I – DELLA IMPUTABILITA’
Art. 85. Capacità d'intendere e di volere
Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se, al momento in cui lo ha commesso non era imputabile. È imputabile chi ha la capacità d'intendere e di volere.
Art. 86. Determinazione in altri dello stato d'incapacità allo scopo di far commettere un reato
Se taluno mette altri nello stato d'incapacità d'intendere o di volere, al fine
di fargli commettere un reato, del reato commesso dalla persona resa inca‐ pace risponde chi ha cagionato lo stato d'incapacità.
Art. 87. Stato preordinato d'incapacità d'intendere o di volere
La disposizione della prima parte dell'articolo 85 non si applica a chi si è
messo in stato d'incapacità d'intendere o di volere al fine di commettere il reato, o di prepararsi una scusa.
Art. 88. Vizio totale di mente
Non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per
infermità, in tale stato di mente da escludere la capacità d'intendere o di volere.
Art. 89. Vizio parziale di mente
Chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in tale sta‐ to di mente da scemare grandemente, senza escluderla, la capacità d'inten‐ dere o di volere, risponde del reato commesso; ma la pena è diminuita.
Art. 90. Stati emotivi o passionali
Gli stati emotivi o passionali non escludono né diminuiscono l’imputabilità.
Art. 91. Ubriachezza derivata da caso fortuito o da forza maggiore
Non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, non aveva la capacità d'intendere o di volere, a cagione di piena ubriachezza derivata da caso fortuito o da forza maggiore.
Se l'ubriachezza non era piena, ma era tuttavia tale da scemare grandemen‐
te, senza escluderla, la capacità d'intendere o di volere, la pena è diminuita.
Art. 92. Ubriachezza volontaria o colposa ovvero preordinata L'ubriachezza non derivata da caso fortuito o da forza maggiore non esclude né diminuisce l'imputabilità.
Se l'ubriachezza era preordinata al fine di commettere il reato, o di prepa‐ rarsi una scusa, la pena è aumentata.
Art. 93. Fatto commesso sotto l'azione di sostanze stupefacenti
Le disposizioni dei due articoli precedenti si applicano anche quando il fatto
è stato commesso sotto l'azione di sostanze stupefacenti.
Art. 94. Ubriachezza abituale
Quando il reato è commesso in stato di ubriachezza, e questa è abituale, la pena è aumentata.
Agli effetti della legge penale, è considerato ubriaco abituale chi è dedito all'uso di bevande alcooliche e in stato frequente di ubriachezza. L'aggravamento di pena stabilito nella prima parte di questo articolo si ap‐ plica anche quando il reato è commesso sotto l'azione di sostanze stupefa‐ centi da chi è dedito all'uso di tali sostanze.
Art. 95. Cronica intossicazione da alcool o da sostanze stupefacenti.
Per i fatti commessi in stato di cronica intossicazione prodotta da alcool ovvero da sostanze stupefacenti, si applicano le disposizioni contenute negli articoli 88 e 89.
Art. 96. Sordomutismo
Non è imputabile il sordomuto (1) che, nel momento in cui ha commesso il
fatto, non aveva, per causa della sua infermità, la capacità d'intendere o di volere.
Se la capacità d'intendere o di volere era grandemente scemata, ma non esclusa, la pena è diminuita.
(1) A norma dell’art. 1 della L. 20 febbraio 2006, n. 95, in tutte le disposi‐ zioni legislative vigenti, il termine “sordomuto” è stato sostituito con l’espressione “sordo”.
Art. 97. Minore degli anni quattordici
Non è imputabile chi nel momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i quattordici anni.

Cfr. Cassazione Penale, sez. I, sentenza 11 febbraio 2009, n. 5998 in Al‐ talex Massimario.
Art. 98. Minore degli anni diciotto
E' imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto i quattordici anni, ma non ancora i diciotto, se aveva capacità d'intendere e di volere; ma la pena è diminuita.
Quando la pena detentiva inflitta è inferiore a cinque anni, o si tratta di pe‐ na pecuniaria, alla condanna non conseguono pene accessorie. Se si tratta di pena più grave, la condanna importa soltanto l'interdizione dai pubblici uffici per una durata non superiore a cinque anni, e, nei casi stabiliti dalla legge, la sospensione dall'esercizio della patria potestà o dell'autorità mari‐ tale.

CAPO II – DELLA RECIDIVA, DELL’ABITUALITA’ E PROFESSIONALITA’ NEL REATO E DELLA TENDENZA A DELINQUERE
Art. 99. Recidiva. (1)
Chi, dopo essere stato condannato per un delitto non colposo, ne commet‐ te un altro, può essere sottoposto ad un aumento di un terzo della pena da infliggere per il nuovo delitto non colposo. La pena può essere aumentata fino alla metà:
1) se il nuovo delitto non colposo è della stessa indole;
2) se il nuovo delitto non colposo è stato commesso nei cinque anni dalla condanna precedente;
3) se il nuovo delitto non colposo è stato commesso durante o dopo l'ese‐
cuzione della pena, ovvero durante il tempo in cui il condannato si sottrae volontariamente all'esecuzione della pena.
Qualora concorrano più circostanze fra quelle indicate al secondo comma, l'aumento di pena è della metà.
Se il recidivo commette un altro delitto non colposo, l'aumento della pena, nel caso di cui al primo comma, è della metà e, nei casi previsti dal secondo comma, è di due terzi. Se si tratta di uno dei delitti indicati all'articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale, l'aumento della pena per la recidiva è obbliga‐ torio e, nei casi indicati al secondo comma, non può essere inferiore ad un terzo della pena da infliggere per il nuovo delitto.
In nessun caso l'aumento di pena per effetto della recidiva può superare il
cumulo delle pene risultante dalle condanne precedenti alla commissione del nuovo delitto non colposo.
(1) Questo articolo è stato sostituito dall’art. 4 della L. 5 dicembre 2005, n. 251
Art. 100. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Recidiva facoltativa. Il giudice, salvo che si tratti di reati della stessa indole, ha facoltà di escludere la recidiva fra de‐ litti e contravvenzioni, ovvero fra delitti dolosi o preterintenzionali e delitti colposi, ovvero fra contravvenzioni.” è stato abrogato dall'art. 10, D.L. n. 99/1974.
Cfr. Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 20 luglio 2007, n. 29228 in Al‐ talex Massimario.
Art. 101. Reati della stessa indole
Agli effetti della legge penale, sono considerati reati della stessa indole non soltanto quelli che violano una stessa disposizione di legge, ma anche quelli che, pur essendo preveduti da disposizioni diverse di questo codice ovvero da leggi diverse, nondimeno, per la natura dei fatti che li costituiscono o dei motivi che li determinarono, presentano, nei casi concreti, caratteri fonda‐ mentali comuni.
Art. 102. Abitualità presunta dalla legge
E' dichiarato delinquente abituale chi, dopo essere stato condannato alla
reclusione in misura superiore complessivamente a cinque anni per tre de‐ litti non colposi, della stessa indole, commessi entro dieci anni, e non conte‐ stualmente, riporta un'altra condanna per un delitto, non colposo, della stessa indole, e commesso entro dieci anni successivi all'ultimo dei delitti precedenti.
Nei dieci anni indicati nella disposizione precedente non si computa il tem‐ po in cui il condannato ha scontato pene detentive o è stato sottoposto a misure di sicurezza detentive.
Art. 103. Abitualità ritenuta dal giudice Fuori del caso indicato nell'articolo precedente, la dichiarazione di abitualità nel delitto è pronunciata anche contro chi, dopo essere stato condannato

Libro I ‐ Dei reati in generale


per due delitti non colposi riporta un'altra condanna per delitto non colpo‐ so, se il giudice, tenuto conto della specie e gravità dei reati, del tempo en‐ tro il quale sono stati commessi, della condotta e del genere di vita del col‐ pevole e delle altre circostanze indicate nel capoverso dell'articolo 133, ri‐ tiene che il colpevole sia dedito al delitto.
Art. 104. Abitualità nelle contravvenzioni
Chi, dopo essere stato condannato alla pena dell'arresto per tre contrav‐ venzioni della stessa indole, riporta condanna per un'altra contravvenzione, anche della stessa indole, è dichiarato contravventore abituale, se il giudice, tenuto conto della specie e gravità dei reati, del tempo entro il quale sono stati commessi, della condotta e del genere di vita del colpevole e delle al‐ tre circostanze indicate nel capoverso dell'articolo 133, ritiene che il colpe‐ vole sia dedito al reato.
Art. 105. Professionalità nel reato
Chi trovandosi nelle condizioni richieste per la dichiarazione di abitualità, riporta condanna per un altro reato, è dichiarato delinquente o contravven‐ tore professionale qualora, avuto riguardo alla natura dei reati, alla condot‐ ta e al genere di vita del colpevole e alle altre circostanze indicate nel capo‐ verso dell'articolo 133, debba ritenersi che egli viva abitualmente, anche in parte soltanto, dei proventi del reato.
Art. 106. Effetti dell'estinzione del reato o della pena Agli effetti della recidiva e della dichiarazione di abitualità o di professionali‐ tà nel reato, si tiene conto altresì delle condanne per le quali è intervenuta una causa di estinzione del reato o della pena.
Tale disposizione non si applica quando la causa estingue anche gli effetti penali.
Art. 107. Condanna per vari reati con una sola sentenza Le disposizioni relative alla dichiarazione di abitualità o di professionalità nel reato, si applicano anche se, per i vari reati, è pronunciata condanna con una sola sentenza.
Art. 108. Tendenza a delinquere
E' dichiarato delinquente per tendenza chi, sebbene non recidivo o delin‐ quente abituale o professionale, commette un delitto non colposo, contro la vita o l'incolumità individuale, anche non preveduto dal capo primo del titolo dodicesimo del libro secondo di questo codice, il quale, per sé e uni‐ tamente alle circostanze indicate nel capoverso dell'art. 133, riveli una spe‐ ciale inclinazione al delitto, che trovi sua causa nell'indole particolarmente malvagia del colpevole.
La disposizione di questo articolo non si applica se l'inclinazione al delitto è originata dall'infermità preveduta dagli articoli 88 e 89.
Art. 109. Effetti della dichiarazione di abitualità, professionalità o tenden‐ za a delinquere
Oltre gli aumenti di pena stabiliti per la recidiva e i particolari effetti indicati da altre disposizioni di legge, la dichiarazione di abitualità o di professionali‐ tà nel reato o di tendenza a delinquere importa l'applicazione di misure di sicurezza.
La dichiarazione di abitualità o di professionalità nel reato può essere pro‐
nunciata in ogni tempo, anche dopo l'esecuzione della pena; ma se è pro‐ nunciata dopo la sentenza di condanna, non si tiene conto della successiva condotta del colpevole e rimane ferma la pena inflitta.
La dichiarazione di tendenza a delinquere non può essere pronunciata che
con la sentenza di condanna. La dichiarazione di abitualità e professionalità nel reato e quella di tendenza a delinquere si estinguono per effetto della riabilitazione.

CAPO III – DEL CONCORSO DI PERSONE NEL REATO
Art. 110. Pena per coloro che concorrono nel reato
Quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse sog‐ giace alla pena per questo stabilita, salve le disposizioni degli articoli se‐ guenti.
Art. 111. Determinazione al reato di persona non imputabile o non punibi‐ le
Chi ha determinato a commettere un reato una persona non imputabile, ovvero non punibile a cagione di una condizione o qualità personale, ri‐ sponde del reato da questa commesso, e la pena è aumentata. Se si tratta di delitti per i quali è previsto l'arresto in flagranza, la pena è aumentata da un terzo alla metà.

Se chi ha determinato altri a commettere il reato ne è il genitore esercente la potestà, la pena è aumentata fino alla metà o, se si tratta di delitti per i quali è previsto l'arresto in flagranza, da un terzo a due terzi.
Art. 112. Circostanze aggravanti
La pena da infliggere per il reato commesso è aumentata:
1) se il numero delle persone, che sono concorse nel reato, è di cinque o più salvo che la legge disponga altrimenti;
2) per chi, anche fuori dei casi preveduti dai due numeri seguenti, ha pro‐ mosso od organizzato la cooperazione nel reato, ovvero diretto l'attività delle persone che sono concorse nel reato medesimo;
3) per chi nell'esercizio della sua autorità, direzione o vigilanza ha determi‐ nato a commettere il reato persone ad esso soggette;
4) per chi, fuori del caso preveduto dall'articolo 111, ha determinato a
commettere il reato un minore di anni 18 o una persona in stato di infermi‐ tà o di deficienza psichica, ovvero si è comunque avvalso degli stessi o con gli stessi ha partecipato (1) nella commissione di un delitto per il quale è previsto l'arresto in flagranza.
La pena è aumentata fino alla metà per chi si è avvalso di persona non im‐ putabile o non punibile, a cagione di una condizione o qualità personale, o con la stessa ha partecipato (2) nella commissione di un delitto per il quale è previsto l'arresto in flagranza.
Se chi ha determinato altri a commettere il reato o si è avvalso di altri o con questi ha partecipato (3) nella commissione del delitto ne è il genitore eser‐ cente la potestà, nel caso previsto dal numero 4 del primo comma la pena è
aumentata fino alla metà e in quello previsto dal secondo comma la pena è aumentata fino a due terzi.
Gli aggravamenti di pena stabiliti nei numeri 1, 2 e 3 di questo articolo si applicano anche se taluno dei partecipi al fatto non è imputabile o non è punibile.
(1) Le parole: “o con gli stessi ha partecipato” sono state aggiunte dall’art. 3, comma 15, lett. a), della L. 15 luglio 2009, n. 94.
(2) Le parole: “o con la stessa ha partecipato” sono state aggiunte dall’art. 3, comma 15, lett. b), della L. 15 luglio 2009, n. 94.
(3) Le parole: “o con questi ha partecipato” sono state inserite dall’art. 3,
comma 15, lett. c) della L. 15 luglio 2009, n. 94.
Art. 113. Cooperazione nel delitto colposo Nel delitto colposo, quando l'evento è stato cagionato dalla cooperazione di più persone, ciascuna di queste soggiace alle pene stabilite per il delitto stesso.
La pena è aumentata per chi ha determinato altri a cooperare nel delitto, quando concorrono le condizioni stabilite nell'art. 111 e nei numeri 3 e 4 dell'art. 112.
Art. 114. Circostanze attenuanti
Il giudice, qualora ritenga che l'opera prestata da talune delle persone che sono concorse nel reato a norma degli articoli 110 e 113 abbia avuto mini‐ ma importanza nella preparazione o nell'esecuzione del reato, può diminui‐ re la pena. Tale disposizione non si applica nei casi indicati nell'articolo 112.
La pena può altresì essere diminuita per chi è stato determinato a commet‐ tere il reato o a cooperare nel reato, quando concorrono, le condizioni sta‐ bilite nei numeri 3 e 4 del primo comma e nel terzo comma dell'articolo 112.
Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 15 aprile 2008, n. 15543 in Al‐ talex Massimario.
Art. 115. Accordo per commettere un reato. Istigazione Salvo che la legge disponga altrimenti, qualora due o più persone si accordi‐ no allo scopo di commettere un reato, e questo non sia commesso, nessuna di esse è punibile per il solo fatto dell'accordo.
Nondimeno nel caso di accordo per commettere un delitto, il giudice può
applicare una misura di sicurezza.
Le stesse disposizioni si applicano nel caso di istigazione a commettere un reato, se l'istigazione è stata accolta, ma il reato non è stato commesso. Qualora l'istigazione non sia stata accolta, e si sia trattato d'istigazione a un delitto, l'istigatore può essere sottoposto a misura di sicurezza.
Art. 116. Reato diverso da quello voluto da taluno dei concorrenti Qualora il reato commesso sia diverso da quello voluto da taluno dei con‐ correnti, anche questi ne risponde, se l'evento è conseguenza della sua azione od omissione.

Libro I ‐ Dei reati in generale


Se il reato commesso è più grave di quello voluto, la pena è diminuita ri‐ guardo a chi volle il reato meno grave.
Cfr. Cassazione Penale, sez. I, sentenza 16 giugno 2010, n. 23212 in Al‐ talex Massimario.
Art. 117. Mutamento del titolo del reato per taluno dei concorrenti
Se, per le condizioni o le qualità personali del colpevole, o per i rapporti fra il colpevole e l'offeso, muta il titolo del reato per taluno di coloro che vi so‐ no concorsi anche gli altri rispondono dello stesso reato. Nondimeno, se questo è più grave il giudice può, rispetto a coloro per i quali non sussistano le condizioni, le qualità o i rapporti predetti, diminuire la pena.
Art. 118. Valutazione delle circostanze aggravanti o attenuanti
Le circostanze che aggravano o diminuiscono le pene concernenti i motivi a delinquere, l'intensità del dolo, il grado della colpa e le circostanze inerenti alla persona del colpevole, sono valutate soltanto riguardo alla persona a cui si riferiscono.
Art. 119. Valutazione delle circostanze di esclusione della pena Le circostanze soggettive le quali escludono la pena per taluno di coloro che sono concorsi nel reato hanno effetto soltanto riguardo alla persona a cui si riferiscono.
Le circostanze oggettive che escludono la pena hanno effetto per tutti colo‐ ro che sono concorsi nel reato.

CAPO IV ‐ DELLA PERSONA OFFESA DAL REATO
Art. 120. Diritto di querela
Ogni persona offesa da un reato per cui non debba procedersi d'ufficio o dietro richiesta o istanza ha diritto di querela. Per i minori degli anni quattordici e per gli interdetti a cagione d'infermità di mente, il diritto di querela, è esercitato dal genitore o dal tutore.
I minori che hanno compiuto gli anni quattordici e gli inabilitati possono esercitare il diritto di querela e possono altresì, in loro vece, esercitarlo il genitore ovvero il tutore o il curatore, nonostante ogni contraria dichiara‐ zione di volontà, espressa o tacita, del minore o dell'inabilitato.
Art. 121. Diritto di querela esercitato da un curatore speciale.
Se la persona offesa è minore degli anni quattordici o inferma di mente, e non v'è chi ne abbia la rappresentanza, ovvero chi l'esercita si trovi con la persona medesima in conflitto di interessi, il diritto di querela è esercitato da un curatore speciale.
Art. 122. Querela di uno fra più offesi
Il reato commesso in danno di più persone è punibile anche se la querela è proposta da una soltanto di esse.
Art. 123. Estensione della querela
La querela si estende di diritto a tutti coloro che hanno commesso il reato.
Art. 124. Termine per proporre la querela. Rinuncia
Salvo che la legge disponga altrimenti, il diritto di querela non può essere
esercitato, decorsi tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce il reato.
Il diritto di querela non può essere esercitato se vi è stata rinuncia espressa o tacita da parte di colui al quale ne spetta l'esercizio.
Vi è rinuncia tacita, quando chi ha facoltà di proporre querela ha compiuto fatti incompatibili con la volontà di querelarsi. La rinuncia si estende di diritto a tutti coloro che hanno commesso il reato.
Art. 125. Querela del minore o inabilitato nel caso di rinuncia del rappre‐ sentante
La rinuncia alla facoltà di esercitare il diritto di querela, fatta dal genitore o dal tutore o dal curatore, non priva il minore, che ha compiuto gli anni quat‐ tordici, o l'inabilitato, del diritto di proporre querela.
Art. 126. Estinzione del diritto di querela
Il diritto di querela si estingue con la morte della persona offesa.
Se la querela è stata già proposta, la morte della persona offesa non estin‐ gue il reato.
Art. 127. Richiesta di procedimento per delitti contro il Presidente della Repubblica
Salvo quanto è disposto nel titolo primo del libro secondo di questo codice, qualora un delitto punibile a querela della persona offesa sia commesso in danno del Presidente della Repubblica, alla querela è sostituita la richiesta del ministro per la giustizia.
Art. 128. Termine per la richiesta di procedimento

Quando la punibilità di un reato dipende dalla richiesta dell'autorità, la ri‐ chiesta non può essere più proposta, decorsi tre mesi dal giorno in cui l'au‐ torità ha avuto notizia del fatto che costituisce il reato.
Quando la punibilità di un reato commesso all'estero dipende dalla presen‐ za del colpevole nel territorio dello Stato, la richiesta non può essere più proposta, decorsi tre anni dal giorno in cui il colpevole si trova nel territorio dello Stato.
Art. 129. Irrevocabilità ed estensione della richiesta La richiesta dell'autorità è irrevocabile. Le disposizioni degli articoli 122 e 123 si applicano anche alla richiesta.
Art. 130. Istanza della persona offesa
Quando la punibilità del reato dipende dall'istanza della persona offesa, l'istanza è regolata dalle disposizioni relative alla richiesta. Nondimeno, per quanto riguarda la capacità e la rappresentanza della persona offesa, si ap‐ plicano le disposizioni relative alla querela.
Art. 131. Reato complesso. Procedibilità di ufficio
Nei casi preveduti dall'articolo 84, per il reato complesso si procede sempre
di ufficio, se per taluno dei reati, che ne sono elementi costitutivi o circo‐ stanze aggravanti, si deve procedere di ufficio.

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TITOLO V ‐ DELLA MODIFICAZIONE, APPLICAZIONE ED ESECUZIONE DELLA PENA

CAPO I ‐ DELLA MODIFICAZIONE E APPLICAZIONE DELLA PENA
Art. 132. Potere discrezionale del giudice nell'applicazione della pena: li‐ miti
Nei limiti fissati dalla legge, il giudice applica la pena discrezionalmente;
esso deve indicare i motivi che giustificano l'uso di tal potere discrezionale. Nell'aumento o nella diminuzione della pena non si possono oltrepassare i limiti stabiliti per ciascuna specie di pena, salvi i casi espressamente deter‐ minati dalla legge.
Art. 133. Gravità del reato: valutazione agli effetti della pena Nell'esercizio del potere discrezionale indicato nell'articolo precedente, il giudice deve tener conto della gravità del reato, desunta:
1) dalla natura, dalla specie, dai mezzi, dall'oggetto, dal tempo, dal luogo e
da ogni altra modalità dell'azione;
2) dalla gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa dal reato;
3) dalla intensità del dolo o dal grado della colpa.
Il giudice deve tener conto, altresì, della capacità a delinquere del colpevo‐ le, desunta:
1) dai motivi a delinquere e dal carattere del reo;
2) dai precedenti penali e giudiziari e, in genere, dalla condotta e dalla vita del reo, antecedenti al reato;
3) dalla condotta contemporanea o susseguente al reato;
4) dalle condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo.
Art. 133‐bis. Condizioni economiche del reo; valutazione agli effetti della pena pecuniaria
Nella determinazione dell'ammontare della multa o dell'ammenda il giudice deve tener conto, oltre che dei criteri indicati dall'articolo precedente, an‐ che delle condizioni economiche del reo.
Il giudice può aumentare la multa o l'ammenda stabilite dalla legge sino al
triplo o diminuirle sino ad un terzo quando, per le condizioni economiche del reo, ritenga che la misura massima sia inefficace ovvero che la misura minima sia eccessivamente gravosa.
Art. 133‐ter. Pagamento rateale della multa o dell'ammenda
Il giudice, con la sentenza di condanna o con il decreto penale, può dispor‐ re, in relazione alle condizioni economiche del condannato, che la multa o l'ammenda venga pagata in rate mensili da tre a trenta. Ciascuna rata tutta‐ via non può essere inferiore a euro 15.
In ogni momento il condannato può estinguere la pena mediante un unico pagamento.
Art. 134. Computo delle pene
Le pene temporanee si applicano a giorni, a mesi e ad anni.
Nelle condanne a pene temporanee non si tien conto delle frazioni di gior‐ no, e, in quelle a pene pecuniarie, delle frazioni di euro.
Art. 135. Ragguaglio fra pene pecuniarie e pene detentive
Quando, per qualsiasi effetto giuridico, si deve eseguire un ragguaglio fra pene pecuniarie e pene detentive, il computo ha luogo calcolando euro 250, o frazione di euro 250 (1), di pena pecuniaria per un giorno di pena detenti‐ va.
(1) Le parole: “calcolando euro 38, o frazione di euro 38” sono state così sostituite dall’art. 32, comma 62, della L. 15 luglio 2009, n. 94.
Art. 136. Modalità di conversione di pene pecuniarie
Le pene della multa e dell'ammenda, non eseguite per insolvibilità del con‐ dannato, si convertono a norma di legge.
Art. 137. Custodia cautelare
La carcerazione sofferta prima che la sentenza sia divenuta irrevocabile si detrae dalla durata complessiva della pena temporanea detentiva o dall'ammontare della pena pecuniaria.
La custodia cautelare è considerata, agli effetti della detrazione, come re‐
clusione od arresto.
Art. 138. Pena e custodia cautelare per reati commessi all'estero
Quando il giudizio seguito all'estero è rinnovato nello Stato, la pena sconta‐ ta all'estero è sempre computata tenendo conto della specie di essa; e, se vi è stata all'estero custodia cautelare, si applicano le disposizioni dell'articolo precedente.

Art. 139. Computo delle pene accessorie
Nel computo delle pene accessorie temporanee non si tiene conto del tem‐ po in cui il condannato sconta la pena detentiva, o è sottoposta a misura di sicurezza detentiva, né del tempo in cui egli si è sottratto volontariamente alla esecuzione della pena o della misura di sicurezza.
Art. 140. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Applicazione provvisoria di pene accessorie. Il giudice, durante l'istruzione, nei procedimenti per reati per i quali, in ca‐ so di condanna, può essere applicata una pena accessoria, può disporne in via provvisoria l'applicazione quando sussistano specificate, inderoga‐ bili esigenze istruttorie o sia necessario impedire che il reato venga porta‐ to a conseguenze ulteriori.
L'interdizione dai pubblici uffici può essere applicata provvisoriamente so‐
lo nei procedimenti per reati commessi con abuso dei poteri o con viola‐ zione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o ad un pubblico servizio o a taluno degli uffici indicati nel n. 3 del capoverso dell'articolo 28.
La sospensione provvisoria non si applica agli uffici elettivi ricoperti per
diretta investitura popolare.
La pena accessoria provvisoriamente applicata non può avere durata su‐ periore alla metà della durata massima prevista dalla legge ed è compu‐ tata nella durata della pena accessoria conseguente alla condanna.” è stato abrogato dall'art. 217, D.Lgs. n. 271/1989.

CAPO II ‐ DELLA ESECUZIONE DELLA PENA
Art. 141. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Esecuzione delle pene detentive. Stabilimenti speciali.
Le pene detentive per delitti si scontano in stabilimenti speciali, per cia‐ scuna delle seguenti categorie di condannati:
1. delinquenti abituali o professionali o per tendenza;
2. condannati a pena diminuita per infermità psichica, o per sordomuti‐ smo, o per cronica intossicazione prodotta da alcool o da sostanze stupe‐ facenti; ubriachi abituali e persone dedite all'uso di sostanze stupefacenti. I condannati indicati nel n. 2 sono sottoposti, qualora occorra, anche a un regime di cura.
Se concorrono in uno stesso condannato condizioni personali diverse, il
giudice stabilisce in quale degli stabilimenti speciali debba scontarsi la pena. La decisione può essere modificata durante l'esecuzione della pena. La pena dell'arresto si sconta, dalle suindicate categorie di condannati e dai contravventori abituali o professionali, in sezioni speciali degli stabili‐ menti destinati alla esecuzione della pena predetta.
Le donne scontano la pena detentiva in stabilimenti distinti da quelli de‐ stinati agli uomini.” è stato abrogato dall'art. 89, L. n. 354/1975.
Art. 142. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Esecuzione delle pene detentive inflitte a mi‐ nori.
I minori scontano fino al compimento degli anni diciotto, le pene detenti‐ ve in stabilimenti separati da quelli destinati agli adulti, ovvero in sezioni separate di tali stabilimenti; ed è loro impartita, durante le ore non desti‐ nate al lavoro, una istruzione diretta soprattutto alla rieducazione mora‐ le.
Possono essere ammessi ai lavori all'aperto, anche prima del termine sta‐
bilito nel primo capoverso dell'articolo 23.
Essi sono assegnati a stabilimenti speciali, nei casi indicati nei numeri 1 e 2 dell'articolo precedente.
Quando hanno compiuto gli anni diciotto, e la pena da scontare è supe‐ riore a tre anni, essi sono trasferiti negli stabilimenti destinati agli adulti.” è stato abrogato dall'art. 89, L. n. 354/1975.
Art. 143. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Ripartizione dei condannati negli stabilimenti penitenziari. In ogni stabilimento penitenziario, ordinario o speciale, si tiene conto, nel‐ la ripartizione dei condannati, della recidiva e dell'indole del reato.” è sta‐ to abrogato dall'art. 89, L. n. 354/1975.
Art. 144. (1)
(1) “L’articolo che recitava: Vigilanza sull'esecuzione delle pene. L'esecuzione delle pene detentive è vigilata dal giudice.

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Egli delibera circa l'ammissione al lavoro all'aperto e dà parere sull'am‐ missione alla liberazione condizionale.” è stato abrogato dall'art. 89, L. n. 354/1975.
Art. 145. Remunerazione ai condannati per il lavoro prestato
Negli stabilimenti penitenziari, ai condannati è corrisposta una remunera‐
zione per il lavoro prestato.
Sulla remunerazione, salvo che l'adempimento delle obbligazioni sia altri‐ menti eseguito, sono prelevate nel seguente ordine:
1) le somme dovute a titolo di risarcimento del danno;
2) le spese che lo Stato sostiene per il mantenimento del condannato;
3) le somme dovute a titolo di rimborso delle spese del procedimento. In ogni caso deve essere riservata a favore del condannato una quota pari a un terzo della remunerazione, a titolo di peculio. Tale quota non è soggetta a pignoramento o a sequestro.
Art. 146. Rinvio obbligatorio dell'esecuzione della pena (1)
L'esecuzione di una pena, che non sia pecuniaria, è differita:
1) se deve aver luogo nei confronti di donna incinta;
2) se deve aver luogo nei confronti di madre di infante di età inferiore ad anni uno;
3) se deve aver luogo nei confronti di persona affetta da AIDS conclamata o da grave deficienza immunitaria accertate ai sensi dell'articolo 286‐bis, comma 2, del codice di procedura penale, ovvero da altra malattia partico‐ larmente grave per effetto della quale le sue condizioni di salute risultano incompatibili con lo stato di detenzione, quando la persona si trova in una fase della malattia così avanzata da non rispondere più, secondo le certifi‐ cazioni del servizio sanitario penitenziario o esterno, ai trattamenti disponi‐ bili e alle terapie curative.
Nei casi previsti dai numeri 1) e 2) del primo comma il differimento non opera o, se concesso, è revocato se la gravidanza si interrompe, se la madre è dichiarata decaduta dalla potestà sul figlio ai sensi dell'articolo 330 del codice civile, il figlio muore, viene abbandonato ovvero affidato ad altri, sempreché l'interruzione di gravidanza o il parto siano avvenuti da oltre due mesi.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 1, comma 1, della L. 8 marzo 2001, n.
40.
Cfr. Tribunale di Alessandria, decreto 7 febbraio 2008 e Corte Costituzio‐ nale, sentenza 23 ottobre 2009, n. 264 in Altalex Massimario.
Art. 147. Rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena
L'esecuzione di una pena può essere differita:
1) se è presentata domanda di grazia, e l'esecuzione della pena non deve esser differita a norma dell'articolo precedente;
2) se una pena restrittiva della libertà personale deve essere eseguita con‐
tro chi si trova in condizioni di grave infermità fisica;
3) se una pena restrittiva della libertà personale deve essere eseguita nei confronti di madre di prole di età inferiore a tre anni. (1)
Nel caso indicato nel n. 1, l'esecuzione della pena non può essere differita per un periodo superiore complessivamente a sei mesi, a decorrere dal giorno in cui la sentenza è divenuta irrevocabile, anche se la domanda di grazia è successivamente rinnovata.
Nel caso indicato nel numero 3) del primo comma il provvedimento è revo‐ cato, qualora la madre sia dichiarata decaduta dalla potestà sul figlio ai sen‐ si dell'articolo 330 del codice civile, il figlio muoia, venga abbandonato ov‐ vero affidato ad altri che alla madre. (2) Il provvedimento di cui al primo comma non può essere adottato o, se adot‐ tato, è revocato se sussiste il concreto pericolo della commissione di delitti. (3)

stodia. Il giudice può disporre che il condannato, invece che in un manico‐ mio giudiziario, sia ricoverato in un manicomio comune, se la pena inflittagli sia inferiore a tre anni di reclusione o di arresto, e non si tratti di delinquen‐ te o contravventore abituale o professionale o di delinquente per tendenza. La disposizione precedente si applica anche nel caso in cui, per infermità psichica sopravvenuta, il condannato alla pena di morte (1) deve essere ri‐ coverato in un manicomio giudiziario.
Il provvedimento di ricovero è revocato, e il condannato è sottoposto alla esecuzione della pena, quando sono venute meno le ragioni che hanno de‐ terminato tale provvedimento.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Art. 149. (1)
(1) L’articolo che recitava: ”Consiglio di patronato e Cassa delle ammen‐ de.
Presso ciascun tribunale è costituito un consiglio di patronato, al quale sono conferite le attribuzioni seguenti:
1. prestare assistenza ai liberati dal carcere, agevolandoli, se occorre, nel trovare stabile lavoro;
2. prestare assistenza alle famiglie di coloro che sono detenuti, con ogni forma di soccorso e, eccezionalmente, anche con sussidi in denaro.
Alle spese necessarie per l'opera di assistenza dei consigli di patronato
provvede la Cassa delle ammende.” è stato abrogato dall'art. 89, L. n. 354/1975.

(1) Numero così sostituito dall’art. 1, comma 2, della L. 8 marzo 2001, n.
40.
(2) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 3, della L. 8 marzo 2001, n.
40.
(3) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 4, della L. 8 marzo 2001, n. 40. Cfr. Tribunale di Alessandria, decreto 7 febbraio 2008 in Altalex Massima‐ rio.
Art. 148. Infermità psichica sopravvenuta al condannato
Se, prima dell'esecuzione di una pena restrittiva della libertà personale o durante l'esecuzione, sopravviene al condannato una infermità psichica, il giudice, qualora ritenga che l'infermità sia tale da impedire l'esecuzione della pena, ordina che questa sia differita o sospesa e che il condannato sia ricoverato in un manicomio giudiziario, ovvero in una casa di cura e di cu‐

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TITOLO VI ‐ DELLA ESTINZIONE DEL REATO E DELLA PENA

CAPO I ‐ DELLA ESTINZIONE DEL REATO
Art. 150. Morte del reo prima della condanna
La morte del reo, avvenuta prima della condanna, estingue il reato.
Art. 151. Amnistia
L'amnistia estingue il reato, e, se vi è stata condanna, fa cessare l'esecuzio‐ ne della condanna e le pene accessorie.
Nel concorso di più reati, l'amnistia si applica ai singoli reati per i quali è conceduta.
L'estinzione del reato per effetto dell'amnistia è limitata ai reati commessi a tutto il giorno precedente la data del decreto, salvo che questo stabilisca una data diversa. L'amnistia può essere sottoposta a condizioni o ad obblighi.
L'amnistia non si applica ai recidivi, nei casi preveduti dai capoversi dell'art. 99, né ai delinquenti abituali, o professionali, o per tendenza, salvo che il decreto disponga diversamente.
Art. 152. Remissione della querela
Nei delitti punibili a querela della persona offesa, la remissione estingue il reato.
La remissione è processuale o extraprocessuale. La remissione extraproces‐ suale è espressa o tacita. Vi è remissione tacita, quando il querelante ha compiuto fatti incompatibili con la volontà di persistere nella querela.
La remissione può intervenire solo prima della condanna, salvi i casi per i quali la legge disponga altrimenti.
La remissione non può essere sottoposta a termini o a condizioni. Nell'atto di remissione può essere fatta rinuncia al diritto alle restituzioni e al risar‐ cimento del danno.
Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 18 luglio 2007, n. 28545 in Altalex Massimario.
Art. 153. Esercizio del diritto di remissione. Incapaci
Per i minori degli anni quattordici e per gli interdetti a cagione di infermità di mente, il diritto di remissione è esercitato dal loro legale rappresentante. I minori, che hanno compiuto gli anni quattordici, e gli inabilitati possono esercitare il diritto di remissione, anche quando la querela è stata proposta dal rappresentante, ma, in ogni caso, la remissione non ha effetto senza l'approvazione di questo.
Il rappresentante può rimettere la querela proposta da lui o dal rappresen‐ tato, ma la remissione non ha effetto, se questi manifesta volontà contraria. Le disposizioni dei capoversi precedenti si applicano anche nel caso in cui il minore raggiunge gli anni quattordici, dopo che è stata proposta la querela.
Art. 154. Più querelanti: remissione di uno solo Se la querela è stata proposta da più persone, il reato non si estingue se non interviene la remissione di tutti i querelanti.
Se tra più persone offese da un reato taluna soltanto ha proposto querela, la remissione, che questa ha fatto, non pregiudica il diritto di querela delle altre.
Art. 155. Accettazione della remissione.
La remissione non produce effetto, se il querelato l'ha espressamente o tacitamente ricusata. Vi è ricusa tacita, quando il querelato ha compiuto fatti incompatibili con la volontà di accettare la remissione.
La remissione fatta a favore anche di uno soltanto fra coloro che hanno
commesso il reato si estende a tutti, ma non produce effetto per chi l'abbia ricusata.
Per quanto riguarda la capacità di accettare la remissione, si osservano le disposizioni dell'articolo 153.
Se il querelato è un minore o un infermo di mente, e nessuno ne ha la rap‐ presentanza, ovvero chi la esercita si trova con esso in conflitto di interessi, la facoltà di accettare la remissione è esercitata da un curatore speciale.
Art. 156. Estinzione del diritto di remissione
Il diritto di remissione si estingue con la morte della persona offesa dal rea‐ to.
Art. 157. Prescrizione. Tempo necessario a prescrivere (1)
La prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massi‐
mo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non infe‐

riore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contrav‐ venzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria.
Per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge per il reato consumato o tentato, senza tener conto della diminuzione per le circostanze attenuanti e dell'aumento per le circo‐ stanze aggravanti, salvo che per le aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria e per quelle ad effetto specia‐ le, nel qual caso si tiene conto dell'aumento massimo di pena previsto per l'aggravante.
Non si applicano le disposizioni dell'articolo 69 e il tempo necessario a pre‐ scrivere è determinato a norma del secondo comma.
Quando per il reato la legge stabilisce congiuntamente o alternativamente la pena detentiva e la pena pecuniaria, per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo soltanto alla pena detentiva.
Quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria, si applica il termine di tre anni.
Quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria, si applica il termine di tre anni. (2)
La prescrizione è sempre espressamente rinunciabile dall'imputato. La prescrizione non estingue i reati per i quali la legge prevede la pena dell'ergastolo, anche come effetto dell'applicazione di circostanze aggravan‐ ti.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 6, comma 1, della L. 5 dicembre 2005, n. 251.
Il testo previgente disponeva: “Art. 157 Prescrizione. Tempo necessario a prescrivere.
La prescrizione estingue il reato:
1. in venti anni, se si tratta di delitto per cui la legge stabilisce la pena del‐ la reclusione non inferiore a ventiquattro anni;
2. in quindici anni, se si tratta di delitto per cui la legge stabilisce la pena
della reclusione non inferiore a dieci anni;
3. in dieci anni, se si tratta di delitto per cui la legge stabilisce della reclu‐ sione inferiore a cinque anni, o la pena della multa.
4. in cinque anni, se si tratta di delitto per cui la legge stabilisce la pena
della reclusione inferiore a cinque anni, o la pena della multa;
5. in tre anni, se si tratta di contravvenzione per cui la legge stabilisce la pena dell’arresto;
6. in due anni, se si tratta di contravvenzione per cui la legge stabilisce la
pena dell’ammenda.
Per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo al mas‐ simo della pena stabilita dalla legge per il reato, consumato o tentato, tenuto conto dell’aumento massimo della pena stabilito per le circostanze aggravanti e della diminuzione minima stabilita per le circostanze atte‐ nuanti.
Nel caso di concorso di circostanze aggravanti e di circostanze attenuanti si applicano anche a tale effetto le disposizioni dell’articolo 69.
Quando per il reato la legge stabilisce congiuntamente o alternativamen‐
te la pena detentiva e quella pecuniaria, per determinar il tempo necessa‐ rio a prescrivere si ha riguardo soltanto alla pena detentiva.”
(2) Il comma che recitava: "I termini di cui ai commi che precedono sono raddoppiati per i reati di cui agli articoli 449 e 589, secondo, terzo e quar‐ to comma nonché per i reati di cui all'articolo 51, commi 3‐bis e 3‐quater, del codice di procedura penale." è stato così modificato dall'art. 4, L. 1 ot‐ tobre 2012, n. 172. Le parole: "secondo, terzo e quarto comma" sono sta‐ te così modificate dall’art. 1, co. 1, lett. c‐bis) del D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito con modificazioni nella L. 24 luglio 2008, n. 125.
Cfr. Corte Costituzionale, sentenza 18 gennaio 2008, n. 2, Cassazione Pe‐ nale, sez. III, sentenza 28 gennaio 2008, n. 4091 e Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 10 ottobre 2008, n. 38558 in Altalex Massimario.
Art. 158. Decorrenza del termine della prescrizione
Il termine della prescrizione decorre, per il reato consumato, dal giorno del‐ la consumazione; per il reato tentato, dal giorno in cui è cessata l'attività del colpevole; per il reato permanente (1), dal giorno in cui è cessata la perma‐ nenza. (2)
Quando la legge fa dipendere la punibilità del reato dal verificarsi di una condizione, il termine della prescrizione decorre dal giorno in cui la condi‐ zione si è verificata. Nondimeno nei reati punibili a querela, istanza o richie‐ sta, il termine della prescrizione decorre dal giorno del commesso reato.
(1) Le parole: “o continuato” sono state soppresse dall’art. 6, comma 2, della L. 5 dicembre 2005, n. 251.

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(2) Le parole: “o la continuazione” sono state soppresse dall’art. 6, com‐ ma 2, della L. 5 dicembre 2005, n. 251.
Art. 159. Sospensione del corso della prescrizione (1)
Il corso della prescrizione rimane sospeso in ogni caso in cui la sospensione del procedimento o del processo penale o dei termini di custodia cautelare è imposta da una particolare disposizione di legge, oltre che nei casi di:
1) autorizzazione a procedere;
2) deferimento della questione ad altro giudizio;
3) sospensione del procedimento o del processo penale per ragioni di im‐
pedimento delle parti e dei difensori ovvero su richiesta dell'imputato o del suo difensore. In caso di sospensione del processo per impedimento delle parti o dei difensori, l'udienza non può essere differita oltre il sessantesimo giorno successivo alla prevedibile cessazione dell'impedimento, dovendosi avere riguardo in caso contrario al tempo dell'impedimento aumentato di sessanta giorni. Sono fatte salve le facoltà previste dall'articolo 71, commi 1 e 5, del codice di procedura penale.
Nel caso di autorizzazione a procedere, la sospensione del corso della pre‐
scrizione si verifica dal momento in cui il pubblico ministero presenta la ri‐ chiesta e il corso della prescrizione riprende dal giorno in cui l'autorità com‐ petente accoglie la richiesta. La prescrizione riprende il suo corso dal giorno in cui è cessata la causa della sospensione.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 6, comma 3, della L. 5 dicembre 2005, n. 251.
Art. 160. Interruzione del corso della prescrizione
Il corso della prescrizione è interrotto dalla sentenza di condanna o dal de‐
creto di condanna. Interrompono pure la prescrizione l'ordinanza che applica le misure cautela‐ ri personali e quella di convalida del fermo o dell'arresto, l'interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o al giudice, l'invito a presentarsi al pub‐ blico ministero per rendere l'interrogatorio, il provvedimento del giudice di fissazione dell'udienza in camera di consiglio per la decisione sulla richiesta di archiviazione, la richiesta di rinvio a giudizio, il decreto di fissazione della udienza preliminare, l'ordinanza che dispone il giudizio abbreviato, il decre‐ to di fissazione della udienza per la decisione sulla richiesta di applicazione della pena, la presentazione o la citazione per il giudizio direttissimo, il de‐ creto che dispone il giudizio immediato, il decreto che dispone il giudizio e il decreto di citazione a giudizio. (1) La prescrizione interrotta comincia nuovamente a decorrere dal giorno della interruzione. Se più sono gli atti interruttivi, la prescrizione decorre dall'ul‐ timo di essi; ma in nessun caso i termini stabiliti nell'articolo 157 possono essere prolungati oltre i termini di cui all'articolo 161, secondo comma, fat‐ ta eccezione per i reati di cui all'articolo 51, commi 3‐bis e 3‐quater, del co‐ dice di procedura penale.
(1) Periodo così sostituito dall’art. 6, comma 4, della L. 5 dicembre 2005, n. 251.
Cfr. Cassazione Penale, sez. III, sentenza 28 gennaio 2008, n. 4091 in Al‐
talex Massimario.
Art. 161. Effetti della sospensione e della interruzione
La sospensione e l'interruzione della prescrizione hanno effetto per tutti coloro che hanno commesso il reato.
Salvo che si proceda per i reati di cui all'articolo 51, commi 3‐bis e 3‐quater, del codice di procedura penale, in nessun caso l'interruzione della prescri‐ zione può comportare l'aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere, della metà nei casi di cui all'articolo 99, secondo comma, di due terzi nel caso di cui all'articolo 99, quarto comma, e del doppio nei casi di cui agli articoli 102, 103 e 105. (1)
(1) Comma sostituito dall’art. 6, comma 5, della L. 5 dicembre 2005, n.
251.
Art. 162. Oblazione nelle contravvenzioni
Nelle contravvenzioni, per le quali la legge stabilisce la sola pena dell'am‐ menda, il contravventore è ammesso a pagare, prima dell'apertura del di‐ battimento, ovvero prima del decreto di condanna, una somma corrispon‐ dente alla terza parte del massimo della pena stabilita dalla legge per la contravvenzione commessa, oltre le spese del procedimento. Il pagamento estingue il reato.
Cfr. Cassazione Penale, sez. I, sentenza 10 ottobre 2007, n. 37354 in Al‐ talex Massimario.

Art. 162‐bis. Oblazione nelle contravvenzioni punite con pene alternative Nelle contravvenzioni per le quali la legge stabilisce la pena alternativa dell'arresto o dell'ammenda, il contravventore può essere ammesso a paga‐ re, prima dell'apertura del dibattimento, ovvero prima del decreto di con‐ danna, una somma corrispondente alla metà del massimo dell'ammenda stabilita dalla legge per la contravvenzione commessa, oltre le spese del procedimento.
Con la domanda di oblazione il contravventore deve depositare la somma corrispondente alla metà del massimo dell'ammenda.
L'oblazione non è ammessa quando ricorrono i casi previsti dal terzo capo‐ verso dell'articolo 99, dall'articolo 104 o dall'articolo 105, né quando per‐ mangono conseguenze dannose o pericolose del reato eliminabili da parte del contravventore.
In ogni altro caso il giudice può respingere con ordinanza la domanda di oblazione, avuto riguardo alla gravità del fatto.
La domanda può essere riproposta sino all'inizio della discussione finale del dibattimento di primo grado.
Il pagamento delle somme indicate nella prima parte del presente articolo estingue il reato.
(…) (1).
(1) Il comma che disponeva: “In caso di modifica dell'originaria imputa‐ zione, qualora per questa non fosse possibile l'oblazione, l'imputato è ri‐ messo in termini per chiedere la medesima, sempre che sia consentita” è stato abrogato dall'art. 2‐quattuordecies, D.L. 7 aprile 2000, n. 82.
Art. 163. Sospensione condizionale della pena
Nel pronunciare sentenza di condanna alla reclusione o all'arresto per un
tempo non superiore a due anni, ovvero a pena pecuniaria che, sola o con‐ giunta alla pena detentiva e ragguagliata a norma dell'articolo 135, sia equi‐ valente ad una pena privativa della libertà personale per un tempo non su‐ periore, nel complesso, a due anni, il giudice può ordinare che l'esecuzione della pena rimanga sospesa per il termine di cinque anni se la condanna è per delitto e di due anni se la condanna è per contravvenzione. In caso di sentenza di condanna a pena pecuniaria congiunta a pena detentiva non superiore a due anni, quando la pena nel complesso, ragguagliata a norma dell'articolo 135, sia superiore a due anni, il giudice può ordinare che l'ese‐ cuzione della pena detentiva rimanga sospesa. (1)
Se il reato è stato commesso da un minore degli anni diciotto, la sospensio‐ ne può essere ordinata quando si infligga una pena restrittiva della libertà personale non superiore a tre anni, ovvero una pena pecuniaria che, sola o congiunta alla pena detentiva e ragguagliata a norma dell'articolo 135, sia equivalente ad una pena privativa della libertà personale per un tempo non superiore, nel complesso, a tre anni. In caso di sentenza di condanna a pena pecuniaria congiunta a pena detentiva non superiore a tre anni, quando la pena nel complesso, ragguagliata a norma dell'articolo 135, sia superiore a tre anni, il giudice può ordinare che l'esecuzione della pena detentiva ri‐ manga sospesa. (2)
Se il reato è stato commesso da persona di età superiore agli anni diciotto
ma inferiore agli anni ventuno o da chi ha compiuto gli anni settanta, la so‐ spensione può essere ordinata quando si infligga una pena restrittiva della libertà personale non superiore a due anni e sei mesi ovvero una pena pe‐ cuniaria che, sola o congiunta alla pena detentiva e ragguagliata a norma dell'articolo 135, sia equivalente ad una pena privativa della libertà perso‐ nale per un tempo non superiore, nel complesso, a due anni e sei mesi. In caso di sentenza di condanna a pena pecuniaria congiunta a pena detentiva non superiore a due anni e sei mesi, quando la pena nel complesso, raggua‐ gliata a norma dell'articolo 135, sia superiore a due anni e sei mesi, il giudi‐ ce può ordinare che l'esecuzione della pena detentiva rimanga sospesa. (3) Qualora la pena inflitta non sia superiore ad un anno e sia stato riparato interamente il danno, prima che sia stata pronunciata la sentenza di primo grado, mediante il risarcimento di esso e, quando sia possibile, mediante le restituzioni, nonché qualora il colpevole, entro lo stesso termine e fuori del caso previsto nel quarto comma dell'articolo 56, si sia adoperato sponta‐ neamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze danno‐ se o pericolose del reato da lui eliminabili, il giudice può ordinare che l'ese‐ cuzione della pena, determinata nel caso di pena pecuniaria ragguagliando‐ la a norma dell'articolo 135, rimanga sospesa per il termine di un anno. (4)
(1) L’ultimo periodo di questo comma è stato aggiunto dall’art. 1, comma 1, lett. a), della L. 11 giugno 2004, n. 145.
(2) L’ultimo periodo di questo comma è stato aggiunto dall’art. 1, comma 1, lett. b), della L. 11 giugno 2004, n. 145.

Libro I ‐ Dei reati in generale


(3) L’ultimo periodo di questo comma è stato aggiunto dall’art. 1, comma 1, lett. c), della L. 11 giugno 2004, n. 145.
(4) Questo comma è stato aggiunto dall’art. 1, comma 1, lett. d), della L. 11 giugno 2004, n. 145.
Cfr. Cassazione penale, sez. VII, sentenza 26 luglio 2007, n. 30408 e Cas‐
sazione penale, sez. I, sentenza 17 settembre 2009, n. 36071 in Altalex Massimario.
Art. 164. Limiti entro i quali è ammessa la sospensione condizionale della pena
La sospensione condizionale della pena è ammessa soltanto se, avuto ri‐ guardo alle circostanze indicate nell'articolo 133, il giudice presume che il colpevole si asterrà dal commettere ulteriori reati. La sospensione condizionale della pena non può essere conceduta:
1) a chi ha riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto, anche se è intervenuta la riabilitazione né al delinquente o contravventore abituale o professionale;
2) allorché alla pena inflitta deve essere aggiunta una misura di sicurezza
personale perché il reo è persona che la legge presume socialmente perico‐ losa.
La sospensione condizionale della pena rende inapplicabili le misure di sicu‐ rezza, tranne che si tratti della confisca.
La sospensione condizionale della pena non può essere concessa più di una
volta. Tuttavia il giudice nell'infliggere una nuova condanna, può disporre la sospensione condizionale qualora la pena da infliggere, cumulata con quella irrogata con la precedente condanna anche per delitto, non superi i limiti stabiliti dall'articolo 163.
Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 4 giugno 2009, n. 23061 in Al‐ talex Massimario.
Art. 165. Obblighi del condannato
La sospensione condizionale della pena può essere subordinata all'adempi‐
mento dell'obbligo delle restituzioni, al pagamento della somma liquidata a titolo di risarcimento del danno o provvisoriamente assegnata sull'ammon‐ tare di esso e alla pubblicazione della sentenza a titolo di riparazione del danno; può altresì essere subordinata, salvo che la legge disponga altrimen‐ ti, all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato, ovve‐ ro, se il condannato non si oppone, alla prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato comunque non supe‐ riore alla durata della pena sospesa (1), secondo le modalità indicate dal giudice nella sentenza di condanna.
La sospensione condizionale della pena, quando è concessa a persona che ne ha già usufruito, deve essere subordinata all'adempimento di uno degli obblighi previsti nel comma precedente. (2)
La disposizione del secondo comma non si applica qualora la sospensione condizionale della pena sia stata concessa ai sensi del quarto comma dell'ar‐ ticolo 163. (3)
Il giudice nella sentenza stabilisce il termine entro il quale gli obblighi devo‐ no essere adempiuti.
(1) Periodo modificato dall’art. 2, comma 1, lett. a), della L. 11 giugno 2004, n. 145.
(2) Le parole: “salvo che ciò sia impossibile” sono state soppresse dall’art. 2, comma 1, lett. b) della L. 11 giugno 2004, n. 145.
(3) Comma inserito dall’art. 2, comma 1, lett. c), della L. 11 giugno 2004, n. 145.
Art. 166. Effetti della sospensione
La sospensione condizionale della pena si estende alle pene accessorie.
La condanna a pena condizionalmente sospesa non può costituire in alcun caso, di per sé sola, motivo per l'applicazione di misure di prevenzione, né d'impedimento all'accesso a posti di lavoro pubblici o privati tranne i casi specificatamente previsti dalla legge, né per il diniego di concessioni, di li‐ cenze o di autorizzazioni necessarie per svolgere attività lavorativa.
Art. 167. Estinzione del reato
Se, nei termini stabiliti, il condannato non commette un delitto, ovvero una contravvenzione della stessa indole, e adempie gli obblighi impostigli, il rea‐ to è estinto.
In tal caso non ha luogo l'esecuzione delle pene.
Art. 168. Revoca della sospensione
Salva la disposizione dell'ultimo comma dell'art. 164, la sospensione condi‐
zionale della pena è revocata di diritto qualora, nei termini stabiliti, il con‐ dannato:

1) commetta un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole, per cui venga inflitta una pena detentiva, o non adempia agli obblighi impostigli;
2) riporti un'altra condanna per un delitto anteriormente commesso a pena che, cumulata a quella precedentemente sospesa, supera i limiti stabiliti dall'articolo 163. Qualora il condannato riporti un'altra condanna per un delitto anteriormen‐ te commesso, a pena che, cumulata a quella precedentemente sospesa, non supera i limiti stabiliti dall'art. 163, il giudice, tenuto conto dell'indole e della gravità del reato, può revocare l'ordine di sospensione condizionale della pena.
La sospensione condizionale della pena è altresì revocata quando è stata concessa in violazione dell'articolo 164, quarto comma, in presenza di cause ostative. La revoca è disposta anche se la sospensione è stata concessa ai sensi del comma 3 dell'articolo 444 del codice di procedura penale. (1)
(1) Comma aggiunto dall’art. 1 della L. 26 marzo 2001, n. 128.
Art. 169. Perdono giudiziale per i minori degli anni diciotto
Se, per il reato commesso dal minore degli anni diciotto la legge stabilisce
una pena restrittiva della libertà personale non superiore nel massimo a due anni, ovvero una pena pecuniaria non superiore nel massimo a euro 5 anche se congiunta a detta pena, il giudice può astenersi dal pronunciare il rinvio al giudizio, quando, avuto riguardo alle circostanze indicate nell'arti‐ colo 133, presume che il colpevole si asterrà dal commettere ulteriori reati. Qualora si proceda al giudizio, il giudice, può, nella sentenza, per gli stessi motivi, astenersi dal pronunciare condanna.
Le disposizioni precedenti non si applicano nei casi preveduti dal n. 1 del primo capoverso dell'articolo 164. Il perdono giudiziale non può essere conceduto più di una volta.
Art. 170. Estinzione di un reato che sia presupposto, elemento costitutivo o circostanza aggravante di un altro reato
Quando un reato è il presupposto di un altro reato, la causa che lo estingue
non si estende all'altro reato.
La causa estintiva di un reato, che è elemento costitutivo o circostanza ag‐ gravante di un reato complesso, non si estende al reato complesso. L'estinzione di taluno fra più reati connessi non esclude, per gli altri, l'aggra‐ vamento di pena derivante dalla connessione.

CAPO II ‐ DELLA ESTINZIONE DELLA PENA
Art. 171. Morte del reo dopo la condanna
La morte del reo, avvenuta dopo la condanna, estingue la pena.
Art. 172. Estinzione delle pene della reclusione e della multa per decorso del tempo
La pena della reclusione si estingue col decorso di un tempo pari al doppio della pena inflitta e, in ogni caso, non superiore a trenta e non inferiore a dieci anni.
La pena della multa si estingue nel termine di dieci anni.
Quando, congiuntamente alla pena della reclusione, è inflitta la pena della multa, per l'estinzione dell'una e dell'altra pena si ha riguardo soltanto al decorso del tempo stabilito per la reclusione.
Il termine decorre dal giorno in cui la condanna è divenuta irrevocabile, ov‐ vero dal giorno in cui il condannato si è sottratto volontariamente all'esecu‐ zione già iniziata della pena.
Se l'esecuzione della pena è subordinata alla scadenza di un termine o al
verificarsi di una condizione, il tempo necessario per l'estinzione della pena decorre dal giorno in cui il termine è scaduto o la condizione si è verificata. Nel caso di concorso di reati, si ha riguardo, per l'estinzione della pena, a ciascuno di essi, anche se le pene sono state inflitte con la medesima sen‐ tenza.
L'estinzione delle pene non ha luogo, se si tratta di recidivi, nei casi preve‐ duti dai capoversi dell'articolo 99, o di delinquenti abituali, professionali o per tendenza; ovvero se il condannato, durante il tempo necessario per l'estinzione della pena, riporta una condanna alla reclusione per un delitto della stessa indole.
Art. 173. Estinzione delle pene dell'arresto e dell'ammenda per decorso del tempo
Le pene dell'arresto e dell'ammenda si estinguono nel termine di cinque
anni. Tale termine è raddoppiato se si tratta di recidivi, nei casi preveduti dai capoversi dell'articolo 99, ovvero di delinquenti abituali, professionali o per tendenza.

Libro I ‐ Dei reati in generale


Se, congiuntamente alla pena dell'arresto, è inflitta la pena dell'ammenda, per l'estinzione dell'una e dell'altra pena si ha riguardo soltanto al decorso del termine stabilito per l'arresto.
Per la decorrenza del termine si applicano le disposizioni del terzo, quarto e quinto capoverso dell'articolo precedente.
Art. 174. Indulto e grazia
L'indulto o la grazia condona, in tutto o in parte, la pena inflitta, o la com‐ muta in un'altra specie di pena stabilita dalla legge. Non estingue le pene accessorie salvo che il decreto disponga diversamente, e neppure gli altri effetti penali della condanna.
Nel concorso di più reati, l'indulto si applica una sola volta, dopo cumulate le pene, secondo le norme concernenti il concorso dei reati.
Si osservano, per l'indulto, le disposizioni contenute nei tre ultimi capoversi
dell'articolo 151.
Art. 175. Non menzione della condanna nel certificato del casellario giudi‐ ziale
Se, con una prima condanna, è inflitta una pena detentiva non superiore a
due anni, ovvero una pena pecuniaria non superiore a un milione, il giudice, avuto riguardo alle circostanze indicate nell'articolo 133, può ordinare in sentenza che non sia fatta menzione della condanna nel certificato del ca‐ sellario giudiziale, spedito a richiesta di privati, non per ragione di diritto elettorale.
La non menzione della condanna può essere altresì concessa quando è in‐ flitta congiuntamente una pena detentiva non superiore a due anni ed una pena pecuniaria, che, ragguagliata a norma dell'articolo 135 e cumulata alla pena detentiva, priverebbe complessivamente il condannato della libertà personale per un tempo non superiore a trenta mesi.
Se il condannato commette successivamente un delitto, l'ordine di non fare menzione della condanna precedente è revocato.
(…) (1)
(1) Il comma che recitava: “Le disposizioni di questo articolo non si appli‐ cano quando alla condanna conseguono pene accessorie.” è stato abro‐ gato dall'art. 7 della L. 7 febbraio 1990, n. 19.
Art. 176. Liberazione condizionale
Il condannato a pena detentiva che, durante il tempo di esecuzione della pena, abbia tenuto un comportamento tale da far ritenere sicuro il suo rav‐ vedimento, può essere ammesso alla liberazione condizionale, se ha sconta‐ to almeno trenta mesi e comunque almeno metà della pena inflittagli, qua‐ lora il rimanente della pena non superi i cinque anni.
Se si tratta di recidivo, nei casi preveduti dai capoversi dell'articolo 99, il condannato, per essere ammesso alla liberazione condizionale, deve avere scontato almeno quattro anni di pena e non meno di tre quarti della pena inflittagli.
Il condannato all'ergastolo può essere ammesso alla liberazione condiziona‐ le quando abbia scontato almeno ventisei anni di pena.
La concessione della liberazione condizionale è subordinata all'adempimen‐ to delle obbligazioni civili derivanti dal reato, salvo che il condannato dimo‐ stri di trovarsi nell'impossibilità di adempierle.
Art. 177. Revoca della liberazione condizionale o estinzione della pena Nei confronti del condannato ammesso alla liberazione condizionale resta sospesa l'esecuzione della misura di sicurezza detentiva cui il condannato stesso sia stato sottoposto con la sentenza di condanna o con un provvedi‐ mento successivo. La liberazione condizionale è revocata, se la persona libe‐ rata commette un delitto o una contravvenzione della stessa indole, ovvero trasgredisce agli obblighi inerenti alla libertà vigilata, disposta a termini dell'articolo 230, n. 2. In tal caso, il tempo trascorso in libertà condizionale non è computato nella durata della pena e il condannato non può essere riammesso alla liberazione condizionale.
Decorso tutto il tempo della pena inflitta, ovvero cinque anni dalla data del
provvedimento di liberazione condizionale, se trattasi di condannato all'er‐ gastolo, senza che sia intervenuta alcuna causa di revoca, la pena rimane estinta e sono revocate le misure di sicurezza personali, ordinate dal giudice con la sentenza di condanna o con provvedimento successivo.
Art. 178. Riabilitazione
La riabilitazione estingue le pene accessorie ed ogni altro effetto penale della condanna, salvo che la legge disponga altrimenti.
Cfr. Tribunale di Sorveglianza di Torino, ordinanza 29 gennaio 2008, n. 1 in Altalex Massimario.
Art. 179. Condizioni per la riabilitazione

La riabilitazione è conceduta quando siano decorsi almeno tre anni (1) dal giorno in cui la pena principale sia stata eseguita o siasi in altro modo estin‐ ta, e il condannato abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta. Il termine è di almeno otto anni (2) se si tratta di recidivi, nei casi preveduti dai capoversi dell'articolo 99. Il termine è (3) di dieci anni se si tratta di delinquenti abituali, professionali o per tendenza e decorre dal giorno in cui sia stato revocato l'ordine di asse‐ gnazione ad una colonia agricola o ad una casa di lavoro.
Qualora sia stata concessa la sospensione condizionale della pena ai sensi
dell'articolo 163, primo, secondo e terzo comma, il termine di cui al primo comma decorre dallo stesso momento dal quale decorre il termine di so‐ spensione della pena. (4)
Qualora sia stata concessa la sospensione condizionale della pena ai sensi
del quarto comma dell'articolo 163, la riabilitazione è concessa allo scadere del termine di un anno di cui al medesimo quarto comma, purché sussista‐ no le altre condizioni previste dal presente articolo. La riabilitazione non può essere conceduta quando il condannato:
1) sia stato sottoposto a misura di sicurezza, tranne che si tratti di espulsio‐ ne dello straniero dallo Stato, ovvero di confisca, e il provvedimento non sia stato revocato;
2) non abbia adempiuto le obbligazioni civili derivanti dal reato, salvo che dimostri di trovarsi nell'impossibilità di adempierle.
(1) Le parole: “cinque anni” sono state così sostituite dalle attuali: “alme‐ no tre anni” dall’art. 3, comma 1, lett. a), della L. 11 giugno 2004, n. 145.
(2) Le parole: “dieci anni” sono state così sostituite dalle attuali: “almeno otto anni” dall’art. 3, comma 1, lett. b), della L. 11 giugno 2004, n. 145.
(3) Le parole: “parimenti” sono state soppresse dall’art. 3, comma 1, lett. c), della L. 11 giugno 2004, n. 145.
(4) Comma aggiunto dall’art. 3, comma 1, lett. d), della L. 11 giugno 2004, n. 145.
Cfr. Tribunale di Sorveglianza di Torino, ordinanza 29 gennaio 2008, n. 1 in Altalex Massimario.
Art. 180. Revoca della sentenza di riabilitazione
La sentenza di riabilitazione è revocata di diritto se la persona riabilitata commette entro sette anni (1) un delitto non colposo, per il quale sia inflitta la pena della reclusione per un tempo non inferiore a due anni (1) od un'al‐ tra pena più grave.
(1) Le parole: “cinque anni” e “tre anni” sono state rispettivamente così sostituite dalle parole: “sette anni” e “due anni” dall’art. 4, della L. 11 giugno 2004, n. 145.
Art. 181. Riabilitazione nel caso di condanna all'estero
Le disposizioni relative alla riabilitazione si applicano anche nel caso di sen‐
tenze straniere di condanna, riconosciute a norma dell'articolo 12.

CAPO III ‐ DISPOSIZIONI COMUNI
Art. 182. Effetti delle cause di estinzione del reato o della pena
Salvo che la legge disponga altrimenti, l'estinzione del reato o della pena ha effetto soltanto per coloro ai quali la causa di estinzione si riferisce.
Art. 183. Concorso di cause estintive
Le cause di estinzione del reato o della pena operano nel momento in cui esse intervengono.
Nel concorso di una causa che estingue il reato con una causa che estingue
la pena, prevale la causa che estingue il reato, anche se è intervenuta suc‐ cessivamente.
Quando intervengono in tempi diversi più cause di estinzione del reato o della pena, la causa antecedente estingue il reato o la pena, e quelle succes‐ sive fanno cessare gli effetti che non siano ancora estinti in conseguenza della causa antecedente.
Se più cause intervengono contemporaneamente, la causa più favorevole opera l'estinzione del reato o della pena; ma anche in tal caso, per gli effetti che non siano estinti in conseguenza della causa più favorevole, si applica il capoverso precedente.
Art. 184. Estinzione della pena di morte, dell'ergastolo o di pene tempora‐ nee nel caso di concorso di reati
Quando, per effetto di amnistia, indulto o grazia, la pena di morte (1) o
dell'ergastolo è estinta, la pena detentiva temporanea, inflitta per il reato concorrente, è eseguita per intero. Nondimeno, se il condannato ha già in‐ teramente subito l'isolamento diurno, applicato a norma del capoverso

Libro I ‐ Dei reati in generale

dell'art. 72, la pena per il reato concorrente è ridotta alla metà; ed è estinta, se il condannato è stato detenuto per oltre trenta anni. Se, per effetto di alcuna delle dette cause estintive, non deve essere sconta‐ ta la pena detentiva temporanea inflitta, per il reato concorrente, al con‐ dannato all'ergastolo, non si applica l'isolamento diurno, stabilito nel capo‐ verso dell'articolo 72. Se la pena detentiva deve essere scontata solo in par‐ te, il periodo dell'isolamento diurno, applicato a norma del predetto artico‐ lo, può essere ridotto fino a tre mesi.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.

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TITOLO VII ‐ DELLE SANZIONI CIVILI
Art. 185. Restituzioni e risarcimento del danno
Ogni reato obbliga alle restituzioni a norma delle leggi civili.
Ogni reato, che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il fatto di lui.
Cfr. Tribunale di Rimini, Ufficio GIP, ordinanza 15 luglio 2008, Cassazione penale, sez. III, sentenza 15 ottobre 2008, n. 38835 e Cassazione penale, sez. IV, sentenza 14 gennaio 2010, n. 1479 in Altalex Massimario.
Art. 186. Riparazione del danno mediante pubblicazione della sentenza di condanna
Oltre quanto è prescritto nell'articolo precedente e in altre disposizioni di legge, ogni reato obbliga il colpevole alla pubblicazione, a sue spese, della sentenza di condanna, qualora la pubblicazione costituisca un mezzo per riparare il danno non patrimoniale cagionato dal reato.
Art. 187. Indivisibilità e solidarietà nelle obbligazioni ex delicto
L'obbligo alle restituzioni e alla pubblicazione della sentenza penale di con‐ danna è indivisibile.
I condannati per uno stesso reato sono obbligati in solido al risarcimento del danno patrimoniale o non patrimoniale.
Art. 188. Spese per il mantenimento del condannato. Obbligo di rimborso Il condannato è obbligato a rimborsare all'erario dello Stato le spese per il suo mantenimento negli stabilimenti di pena, e risponde di tale obbligazio‐ ne con tutti i suoi beni mobili e immobili, presenti e futuri, a norma delle leggi civili.
L'obbligazione non si estende alla persona civilmente responsabile, e non si
trasmette agli eredi del condannato.
Art. 189. Sequestro. (1)
Lo Stato ha ipoteca legale sui beni dell'imputato a garanzia del pagamento:
1) delle pene pecuniarie e di ogni altra somma dovuta all'erario dello Stato;
2) delle spese del procedimento;
3) delle spese relative al mantenimento del condannato negli stabilimenti di pena;
4) delle spese sostenute da un pubblico istituto sanitario, a titolo di cura e di
alimenti per la persona offesa, durante l'infermità;
5) delle somme dovute a titolo di risarcimento del danno, comprese le spe‐ se processuali;
6) delle spese anticipate dal difensore e delle somme a lui dovute a titolo di
onorario.
L'ipoteca legale non pregiudica il diritto degli interessati a iscrivere ipoteca giudiziale, dopo la sentenza di condanna, anche se non divenuta irrevocabi‐ le.
Se vi è fondata ragione di temere che manchino o si disperdano le garanzie
delle obbligazioni per le quali è ammessa l'ipoteca legale, può essere ordi‐ nato il sequestro dei beni mobili dell'imputato.
Gli effetti dell'ipoteca o del sequestro cessano con la sentenza irrevocabile di proscioglimento.
Se l'imputato offre cauzione, può non farsi luogo all'iscrizione dell'ipoteca legale o al sequestro.
Per effetto del sequestro i crediti indicati in questo articolo si considerano privilegiati rispetto ad ogni altro credito non privilegiato di data anteriore e ai crediti sorti posteriormente, salvi, in ogni caso, i privilegi stabiliti a garan‐ zia del pagamento di tributi.
(1) Espressione abrogata dall'art. 218, D.Lgs. 28 luglio 1989, n. 271.
Art. 190. Garanzia sui beni della persona civilmente responsabile
Le garanzie stabilite nell'articolo precedente si estendono anche ai beni della persona civilmente responsabile, limitatamente ai crediti indicati nei numeri 2, 4 e 5 del predetto articolo, qualora, per l'ipoteca legale, sussista‐ no le condizioni richieste per la iscrizione sui beni dell'imputato, e qualora, per il sequestro, concorrano, riguardo alla persona civilmente responsabile, le circostanze indicate nel secondo capoverso dell'articolo precedente.
Art. 191. Ordine dei crediti garantiti con ipoteca o sequestro
Sul prezzo degli immobili ipotecati e dei mobili sequestrati a norma dei due
articoli precedenti, e sulle somme versate a titolo di cauzione e non devolu‐ te alla Cassa delle ammende, sono pagate nell'ordine seguente:
1) le spese sostenute da un pubblico istituto sanitario, a titolo di cura e di alimenti per la persona offesa, durante l'infermità;

2) le somme dovute a titolo di risarcimento di danni e di spese processuali al danneggiato, purché il pagamento ne sia richiesto entro un anno dal giorno in cui la sentenza penale di condanna sia divenuta irrevocabile;
3) le spese anticipate dal difensore del condannato e la somma a lui dovuta a titolo di onorario;
4) le spese del procedimento;
5) le spese per il mantenimento del condannato negli stabilimenti di pena. Se la esecuzione della pena non ha ancora avuto luogo, in tutto o in parte, è depositata nella Cassa delle ammende una somma presumibilmente ade‐ guata alle spese predette;
6) le pene pecuniarie e ogni altra somma dovuta all'erario dello Stato.
Art. 192. Atti a titolo gratuito compiuti dal colpevole dopo il reato
Gli atti a titolo gratuito, compiuti dal colpevole dopo il reato, non hanno
efficacia rispetto ai crediti indicati nell'art. 189.
Art. 193. Atti a titolo oneroso compiuti dal colpevole dopo il reato
Gli atti a titolo oneroso, eccedenti la semplice amministrazione ovvero la gestione dell'ordinario commercio, i quali siano compiuti dal colpevole dopo il reato, si presumono fatti in frode rispetto ai crediti indicati nell'articolo 189.
Nondimeno, per la revoca dell'atto, è necessaria la prova della mala fede dell'altro contraente.
Art. 194. Atti di titolo oneroso o gratuito compiuti dal colpevole prima del reato
Gli atti a titolo gratuito, compiuti dal colpevole prima del reato, non sono efficaci rispetto ai crediti indicati nell'articolo 189, qualora si provi che furo‐ no da lui compiuti in frode.
La stessa disposizione si applica agli atti a titolo oneroso eccedenti la sem‐ plice amministrazione ovvero la gestione dell'ordinario commercio; nondi‐ meno, per la revoca dell'atto a titolo oneroso, è necessaria la prova anche della mala fede dell'altro contraente.
Le disposizioni di questo articolo non si applicano per gli atti anteriori di un anno al commesso reato.
Art. 195. Diritti dei terzi
Nei casi preveduti dai tre articoli precedenti, i diritti dei terzi sono regolati
dalle leggi civili.
Art. 196. Obbligazione civile per le multe e le ammende inflitte a persona dipendente Nei reati commessi da chi è soggetto all'altrui autorità, direzione o vigilanza, la persona rivestita dell'autorità, o incaricata della direzione o vigilanza, è obbligata, in caso di insolvibilità del condannato, al pagamento di una somma pari all'ammontare della multa o dell'ammenda inflitta al colpevole, se si tratta di violazioni di disposizioni che essa era tenuta a far osservare e delle quali non debba rispondere penalmente.
Qualora la persona preposta risulti insolvibile, si applicano al condannato le disposizioni dell'articolo 136.
Art. 197. Obbligazione civile delle persone giuridiche per il pagamento delle multe e delle ammende
Gli enti forniti di personalità giuridica, eccettuati lo Stato, le regioni, le pro‐ vince ed i comuni, qualora sia pronunciata condanna per reato contro chi ne abbia la rappresentanza, o l'amministrazione, o sia con essi in rapporto di dipendenza, e si tratti di reato che costituisca violazione degli obblighi ine‐ renti alla qualità rivestita dal colpevole, ovvero sia commesso nell'interesse della persona giuridica, sono obbligati al pagamento, in caso di insolvibilità del condannato, di una somma pari all'ammontare della multa o dell'am‐ menda inflitta.
Se tale obbligazione non può essere adempiuta, si applicano al condannato le disposizioni dell'articolo 136.
Art. 198. Effetti dell'estinzione del reato o della pena sulle obbligazioni civili
Effetti dell'estinzione del reato o della pena sulle obbligazioni civili. L'estinzione del reato o della pena non importa l'estinzione delle obbliga‐ zioni civili derivanti dal reato, salvo che si tratti delle obbligazioni indicate nei due articoli precedenti.

Libro I ‐ Dei reati in generale


TITOLO VIII ‐ DELLE MISURE AMMINISTRATIVE DI SI‐ CUREZZA

CAPO I ‐ DELLE MISURE DI SICUREZZA PERSONALI

SEZIONE I ‐ Disposizioni generali
Art. 199. Sottoposizione a misure di sicurezza: disposizione espressa di legge
Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza che non siano espres‐ samente stabilite dalla legge e fuori dei casi dalla legge stessa preveduti.
Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 16 giugno 2009, n. 25096 in Al‐ talex Massimario.
Art. 200. Applicabilità delle misure di sicurezza rispetto al tempo, al terri‐ torio e alle persone Le misure di sicurezza sono regolate dalla legge in vigore al tempo della loro applicazione. Se la legge del tempo in cui deve eseguirsi la misura di sicurezza è diversa, si applica la legge in vigore al tempo dell'esecuzione.
Le misure di sicurezza si applicano anche agli stranieri, che si trovano nel territorio dello Stato.
Tuttavia l'applicazione di misure di sicurezza allo straniero non impedisce l'espulsione di lui dal territorio dello Stato, a norma delle leggi di pubblica sicurezza.
Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 16 giugno 2009, n. 25096 e Cas‐ sazione Penale, sez. IV, sentenza 17 novembre 2009, n. 43974 in Altalex Massimario.
Art. 201. Misure di sicurezza per fatti commessi all'estero Quando, per un fatto commesso all'estero, si procede o si rinnova il giudizio nello Stato, è applicabile la legge italiana anche riguardo alle misure di sicu‐ rezza.
Nel caso indicato nell'articolo 12, n. 3, l'applicazione delle misure di sicurez‐ za stabilite dalla legge italiana è sempre subordinata all'accertamento che la persona sia socialmente pericolosa.
Art. 202. Applicabilità delle misure di sicurezza
Le misure di sicurezza possono essere applicate soltanto alle persone so‐ cialmente pericolose che abbiano commesso un fatto preveduto dalla legge come reato.
La legge penale determina i casi nei quali a persone socialmente pericolose possono essere applicate misure di sicurezza per un fatto non preveduto dalla legge come reato.
Art. 203. Pericolosità sociale Agli effetti della legge penale, è socialmente pericolosa la persona, anche se non imputabile o non punibile, la quale ha commesso taluno dei fatti indica‐ ti nell'articolo precedente quando è probabile che commetta nuovi fatti preveduti dalla legge come reati.
La qualità di persona socialmente pericolosa si desume dalle circostanze indicate nell'articolo 133.
Art. 204. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Accertamento di pericolosità. Pericolosità so‐ ciale presunta
Le misure di sicurezza sono ordinate, previo accertamento che colui il quale ha commesso il fatto è persona socialmente pericolosa. Nei casi espressamente determinati, la qualità di persona socialmente pe‐ ricolosa è presunta dalla legge.
Nondimeno anche in tali casi l'applicazione delle misure di sicurezza è su‐ bordinata all'accertamento di tale qualità, se la condanna o il prosciogli‐ mento è pronunciato:
1. dopo dieci anni dal giorno in cui è stato commesso il fatto, qualora si
tratti di infermi di mente, nei casi preveduti dal primo capoverso dell'arti‐ colo 219 e dell'articolo 222;
2. dopo cinque anni dal giorno in cui è stato commesso il fatto, in ogni al‐ tro caso.
È altresì subordinata all'accertamento della qualità di persona socialmen‐ te pericolosa l'esecuzione, non ancora iniziata, delle misure di sicurezza aggiunte a pena non detentiva, ovvero concernenti imputati prosciolti, se, dalla data della sentenza di condanna o di proscioglimento, sono decorsi dieci anni nel caso preveduto dal primo capoverso dell'articolo 222, ovve‐

ro cinque anni in ogni altro caso.” è stato abrogato dall'art. 31 della L. 10 ottobre 1986, n. 663.
Art. 205. Provvedimento del giudice
Le misure di sicurezza sono ordinate dal giudice nella stessa sentenza di condanna o di proscioglimento. Possono essere ordinate con provvedimento successivo:
1) nel caso di condanna durante la esecuzione della pena o durante il tempo in cui il condannato si sottrae volontariamente all'esecuzione della pena;
2) nel caso di proscioglimento, qualora la qualità di persona socialmente
pericolosa sia presunta, e non sia decorso un tempo corrispondente alla durata minima della relativa misura di sicurezza;
3) in ogni tempo, nei casi stabiliti dalla legge.
Art. 206. Applicazione provvisoria delle misure di sicurezza
Durante l'istruzione o il giudizio, può disporsi che il minore di età, o l'infer‐ mo di mente, o l'ubriaco abituale, o la persona dedita all'uso di sostanze stupefacenti, o in stato di cronica intossicazione prodotta da alcool o da sostanze stupefacenti, siano provvisoriamente ricoverati in un riformatorio o in un manicomio giudiziario, o in una casa di cura e di custodia. Il giudice revoca l'ordine, quando ritenga che tali persone non siano più so‐ cialmente pericolose.
Il tempo dell'esecuzione provvisoria della misura di sicurezza è computato nella durata minima di essa.
Art. 207. Revoca delle misure di sicurezza personali
Le misure di sicurezza non possono essere revocate se le persone ad esse sottoposte non hanno cessato di essere socialmente pericolose.
La revoca non può essere ordinata se non è decorso un tempo corrispon‐
dente alla durata minima stabilita dalla legge per ciascuna misura di sicurez‐ za.
(…) (1).
(1) Il comma che recitava: ”Anche prima che sia decorso il tempo corri‐ spondente alla durata minima stabilita dalla legge, la misura di sicurezza applicata dal giudice può essere revocata con decreto del ministro della giustizia.” è stato abrogato dall'art. 89 della L. 26 luglio 1975, n. 354.
Art. 208. Riesame della pericolosità
Decorso il periodo minimo di durata, stabilito dalla legge per ciascuna misu‐ ra di sicurezza, il giudice riprende in esame le condizioni della persona che vi è sottoposta, per stabilire se essa è ancora socialmente pericolosa. Qualora la persona risulti ancora pericolosa, il giudice fissa un nuovo termi‐ ne per un esame ulteriore.
Nondimeno, quando vi sia ragione di ritenere che il pericolo sia cessato, il giudice può, in ogni tempo procedere a nuovi accertamenti.
Art. 209. Persona giudicata per più fatti
Quando una persona ha commesso, anche in tempi diversi, più fatti per i quali siano applicabili più misure di sicurezza della medesima specie, è ordi‐ nata una sola misura di sicurezza.
Se le misure di sicurezza sono di specie diversa, il giudice valuta complessi‐ vamente il pericolo che deriva dalla persona e, in relazione ad esso, applica una o più misure di sicurezza stabilite dalla legge.
Sono in ogni caso applicate le misure di sicurezza detentive alle quali debba essere sottoposta la persona, a cagione del pericolo presunto dalla legge. Le disposizioni precedenti si applicano anche nel caso di misure di sicurezza in corso di esecuzione, o delle quali non siasi ancora iniziata l'esecuzione.
Art. 210. Effetti della estinzione del reato o della pena L'estinzione del reato impedisce l'applicazione delle misure di sicurezza e ne fa cessare l'esecuzione.
L'estinzione della pena impedisce l'applicazione delle misure di sicurezza, eccetto quelle per le quali la legge stabilisce che possono essere ordinate in ogni tempo, ma non impedisce l'esecuzione delle misure di sicurezza che sono state già ordinate dal giudice come misure accessorie di una condanna alla pena della reclusione superiore a dieci anni. Nondimeno, alla colonia agricola e alla casa di lavoro è sostituita la libertà vigilata.
Qualora per effetto di indulto o di grazia non debba essere eseguita la pena di morte (1), ovvero, in tutto o in parte, la pena dell'ergastolo, il condannato è sottoposto a libertà vigilata per un tempo non inferiore a tre anni.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Art. 211. Esecuzione delle misure di sicurezza

Libro I ‐ Dei reati in generale


Le misure di sicurezza aggiunte a una pena detentiva sono eseguite dopo che la pena è stata scontata o è altrimenti estinta.
Le misure di sicurezza, aggiunte a pena non detentiva, sono eseguite dopo che la sentenza di condanna è divenuta irrevocabile.
L'esecuzione delle misure di sicurezza temporanee non detentive, aggiunte
a misure di sicurezza detentive ha luogo dopo la esecuzione di queste ulti‐ me.
Art. 211‐bis. Rinvio dell'esecuzione delle misure di sicurezza
Alle misure di sicurezza previste dal presente capo si applicano gli articoli
146 e 147.
Se la misura di sicurezza deve essere eseguita nei confronti dell'autore di un delitto consumato o tentato commesso con violenza contro le persone ov‐ vero con l'uso di armi e vi sia concreto pericolo che il soggetto commetta nuovamente uno dei delitti indicati il giudice può ordinare il ricovero in una casa di cura o in altro luogo di cura comunque adeguato alla situazione o alla patologia della persona. (1)
(1) Comma aggiunto dall’art. 2 della L. 8 marzo 2001, n. 40.
Art. 212. Casi di sospensione o di trasformazione di misure di sicurezza L'esecuzione di una misura di sicurezza applicata a persona imputabile è sospesa se questa deve scontare una pena detentiva, e riprende il suo corso dopo l'esecuzione della pena.
Se la persona sottoposta a una misura di sicurezza detentiva è colpita da
un'infermità psichica, il giudice ne ordina il ricovero in un manicomio giudi‐ ziario, ovvero in una casa di cura e di custodia.
Quando sia cessata l'infermità, il giudice, accertato che la persona è social‐ mente pericolosa, ordina che essa sia assegnata ad una colonia agricola o ad una casa di lavoro ovvero a un riformatorio giudiziario se non crede di sot‐ toporla a libertà vigilata. Se l'infermità psichica colpisce persona sottoposta a misura di sicurezza non detentiva o a cauzione di buona condotta, e l'infermo viene ricoverato in un manicomio comune, cessa l'esecuzione di dette misure. Nondimeno, se si tratta di persona sottoposta a misura di sicurezza personale non detentiva, il giudice, cessata l'infermità, procede a nuovo accertamento ed applica una misura di sicurezza personale non detentiva qualora la persona risulti anco‐ ra pericolosa.
Art. 213. Stabilimenti destinati alla esecuzione delle misure di sicurezza detentive. Regime educativo, curativo e di lavoro
Le misure di sicurezza detentive sono eseguite negli stabilimenti a ciò desti‐
nati.
Le donne sono assegnate a stabilimenti separati da quelli destinati agli uo‐ mini.
In ciascuno degli stabilimenti è adottato un particolare regime educativo o
curativo e di lavoro, avuto riguardo alle tendenze e alle abitudini criminose della persona e, in genere, al pericolo sociale che da essa deriva. Il lavoro è remunerato. Dalla remunerazione è prelevata una quota per il rimborso delle spese di mantenimento. Per quanto concerne il mantenimento dei ricoverati nei manicomi giudiziari, si osservano le disposizioni sul rimborso delle spese di spedalità.
Art. 214. Inosservanza delle misure di sicurezza detentiva
Nel caso in cui la persona sottoposta a misura di sicurezza detentiva si sot‐ trae volontariamente alla esecuzione di essa, ricomincia a decorrere il pe‐ riodo minimo di durata della misura di sicurezza dal giorno in cui a questa è data nuovamente esecuzione.
Tale disposizione non si applica nel caso di persona ricoverata in un mani‐ comio giudiziario o in una casa di cura e di custodia.

SEZIONE II ‐ Disposizioni speciali
Art. 215. Specie Le misure di sicurezza personali si distinguono in detentive e non detentive. Sono misure di sicurezza detentive:
1) l'assegnazione a una colonia agricola o ad una casa di lavoro;
2) il ricovero in una casa di cura e di custodia;
3) il ricovero in un manicomio giudiziario;
4) il ricovero in un riformatorio giudiziario.
Sono misure di sicurezza non detentive:
1) la libertà vigilata;
2) il divieto di soggiorno in uno o più comuni, o in una o più province;
3) il divieto di frequentare osterie e pubblici spacci di bevande alcooliche;
4) l'espulsione dello straniero dallo Stato.

Quando la legge stabilisce una misura di sicurezza senza indicarne la specie, il giudice dispone che si applichi la libertà vigilata a meno che, trattandosi di un condannato per delitto, ritenga di disporre l'assegnazione di lui a una colonia agricola o ad una casa di lavoro.
Art. 216. Assegnazione a una colonia agricola o ad una casa di lavoro
Sono assegnati a una colonia agricola o ad una casa di lavoro:
1) coloro che sono stati dichiarati delinquenti abituali; professionali o per tendenza;
2) coloro che essendo stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o
per tendenza, e non essendo più sottoposti a misura di sicurezza, commet‐ tono un nuovo delitto, non colposo, che sia nuova manifestazione della abi‐ tualità, della professionalità o della tendenza a delinquere;
3) le persone condannate o prosciolte negli altri casi indicati espressamente
nella legge.
Art. 217. Durata minima
L'assegnazione a una colonia agricola o ad una casa di lavoro ha la durata minima di un anno. Per i delinquenti abituali, la durata minima è di due an‐ ni, per i delinquenti professionali di tre anni, ed è di quattro anni per i de‐ linquenti per tendenza.
Art. 218. Esecuzione
Nelle colonie agricole e nelle case di lavoro i delinquenti abituali o profes‐ sionali e quelli per tendenza sono assegnati a sezioni speciali.
Il giudice stabilisce se la misura di sicurezza debba essere eseguita in una colonia agricola, ovvero in una casa di lavoro, tenuto conto delle condizioni e attitudini della persona a cui il provvedimento si riferisce. Il provvedimen‐ to può essere modificato nel corso dell'esecuzione.
Art. 219. Assegnazione a una casa di cura e di custodia
Il condannato, per delitto non colposo a una pena diminuita per cagione di infermità psichica o di cronica intossicazione da alcool o da sostanze stupe‐ facenti, ovvero per cagione di sordomutismo, è ricoverato in una casa di cura e di custodia per un tempo non inferiore a un anno, quando la pena stabilita dalla legge non è inferiore nel minimo a cinque anni di reclusione. Se per il delitto commesso è stabilita dalla legge la pena di morte (1) o la pena dell'ergastolo, ovvero la reclusione non inferiore nel minimo a dieci anni, la misura di sicurezza è ordinata per un tempo non inferiore a tre anni. Se si tratta di un altro reato, per il quale la legge stabilisce la pena detentiva, e risulta che il condannato è persona socialmente pericolosa, il ricovero in un casa di cura e di custodia è ordinato per un tempo non inferiore a sei mesi; tuttavia il giudice può sostituire alla misura del ricovero quella della libertà vigilata.
Tale sostituzione non ha luogo, qualora si tratti di condannati a pena dimi‐ nuita per intossicazione cronica da alcool o da sostanze stupefacenti. Quando deve essere ordinato il ricovero in una casa di cura e di custodia, non si applica altra misura di sicurezza detentiva.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Art. 220. Esecuzione dell'ordine di ricovero L'ordine di ricovero del condannato nella casa di cura e di custodia è esegui‐ to dopo che la pena restrittiva della libertà personale sia stata scontata o sia altrimenti estinta.
Il giudice, nondimeno, tenuto conto delle particolari condizioni d'infermità
psichica del condannato, può disporre che il ricovero venga eseguito prima che sia iniziata o abbia termine la esecuzione della pena restrittiva della libertà personale.
Il provvedimento è revocato quando siano venute meno le ragioni che lo
determinarono, ma non prima che sia decorso il termine minimo stabilito nell'articolo precedente.
Il condannato, dimesso dalla casa di cura e di custodia, è sottoposto all'ese‐ cuzione della pena.
Art. 221. Ubriachi abituali
Quando non debba essere ordinata altra misura di sicurezza detentiva, i condannati alla reclusione per delitti commessi in stato di ubriachezza, qua‐ lora questa sia abituale, o per delitti commessi sotto l'azione di sostanze stupefacenti all'uso delle quali siano dediti, sono ricoverati in una casa di cura e di custodia.
Tuttavia, se si tratta di delitti per i quali sia stata inflitta la reclusione per un tempo inferiore a tre anni, al ricovero in una casa di cura e di custodia può essere sostituita la libertà vigilata. Il ricovero ha luogo in sezioni speciali, e ha la durata minima di sei mesi.

Libro I ‐ Dei reati in generale


Art. 222. Ricovero in un manicomio giudiziario
Nel caso di proscioglimento per infermità psichica, ovvero per intossicazio‐ ne cronica da alcool o da sostanze stupefacenti, ovvero per sordomutismo, è sempre ordinato il ricovero dell'imputato in un manicomio giudiziario per un tempo non inferiore a due anni; salvo che si tratti di contravvenzioni o di delitti colposi o di altri delitti per i quali la legge stabilisce la pena pecuniaria o la reclusione per un tempo non superiore nel massimo a due anni, nei quali casi la sentenza di proscioglimento è comunicata all'Autorità di pubbli‐ ca sicurezza.
La durata minima del ricovero nel manicomio giudiziario è di dieci anni, se per il fatto commesso la legge stabilisce la pena di morte (1) o l'ergastolo, ovvero di cinque se per il fatto commesso la legge stabilisce la pena della reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a dieci anni.
Nel caso in cui la persona ricoverata in un manicomio giudiziario debba scontare una pena restrittiva della libertà personale, l'esecuzione di questa è differita fino a che perduri il ricovero nel manicomio.
Le disposizioni di questo articolo si applicano anche ai minori degli anni
quattordici o maggiori dei quattordici e minori dei diciotto, prosciolti per ragione di età, quando abbiano commesso un fatto preveduto dalla legge come reato, trovandosi in alcuna delle condizioni indicate nella prima parte dell'articolo stesso.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Art. 223. Ricovero dei minori in un riformatorio giudiziario
Il ricovero in un riformatorio giudiziario è misura di sicurezza speciale per i minori, e non può avere durata inferiore a un anno.
Qualora tale misura di sicurezza debba essere, in tutto o in parte, applicata o eseguita dopo che il minore abbia compiuto gli anni ventuno, ad essa è sostituita la libertà vigilata, salvo che il giudice ritenga di ordinare l'assegna‐ zione a una colonia agricola, o ad una casa di lavoro.
Art. 224. Minore non imputabile
Qualora il fatto commesso da un minore degli anni quattordici sia prevedu‐ to dalla legge come delitto, ed egli sia pericoloso, il giudice, tenuto special‐ mente conto della gravità del fatto e delle condizioni morali della famiglia in cui il minore è vissuto, ordina che questi sia ricoverato nel riformatorio giu‐ diziario o posto in libertà vigilata.
Se, per il delitto, la legge stabilisce la pena di morte (1) o l'ergastolo, o la
reclusione non inferiore nel minimo a tre anni, e non si tratta di delitto col‐
poso, è sempre ordinato il ricovero del minore nel riformatorio per un tem‐ po non inferiore a tre anni. Le disposizioni precedenti si applicano anche al minore che, nel momento in cui ha commesso il fatto preveduto dalla legge come delitto, aveva compiu‐ to gli anni quattordici, ma non ancora i diciotto, se egli sia riconosciuto non imputabile, a norma dell'articolo 98.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Art. 225. Minore imputabile
Quando il minore che ha compiuto gli anni quattordici, ma non ancora i di‐ ciotto, sia riconosciuto imputabile, il giudice può ordinare che, dopo l'ese‐ cuzione della pena, egli sia ricoverato in un riformatorio giudiziario o posto in libertà vigilata, tenuto conto delle circostanze indicate nella prima parte dell'articolo precedente.
È sempre applicata una delle predette misure di sicurezza al minore che sia condannato per delitto durante l'esecuzione di una misura di sicurezza, a lui precedentemente applicata per difetto d'imputabilità.
Art. 226. Minore delinquente abituale, professionale o per tendenza
Il ricovero in un riformatorio giudiziario è sempre ordinato per il minore degli anni diciotto, che sia delinquente abituale o professionale, ovvero de‐ linquente per tendenza, e non può avere durata inferiore a tre anni. Quan‐ do egli ha compiuto gli anni ventuno, il giudice ne ordina l'assegnazione a una colonia agricola o ad una casa di lavoro.
La legge determina gli altri casi nei quali deve essere ordinato il ricovero del minore in un riformatorio giudiziario.
Art. 227. Riformatori speciali
Quando la legge stabilisce che il ricovero in un riformatorio giudiziario sia ordinato senza che occorra accertare che il minore è socialmente pericolo‐ so, questi è assegnato ad uno stabilimento speciale o ad una sezione specia‐ le degli stabilimenti ordinari.

Può altresì essere assegnato ad uno stabilimento speciale o ad una sezione speciale degli stabilimenti ordinari il minore che, durante il ricovero nello stabilimento ordinario, si sia rivelato particolarmente pericoloso.
Art. 228. Libertà vigilata La sorveglianza della persona in stato di libertà vigilata è affidata all'autorità di pubblica sicurezza.
Alla persona in stato di libertà vigilata sono imposte dal giudice prescrizioni idonee ad evitare le occasioni di nuovi reati.
Tali prescrizioni possono essere dal giudice successivamente modificate o
limitate.
La sorveglianza deve essere esercitata in modo da agevolare, mediante il lavoro, il riadattamento della persona alla vita sociale. La libertà vigilata non può avere durata inferiore a un anno.
Per la vigilanza sui minori si osservano le disposizioni precedenti, in quanto non provvedano leggi speciali.
Art. 229. Casi nei quali può essere ordinata la libertà vigilata
Oltre quanto è prescritto da speciali disposizioni di legge la libertà vigilata
può essere ordinata:
1) nel caso di condanna alla reclusione per un tempo superiore a un anno;
2) nei casi in cui questo codice autorizza una misura di sicurezza per un fatto non preveduto dalla legge come reato.
Art. 230. Casi nei quali deve essere ordinata la libertà vigilata
La libertà vigilata è sempre ordinata:
1) se è inflitta la pena della reclusione per non meno di dieci anni: e non può, in tal caso, avere durata inferiore a tre anni;
2) quando il condannato è ammesso alla liberazione condizionale;
3) se il contravventore abituale o professionale, non essendo più sottoposto a misure di sicurezza, commette un nuovo reato, il quale sia nuova manife‐ stazione di abitualità o professionalità;
4) negli altri casi determinati dalla legge.
Nel caso in cui sia stata disposta l'assegnazione a una colonia agricola o ad una casa di lavoro, il giudice, al termine dell'assegnazione, può ordinare che la persona da dimettere sia posta in libertà vigilata, ovvero può obbligarla a cauzione di buona condotta.
Art. 231. Trasgressione degli obblighi imposti
Fuori del caso preveduto dalla prima parte dell'articolo 177, quando la per‐ sona in stato di libertà vigilata trasgredisce agli obblighi imposti, il giudice può aggiungere alla libertà vigilata la cauzione di buona condotta. Avuto riguardo alla particolare gravità della trasgressione o al ripetersi della medesima, ovvero qualora il trasgressore non presti la cauzione, il giudice può sostituire alla libertà vigilata l'assegnazione a una colonia agricola o ad una casa di lavoro, ovvero, se si tratta di un minore, il ricovero in un rifor‐ matorio giudiziario.
Art. 232. Minori o infermi di mente in stato di libertà vigilata
La persona di età minore o in stato di infermità psichica non può essere po‐ sta in libertà vigilata, se non quando sia possibile affidarla ai genitori o a coloro che abbiano obbligo di provvedere alla sua educazione o assistenza, ovvero a istituti di assistenza sociale.
Qualora tale affidamento non sia possibile o non sia ritenuto opportuno, è ordinato, o mantenuto, secondo i casi, il ricovero nel riformatorio, o nella casa di cura e di custodia.
Se, durante la libertà vigilata, il minore non dà prova di ravvedimento o la persona in stato d'infermità psichica si rivela di nuovo pericolosa, alla libertà vigilata è sostituito, rispettivamente, il ricovero in un riformatorio o il rico‐ vero in una casa di cura e di custodia.
Art. 233. Divieto di soggiorno in uno o più comuni o in una o più province Al colpevole di un delitto contro la personalità dello Stato o contro l'ordine pubblico, ovvero di un delitto commesso per motivi politici o occasionato da particolari condizioni sociali o morali esistenti in un determinato luogo, può essere imposto il divieto di soggiornare in uno o più comuni o in una o più province, designati dal giudice. Il divieto di soggiorno ha una durata non inferiore a un anno.
Nel caso di trasgressione, ricomincia a decorrere il termine minimo, e può
essere ordinata inoltre la libertà vigilata.
Art. 234. Divieto di frequentare osterie e pubblici spacci di bevande alcoo‐ liche
Il divieto di frequentare osterie e pubblici spacci di bevande alcooliche ha la
durata minima di un anno.

Libro I ‐ Dei reati in generale


Il divieto è sempre aggiunto alla pena, quando si tratta di condannati per ubriachezza abituale o per reati commessi in stato di ubriachezza, sempre che questa sia abituale.
Nel caso di trasgressione, può essere ordinata inoltre la libertà vigilata o la prestazione di una cauzione di buona condotta.
Art. 235. Espulsione od allontanamento dello straniero dallo Stato. (1)
Il giudice ordina l’espulsione dello straniero ovvero l’allontanamento dal territorio dello Stato del cittadino appartenente ad uno Stato membro dell’Unione europea, oltre che nei casi espressamente preveduti dalla legge, quando lo straniero o il cittadino appartenente ad uno Stato membro dell’Unione europea sia condannato alla reclusione per un tempo superiore ai due anni.
Ferme restando le disposizioni in materia di esecuzione delle misure di sicu‐
rezza personali, l’espulsione e l’allontanamento dal territorio dello Stato sono eseguiti dal questore secondo le modalità di cui, rispettivamente, all’articolo 13, comma 4, del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e all’articolo 20, comma 11, del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30. Il trasgressore dell’ordine di espulsione od allontanamento pronunciato dal giudice è punito con la reclusione da uno a quattro anni. In tal caso è obbligatorio l’arresto dell’autore del fatto, anche fuori dei casi di flagranza, e si procede con rito direttissimo.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 1, comma 1, lett. a), del D.L.23 maggio 2008, n. 92, convertito con modificazioni nella L. 24 luglio 2008, n. 125.

CAPO II – DELLE MISURE DI SICUREZZA PATRIMONIALI
Art. 236. Specie: regole generali
Sono misure di sicurezza patrimoniali, oltre quelle stabilite da particolari
disposizioni di legge:
1) la cauzione di buona condotta;
2) la confisca.
Si applicano anche alle misure di sicurezza patrimoniali le disposizioni degli articoli 199, 200, prima parte, 201, prima parte, 205, prima parte e numero 3 del capoverso, e, salvo che si tratti di confisca, le disposizioni del primo e secondo capoverso dell'articolo 200 e quelle dell'articolo 210. Alla cauzione di buona condotta si applicano altresì le disposizioni degli arti‐ coli 202, 203, 204, prima parte, e 207.
Art. 237. Cauzione di buona condotta
La cauzione di buona condotta è data mediante il deposito, presso la Cassa delle ammende, di una somma non inferiore a euro 103,29, né superiore a euro 2.065,83.
In luogo del deposito, è ammessa la prestazione di una garanzia mediante ipoteca o anche mediante fideiussione solidale.
La durata della misura di sicurezza non può essere inferiore a un anno, né superiore a cinque, e decorre dal giorno in cui la cauzione fu prestata.
Art. 238. Inadempimento dell'obbligo di prestare cauzione
Qualora il deposito della somma non sia eseguito o la garanzia non sia pre‐ stata, il giudice sostituisce alla cauzione la libertà vigilata.
Art. 239. Adempimento o trasgressione dell'obbligo di buona condotta Se, durante l'esecuzione della misura di sicurezza, chi vi è sottoposto non commette alcun delitto, ovvero alcuna contravvenzione per la quale la leg‐ ge stabilisce la pena dell'arresto, è ordinata la restituzione della somma depositata o la cancellazione della ipoteca; e la fideiussione si estingue. In caso diverso, la somma depositata, o per la quale fu data garanzia, è devo‐ luta alla Cassa delle ammende.
Art. 240. Confisca
l caso di condanna, il giudice può ordinare la confisca delle cose che servi‐ rono o furono destinate a commettere il reato, e delle cose, che ne sono il prodotto o il profitto.
E' sempre ordinata la confisca:
1) delle cose che costituiscono il prezzo del reato;
1bis) dei beni e degli strumenti informatici o telematici che risultino essere
stati in tutto o in parte utilizzati per la commissione dei reati di cui agli arti‐ coli 615‐ter, 615‐quater, 615‐quinquies, 617‐bis, 617‐ter, 617‐quater, 617‐ quinquies, 617‐sexies, 635‐bis, 635‐ter, 635‐quater, 635‐quinquies, 640‐ter e 640‐quinquies; (1)
2) delle cose, la fabbricazione, l'uso, il porto, la detenzione o l'alienazione delle quali costituisce reato, anche se non è stata pronunciata condanna. Le disposizioni della prima parte e dei numeri 1 e 1‐bis del capoverso prece‐ dente non si applicano se la cosa o il bene o lo strumento informatico o te‐

lematico appartiene a persona estranea al reato. La disposizione del nume‐ ro 1‐bis del capoverso precedente si applica anche nel caso di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale. (2)
La disposizione del n. 2 non si applica se la cosa appartiene a persona estra‐ nea al reato e la fabbricazione, l'uso, il porto, la detenzione o l'alienazione possono essere consentiti mediante autorizzazione amministrativa.
(1) Lettera aggiunta dalla L. 15 febbraio 2012, n. 12.
(2) Il comma che così recitava: "Le disposizioni della prima parte e del n. 1
del capoverso precedente non si applicano se la cosa appartiene a perso‐ na estranea al reato." è stato così sostituito dalla L. 15 febbraio 2012, n. 12.
Cfr. Cassazione Penale, SS.UU., sentenza 6 marzo 2008, n. 10280, Cassa‐
zione Penale, SS.UU., sentenza 15 ottobre 2008, n. 38834, Tribunale di Cosenza, sentenza 2 marzo 2009 e Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 12 agosto 2009, n. 32916 in Altalex Massimario.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


LIBRO SECONDO ‐ DEI DELITTI IN PARTICOLARE

TITOLO I ‐ DEI DELITTI CONTRO LA PERSONALITA’ DEL‐
LO STATO

CAPO I ‐ DEI DELITTI CONTRO LA PERSONALITA’ INTERNAZIONALE DELLO STATO
Art. 241. Attentati contro l'integrità, l'indipendenza o l'unità dello Stato Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti violenti diretti e idonei a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l'indipendenza o l'uni‐ tà dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni. La pena è aggravata se il fatto è commesso con violazione dei doveri ineren‐ ti l'esercizio di funzioni pubbliche.
Art. 242. Cittadino che porta le armi contro lo Stato italiano
Il cittadino che porta le armi contro lo Stato o presta servizio nelle forze
armate di uno Stato in guerra contro lo Stato italiano, è punito con l'erga‐ stolo. Se esercita un comando superiore o una funzione direttiva è punito con la morte.
Non è punibile chi, trovandosi, durante le ostilità, nel territorio dello Stato
nemico, ha commesso il fatto per esservi stato costretto da un obbligo im‐ postogli dalle leggi dello Stato medesimo.
Agli effetti delle disposizioni di questo titolo, è considerato cittadino anche chi ha perduto per qualunque causa la cittadinanza italiana.
Agli effetti della legge penale, sono considerati Stati in guerra contro lo Sta‐
to italiano anche gli aggregati politici che, sebbene dallo Stato italiano non riconosciuti come Stati, abbiano tuttavia il trattamento di belligeranti.
Art. 243. Intelligenze con lo straniero a scopo di guerra contro lo Stato italiano
Chiunque tiene intelligenze con lo straniero affinché uno Stato estero muo‐ va guerra o compia atti di ostilità contro lo Stato italiano, ovvero commette altri fatti diretti allo stesso scopo, è punito con la reclusione non inferiore a dieci anni. Se la guerra segue, si applica la pena di morte (1); se le ostilità si verificano si applica l'ergastolo.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Art. 244. Atti ostili verso uno Stato estero, che espongono lo Stato italiano al pericolo di guerra
Chiunque, senza l'approvazione del Governo, fa arruolamenti o compie altri atti ostili contro uno Stato estero, in modo da esporre lo Stato italiano al pericolo di una guerra, è punito con la reclusione da sei a diciotto anni; se la guerra avviene, è punito con l'ergastolo.
Qualora gli atti ostili siano tali da turbare soltanto le relazioni con un Gover‐ no estero, ovvero da esporre lo Stato italiano o i suoi cittadini, ovunque residenti, al pericolo di rappresaglie o di ritorsioni, la pena è della reclusione da tre a dodici anni. Se segue la rottura delle relazioni diplomatiche, o se avvengono le rappresaglie o le ritorsioni, la pena è della reclusione da cin‐ que a quindici anni.
Art. 245. Intelligenze con lo straniero per impegnare lo Stato italiano alla neutralità o alla guerra
Chiunque tiene intelligenze con lo straniero per impegnare o per compiere atti diretti a impegnare lo Stato italiano alla dichiarazione o al mantenimen‐ to della neutralità, ovvero alla dichiarazione di guerra, è punito con la reclu‐ sione da cinque a quindici anni.
La pena è aumentata se le intelligenze hanno per oggetto una propaganda col mezzo della stampa.
Art. 246. Corruzione del cittadino da parte dello straniero
Il cittadino che, anche indirettamente, riceve o si fa promettere dallo stra‐ niero, per sé o per altri, denaro o qualsiasi utilità, o soltanto ne accetta la promessa, al fine di compiere atti contrari agli interessi nazionali, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da euro 516 a euro 2.065. Alla stessa pena soggiace lo straniero che dà o promette il denaro o l'utilità. La pena è aumentata:
1) se il fatto è commesso in tempo di guerra;

2) se il denaro o l'utilità sono dati o promessi per una propaganda col mezzo della stampa.
Art. 247. Favoreggiamento bellico Chiunque, in tempo di guerra, tiene intelligenze con lo straniero per favorire le operazioni militari del nemico a danno dello Stato italiano, o per nuocere altrimenti alle operazioni militari dello Stato italiano, ovvero commette altri fatti diretti agli stessi scopi, è punito con la reclusione non inferiore a dieci anni; e, se raggiunge l'intento, con la morte.
Art. 248. Somministrazione al nemico di provvigioni
Chiunque, in tempo di guerra, somministra, anche indirettamente, allo Sta‐ to nemico provvigioni, ovvero altre cose, le quali possano essere usate a danno dello Stato italiano, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni.
Tale disposizione non si applica allo straniero che commette il fatto all'este‐ ro.
Art. 249. Partecipazione a prestiti a favore del nemico
Chiunque, in tempo di guerra, partecipa a prestiti o a versamenti a favore
dello Stato nemico, o agevola le operazioni ad essi relative, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni.
Tale disposizione non si applica allo straniero che commette il fatto all'este‐ ro.
Art. 250. Commercio col nemico
Il cittadino, o lo straniero dimorante nel territorio dello Stato, il quale, in tempo di guerra e fuori dei casi indicati nell'articolo 248, commercia, anche indirettamente, con sudditi dello Stato nemico, ovunque dimoranti, ovvero con altre persone dimoranti nel territorio dello Stato nemico, è punito con la reclusione da due a dieci anni e con la multa pari al quintuplo del valore della merce e, in ogni caso, non inferiore a euro 1.032.
Art. 251. Inadempimento di contratti di forniture in tempo di guerra Chiunque, in tempo di guerra, non adempie in tutto o in parte gli obblighi che gli derivano da un contratto di fornitura di cose o di opere concluso con lo Stato o con un altro ente pubblico o con un'impresa esercente servizi pubblici o di pubblica necessità, per i bisogni delle forze armate dello Stato o della popolazione, è punito con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa pari al triplo del valore della cosa o dell'opera che egli avrebbe dovu‐ to fornire e, in ogni caso non inferiore a euro 1.032.
Se l'inadempimento, totale o parziale, del contratto, è dovuto a colpa, le pene sono ridotte alla metà.
Le stesse disposizioni si applicano ai subfornitori, ai mediatori e ai rappre‐ sentanti dei fornitori, allorché essi, violando i loro obblighi contrattuali, hanno cagionato l'inadempimento del contratto di fornitura.
Art. 252. Frode in forniture in tempo di guerra
Chiunque, in tempo di guerra, commette frode nell'esecuzione dei contratti di fornitura o nell'adempimento degli altri obblighi contrattuali indicati nell'articolo precedente è punito con la reclusione non inferiore a dieci anni e con la multa pari al quintuplo del valore della cosa o dell'opera che avreb‐ be dovuto fornire e, in ogni caso, non inferiore a euro 2.065.
Art. 253. Distruzione o sabotaggio di opere militari
Chiunque distrugge, o rende inservibili, in tutto o in parte, anche tempora‐ neamente, navi, aeromobili, convogli, strade, stabilimenti, depositi o altre opere militari o adibite al servizio delle forze armate dello Stato è punito con la reclusione non inferiore a otto anni.
Si applica la pena di morte (1):
1) se il fatto è commesso nell'interesse di uno Stato in guerra contro lo Sta‐ to italiano;
2) se il fatto ha compromesso la preparazione o l'efficienza bellica dello Sta‐ to, ovvero le operazioni militari.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Art. 254. Agevolazione colposa
Quando l'esecuzione del delitto preveduto dall'articolo precedente è stata resa possibile, o soltanto agevolata, per colpa di chi era in possesso o aveva la custodia o la vigilanza delle cose ivi indicate, questi è punito con la reclu‐ sione da uno a cinque anni.
Art. 255. Soppressione, falsificazione o sottrazione di atti o documenti concernenti la sicurezza dello Stato
Chiunque, in tutto o in parte, sopprime, distrugge o falsifica, ovvero carpi‐
sce, sottrae o distrae, anche temporaneamente, atti o documenti concer‐

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


nenti la sicurezza dello Stato od altro interesse politico, interno o interna‐ zionale, dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a otto anni.
Si applica la pena di morte (1) se il fatto ha compromesso la preparazione o
l'efficienza bellica dello Stato, ovvero le operazioni militari.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Art. 256. Procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato Chiunque si procura notizie che, nell'interesse politico, interno o internazio‐ nale, dello Stato, debbono rimanere segrete è punito con la reclusione da tre a dieci anni.
Agli effetti delle disposizioni di questo titolo, fra le notizie che debbono ri‐ manere segrete nell'interesse politico dello Stato sono comprese quelle contenute in atti del Governo, da esso non pubblicati per ragioni d'ordine politico, interno o internazionale.
Se si tratta di notizie di cui l'Autorità competente ha vietato la divulgazione, la pena è della reclusione da due a otto anni.
Si applica la pena di morte (1) se il fatto ha compromesso la preparazione o
l'efficienza bellica dello Stato, ovvero le operazioni militari.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Art. 257. Spionaggio politico o militare
Chiunque si procura, a scopo di spionaggio politico o militare, notizie che,
nell'interesse della sicurezza dello Stato, o comunque, nell'interesse politi‐ co, interno o internazionale, dello Stato, debbono rimanere segrete è puni‐ to con la reclusione non inferiore a quindici anni. Si applica la pena di morte (1):
1) se il fatto è commesso nell'interesse di uno Stato in guerra con lo Stato italiano;
2) se il fatto ha compromesso la preparazione o l'efficienza bellica dello Sta‐ to, ovvero le operazioni militari.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Art. 258. Spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione Chiunque si procura, a scopo di spionaggio politico o militare, notizie di cui l'autorità competente ha vietato la divulgazione è punito con la reclusione non inferiore a dieci anni.
Si applica l'ergastolo se il fatto è commesso nell'interesse di uno Stato in guerra con lo Stato italiano.
Si applica la pena di morte (1) se il fatto ha compromesso la preparazione o
l'efficienza bellica dello Stato, ovvero le operazioni militari.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Art. 259. Agevolazione colposa
Quando l'esecuzione di alcuno dei delitti preveduti dagli articoli 255, 256, 257 e 258 è stata resa possibile, o soltanto agevolata, per colpa di chi era in possesso dell'atto o documento o a cognizione della notizia, questi è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Si applica la reclusione da tre a quindici anni se sono state compromesse la preparazione o la efficienza bellica dello Stato, ovvero le operazioni militari. Le stesse pene si applicano quando l'esecuzione dei delitti suddetti è stata resa possibile o soltanto agevolata per colpa di chi aveva la custodia o la vigilanza dei luoghi o delle zone di terra, di acqua o di aria, nelle quali è vie‐ tato l'accesso nell'interesse militare dello Stato.
Art. 260. Introduzione clandestina in luoghi militari e possesso ingiustifica‐ to di mezzi di spionaggio È punito con la reclusione da uno a cinque anni chiunque:
1) si introduce clandestinamente o con inganno in luoghi o zone di terra, di acqua o di aria, in cui è vietato l'accesso nell'interesse militare dello Stato;
2) è colto, in tali luoghi o zone, o in loro prossimità, in possesso ingiustifica‐
to di mezzi idonei a commettere alcuno dei delitti preveduti dagli articoli 256, 257 e 258;
3) è colto in possesso ingiustificato di documenti o di qualsiasi altra cosa atta a fornire le notizie indicate nell'articolo 256. Se alcuno dei fatti preveduti dai numeri precedenti è commesso in tempo di guerra, la pena è della reclusione da tre a dieci anni.
Art. 261. Rivelazione di segreti di Stato
Chiunque rivela taluna delle notizie di carattere segreto indicate nell'art.
256 è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni.

Se il fatto è commesso in tempo di guerra, ovvero ha compromesso la pre‐ parazione o l'efficienza bellica dello Stato, o le operazioni militari, la pena della reclusione non può essere inferiore a dieci anni.
Se il colpevole ha agito a scopo di spionaggio politico o militare, si applica, nel caso preveduto dalla prima parte di questo articolo, la pena dell'erga‐ stolo; e, nei casi preveduti dal primo capoverso, la pena di morte (1).
Le pene stabilite nelle disposizioni precedenti si applicano anche a chi ottie‐ ne la notizia.
Se il fatto è commesso per colpa, la pena è della reclusione da sei mesi a
due anni, nel caso preveduto dalla prima parte di questo articolo, e da tre a quindici anni qualora concorra una delle circostanze indicate nel primo ca‐ poverso.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Art. 262. Rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione Chiunque rivela notizie, delle quali l'Autorità competente ha vietato la di‐ vulgazione, è punito con la reclusione non inferiore a tre anni.
Se il fatto è commesso in tempo di guerra, ovvero ha compromesso la pre‐ parazione o l'efficienza bellica dello Stato o le operazioni militari, la pena è della reclusione non inferiore a dieci anni.
Se il colpevole ha agito a scopo di spionaggio politico o militare, si applica, nel caso preveduto dalla prima parte di questo articolo, la reclusione non inferiore a quindici anni; e, nei casi preveduti dal primo capoverso, la pena di morte. (1)
Le pene stabilite nelle disposizioni precedenti si applicano anche a chi ottie‐ ne la notizia.
Se il fatto è commesso per colpa, la pena è della reclusione da sei mesi a due anni, nel caso preveduto dalla prima parte di questo articolo, e da tre a quindici anni qualora concorra una delle circostanze indicate nel primo ca‐ poverso.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Cfr. Cassazione Penale, sez. I, sentenza 4 giugno 2009, n. 23036 in Altalex Massimario.
Art. 263. Utilizzazione dei segreti di Stato
Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio che impiega a pro‐ prio o altrui profitto invenzioni o scoperte scientifiche o nuove applicazioni industriali che egli conosca per ragioni del suo ufficio o servizio, e che deb‐ bano rimanere segrete nell'interesse della sicurezza dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni e con la multa non inferiore a euro 1.032.
Se il fatto è commesso nell'interesse di uno Stato in guerra con lo Stato ita‐
liano, o se ha compromesso la preparazione o l'efficienza bellica dello Stato, ovvero le operazioni militari, il colpevole è punito con la morte. (1)
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Art. 264. Infedeltà in affari di Stato
Chiunque, incaricato dal Governo italiano di trattare all'estero affari di Sta‐ to, si rende infedele al mandato è punito, se dal fatto possa derivare nocu‐ mento all'interesse nazionale, con la reclusione non inferiore a cinque anni.
Art. 265. Disfattismo politico
Chiunque in tempo di guerra, diffonde o comunica voci o notizie false esa‐ gerate o tendenziose, che possano destare pubblico allarme o deprimere lo spirito pubblico o altrimenti menomare la resistenza della nazione di fronte al nemico, o svolge comunque un'attività tale da recare nocumento agli interessi nazionali, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni. La pena è non inferiore a quindici anni:
1) se il fatto è commesso con propaganda o comunicazioni dirette a militari;
2) se il colpevole ha agito in seguito a intelligenze con lo straniero.
La pena è dell'ergastolo se il colpevole ha agito in seguito a intelligenza col nemico.
Art. 266. Istigazione di militari a disobbedire alle leggi
Chiunque istiga i militari a disobbedire alle leggi o a violare il giuramento
dato o i doveri della disciplina militare o altri doveri inerenti al proprio sta‐ to, ovvero fa a militari l'apologia di fatti contrari alle leggi, al giuramento, alla disciplina o ad altri doveri militari, è punito, per ciò solo, se il fatto non costituisce un più grave delitto, con la reclusione da uno a tre anni.
La pena è della reclusione da due a cinque anni se il fatto è commesso pub‐ blicamente.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


Le pene sono aumentate se il fatto è commesso in tempo di guerra.
Agli effetti della legge penale, il reato si considera avvenuto pubblicamente quando il fatto è commesso:
1) col mezzo della stampa, o con altro mezzo di propaganda;
2) in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone;
3) in una riunione che, per il luogo in cui è tenuta, o per il numero degli in‐ tervenuti, o per lo scopo od oggetto di essa, abbia carattere di riunione non privata.
Art. 267. Disfattismo economico Chiunque, in tempo di guerra, adopera mezzi diretti a deprimere il corso dei cambi, o ad influire sul mercato dei titoli o dei valori, pubblici o privati, in modo da esporre a pericolo la resistenza della nazione di fronte al nemico, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni e con la multa non infe‐ riore a euro 3.098.
Se il colpevole ha agito in seguito a intelligenze con lo straniero, la reclusio‐ ne non può essere inferiore a dieci anni. La reclusione è non inferiore a quindici anni se il colpevole ha agito in segui‐ to a intelligenze col nemico.
Art. 268. Parificazione degli Stati alleati
Le pene stabilite negli articoli 247 e seguenti si applicano anche quando il delitto è commesso a danno di uno Stato estero alleato o associato, a fine di guerra, con lo Stato italiano.
Art. 269. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Attività antinazionale del cittadino all'estero. Il cittadino, che, fuori del territorio dello Stato, diffonde o comunica voci o notizie false, esagerate o tendenziose sulle condizioni interne dello Stato per modo da menomare il credito o il prestigio dello Stato all'estero, o svolge comunque un'attività tale da recare nocumento agli interessi na‐ zionali, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni.” è stato abrogato dall'art. 12 della L. 24 febbraio 2006, n. 85.
Art. 270. Associazioni sovversive
Chiunque nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni dirette e idonee a sovvertire violentemente gli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato ovvero a sopprimere violentemente l'ordinamento politico e giuridico dello Stato, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.
Chiunque partecipa alle associazioni di cui al primo comma è punito con la reclusione da uno a tre anni.
Le pene sono aumentate per coloro che ricostituiscono, anche sotto falso nome o forma simulata, le associazioni di cui al primo comma, delle quali sia stato ordinato lo scioglimento.
Art. 270‐bis. Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico
Chiunque promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrori‐ smo o di eversione dell'ordine democratico è punito con la reclusione da sette a quindici anni.
Chiunque partecipa a tali associazioni è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.
Ai fini della legge penale, la finalità di terrorismo ricorre anche quando gli atti di violenza sono rivolti contro uno Stato estero, un'istituzione o un or‐ ganismo internazionale.
Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l'impiego.
Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 22 ottobre 2008, n. 39545, Cassa‐ zione Penale, sez. I, sentenza 5 gennaio 2010, n. 49 e Cassazione Penale, sez. I, sentenza 16 febbraio 2010, n. 6357 in Altalex Massimario.
Art. 270‐ter. Assistenza agli associati
Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato o di favoreggiamento, dà rifu‐ gio o fornisce vitto, ospitalità, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazio‐ ne a taluna delle persone che partecipano alle associazioni indicate negli articoli 270 e 270‐bis è punito con la reclusione fino a quattro anni. La pena è aumentata se l'assistenza è prestata continuativamente. Non è punibile chi commette il fatto in favore di un prossimo congiunto.
Art. 270‐quater. Arruolamento con finalità di terrorismo anche internazio‐ nale

Chiunque, al di fuori dei casi di cui all'articolo 270‐bis, arruola una o più per‐ sone per il compimento di atti di violenza ovvero di sabotaggio di servizi pubblici essenziali, con finalità di terrorismo, anche se rivolti contro uno Stato estero, un'istituzione o un organismo internazionale, è punito con la reclusione da sette a quindici anni.
Art. 270‐quinquies. Addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale Chiunque, al di fuori dei casi di cui all'articolo 270‐bis, addestra o comunque fornisce istruzioni sulla preparazione o sull'uso di materiali esplosivi, di armi da fuoco o di altre armi, di sostanze chimiche o batteriologiche nocive o pericolose, nonché di ogni altra tecnica o metodo per il compimento di atti di violenza ovvero di sabotaggio di servizi pubblici essenziali, con finalità di terrorismo, anche se rivolti contro uno Stato estero, un'istituzione o un or‐ ganismo internazionale, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. La stessa pena si applica nei confronti della persona addestrata.
Art. 270‐sexies. Condotte con finalità di terrorismo
1. Sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro
natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un'or‐ ganizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la po‐ polazione o costringere i poteri pubblici o un'organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o di‐ struggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese o di un'organizzazione internazionale, nonché le altre condotte definite terroristiche o commesse con finalità di terrorismo da convenzioni o altre norme di diritto internazionale vincolanti per l'Italia.
Art. 271. Associazioni antinazionali (1)
Chiunque, fuori dei casi previsti dall'articolo precedente, nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni che si propon‐ gano di svolgere o che svolgano una attività diretta a distruggere o depri‐ mere il sentimento nazionale è punito con la reclusione da uno a tre anni. Chiunque partecipa a tali associazioni è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
Si applica l'ultimo capoverso dell'articolo precedente.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 12 luglio 2001, n. 243 ha dichia‐ rato l'illegittimità costituzionale del presente articolo.
Art. 272. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Propaganda ed apologia sovversiva o antina‐ zionale.
Chiunque nel territorio dello Stato fa propaganda per l'instaurazione vio‐ lenta della dittatura di una classe sociale sulle altre, o per la soppressione violenta di una classe sociale o, comunque, per il sovvertimento violento degli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato, ovvero fa pro‐ paganda per la distruzione di ogni ordinamento politico e giuridico della società, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Se la propaganda è fatta per distruggere o deprimere il sentimento na‐ zionale, la pena è della reclusione da sei mesi a due anni.
Alle stesse pene soggiace chi fa apologia dei fatti preveduti dalle disposi‐
zioni precedenti” è stato abrogato dall'art. 12 delle L. 24 febbraio 2006, n. 85.
Art. 273. Illecita costituzione di associazioni aventi carattere internaziona‐ le (1)
Chiunque senza autorizzazione del Governo promuove, costituisce, organiz‐ za o dirige nel territorio dello Stato associazioni, enti o istituti di carattere internazionale, o sezioni di essi, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da lire un milione a quattro milioni.
Se l'autorizzazione è stata ottenuta per effetto di dichiarazioni false o reti‐ centi, la pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa non infe‐ riore a lire due milioni.
(1) La Corte costituzionale con la sentenza 3 luglio 1985, n. 193 ha dichia‐ rato l'illegittimità costituzionale del presente articolo.
Art. 274. Illecita partecipazione ad associazioni aventi carattere interna‐ zionale (1)
Chiunque partecipa nel territorio dello Stato ad associazioni, enti o istituti o sezioni di essi, di carattere internazionale, per i quali non sia stata concedu‐ ta l'autorizzazione del Governo, è punito con la multa da lire duecentomila a due milioni.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


La stessa pena si applica al cittadino, residente nel territorio dello Stato, che senza l'autorizzazione del Governo partecipa ad associazioni, enti o istituti di carattere internazionale, che abbiano sede all'estero.
(1) La Corte costituzionale con la sentenza 3 luglio 1985, n. 193 ha dichia‐ rato l'illegittimità costituzionale del presente articolo.
Art. 275. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Accettazione di onorificenze o utilità da uno Stato nemico. Il cittadino, che, da uno Stato in guerra con lo Stato italiano, accetta gradi o dignità accademiche, titoli, decorazioni o altre pubbliche insegne onori‐ fiche, pensioni o altre utilità, inerenti ai predetti gradi, dignità, titoli, de‐ corazioni od onorificenze, è punito con la reclusione fino a un anno.” è stato abrogato dall'art. 18 della L. 25 giugno 1999, n. 205.

CAPO II ‐ DEI DELITTI CONTRO LA PERSONALITA’ INTERNA
Art. 276. Attentato contro il presidente della Repubblica
Chiunque attenta alla vita, alla incolumità o alla libertà personale del Presi‐ dente della Repubblica, è punito con l'ergastolo.
Art. 277. Offesa alla libertà del presidente della Repubblica
Chiunque, fuori dei casi preveduti dall'articolo precedente, attenta alla li‐ bertà del presidente della Repubblica, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni.
Art. 278. Offese all'onore o al prestigio del presidente della Repubblica Chiunque offende l'onore o il prestigio del presidente della Repubblica, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Art. 279. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Lesa prerogativa della irresponsabilità del presidente della Repubblica.
Chiunque pubblicamente, fa risalire al presidente della Repubblica il bia‐ simo o la responsabilità degli atti del Governo, è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa da euro 103 a euro 1.032.” è stato abroga‐ to dall'art. 12 della L. 24 febbraio 2006, n. 85.
Art. 280. Attentato per finalità terroristiche o di eversione
Chiunque per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico attenta alla vita od alla incolumità di una persona, è punito, nel primo caso, con la reclusione non inferiore ad anni venti e, nel secondo caso, con la re‐ clusione non inferiore ad anni sei.
Se dall'attentato alla incolumità di una persona deriva una lesione gravissi‐ ma, si applica la pena della reclusione non inferiore ad anni diciotto; se ne deriva una lesione grave, si applica la pena della reclusione non inferiore ad anni dodici. Se i fatti previsti nei commi precedenti sono rivolti contro persone che eser‐ citano funzioni giudiziarie o penitenziarie ovvero di sicurezza pubblica nell'esercizio o a causa delle loro funzioni, le pene sono aumentate di un terzo. Se dai fatti di cui ai commi precedenti deriva la morte della persona si appli‐ cano nel caso di attentato alla vita, l'ergastolo e, nel caso di attentato alla incolumità, la reclusione di anni trenta.
Le circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli articoli 98 e 114, concorrenti con le aggravanti di cui al secondo e al quarto comma, non pos‐ sono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminu‐ zioni di pena si operano sulla quantità di pena risultante dall'aumento con‐ seguente alle predette aggravanti.
Art. 280‐bis. Atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque per finalità di terrori‐ smo compie qualsiasi atto diretto a danneggiare cose mobili o immobili al‐ trui, mediante l'uso di dispositivi esplosivi o comunque micidiali, è punito con la reclusione da due a cinque anni.
Ai fini del presente articolo, per dispositivi esplosivi o comunque micidiali si intendono le armi e le materie ad esse assimilate indicate nell'articolo 585 e idonee a causare importanti danni materiali.
Se il fatto è diretto contro la sede della Presidenza della Repubblica, delle Assemblee legislative, della Corte costituzionale, di organi del Governo o comunque di organi previsti dalla Costituzione o da leggi costituzionali, la pena è aumentata fino alla metà.
Se dal fatto deriva pericolo per l'incolumità pubblica ovvero un grave danno per l'economia nazionale, si applica la reclusione da cinque a dieci anni.

Le circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli articoli 98 e 114, concorrenti con le aggravanti di cui al terzo e al quarto comma, non posso‐ no essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzio‐ ni di pena si operano sulla quantità di pena risultante dall'aumento conse‐ guente alle predette aggravanti.
Art. 281. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Offesa alla libertà del Capo del Governo. Chiunque, fuori dei casi preveduti dall'articolo precedente, attenta alla li‐ bertà del Capo del Governo è punito con la reclusione da quattro a dodici anni.” è stato abrogato dall'art. 3 del D.Lgs.Lgt. 14 settembre 1944, n. 288.
Art. 282. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Offesa all'onore del Capo del Governo. Chiunque offende l'onore o il prestigio del Capo del Governo è punito con la reclusione da uno a cinque anni.” è stato abrogato dall'art. 3 del D.Lgs.Lgt. 14 settembre 1944, n. 288.
Art. 283. Attentato contro la costituzione dello Stato
Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di Governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni.
Art. 284. Insurrezione armata contro i poteri dello Stato
Chiunque promuove un'insurrezione armata contro i poteri dello Stato è punito con l'ergastolo e, se l'insurrezione avviene, con la morte. (1)
Coloro che partecipano all'insurrezione sono puniti con la reclusione da tre a quindici anni; coloro che la dirigono, con la morte.
L'insurrezione si considera armata anche se le armi sono soltanto tenute in
un luogo di deposito.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Art. 285. Devastazione, saccheggio e strage
Chiunque, allo scopo di attentare alla sicurezza dello Stato commette un fatto diretto a portare la devastazione, il saccheggio o la strage nel territorio dello Stato o in una parte di esso è punito con la morte. (1)
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Art. 286. Guerra civile Chiunque commette un fatto diretto a suscitare la guerra civile nel territorio dello Stato è punito con l'ergastolo. Se la guerra civile avviene, il colpevole è punito con la morte. (1)
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Art. 287. Usurpazione di potere politico o di comando militare
Chiunque usurpa un potere politico, ovvero persiste nell'esercitarlo indebi‐ tamente è punito con la reclusione da sei a quindici anni. Alla stessa pena soggiace chiunque indebitamente assume un alto comando militare.
Se il fatto è commesso in tempo di guerra, il colpevole è punito con l'erga‐ stolo; ed è punito con la morte. (1) se il fatto ha compromesso l'esito delle
operazioni militari.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Art. 288. Arruolamenti o armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero Chiunque nel territorio dello Stato e senza approvazione del Governo arruo‐ la o arma cittadini, perché militino al servizio o a favore dello straniero, è punito con la reclusione da quattro a quindici anni.
La pena è aumentata se fra gli arruolati sono militari in servizio, o persone tuttora soggette agli obblighi del servizio militare.
Art. 289. Attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee re‐ gionali
È punito con la reclusione da uno a cinque anni, qualora non si tratti di un più grave delitto, chiunque commette atti violenti diretti ad impedire, in tutto o in parte, anche temporaneamente:
1) al Presidente della Repubblica o al Governo l'esercizio delle attribuzioni o delle prerogative conferite dalla legge;
2) alle assemblee legislative o ad una di queste, o alla Corte costituzionale o alle assemblee regionali l'esercizio delle loro funzioni.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


Art. 289‐bis. Sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione Chiunque, per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico sequestra una persona è punito con la reclusione da venticinque a trenta anni.
Se dal sequestro deriva comunque la morte, quale conseguenza non voluta
dal reo, della persona sequestrata, il colpevole è punito con la reclusione di anni trenta.
Se il colpevole cagiona la morte del sequestrato si applica la pena dell'erga‐ stolo.
Il concorrente che, dissociandosi dagli altri, si adopera in modo che il sog‐ getto passivo riacquisti la libertà è punito con la reclusione da due a otto anni; se il soggetto passivo muore, in conseguenza del sequestro, dopo la liberazione, la pena è della reclusione da otto a diciotto anni.
Quando ricorre una circostanza attenuante, alla pena prevista dal secondo comma è sostituita la reclusione da venti a ventiquattro anni; alla pena pre‐ vista dal terzo comma è sostituita la reclusione da ventiquattro a trenta anni. Se concorrono più circostanze attenuanti, la pena da applicare per effetto delle diminuzioni non può essere inferiore a dieci anni, nell'ipotesi prevista dal secondo comma, ed a quindici anni, nell'ipotesi prevista dal terzo comma.
Art. 290. Vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate
Chiunque pubblicamente vilipende la Repubblica, le Assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo, o la Corte costituzionale o l'ordine giudi‐ ziario, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. La stessa pena si applica a chi pubblicamente vilipende le forze armate dello Stato o quelle della liberazione.
Art. 290‐bis. Parificazione al Presidente della Repubblica di chi ne fa le veci Agli effetti degli articoli 276, 277, 278, 279, 289, è parificato al presidente della Repubblica chi ne fa le veci.
Art. 291. Vilipendio alla nazione italiana
Chiunque pubblicamente vilipende la nazione italiana è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000.
Art. 292. Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato
Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. La pena è aumentata da euro 5.000 a euro 10.000 nel caso in cui il medesi‐ mo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una ce‐ rimonia ufficiale. Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione fino a due anni.
Agli effetti della legge penale per bandiera nazionale si intende la bandiera ufficiale dello Stato e ogni altra bandiera portante i colori nazionali.
Art. 292‐bis. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Circostanza aggravante.
La pena prevista nei casi indicati dall'articolo 278, dall'art. 290, comma secondo, e dall'art. 292, è aumentata, se il fatto è commesso dal militare in congedo. Si considera militare in congedo chi, non essendo in servizio alle armi, non ha cessato di appartenere alle forze armate dello Stato, ai sensi degli arti‐ coli 8 e 9 del codice penale militare di pace.” è stato abrogato dall'art. 12 della L. 24 febbraio 2006, n. 85.
Art. 293. (1)
(1) l’articolo che recitava: “Circostanza aggravante.
Nei casi indicati dai due articoli precedenti, la pena è aumentata se il fat‐ to è commesso dal cittadino in territorio estero.” è stato abrogato dall'art. 12 della L. 24 febbraio 2006, n. 85.

CAPO III ‐ DEI DIRITTI CONTRO I DIRITTI POLITICI DEL CITTADINO
Art. 294. Attentati contro i diritti politici del cittadino
Chiunque con violenza, minaccia o inganno impedisce in tutto o in parte l'esercizio di un diritto politico, ovvero determina taluno a esercitarlo in senso difforme dalla sua volontà, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

CAPO IV ‐ DEI DELITTI CONTRO GLI STATI ESTERI, I LORO CAPI E I LORO RAPPRESENTANTI
Art. 295. Attentato contro i Capi di Stati esteri
Chiunque nel territorio dello Stato attenta alla vita, alla incolumità o alla libertà personale del capo di uno Stato estero è punito, nel caso di attentato alla vita, con la reclusione non inferiore a venti anni e, negli altri casi, con la reclusione non inferiore a quindici anni. Se dal fatto è derivata la morte del capo dello Stato estero il colpevole è punito con la morte, nel caso di atten‐ tato alla vita; negli altri casi è punito con l'ergastolo.
Art. 296. Offesa alla libertà dei capi di Stati esteri
Chiunque nel territorio dello Stato, fuori dei casi preveduti dall'articolo pre‐ cedente, attenta alla libertà del capo di uno Stato estero è punito con la reclusione da tre a dieci anni.
Art. 297. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Offesa all'onore dei capi di Stati esteri. Chiunque nel territorio dello Stato offende l'onore o il prestigio del capo di uno Stato estero è punito con la reclusione da uno a tre anni.” è stato abrogato dall'art. 18 della L. 25 giugno 1999, n. 205.
Art. 298. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Offese contro i rappresentanti di Stati esteri. Le disposizioni dei tre articoli precedenti si applicano anche se i fatti, ivi preveduti, sono commessi contro i rappresentanti di Stati esteri, accredi‐ tati presso il Governo della Repubblica, in qualità di capi di missione di‐ plomatica, a causa o nell'esercizio delle loro funzioni.” è stato abrogato dall'art. 18 della L. 25 giugno 1999, n. 205.
Art. 299. Offesa alla bandiera o ad altro emblema di uno Stato estero Chiunque nel territorio dello Stato vilipende, con espressioni ingiuriose, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, la bandiera ufficiale o un altro emblema di uno Stato estero, usati in conformità del diritto interno dello Stato italiano, è punito con l'ammenda da euro 100 a euro 1.000.
Art. 300. Condizioni di reciprocità
Le disposizioni degli articoli 295, 296, 297 e 299 si applicano solo in quanto la legge straniera garantisca, reciprocamente, al capo dello Stato italiano o alla bandiera italiana parità di tutela penale. I capi di missione diplomatica sono equiparati ai capi di Stati esteri, a norma dell'articolo 298, soltanto se lo Stato straniero concede parità di tutela pe‐ nale ai capi di missione diplomatica italiana.
Se la parità della tutela penale non esiste, si applicano le disposizioni dei titoli dodicesimo e tredicesimo; ma la pena è aumentata.

CAPO V ‐ DISPOSIZIONI GENERALI E COMUNI AI CAPI PRECEDENTI
Art. 301. Concorso di reati Quando l'offesa alla vita, all'incolumità, alla libertà o all'onore, indicata negli articoli 276, 277, 278, 280, 281, 282, 295, 296, 297 e 298, è considerata dal‐ la legge come reato anche in base a disposizioni diverse da quelle contenute nei capi precedenti, si applicano le disposizioni che stabiliscono la pena più grave.
Nondimeno, nei casi in cui debbono essere applicate disposizioni diverse da quelle contenute nei capi precedenti, le pene sono aumentate da un terzo alla metà.
Quando l'offesa alla vita, all'incolumità, alla libertà o all'onore è considerata dalla legge come elemento costitutivo o circostanza aggravante di un altro reato, questo cessa dal costituire un reato complesso, e il colpevole soggia‐ ce a pene distinte, secondo le norme sul concorso dei reati, applicandosi, per le dette offese, le disposizioni contenute nei capi precedenti.
Art. 302. Istigazione a commettere alcuno dei delitti preveduti dai capi primo e secondo
Chiunque istiga taluno a commettere uno dei delitti, non colposi, preveduti
dai capi primo e secondo di questo titolo, per i quali la legge stabilisce la pena di morte (1) o l'ergastolo o la reclusione, è punito, se l'istigazione non è accolta, ovvero se l'istigazione è accolta ma il delitto non è commesso, con la reclusione da uno a otto anni.
Tuttavia, la pena da applicare è sempre inferiore alla metà della pena stabi‐ lita per il delitto al quale si riferisce l'istigazione.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dal D.Lgs.Lgt. n. 224/1944.
Art. 303. (1)

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


(1) L’articolo che recita: “Pubblica istigazione e apologia. Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più fra i delitti indica‐ ti nell'articolo precedente è punito per il solo fatto dell'istigazione, con la reclusione da tre a dodici anni.
La stessa pena si applica a chiunque pubblicamente fa l'apologia di uno o
più fra i delitti indicati nell'articolo precedente.” è stato abrogato dall'art. 18 della L. 25 giugno 1999 n. 205.
Art. 304. Cospirazione politica mediante accordo
Quando più persone si accordano al fine di commettere uno dei delitti indi‐
cati nell'articolo 302, coloro che partecipano all'accordo sono puniti, se il delitto non è commesso, con la reclusione da uno a sei anni. Per i promotori la pena è aumentata.
Tuttavia, la pena da applicare è sempre inferiore alla metà della pena stabi‐
lita per il delitto al quale si riferisce l'accordo.
Art. 305. Cospirazione politica mediante associazione
Quando tre o più persone si associano al fine di commettere uno dei delitti indicati nell'articolo 302, coloro che promuovono, costituiscono od organiz‐ zano l'associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da cinque a dodici anni.
Per il solo fatto di partecipare all'associazione, la pena è della reclusione da due a otto anni. I capi dell'associazione soggiacciono alla stessa pena stabilita per i promoto‐ ri.
Le pene sono aumentate se l'associazione tende a commettere due o più delitti sopra indicati.
Art. 306. Banda armata: formazione e partecipazione
Quando, per commettere uno dei delitti indicati nell'articolo 302, si forma una banda armata, coloro che la promuovono o costituiscono od organizza‐ no, soggiacciono, per ciò solo alla pena della reclusione da cinque a quindici anni.
Per il solo fatto di partecipare alla banda armata la pena è della reclusione da tre a nove anni. I capi o i sovventori della banda armata soggiacciono alla stessa pena stabili‐ ta per i promotori.
Art. 307. Assistenza ai partecipi di cospirazione o di banda armata Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato o di favoreggiamento, dà rifu‐ gio o fornisce vitto, ospitalità, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazio‐ ne (1) a taluna delle persone che partecipano all'associazione o alla banda indicate nei due articoli precedenti, è punito con la reclusione fino a due anni.
La pena è aumentata se l'assistenza è prestata (2) continuatamente.
Non è punibile chi commette il fatto in favore di un prossimo congiunto.
Agli effetti della legge penale, s'intendono per i prossimi congiunti gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti: nondimeno, nella denominazione di prossimi con‐ giunti, non si comprendono gli affini, allorché sia morto il coniuge e non vi sia prole.
(1) Le parole: “dà rifugio o fornisce il vitto” sono state così sostituite dall’art. 1, comma 5‐bis, del D.L. 18 ottobre 2001, n. 374, convertito con modificazioni, nella L. 15 dicembre 2001, n. 438.
(2) Le parole: “se il rifugio o il vitto sono prestati” sono state così sostitui‐
te dall’art. 1, comma 5‐ter, del D.L. 18 ottobre 2001, n. 374 convertito con modificazioni, nella L. 15 dicembre 2001, n. 438.
Art. 308. Cospirazione: casi di non punibilità
Nei casi preveduti dagli articoli 304, 305 e 307 non sono punibili coloro i
quali, prima che sia commesso il delitto per cui l'accordo è intervenuto o l'associazione è costituita, e anteriormente all'arresto, ovvero al procedi‐ mento:
1) disciolgono o, comunque, determinano lo scioglimento dell'associazione;
2) non essendo promotori o capi, recedono dall'accordo o dall'associazione. Non sono parimenti punibili coloro i quali impediscono comunque che sia compiuta l'esecuzione del delitto per cui l'accordo è intervenuto o l'associa‐ zione è stata costituita.
Art. 309. Banda armata: casi di non punibilità
Nei casi preveduti dagli articoli 306 e 307, non sono punibili coloro i quali, prima che sia commesso il delitto per cui la banda armata venne formata, e prima dell'ingiunzione dell'autorità o della forza pubblica, o immediatamen‐ te dopo tale ingiunzione:
1) disciolgono o, comunque, determinano lo scioglimento della banda;

2) non essendo promotori o capi della banda, si ritirano dalla banda stessa, ovvero si arrendono, senza opporre resistenza e consegnando o abbando‐ nando le armi.
Non sono parimenti punibili coloro i quali impediscono comunque che sia compiuta l'esecuzione del delitto per cui la banda è stata formata.
Art. 310. Tempo di guerra
Agli effetti della legge penale, nella denominazione di tempo di guerra è compreso anche il periodo di imminente pericolo di guerra, quando questa sia seguita.
Cfr. Cassazione Penale, sez. II, sentenza 8 settembre 2008, n. 34877 in Al‐ talex Massimario.
Art. 311. Circostanza diminuente: lieve entità del fatto
Le pene comminate per i delitti preveduti da questo titolo sono diminuite
quando per la natura, la specie, i mezzi, le modalità o circostanze dell'azio‐ ne, ovvero per la particolare tenuità del danno o del pericolo, il fatto risulti di lieve entità.
Art. 312. Espulsione od allontanamento dello straniero dallo Stato (1)
Il giudice ordina l’espulsione dello straniero ovvero l’allontanamento dal territorio dello Stato del cittadino appartenente ad uno Stato membro dell’Unione europea, oltre che nei casi espressamente preveduti dalla legge, quando lo straniero o il cittadino appartenente ad uno Stato membro sia condannato ad una pena restrittiva della libertà personale per taluno dei delitti preveduti da questo titolo. (2)
Il trasgressore dell’ordine di espulsione od allontanamento pronunciato dal giudice è punito con la reclusione da uno a quattro anni. In tal caso è obbli‐ gatorio l’arresto dell’autore del fatto, anche fuori dei casi di flagranza, e si procede con rito direttissimo.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 1, comma 1, lett. b) del D.L. 23 maggio 2008, n. 92 convertito con modificazioni nella L. 24 luglio 2008, n. 125.
(2) Il periodo che recitava: “Ferme restando le disposizioni in materia di
esecuzione delle misure di sicurezza personali, l’espulsione e l’allontanamento dal territorio dello Stato sono eseguiti dal questore se‐ condo le modalità di cui, rispettivamente, all’articolo 13, comma 4, del te‐ sto unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e all’articolo 20, comma 11, del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30.” è stato soppresso dall’art. 1, comma 3, della L. 15 luglio 2009, n. 94.
Art. 313. Autorizzazione a procedere o richiesta di procedimento
Per i delitti preveduti dagli articoli 244, 245, 265, 267, 269, 273, 274, 277,
278, 279, 287 e 288 non si può procedere senza l'autorizzazione del mini‐ stro per la giustizia.
Parimenti non si può procedere senza tale autorizzazione per i delitti preve‐ duti dagli articoli 247, 248, 249, 250, 251 e 252, quando sono commessi a danno di uno Stato estero alleato o associato, a fine di guerra, allo Stato italiano.
Per il delitto preveduto nell'art. 290, quando è commesso contro l'Assem‐ blea costituente ovvero contro le Assemblee legislative o una di queste, non si può procedere senza l'autorizzazione dell'Assemblea, contro la quale il vilipendio è diretto. Negli altri casi non si può procedere senza l'autorizza‐ zione del ministro per la giustizia.
I delitti preveduti dagli articoli 296, 297, 298, in relazione agli articoli 296 e 297, e dall'art. 299, sono punibili a richiesta del ministro per la giustizia.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


TITOLO II ‐ DEI DELITTI CONTRO LA PUBBLICA AMMI‐ NISTRAZIONE

Capo I ‐ Dei delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministra‐ zione
Art. 314. Peculato
Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclu‐ sione da quattro (1) a dieci anni.
Si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l'uso momentaneo, è stata immediatamente restituita.
(1) La parola: "tre" è stata così sostituita dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.
Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 24 luglio 2007, n. 30154, Cassa‐
zione Penale, sez. VI, sentenza 21 maggio 2008, n. 20326, Cassazione Pe‐ nale, sez. VI, sentenza 30 aprile 2008, n. 17616, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 26 agosto 2008, n. 34157, Cassazione Penale, sez. II, senten‐ za 15 maggio 2009, n. 20515, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 20 maggio 2009, n. 21165, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 18 giugno 2009, n. 25541, Cassazione Penale, SS.UU., sentenza 6 ottobre 2009, n.
38691 e Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 15 gennaio 2010, n. 1938 in Altalex Massimario.
Art. 315 (1)
(1) L’articolo che recitava: “Malversazione a danno di privati.
Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che si appropria o, comunque, distrae, a profitto proprio o di un terzo, denaro o qualsiasi cosa mobile non appartenente alla pubblica amministrazione, di cui egli ha il possesso per ragione del suo ufficio o servizio, è punito con la reclu‐ sione da tre a otto anni, e con la multa non inferiore a lire due milioni. Si applicano le disposizioni del capoverso dell'articolo precedente.” è stato abrogato dall'art. 20 della L. 26 aprile 1990, n. 86.
Art. 316. Peculato mediante profitto dell'errore altrui
Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, il quale, nell'eserci‐ zio delle funzioni o del servizio, giovandosi dell'errore altrui, riceve o ritiene indebitamente, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Art. 316‐bis. Malversazione a danno dello Stato
Chiunque, estraneo alla pubblica amministrazione, avendo ottenuto dallo Stato o da altro ente pubblico o dalle Comunità europee contributi, sovven‐ zioni o finanziamenti destinati a favorire iniziative dirette alla realizzazione di opere od allo svolgimento di attività di pubblico interesse, non li destina alle predette finalità, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Art. 316‐ter. Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato
Salvo che il fatto costituisca il reato previsto dall'articolo 640‐bis, chiunque mediante l'utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l'omissione di informazioni dovu‐ te, consegue indebitamente, per sé o per altri, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità euro‐ pee è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Quando la somma indebitamente percepita è pari o inferiore a euro
3.999,96 si applica soltanto la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro da euro 5.164 a euro 25.822. Tale sanzione non può comunque superare il triplo del beneficio conseguito.

Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 8 ottobre 2007, n. 37077, Cassa‐ zione Penale, sez. VI, sentenza 28 febbraio 2008, n. 8907, Cassazione Pe‐ nale, sez. VI, sentenza 8 maggio 2008, n. 18732, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 2 gennaio 2009, n. 12, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 28 gennaio 2009, n. 3869, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 3 marzo
2009, n. 9528, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 14 aprile 2009, n.
15690, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 19 ottobre 2009, n. 40502 e Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 19 luglio 2010, n. 28110 in Altalex Massimario.
Art. 317‐bis. Pene accessorie
La condanna per il reato di cui agli articoli 314 e 317, 319 e 319 ter (1) im‐
porta l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Nondimeno, se per circo‐ stanze attenuanti viene inflitta la reclusione per un tempo inferiore a tre anni, la condanna importa l'interdizione temporanea.
(1) Le parole: ", 319 e 319 ter" sono state inserite dall'art. 1, L. 6 novem‐ bre 2012, n. 190.
Art. 318. Corruzione per l'esercizio della funzione (1)
Il pubblico ufficiale che, per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità o ne ac‐ cetta la promessa è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
(1) L'articolo che recitava: "Corruzione per un atto d'ufficio.
Il pubblico ufficiale, che, per compiere un atto del suo ufficio, riceve, per
sé o per un terzo, in denaro od altra utilità, una retribuzione che non gli è dovuta, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Se il pubblico ufficiale riceve la retribuzione per un atto d'ufficio da lui già
compiuto, la pena è della reclusione fino a un anno." è stato così sostitui‐ to dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.
Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 18 marzo 2008, n. 12131 in Al‐ talex Massimario.
Art. 319. Corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio
Il pubblico ufficiale che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritar‐ dato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da quattro a otto anni. (1)
(1) Le parole: "due o cinque anni." sono state così sostituite dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190. Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 28 ago‐ sto 2008, n. 34415 in Altalex Massimario.
Art. 319‐bis. Circostanze aggravanti
La pena è aumentata se il fatto di cui all'art. 319 ha per oggetto il conferi‐ mento di pubblici impieghi o stipendi o pensioni o la stipulazione di contrat‐ ti nei quali sia interessata l'amministrazione alla quale il pubblico ufficiale appartiene.
Art. 319‐ter. Corruzione in atti giudiziari
Se i fatti indicati negli articoli 318 e 319 sono commessi per favorire o dan‐ neggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo, si applica la pena della reclusione da quattro a dieci anni. (1)
Se dal fatto deriva l'ingiusta condanna di taluno alla reclusione non superio‐ re a cinque anni, la pena è della reclusione da cinque (2) a dodici anni; se deriva l'ingiusta condanna alla reclusione superiore a cinque anni o all'erga‐ stolo, la pena è della reclusione da sei a venti anni.
(1) Le parole: "tre a otto anni" sono state così sostituite dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.
(2) La parola: "quattro" è stata così sostituita dall'art. 1, L. 6 novembre
2012, n. 190.

Cfr. Cassazione Penale, sez. II, sentenza 11 dicembre 2008, n. 45845 in Al‐ talex Massimario.
Art. 317. Concussione (1)
Il pubblico ufficiale che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, co‐ stringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, de‐ naro o altra utilità è punito con la reclusione da sei a dodici anni.
(1) L'articolo che recitava: "Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubbli‐ co servizio, che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro o altra utilità, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni." è stato così sostituito dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.

Art. 319‐quater. Induzione indebita a dare o promettere utilità (1)
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il pubblico ufficiale o l'incarica‐ to di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, in‐ duce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità è punito con la reclusione da tre a otto anni.
Nei casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità è punito con la reclusione fino a tre anni.
(1) Articolo aggiunto dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.
Art. 320. Corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio
Le disposizioni degli articoli 318 e 319 si applicano anche all'incaricato di un pubblico servizio. (1) In ogni caso, le pene sono ridotte in misura non superiore a un terzo.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


(1) Il comma che recitava: "Le disposizioni dell'articolo 319 si applicano anche all'incaricato di un pubblico servizio; quelle di cui all'articolo 318 si applicano anche alla persona incaricata di un pubblico servizio, qualora rivesta la qualità di pubblico impiegato." è stato così sostituito dall'art. 1,
L. 6 novembre 2012, n. 190.
Art. 321. Pene per il corruttore
Le pene stabilite nel primo comma dell'articolo 318, nell'articolo 319, nell'articolo 319‐bis, nell'art. 319‐ter, e nell'articolo 320 in relazione alle suddette ipotesi degli articoli 318 e 319, si applicano anche a chi dà o pro‐ mette al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio il denaro od altra utilità.
Art. 322. Istigazione alla corruzione Chiunque offre o promette denaro od altra utilità non dovuti ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, soggiace, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma dell'articolo 318, ridotta di un terzo. (1)
Se l'offerta o la promessa è fatta per indurre un pubblico ufficiale o un inca‐ ricato di un pubblico servizio ad omettere o a ritardare un atto del suo uffi‐ cio, ovvero a fare un atto contrario ai suoi doveri, il colpevole soggiace, qua‐ lora l'offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nell'articolo 319, ridotta di un terzo.
La pena di cui al primo comma si applica al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio che sollecita una promessa o dazione di denaro o altra utilità per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri. (2)
La pena di cui al secondo comma si applica al pubblico ufficiale o all'incari‐
cato di un pubblico servizio che sollecita una promessa o dazione di denaro od altra utilità da parte di un privato per le finalità indicate dall'articolo 319.
(1) Il comma che recitava: "Chiunque offre o promette denaro od altra utilità non dovuti ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubbli‐ co servizio che riveste la qualità di pubblico impiegato, per indurlo a com‐ piere un atto del suo ufficio, soggiace, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma dell'articolo 318, ridot‐ ta di un terzo." è stato così modificato dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.
(2) Il comma che recitava: "La pena di cui al primo comma si applica al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio che riveste la qua‐ lità di pubblico impiegato che sollecita una promessa o dazione di denaro od altra utilità da parte di un privato per le finalità indicate dall'articolo 318." è stato così modificato dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.
Art. 322‐bis. Peculato, concussione, induzione indebita dare o promettere utilità, corruzione e istigazione alla corruzione di membri della Corte pena‐ le internazionale o degli organi delle Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri (1)
Le disposizioni degli articoli 314, 316, da 317 a 320 e 322, terzo e quarto comma, si applicano anche:
1) ai membri della Commissione delle Comunità europee, del Parlamento
europeo, della Corte di Giustizia e della Corte dei conti delle Comunità eu‐ ropee;
2) ai funzionari e agli agenti assunti per contratto a norma dello statuto dei funzionari delle Comunità europee o del regime applicabile agli agenti delle Comunità europee;
3) alle persone comandate dagli Stati membri o da qualsiasi ente pubblico o privato presso le Comunità europee, che esercitino funzioni corrispondenti a quelle dei funzionari o agenti delle Comunità europee;
4) ai membri e agli addetti a enti costituiti sulla base dei Trattati che istitui‐ scono le Comunità europee;
5) a coloro che, nell'ambito di altri Stati membri dell'Unione europea, svol‐ gono funzioni o attività corrispondenti a quelle dei pubblici ufficiali e degli incaricati di un pubblico servizio;
5‐bis) ai giudici, al procuratore, ai procuratori aggiunti, ai funzionari e agli agenti della Corte penale internazionale, alle persone comandate dagli Stati parte del Trattato istitutivo della Corte penale internazionale le quali eserci‐ tino funzioni corrispondenti a quelle dei funzionari o agenti della Corte stes‐ sa, ai membri ed agli addetti a enti costituiti sulla base del Trattato istitutivo della Corte penale internazionale (2).
Le disposizioni degli articoli 319‐quater, secondo comma, 321 e 322, primo
e secondo comma, si applicano anche se il denaro o altra utilità è dato, of‐ ferto o promesso (3):
1) alle persone indicate nel primo comma del presente articolo;

2) a persone che esercitano funzioni o attività corrispondenti a quelle dei pubblici ufficiali e degli incaricati di un pubblico servizio nell'ambito di altri Stati esteri o organizzazioni pubbliche internazionali, qualora il fatto sia commesso per procurare a sé o ad altri un indebito vantaggio in operazioni economiche internazionali ovvero al fine di ottenere o di mantenere un'at‐ tività economica o finanziaria (4).
Le persone indicate nel primo comma sono assimilate ai pubblici ufficiali, qualora esercitino funzioni corrispondenti, e agli incaricati di un pubblico servizio negli altri casi (5).
(1) Rubrica così modificata prima dall’art. 1, comma 75, lett. n), n. 2), L. 6 novembre 2012, n. 190 e poi dall’art. 10, comma 1, lett. b), L. 20 dicembre 2012, n. 237. Il testo in vigore prima della modifica disposta dalla citata legge era: “Peculato, concussione, induzione indebita dare o promettere utilità, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi del‐ le Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri.”.
(2) Numero aggiunto dall’art. 10, comma 1, lett. a), L. 20 dicembre 2012,
n. 237.
(3) Alinea così modificato dall’art. 1, comma 75, lett. n), n. 1), L. 6 novem‐ bre 2012, n. 190. Il testo precedentemente in vigore era: “Le disposizioni degli articoli 321 e 322, primo e secondo comma, si applicano anche se il denaro o altra utilità è dato, offerto o promesso:”.
(4) Numero così modificato dall'art. 3, comma 1, L. 3 agosto 2009, n. 116. Il testo precedentemente in vigore era: “2) a persone che esercitano fun‐ zioni o attività corrispondenti a quelle dei pubblici ufficiali e degli incarica‐ ti di un pubblico servizio nell'ambito di altri Stati esteri o organizzazioni pubbliche internazionali, qualora il fatto sia commesso per procurare a sé o ad altri un indebito vantaggio in operazioni economiche internaziona‐ li.”.
(5) Articolo aggiunto dall'art. 3, L. 29 settembre 2000, n. 300.
Art. 322‐ter. Confisca
Nel caso di condanna, o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti previsti dagli articoli da 314 a 320, anche se commessi dai soggetti indicati nell'articolo 322‐bis, primo comma, è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a perso‐ na estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca di be‐ ni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto. (1)
Nel caso di condanna, o di applicazione della pena a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per il delitto previsto dall'articolo 321, an‐ che se commesso ai sensi dell'articolo 322‐bis, secondo comma, è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto salvo che appar‐ tengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispon‐ dente a quello di detto profitto e, comunque, non inferiore a quello del de‐ naro o delle altre utilità date o promesse al pubblico ufficiale o all'incaricato di pubblico servizio o agli altri soggetti indicati nell'articolo 322‐bis, secondo comma.
Nei casi di cui ai commi primo e secondo, il giudice, con la sentenza di con‐ danna, determina le somme di denaro o individua i beni assoggettati a con‐ fisca in quanto costituenti il profitto o il prezzo del reato ovvero in quanto di valore corrispondente al profitto o al prezzo del reato.
(1) Le parole: "o profitto" sono state aggiunte dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.
Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 30 luglio 2007, n. 30966, Cassa‐ zione Penale, sez. VI, sentenza 2 agosto 2007, n. 31692, Cassazione Pena‐ le, sez. II, sentenza 29 ottobre 2008, n. 40425, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 9 aprile 2009, n. 15549, Cassazione Penale, sez. I, sentenza 11 novembre 2009, n. 42894, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 4 dicem‐ bre 2009, n. 46830 e Cassazione Penale, sez. III, sentenza 9 dicembre 2009, n. 46855 in Altalex Massimario.
Art. 323. Abuso di ufficio
Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico sevizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero ometten‐ do di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo con‐ giunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da uno a quattro anni. (1)

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un caratte‐ re di rilevante gravità.
(1) Le parole: "sei mesi a tre anni" sono state così sostituite dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.
Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 7 novembre 2007, n. 40891, Cas‐
sazione Penale, sez. VI, sentenza 21 febbraio 2008, n. 7973, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 17 giugno 2008, n. 24663, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 19 giugno 2008, n. 25162, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 8 luglio 2008, n. 27936 in Altalex Massimario, Cassazione Pena‐ le, sez. VI, sentenza 1 ottobre 2008, n. 37354, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 25 giugno 2009, n. 25537, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 1 luglio 2009, n. 26699 e Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 8 febbraio 2010, n. 4979 in Altalex Massimario.
Art. 323‐bis. Circostanza attenuante
Se i fatti previsti dagli articoli 314, 316, 316‐bis, 316‐ter, 317, 318, 319, 319‐ quater, (1) 320, 322, 322‐bis e 323 sono di particolare tenuità, le pene sono diminuite.
(1) La parola: "319‐quater" è stata aggiunta dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.
Art. 324. (1)
(1) L’articolo che recitava. “Interesse privato in atti di ufficio. Il pubblico ufficiale, che, direttamente o per interposta persona, o con atti simulati, prende un interesse privato in qualsiasi atto della pubblica am‐ ministrazione presso la quale esercita il proprio ufficio, è punito con la re‐ clusione da sei mesi a cinque anni e con la multa da lire duecentomila a quattro milioni.” è stato abrogato dall'art. 20 della L. 26 aprile 1990, n. 86.
Art. 325. Utilizzazione d'invenzioni o scoperte conosciute per ragione d'uf‐ ficio
Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che impiega, a pro‐
prio o altrui profitto, invenzioni o scoperte scientifiche, o nuove applicazioni industriali, che egli conosca per ragione dell'ufficio o servizio, e che debba‐ no rimanere segrete, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a euro 516.
Art. 326. Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio
Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, vio‐ lando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando del‐ la sua qualità, rivela notizie d'ufficio, le quali debbano rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Se l'agevolazione è soltanto colposa, si applica la reclu‐ sione fino a un anno.
Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, per
procurare a sé o ad altri un indebito profitto patrimoniale, si avvale illegit‐ timamente di notizie d'ufficio, le quali debbano rimanere segrete, è punito con la reclusione da due a cinque anni. Se il fatto è commesso al fine di pro‐ curare a sé o ad altri un ingiusto profitto non patrimoniale o di cagionare ad altri un danno ingiusto, si applica la pena della reclusione fino a due anni.
Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 24 luglio 2007, n. 30148, Cassa‐ zione Penale, sez. VI, sentenza 30 luglio 2007, n. 30968, Cassazione Pena‐ le, sez. VI, sentenza 11 ottobre 2007, n. 37559 e Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 12 ottobre 2009, n. 39706 in Altalex Massimario.
Art. 327. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Eccitamento al dispregio e vilipendio delle isti‐ tuzioni, delle leggi o degli atti dell'autorità. Il pubblico ufficiale che, nell'esercizio delle sue funzioni, eccita al dispregio delle istituzioni o all'inosservanza delle leggi, delle disposizioni dell'autori‐ tà o dei doveri inerenti a un pubblico ufficio o servizio, ovvero fa l'apolo‐ gia di fatti contrari alle leggi, alle disposizioni dell'autorità o ai doveri predetti, è punito, quando il fatto non sia preveduto come reato da una particolare disposizione di legge, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire quattrocentomila.
La disposizione precedente si applica anche al pubblico impiegato incari‐ cato di un pubblico servizio, e al ministro di un culto.” è stato abrogato dall'art. 18 della L. 25 giugno 1999, n. 205.
Art. 328. Rifiuto di atti d'ufficio. Omissione
Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pub‐

blica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l'atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 1.032. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa.
Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 15 settembre 2008, n. 35344, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 30 dicembre 2008, n. 48379 e Cassa‐ zione Penale, sez. VI, sentenza 3 dicembre 2009, n. 46512 in Altalex Mas‐ simario.
Art. 329. Rifiuto o ritardo di obbedienza commesso da un militare o da un agente della forza pubblica
Il militare o l'agente della forza pubblica, il quale rifiuta o ritarda indebita‐ mente di eseguire una richiesta fattagli dall'autorità competente nelle for‐ me stabilite dalla legge, è punito con la reclusione fino a due anni.
Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 28 settembre 2009, n. 38119 in Altalex Massimario.
Art. 330. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Abbandono collettivo di pubblici uffici, impie‐ ghi, servizi o lavoro
I pubblici ufficiali, gli incaricati di un pubblico servizio aventi la qualità di impiegati, i privati che esercitano servizi pubblici o di pubblica necessità, non organizzati in imprese, e i dipendenti da imprese di servizi pubblici o di pubblica necessità, i quali, in numero di tre o più, abbandonano collet‐ tivamente l'ufficio, l'impiego, il servizio o il lavoro, ovvero li prestano in modo da turbarne la continuità o la regolarità, sono puniti con la reclu‐ sione fino a due anni.
I capi, promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da due a
cinque anni. Le pene sono aumentate se il fatto:
1. è commesso per fine politico;
2. ha determinato dimostrazioni, tumulti o sommosse popolari.” è stato
abrogato dall'art. 11 della L. 12 giugno 1990, n. 146.
Art. 331. Interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità
Chi, esercitando imprese di servizi pubblici o di pubblica necessità, inter‐ rompe il servizio, ovvero sospende il lavoro nei suoi stabilimenti, uffici o aziende, in modo da turbare la regolarità del servizio, è punito con la reclu‐ sione da sei mesi a un anno e con la multa non inferiore a euro 516.
I capi, promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da tre a set‐ te anni e con la multa non inferiore a euro 3.098. Si applica la disposizione dell'ultimo capoverso dell'articolo precedente.
Art. 332. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Omissione di doveri di ufficio in occasione di abbandono di un pubblico ufficio o di interruzione di un pubblico servizio. Il pubblico ufficiale o il dirigente un servizio pubblico o di pubblica necessi‐ tà, che, in occasione di alcuno dei delitti preveduti dai due articoli prece‐ denti, ai quali non abbia preso parte, rifiuta od omette di adoperarsi per la ripresa del servizio a cui è addetto o preposto, ovvero di compiere ciò che è necessario per la regolare continuazione del servizio, è punito con la multa fino a lire un milione.” è stato abrogato dall'art. 18 della L. 25 giu‐ gno 1999, n. 205.
Art. 333. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Abbandono individuale di un pubblico ufficio, servizio o lavoro.
Il pubblico ufficiale, l'impiegato incaricato di un pubblico servizio, il priva‐ to che esercita un servizio pubblico o di pubblica necessità non organizza‐ to in impresa, o il dipendente da imprese di servizi pubblici o di pubblica necessità, il quale abbandona l'ufficio, il servizio o il lavoro, al fine di tur‐ bare la continuità o la regolarità, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a lire un milione.
La stessa pena si applica anche a chi, con il fine sopra indicato, senza ab‐
bandonare l'ufficio o il lavoro, li presta in modo da turbarne la continuità o la regolarità. La pena è aumentata se dal fatto deriva pubblico o privato nocumento.” è stato abrogato dall'art. 11 della L. 12 giugno 1990, n. 146.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


Art. 334. Sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall'autorità amministra‐ tiva
Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa sot‐ toposta a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall'au‐ torità amministrativa e affidata alla sua custodia, al solo scopo di favorire il proprietario di essa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 516.
Si applicano la reclusione da tre mesi a due anni e la multa da euro 30 a
euro 309 se la sottrazione, la soppressione, la distruzione, la dispersione o il deterioramento sono commessi dal proprietario della cosa affidata alla sua custodia.
La pena è della reclusione da un mese ad un anno e della multa fino a euro
309, se il fatto è commesso dal proprietario della cosa medesima non affi‐ data alla sua custodia.
Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 1 ottobre 2007, n. 44287, Tribu‐ nale di Torre Annunziata, sentenza 9 novembre 2007 e Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 15 gennaio 2008, n. 2168 in Altalex Massimario.
Art. 335. Violazione colposa di doveri inerenti alla custodia di cose sotto‐ poste a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall'au‐ torità amministrativa
Chiunque, avendo in custodia una cosa sottoposta a sequestro disposto nel
corso di un procedimento penale o dall'autorità amministrativa, per colpa ne cagiona la distruzione o la dispersione, ovvero ne agevola la sottrazione o la soppressione, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 309.
Art. 335‐bis. Disposizioni patrimoniali (1)
Salvo quanto previsto dall'articolo 322‐ter, nel caso di condanna per delitti previsti dal presente capo è comunque ordinata la confisca anche nelle ipo‐ tesi previste dall'articolo 240, primo comma.
(1) Articolo inserito dall’art. 6 della L. 27 marzo 2001, n. 97.

CAPO II ‐ DEI DELITTI DEI PRIVATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINI‐ STRAZIONE
Art. 336. Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale
Chiunque usa violenza o minaccia a un pubblico ufficiale o ad un incaricato
di un pubblico servizio, per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri, o ad omettere un atto dell'ufficio o del servizio, è punito con la re‐ clusione da sei mesi a cinque anni.
La pena è della reclusione fino a tre anni, se il fatto è commesso per co‐ stringere alcuna delle persone anzidette a compiere un atto del proprio ufficio o servizio, o per influire, comunque, su di essa.
Art. 337. Resistenza a un pubblico ufficiale
Chiunque usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale, o ad un incaricato di un pubblico servizio, mentre compie un atto d'ufficio o di servizio, o a coloro che, richiesti, gli prestano assistenza, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Cfr. Corte d'Appello di Milano, sez. II, sentenza 19 giugno 2007 e Tribuna‐ le di Napoli, sez. I, sentenza 12 ottobre 2007 in Altalex Massimario.
Art. 337‐bis. Occultamento, custodia o alterazione di mezzi di trasporto (1) Chiunque occulti o custodisca mezzi di trasporto di qualsiasi tipo che, rispet‐ to alle caratteristiche omologate, presentano alterazioni o modifiche o pre‐ disposizioni tecniche tali da costituire pericolo per l'incolumità fisica degli operatori di polizia, è punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da euro 2.582 a euro 10.329.
La stessa pena di cui al primo comma si applica a chiunque altera mezzi di trasporto operando modifiche o predisposizioni tecniche tali da costituire pericolo per l'incolumità fisica degli operatori di polizia.
Se il colpevole è titolare di concessione o autorizzazione o licenza o di altro titolo abilitante l'attività, alla condanna consegue la revoca del titolo che legittima la medesima attività.
(1) Articolo inserito dall’art. 4 della L. 19 marzo 2001, n. 92.
Art. 338. Violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudi‐ ziario
Chiunque usa violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario o ad una rappresentanza di esso o ad una qualsiasi pubblica au‐ torità costituita in collegio, per impedirne, in tutto o in parte, anche tempo‐

raneamente, o per turbarne comunque l'attività, è punito con la reclusione da uno a sette anni.
Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto per influire sulle deliberazio‐ ni collegiali di imprese che esercitano servizi pubblici o di pubblica necessi‐ tà, qualora tali deliberazioni abbiano per oggetto l'organizzazione o l'esecu‐ zione dei servizi.
Art. 339. Circostanze aggravanti
Le pene stabilite nei tre articoli precedenti sono aumentate se la violenza o la minaccia è commessa con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite, o con scritto anonimo, o in modo simbolico, o valendosi della forza intimidatrice derivante da segrete associazioni, esistenti o supposte.
Se la violenza o la minaccia è commessa da più di cinque persone riunite, mediante uso di armi anche soltanto da parte di una di esse, ovvero da più di dieci persone, pur senza uso di armi, la pena è, nei casi preveduti dalla prima parte dell'articolo 336 e dagli articoli 337 e 338, della reclusione da tre a quindici anni e, nel caso preveduto dal capoverso dell'articolo 336, della reclusione da due a otto anni. Le disposizioni di cui al secondo comma si applicano anche, salvo che il fatto costituisca più grave reato, nel caso in cui la violenza o la minaccia sia com‐ messa mediante il lancio o l'utilizzo di corpi contundenti o altri oggetti atti ad offendere, compresi gli artifici pirotecnici, in modo da creare pericolo alle persone. (1)
(1) Questo comma è stato aggiunto dall’art. 7, comma 2, del D.L. 8 feb‐ braio 2007, n. 8, convertito, con modificazioni, nella L. 4 aprile 2007, n.
41.
Art. 340. Interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità Chiunque, fuori dei casi preveduti da particolari disposizioni di legge cagiona un'interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità è punito con la reclusione fino a un anno.
I capi promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da uno a cin‐ que anni.
Cfr. Cassazione penale, sez. II, sentenza 20 settembre 2007, n. 35178 e Tribunale di Montepulciano, sentenza 20 febbraio 2009, n. 74 in Altalex Massimario.
Art. 341. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Oltraggio a un pubblico ufficiale. Chiunque offende l'onore o il prestigio di un pubblico ufficiale, in presenza di lui e a causa o nell'esercizio delle sue funzioni, è punito con la reclusio‐ ne da sei mesi a due anni.
La stessa pena si applica a chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritto o disegno, diretti al pubblico ufficia‐ le, e a causa delle sue funzioni.
La pena è della reclusione da uno a tre anni, se l'offesa consiste nell'attri‐ buzione di un fatto determinato.
Le pene sono aumentate quando il fatto è commesso con violenza o mi‐ naccia, ovvero quando l'offesa è recata in presenza di una o più persone.” è stato abrogato dall'art. 18 della L. 25 giugno 1999, n. 205.
Art. 341‐bis. Oltraggio a pubblico ufficiale (1)
Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più perso‐ ne, offende l’onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni è punito con la reclusione fino a tre anni.
La pena è aumentata se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto de‐ terminato. Se la verità del fatto è provata o se per esso l’ufficiale a cui il fatto è attribuito è condannato dopo l’attribuzione del fatto medesimo, l’autore dell’offesa non è punibile.
Ove l’imputato, prima del giudizio, abbia riparato interamente il danno, mediante risarcimento di esso sia nei confronti della persona offesa sia nei confronti dell’ente di appartenenza della medesima, il reato è estinto.
(1) Questo articolo è stato premesso all’art. 342 dall’art. 1, comma 8, del‐ la L. 15 luglio 2009, n. 94.
Art. 342. Oltraggio a un corpo politico, amministrativo o giudiziario Chiunque offende l'onore o il prestigio di un corpo politico, amministrativo o giudiziario, o di una rappresentanza di esso, o di una pubblica autorità costituita in collegio, al cospetto del corpo, della rappresentanza o del col‐ legio, è punito con la con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. (1)

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


La stessa pena si applica a chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica, o con scritto o disegno diretti al corpo, alla rappresentanza o al collegio, a causa delle sue funzioni.
La pena è della multa da euro 2.000 a euro 6.000 (2) se l'offesa consiste
nell'attribuzione di un fatto determinato.
Si applica la disposizione dell'ultimo capoverso dell'articolo precedente.
(1) Le parole: “con la reclusione fino a tre anni” sono state così sostituite dall’art. 11, comma 3, lett. a), della L. 24 febbraio 2006, n. 85.
(2) Le parole: “è della reclusione da uno a quattro anni” sono state sosti‐
tuite dall’11, comma 3, lett. b) della L. 24 febbraio 2006, n. 85.
Art. 343. Oltraggio a un magistrato in udienza
Chiunque offende l'onore o il prestigio di un magistrato in udienza è punito con la reclusione fino a tre anni.
La pena è della reclusione da due a cinque anni se l'offesa consiste nell'at‐ tribuzione di un fatto determinato. Le pene sono aumentate se il fatto è commesso con violenza o minaccia.
Art. 343‐bis. Corte penale internazionale (1)
Le disposizioni degli articoli 336, 337, 338, 339, 340, 342 e 343 si applicano anche quando il reato è commesso nei confronti:
a) della Corte penale internazionale;
b) dei giudici, del procuratore, dei procuratori aggiunti, dei funzionari e de‐ gli agenti della Corte stessa;
c) delle persone comandate dagli Stati parte del Trattato istitutivo della Cor‐ te penale internazionale, le quali esercitino funzioni corrispondenti a quelle dei funzionari o agenti della Corte stessa;
d) dei membri e degli addetti a enti costituiti sulla base del Trattato istituti‐
vo della Corte penale internazionale.
(1) Articolo aggiunto dall’art. 10, comma 2, L. 20 dicembre 2012, n. 237.
Art. 344. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Oltraggio a un pubblico impiegato.
Le disposizioni dell'articolo 341 si applicano anche nel caso in cui l'offesa è recata a un pubblico impiegato che presti un pubblico servizio; ma le pene sono ridotte di un terzo.” è stato abrogato dall'art. 18 della L. 25 giugno 1999, n. 205.
Art. 345. Offesa all'autorità mediante danneggiamento di affissioni Chiunque, per disprezzo verso l'autorità, rimuove, lacera, o, altrimenti, ren‐ de illeggibili o comunque inservibili scritti o disegni affissi o esposti al pub‐ blico per ordine dell'autorità stessa, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 619.
Art. 346. Millantato credito
Chiunque, millantando credito presso un pubblico ufficiale, o presso un pubblico impiegato che presti un pubblico servizio, riceve o fa dare o fa promettere, a sé o ad altri, denaro o altra utilità, come prezzo della propria mediazione verso il pubblico ufficiale o impiegato, è punito con la reclusio‐ ne da uno a cinque anni e con la multa da euro 309 a euro 2.065. La pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 516 a euro 3.098, se il colpevole riceve o fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altra utilità, col pretesto di dover comprare il favore di un pubblico ufficiale o impiegato, o di doverlo remunerare.
Art. 346‐bis. Traffico di influenze illecite (1)
Chiunque, fuori dei casi di concorso nei reati di cui agli articoli 319 e 319‐
ter, sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o con un incarica‐ to di un pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a sè o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale, come prezzo della propria me‐ diazione illecita verso il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servi‐ zio ovvero per remunerarlo, in relazione al compimento di un atto contrario ai doveri di ufficio o all'omissione o al ritardo di un atto del suo ufficio, è punito con la reclusione da uno a tre anni.
La stessa pena si applica a chi indebitamente dà o promette denaro o altro
vantaggio patrimoniale.
La pena è aumentata se il soggetto che indebitamente fa dare o promette‐ re, a sè o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale riveste la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio.
Le pene sono altresì aumentate se i fatti sono commessi in relazione all'e‐ sercizio di attività giudiziarie. Se i fatti sono di particolare tenuità, la pena è diminuita.
(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, comma 75, lett. r), L. 6 novembre 2012, n. 190.

Art. 347. Usurpazione di funzioni pubbliche
Chiunque usurpa una funzione pubblica o le attribuzioni inerenti a un pub‐ blico impiego è punito con la reclusione fino a due anni.
Alla stessa pena soggiace il pubblico ufficiale o impiegato il quale, avendo ricevuta partecipazione del provvedimento che fa cessare o sospendere le sue funzioni o le sue attribuzioni, continua ad esercitarle. La condanna im‐ porta la pubblicazione della sentenza.
Art. 348. Abusivo esercizio di una professione
Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta
una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da euro 103 a euro 516.
Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 6 settembre 2007, n. 34200, Cas‐ sazione Penale, sez. IV, sentenza 3 giugno 2008, n. 22144 e Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 30 gennaio 2009, n. 4294 in Altalex Massimario.
Art. 349. Violazione di sigilli
Chiunque viola i sigilli, per disposizione della legge o per ordine dell'autorità apposti al fine di assicurare la conservazione o l'identità di una cosa, è puni‐ to con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032
Se il colpevole è colui che ha in custodia la cosa, la pena è della reclusione da tre a cinque anni e della multa da euro 309 a euro 3.098.
Cfr. Cassazione Penale, sez. III, sentenza 17 gennaio 2008, n. 2461 in Al‐ talex Massimario.
Art. 350. Agevolazione colposa
Se la violazione dei sigilli è resa possibile, o comunque agevolata, per colpa di chi ha in custodia la cosa, questi è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 154 a euro 929.
Art. 351. Violazione della pubblica custodia di cose
Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora corpi di reato, atti, documenti, ovvero un'altra cosa mobile particolarmente custodita in un pubblico ufficio, o presso un pubblico ufficiale o un impiegato che presti un pubblico servizio, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave delitto, con la reclusione da uno a cinque anni.
Art. 352. Vendita di stampati dei quali è stato ordinato il sequestro Chiunque vende, distribuisce o affigge, in luogo pubblico o aperto al pubbli‐ co, scritti o disegni, dei quali l'autorità ha ordinato il sequestro, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 619.
Art. 353. Turbata libertà degli incanti
Chiunque, con violenza o minaccia, o con doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, impedisce o turba la gara nei pubblici incanti o nelle lici‐ tazioni private per conto di pubbliche amministrazioni, ovvero ne allontana gli offerenti, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032.
Se il colpevole è persona preposta dalla legge o dall'autorità agli incanti o alle licitazioni suddette, la reclusione è da uno a cinque anni e la multa da euro 516 a euro 2.065.
Le pene stabilite in questo articolo si applicano anche nel caso di licitazioni
private per conto di privati, dirette da un pubblico ufficiale o da persona legalmente autorizzata; ma sono ridotte alla metà.
Art. 354. Astensione dagli incanti
Chiunque, per denaro, dato o promesso a lui o ad altri, o per altra utilità a
lui o ad altri data o promessa, si astiene dal concorrere agli incanti o alle licitazioni indicati nell'articolo precedente, è punito con la reclusione sino a sei mesi o con la multa fino a euro 516.
Art. 355. Inadempimento di contratti di pubbliche forniture
Chiunque, non adempiendo gli obblighi che gli derivano da un contratto di fornitura concluso con lo Stato, o con un altro ente pubblico, ovvero con un'impresa esercente servizi pubblici o di pubblica necessità, fa mancare, in tutto o in parte, cose od opere, che siano necessarie a uno stabilimento pubblico o ad un pubblico servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 103. La pena è aumentata se la fornitura concerne:
1) sostanze alimentari o medicinali, ovvero cose od opere destinate alle
comunicazioni per terra, per acqua o per aria, o alle comunicazioni telegra‐ fiche o telefoniche;
2 cose od opere destinate all'armamento o all'equipaggiamento delle forze armate dello Stato;

Libro II ‐ Dei delitti in particolare

3) cose od opere destinate ad ovviare a un comune pericolo o ad un pubbli‐ co infortunio.
Se il fatto è commesso per colpa, si applica la reclusione fino a un anno, ovvero la multa da euro 51 a euro 2.065.
Le stesse disposizioni si applicano ai subfornitori, ai mediatori e ai rappre‐
sentanti dei fornitori, quando essi, violando i loro obblighi contrattuali, hanno fatto mancare la fornitura.
Art. 356. Frode nelle pubbliche forniture
Chiunque commette frode nell'esecuzione dei contratti di fornitura o nell'a‐
dempimento degli altri obblighi contrattuali indicati nell'articolo preceden‐ te, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa non infe‐ riore a euro 1.032.
La pena è aumentata nei casi preveduti dal primo capoverso dell'articolo
precedente.

CAPO III ‐ DISPOSIZIONI COMUNI AI CAPI PRECEDENTI
Art. 357. Nozione del pubblico ufficiale Agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa.
Agli stessi effetti è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da nor‐ me di diritto pubblico e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi.
Art. 358. Nozione della persona incaricata di un pubblico servizio
Agli effetti della legge penale, sono incaricati di un pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio.
Per pubblico servizio deve intendersi un'attività disciplinata nelle stesse
forme della pubblica funzione, ma caratterizzata, dalla mancanza dei poteri tipici di quest'ultima, e con esclusione dello svolgimento di semplici man‐ sioni di ordine e della prestazione di opera meramente materiale.
Art. 359. Persone esercenti un servizio di pubblica necessità
Agli effetti della legge penale, sono persone che esercitano un servizio di
pubblica necessità:
1) i privati che esercitano professioni forensi o sanitarie, o altre professioni il cui esercizio sia per legge vietato senza una speciale abilitazione dello Sta‐ to, quando dell'opera di essi il pubblico sia per legge obbligato a valersi;
2) i privati che, non esercitando una pubblica funzione, né prestando un pubblico servizio, adempiono un servizio dichiarato di pubblica necessità mediante un atto della pubblica amministrazione.
Art. 360. Cessazione della qualità di pubblico ufficiale
Quando la legge considera la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio, o di esercente un servizio di pubblica necessità, come elemento costitutivo o come circostanza aggravante di un reato, la cessa‐ zione di tale qualità, nel momento in cui il reato è commesso, non esclude l'esistenza di questo né la circostanza aggravante se il fatto si riferisce all'uf‐ ficio o al servizio esercitato.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


TITOLO III ‐ DEI DELITTI CONTRO L’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA

CAPO I ‐ DEI DELITTI CONTRO L’ATTIVITA’ GIUDIZIARIA
Art. 361. Omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale
Il pubblico ufficiale, il quale omette o ritarda di denunciare all'autorità giu‐ diziaria, o ad un'altra autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, un rea‐ to di cui ha avuto notizia nell'esercizio o a causa delle sue funzioni, è punito con la multa da euro 30 a euro 516. La pena è della reclusione fino ad un anno, se il colpevole è un ufficiale o un agente di polizia giudiziaria, che ha avuto comunque notizia di un reato del quale doveva fare rapporto.
Le disposizioni precedenti non si applicano se si tratta di delitto punibile a querela della persona offesa.
Art. 362. Omessa denuncia da parte di un incaricato di pubblico servizio L'incaricato di un pubblico servizio che omette o ritarda di denunciare all'autorità indicata nell'articolo precedente un reato del quale abbia avuto notizia nell'esercizio o a causa del servizio, è punito con la multa fino a euro 103.
Tale disposizione non si applica se si tratta di un reato punibile a querela della persona offesa, né si applica ai responsabili delle comunità terapeuti‐ che socio‐riabilitative per fatti commessi da persone tossicodipendenti affi‐ date per l'esecuzione del programma definito da un servizio pubblico.
Art. 363. Omessa denuncia aggravata
Nei casi preveduti dai due articoli precedenti, se la omessa o ritardata de‐ nuncia riguarda un delitto contro la personalità dello Stato, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni; ed è da uno a cinque anni, se il colpevole è un ufficiale o un agente di polizia giudiziaria.
Art. 364. Omessa denuncia di reato da parte del cittadino
Il cittadino, che, avendo avuto notizia di un delitto contro la personalità dello Stato, per il quale la legge stabilisce la pena di morte (1) o l'ergastolo, non ne fa immediatamente denuncia all'Autorità indicata nell'art. 361, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 103 a euro 1.032.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dall'art. 1 del D.Lgs.Lgt. 10 agosto 1944, n. 224.
Art. 365. Omissione di referto
Chiunque, avendo nell'esercizio di una professione sanitaria prestato la propria assistenza od opera in casi che possono presentare i caratteri di un delitto pel quale si debba procedere d'ufficio, omette o ritarda di riferirne all'autorità indicata nell'articolo 361 è punito con la multa fino a euro 516. Questa disposizione non si applica quando il referto esporrebbe la persona assistita a procedimento penale.
Art. 366. Rifiuto di uffici legalmente dovuti
Chiunque, nominato dall'autorità giudiziaria perito, interprete, ovvero cu‐ stode di cose sottoposte a sequestro dal giudice penale, ottiene con mezzi fraudolenti l'esenzione dall'obbligo di comparire o di prestare il suo ufficio, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da euro 30 a euro 516.
Le stesse pene si applicano a chi, chiamato dinanzi all'autorità giudiziaria per adempiere ad alcuna delle predette funzioni, rifiuta di dare le proprie generalità, ovvero di prestare il giuramento richiesto, ovvero di assumere o di adempiere le funzioni medesime.
Le disposizioni precedenti si applicano alla persona chiamata a deporre co‐ me testimonio dinanzi all'autorità giudiziaria e ad ogni altra persona chia‐ mata ad esercitare una funzione giudiziaria.
Se il colpevole è un perito o un interprete, la condanna importa l'interdizio‐
ne dalla professione o dall'arte.
Art. 367. Simulazione di reato
Chiunque, con denuncia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all'autorità giudiziaria o ad un'altra autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, afferma falsamente essere avvenuto un reato, ovvero simula le tracce di un reato, in modo che si possa iniziare un procedimento penale per accertarlo, è punito con la reclusione da uno a tre anni.
Cfr. Cassazione penale, sez. VI, sentenza 28 settembre 2009, n. 38111 su Altalex Massimario.

Art. 368. Calunnia
Chiunque, con denunzia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all'autorità giudiziaria o ad un'altra autorità che a quella abbia obbligo di riferirne o alla Corte penale internazionale, incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le trac‐ ce di un reato, è punito con la reclusione da due a sei anni (1). La pena è aumentata se s'incolpa taluno di un reato pel quale la legge stabi‐ lisce la pena della reclusione superiore nel massimo a dieci anni, o un'altra pena più grave.
La reclusione è da quattro a dodici anni, se dal fatto deriva una condanna alla reclusione superiore a cinque anni; è da sei a venti anni, se dal fatto deriva una condanna all'ergastolo; e si applica la pena dell'ergastolo, se dal fatto deriva una condanna alla pena di morte (2).
(1) Comma così modificato dall’art. 10, comma 3, L. 20 dicembre 2012, n.
237. Il testo precedentemente in vigore era il seguente: “Chiunque, con denunzia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all'autorità giudiziaria o ad un'altra autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato, è punito con la reclusio‐ ne da due a sei anni.”.
(2) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dall'art. 1 del D.Lgs.Lgt. 10 agosto 1944, n. 224.
Cfr. Tribunale di Torre Annunziata, sentenza 30 ottobre 2007, Cassazione penale, sez. VI, sentenza 24 gennaio 2008, n. 3922, Cassazione penale, sez. VI, sentenza 13 giugno 2008, n. 24114, Cassazione penale, sez. VI, sentenza 26 gennaio 2009, n. 3427 e Cassazione penale, sez. VI, sentenza 8 settembre 2009, n. 34821 in in Altalex Massimario.
Art. 369. Autocalunnia
Chiunque, mediante dichiarazione ad alcuna delle autorità indicate nell'arti‐ colo precedente, anche se fatta con scritto anonimo o sotto falso nome, ovvero mediante confessione innanzi all'autorità giudiziaria, incolpa se stes‐ so di un reato che egli sa non avvenuto, o di un reato commesso da altri, è punito con la reclusione da uno a tre anni.
Art. 370. Simulazione o calunnia per un fatto costituente contravvenzione Le pene stabilite negli articoli precedenti sono diminuite se la simulazione o la calunnia concerne un fatto preveduto dalla legge come contravvenzione.
Art. 371. Falso giuramento della parte
Chiunque, come parte in giudizio civile, giura il falso è punito con la reclu‐
sione da sei mesi a tre anni.
Nel caso di giuramento deferito d'ufficio, il colpevole non è punibile, se ri‐ tratta il falso prima che sulla domanda giudiziale sia pronunciata sentenza definitiva, anche se non irrevocabile. La condanna importa l'interdizione dai pubblici uffici.
Art. 371‐bis. False informazioni al pubblico ministero o al procuratore del‐ la Corte penale internazionale (1) (2)
Chiunque, nel corso di un procedimento penale, richiesto dal pubblico mini‐ stero o dal procuratore della Corte penale internazionale di fornire informa‐ zioni ai fini delle indagini, rende dichiarazioni false ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali viene sentito, è punito con la reclu‐ sione fino a quattro anni (3).
Ferma l'immediata procedibilità nel caso di rifiuto di informazioni, il proce‐
dimento penale, negli altri casi, resta sospeso fino a quando nel procedi‐ mento nel corso del quale sono state assunte le informazioni sia stata pro‐ nunciata sentenza di primo grado ovvero il procedimento sia stato ante‐ riormente definito con archiviazione o con sentenza di non luogo a proce‐ dere (4).
Le disposizioni di cui ai commi primo e secondo si applicano, nell'ipotesi prevista dall'articolo 391‐bis, comma 10, del codice di procedura penale, anche quando le informazioni ai fini delle indagini sono richieste dal difen‐ sore (5).
(1) Rubrica così modificata dall’art. 10, comma 4, lett. b), L. 20 dicembre 2012, n. 237. Il testo precedentemente in vigore era: “False informazioni al pubblico ministero.”.
(2) Articolo aggiunto dall'art. 11, primo comma, D.L. 8 giugno 1992, n.
306, convertito con modificazioni in L. 7 agosto 1992, n. 356, recante mo‐ difiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalità mafiosa e così modificato dall'art. 25, L. 8 ago‐ sto 1995, n. 332. Il testo precedentemente in vigore prevedeva, per il rea‐

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


to di cui al presente articolo, la pena della reclusione da uno a cinque an‐ ni.
(3) Comma così modificato dall’art. 10, comma 4, lett. a), L. 20 dicembre 2012, n. 237. Il testo precedentemente in vigore era: “Chiunque, nel corso di un procedimento penale, richiesto dal pubblico ministero di fornire in‐ formazioni ai fini delle indagini, rende dichiarazioni false ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali viene sentito, è punito con la reclusione fino a quattro anni.”.
(4) Comma aggiunto dall'art. 25, L. 8 agosto 1995, n. 332. L'art. 28, primo
comma, della stessa legge ha così disposto: «1. La sospensione del proce‐ dimento penale prevista dal secondo comma dell'articolo 371‐bis del co‐ dice penale, come modificato dall'articolo 25 della presente legge, non si applica relativamente ai procedimenti nei quali, alla data di entrata in vi‐ gore della presente legge, sia stata già esercitata l'azione penale ai sensi dell'articolo 405 del codice di procedura penale. In tali casi resta ferma la competenza del tribunale».
(5) Comma aggiunto dall'art. 19, L. 7 dicembre 2000, n. 397.
Art. 371‐ter. False dichiarazioni al difensore
Nelle ipotesi previste dall'articolo 391‐bis, commi 1 e 2, del codice di proce‐ dura penale, chiunque, non essendosi avvalso della facoltà di cui alla lettera
d) del comma 3 del medesimo articolo, rende dichiarazioni false è punito con la reclusione fino a quattro anni.
Il procedimento penale resta sospeso fino a quando nel procedimento nel corso del quale sono state assunte le dichiarazioni sia stata pronunciata sentenza di primo grado ovvero il procedimento sia stato anteriormente definito con archiviazione o con sentenza di non luogo a procedere.
Art. 372. Falsa testimonianza
Chiunque, deponendo come testimone innanzi all'autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato, è punito con la reclusione da due a sei anni (1).
(1) Articolo così modificato prima dall'art. 11, comma secondo, D.L. 8 giu‐ gno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni in L. 7 agosto 1992, n.
356, e poi dall’art. 10, comma 5, L. 20 dicembre 2012, n. 237. Cfr. Cassa‐
zione penale, sez. VI, sentenza 21 maggio 2008, n. 20328 e Cassazione penale, sez. VI, sentenza 28 settembre 2009, n. 38107 su Altalex Massi‐ mario.
Art. 373. Falsa perizia o interpretazione
Il perito o l'interprete che, nominato dall'autorità giudiziaria, dà parere o interpretazioni mendaci, o afferma fatti non conformi al vero, soggiace alle pene stabilite nell'articolo precedente.
La condanna importa, oltre l'interdizione dai pubblici uffici, l'interdizione
dalla professione o dall'arte.
Art. 374. Frode processuale
Chiunque, nel corso di un procedimento civile o amministrativo, al fine di trarre in inganno il giudice in un atto d'ispezione o di esperimento giudizia‐ le, ovvero il perito nell'esecuzione di una perizia, immuta artificiosamente lo stato dei luoghi o delle cose o delle persone, è punito, qualora il fatto non sia preveduto come reato da una particolare disposizione di legge, con la reclusione da sei mesi a tre anni.
La stessa disposizione si applica se il fatto è commesso nel corso di un pro‐
cedimento penale, anche davanti alla Corte penale internazionale, o ante‐ riormente ad esso; ma in tal caso la punibilità è esclusa, se si tratta di reato per cui non si può procedere che in seguito a querela, richiesta o istanza, e questa non è stata presentata (1).
(1) Comma così modificato dall’art. 10, comma 6, L. 20 dicembre 2012, n.
237. Il testo precedentemente in vigore era: “La stessa disposizione si ap‐ plica se il fatto è commesso nel corso di un procedimento penale, o ante‐ riormente ad esso; ma in tal caso la punibilità è esclusa, se si tratta di reato per cui non si può procedere che in seguito a querela, richiesta o istanza, e questa non è stata presentata.”.
Cfr. Cassazione penale, sez. VI, sentenza 30 aprile 2008, n. 17631 in in Al‐ talex Massimario.
Art. 374‐bis. False dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all'autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale (1)
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da uno a cinque anni chiunque dichiara o attesta falsamente in certificati o atti destinati a essere prodotti all'autorità giudiziaria o alla Corte penale inter‐ nazionale condizioni, qualità personali, trattamenti terapeutici, rapporti di

lavoro in essere o da instaurare, relativi all'imputato, al condannato o alla persona sottoposta a procedimento di prevenzione (2).
Si applica la pena della reclusione da due a sei anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale, da un incaricato di un pubblico servizio o da un esercente la professione sanitaria.
(1) Rubrica così modificata dall’art. 10, comma 7, lett. b), L. 20 dicembre 2012, n. 237. Il testo precedentemente in vigore era: “False dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all'autorità giudiziaria.”.
(2) Comma così modificato dall’art. 10, comma 7, lett. a), L. 20 dicembre
2012, n. 237. Il testo precedentemente in vigore era: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da uno a cinque an‐ ni chiunque dichiara o attesta falsamente in certificati o atti destinati a essere prodotti all'autorità giudiziaria condizioni, qualità personali, trat‐ tamenti terapeutici, rapporti di lavoro in essere o da instaurare, relativi all'imputato, al condannato o alla persona sottoposta a procedimento di prevenzione.”.
Art. 375. Circostanze aggravanti
Nei casi previsti dagli articoli 371‐bis, 371‐ter, 372, 373 e 374, la pena è del‐ la reclusione da tre a otto anni se dal fatto deriva una condanna alla reclu‐ sione non superiore a cinque anni; è della reclusione da quattro a dodici anni, se dal fatto deriva una condanna superiore a cinque anni; ed è della reclusione da sei a venti anni se dal fatto deriva una condanna all'ergastolo.
Art. 376. Ritrattazione
Nei casi previsti dagli articoli 371‐bis, 371‐ter, 372 e 373, nonché dall’articolo 378 (1), il colpevole non è punibile se, nel procedimento penale in cui ha prestato il suo ufficio o reso le sue dichiarazioni, ritratta il falso e manifesta il vero non oltre la chiusura del dibattimento.
Qualora la falsità sia intervenuta in una causa civile, il colpevole non è puni‐ bile se ritratta il falso e manifesta il vero prima che sulla domanda giudiziale sia pronunciata sentenza definitiva, anche se non irrevocabile.
(1) Le parole: “nonché dall’art. 378” sono state inserite dall’art. 1, comma 6, della L. 15 luglio 2009, n. 94.
Art. 377. Intralcio alla giustizia (1)
Chiunque offre o promette denaro o altra utilità alla persona chiamata a
rendere dichiarazioni davanti all'autorità giudiziaria o alla Corte penale in‐ ternazionale ovvero alla persona richiesta di rilasciare dichiarazioni dal di‐ fensore nel corso dell'attività investigativa, o alla persona chiamata a svol‐ gere attività di perito, consulente tecnico o interprete, per indurla a com‐ mettere i reati previsti dagli articoli 371‐bis, 371‐ter, 372 e 373, soggiace, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, alle pene stabilite negli articoli medesimi, ridotte dalla metà ai due terzi (2).
La stessa disposizione si applica qualora l'offerta o la promessa sia accetta‐
ta, ma la falsità non sia commessa.
Chiunque usa violenza o minaccia ai fini indicati al primo comma, soggiace, qualora il fine non sia conseguito, alle pene stabilite in ordine ai reati di cui al medesimo primo comma, diminuite in misura non eccedente un terzo. (2) Le pene previste ai commi primo e terzo sono aumentate se concorrono le condizioni di cui all'articolo 339. (2) La condanna importa l'interdizione dai pubblici uffici.
(1) La precedente rubrica: “Subornazione” è stata così modificata dall’attuale art. 14, comma 1, della L. 16 marzo 2006, n. 146.
(2) Comma prima sostituito dall'art. 11, D.L. 8 giugno 1992, n. 306, con‐ vertito, con modificazioni, in L. 7 agosto 1992, n. 356, e poi così modifica‐ to dall'art. 22, L. 7 dicembre 2000, n. 397 e dall’art. 10, comma 8, L. 20 di‐ cembre 2012, n. 237.
Cfr. Cassazione penale, sez. VI, sentenza 10 settembre 2009, n. 35150 su Altalex Massimario.
Art. 377‐bis. Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiara‐ zioni mendaci all'autorità giudiziaria (1)
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, con violenza o mi‐ naccia, o con offerta o promessa di denaro o di altra utilità, induce a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci la persona chiama‐ ta a rendere davanti alla autorità giudiziaria dichiarazioni utilizzabili in un procedimento penale, quando questa ha la facoltà di non rispondere, è pu‐ nito con la reclusione da due a sei anni.
(1) Articolo inserito dall’art. 20 della L. 1 marzo 2001, n. 63.
Art. 378. Favoreggiamento personale

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


Chiunque, dopo che fu commesso un delitto per il quale la legge stabilisce la pena di morte) o l'ergastolo o la reclusione, e fuori dei casi di concorso nel medesimo, aiuta taluno a eludere le investigazioni dell'autorità, comprese quelle svolte da organi della Corte penale internazionale, o a sottrarsi alle ricerche effettuate dai medesimi soggetti, è punito con la reclusione fino a quattro anni (1).
Quando il delitto commesso è quello previsto dall'art. 416‐bis, si applica, in ogni caso, la pena della reclusione non inferiore a due anni. Se si tratta di delitti per i quali la legge stabilisce una pena diversa, ovvero di contravvenzioni, la pena è della multa fino a euro 516.
Le disposizioni di questo articolo si applicano anche quando la persona aiu‐ tata non è imputabile o risulta che non ha commesso il delitto.
(1) Comma così modificato dall’art. 10, comma 9, L. 20 dicembre 2012, n.
237. Il testo precedentemente in vigore era: “Chiunque, dopo che fu commesso un delitto per il quale la legge stabilisce la pena di morte o l'ergastolo o la reclusione, e fuori dei casi di concorso nel medesimo, aiuta taluno a eludere le investigazioni dell'autorità, o a sottrarsi alle ricerche di questa, è punito con la reclusione fino a quattro anni.”
Cfr. Tribunale di Palermo, sentenza 7 agosto 2007, n. 762, Cassazione pe‐ nale, sez. VI, sentenza 18 ottobre 2007, n. 38516 e Cassazione penale, sez. VI, sentenza 25 marzo 2010, n. 11473 in Altalex Massimario.
Art. 379. Favoreggiamento reale
Chiunque fuori dei casi di concorso nel reato e dei casi previsti dagli articoli 648, 648‐bis, 648‐ter, aiuta taluno ad assicurare il prodotto o il profitto o il prezzo di un reato, è punito con la reclusione fino a cinque anni se si tratta di delitto, e con la multa da euro 51 a euro 1.032 se si tratta di contravven‐ zione.
Si applicano le disposizioni del primo e dell'ultimo capoverso dell'articolo precedente.
Art. 379‐bis. Rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque rivela indebitamente notizie segrete concernenti un procedimento penale, da lui apprese per avere partecipato o assistito ad un atto del procedimento stesso, è punito con la reclusione fino a un anno. La stessa pena si applica alla persona che, dopo avere rilasciato dichiarazioni nel corso delle indagini preliminari, non osserva il divieto imposto dal pubblico ministero ai sensi dell'articolo 391‐ quinquies del codice di procedura penale.
Art. 380. Patrocinio o consulenza infedele
Il patrocinatore o il consulente tecnico, che, rendendosi infedele ai suoi do‐ veri professionali, arreca nocumento agli interessi della parte da lui difesa, assistita o rappresentata dinanzi all'autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale, è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa non inferiore a euro 516. (1)
La pena è aumentata:
1) se il colpevole ha commesso il fatto, colludendo con la parte avversaria;
2) se il fatto è stato commesso a danno di un imputato.
Si applicano la reclusione da tre a dieci anni e la multa non inferiore a euro
1.032, se il fatto è commesso a danno di persona imputata di un delitto per il quale la legge commina la pena di morte o l'ergastolo ovvero la reclusione superiore a cinque anni.
(1) Comma così modificato dall’art. 10, comma 10, L. 20 dicembre 2012,
n. 237. Il testo precedentemente in vigore era: “Il patrocinatore o il consu‐ lente tecnico, che, rendendosi infedele ai suoi doveri professionali, arreca nocumento agli interessi della parte da lui difesa, assistita o rappresenta‐ ta dinanzi all'autorità giudiziaria, è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa non inferiore a euro 516.”.
Cfr. Cassazione penale, sez. II, sentenza 7 dicembre 2007, n. 45992 e Cas‐ sazione civile, SS.UU., sentenza 12 marzo 2008, n. 6530 in Altalex Massi‐ mario.
Art. 381. Altre infedeltà del patrocinatore o del consulente tecnico
Il patrocinatore o il consulente tecnico, che, in un procedimento dinanzi all'autorità giudiziaria, presta contemporaneamente, anche per interposta persona, il suo patrocinio o la sua consulenza a favore di parti contrarie, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave reato, con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 103.
La pena è della reclusione fino a un anno e della multa da euro 51 a euro 516, se il patrocinatore o il consulente, dopo aver difeso, assistito o rappre‐ sentato da una parte, assume, senza il consenso di questa, nello stesso pro‐ cedimento, il patrocinio o la consulenza della parte avversaria.

Art. 382. Millantato credito del patrocinatore Il patrocinatore, che, millantando credito presso il giudice o il pubblico mini‐ stero che deve concludere, ovvero presso il testimone, il perito o l'interpre‐ te, riceve o fa dare o promettere dal suo cliente, a sé o ad un terzo, denaro o altra utilità, col pretesto di doversi procurare il favore del giudice o del pubblico ministero, o del testimone, perito o interprete, ovvero di doverli remunerare, è punito con la reclusione da due a otto anni e con la multa non inferiore a euro 1.032.
Art. 383. Interdizione dai pubblici uffici
La condanna per i delitti preveduti dagli articoli 380 e 381, prima parte, e 382 importa l'interdizione dai pubblici uffici.
Art. 384. Casi di non punibilità
Nei casi previsti dagli articoli 361, 362, 363, 364, 365, 366, 369, 371‐bis,
371‐ter, 372, 373, 374 e 378, non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé medesimo o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento nella libertà o nell'onore. Nei casi previsti dagli articoli 371‐bis, 371‐ter, 372 e 373, la punibilità è esclusa se il fatto è commesso da chi per legge non avrebbe dovuto essere richiesto di fornire informazioni ai fini delle indagini o assunto come testi‐ monio, perito, consulente tecnico o interprete ovvero non avrebbe potuto essere obbligato a deporre o comunque a rispondere o avrebbe dovuto es‐ sere avvertito della facoltà di astenersi dal rendere informazioni, testimo‐ nianza, perizia, consulenza o interpretazione.
Cfr. Cassazione penale, SS.UU., sentenza 14 febbraio 2008, n. 7208, Cassa‐ zione penale, sez. VI, sentenza 6 marzo 2008, n. 10381, Cassazione Penale, sez. I, sentenza 8 maggio 2008, n. 18667 e Corte Costituzionale, sentenza 20 marzo 2009, n. 75 in Altalex Massimario.
Art. 384‐bis. Punibilità dei fatti commessi in collegamento audiovisivo nel corso di una rogatoria dall'estero (1)
I delitti di cui agli articoli 366, 367, 368, 369, 371‐bis, 372 e 373, commessi in occasione di un collegamento audiovisivo nel corso di una rogatoria all'e‐ stero, si considerano commessi nel territorio dello Stato e sono puniti se‐ condo la legge italiana.
(1) Articolo inserito dall’art. 17 della L. 5 ottobre 2001, n. 367.

CAPO II ‐ DEI DELITTI CONTRO L’AUTORITA’ DELLE DECISIONI GIUDI‐ ZIARIE
Art. 385. Evasione
Chiunque, essendo legalmente arrestato o detenuto per un reato, evade è punito con la reclusione da sei mesi ad un anno. La pena è della reclusione da uno a tre anni se il colpevole commette il fatto usando violenza o minaccia verso le persone, ovvero mediante effrazione; ed è da tre a cinque anni se la violenza o minaccia è commessa con armi o da più persone riunite.
Le disposizioni precedenti si applicano anche all'imputato che essendo in
stato di arresto nella propria abitazione o in altro luogo designato nel prov‐ vedimento se ne allontani, nonché al condannato ammesso a lavorare fuori dello stabilimento penale.
Quando l'evaso si costituisce in carcere prima della condanna, la pena è
diminuita.
Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 30 luglio 2007, n. 30983, Cassa‐ zione Penale, sez. VI, sentenza 8 maggio 2008, n. 18733 e Cassazione Pe‐ nale, sez. VI, sentenza 17 luglio 2008, n. 30027 in Altalex Massimario.
Art. 386. Procurata evasione
Chiunque procura o agevola l'evasione di una persona legalmente arrestata o detenuta per un reato, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Si applica la reclusione da tre a dieci anni se il fatto è commesso a favore di un condannato alla pena di morte o all'ergastolo.
La pena è aumentata se il colpevole, per commettere il fatto, adopera alcu‐ no dei mezzi indicati nel primo capoverso dell'articolo precedente. La pena è diminuita:
1) se il colpevole è un prossimo congiunto;
2) se il colpevole, nel termine di tre mesi dall'evasione, procura la cattura della persona evasa o la presentazione di lei all'autorità. La condanna importa in ogni caso l'interdizione dai pubblici uffici.
Art. 387. Colpa del custode

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


Chiunque, preposto per ragione del suo ufficio alla custodia, anche tempo‐ ranea, di una persona arrestata o detenuta per un reato, ne cagiona, per colpa, l'evasione, è punito con la reclusione fino a tre anni o con la multa da euro 103 a euro 1.032.
Il colpevole non è punibile se nel termine di tre mesi dall'evasione procura
la cattura della persona evasa o la presentazione di lei all'autorità.
Art. 388. Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. (1) Chiunque, per sottrarsi all'adempimento degli obblighi civili nascenti da una sentenza di condanna, o dei quali è in corso l'accertamento dinanzi l'autori‐ tà giudiziaria, compie, sui propri o sugli altrui beni, atti simulati o fraudolen‐ ti, o commette allo stesso scopo altri fatti fraudolenti, è punito, qualora non ottemperi alla ingiunzione di eseguire la sentenza, con la reclusione fino a tre anni o con la multa da euro 103 a euro 1.032.
La stessa pena si applica a chi elude l'esecuzione di un provvedimento del giudice civile, che concerna l'affidamento di minori o di altre persone inca‐ paci, ovvero prescriva misure cautelari a difesa della proprietà, del possesso o del credito. Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa di sua proprietà sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o con‐ servativo è punito con la reclusione fino a un anno e con la multa fino a eu‐ ro 309.
Si applicano la reclusione da due mesi a due anni e la multa da lire sessan‐
tamila a lire seicentomila se il fatto è commesso dal proprietario su una co‐ sa affidata alla sua custodia e la reclusione da quattro mesi a tre anni e la multa da euro 51 a euro 516 se il fatto è commesso dal custode al solo sco‐ po di favorire il proprietario della cosa.
Il custode di una cosa sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudi‐ ziario o conservativo che indebitamente rifiuta, omette o ritarda un atto dell'ufficio è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 516.
La pena di cui al quinto comma si applica al debitore o all’amministratore, direttore generale o liquidatore della società debitrice che, invitato dall’ufficiale giudiziario a indicare le cose o i crediti pignorabili, omette di rispondere nel termine di quindici giorni o effettua una falsa dichiarazione. Il colpevole è punito a querela della persona offesa.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 3, comma 21, della L. 15 luglio 2009, n. 94.
Art. 388‐bis. Violazione colposa dei doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo Chiunque, avendo in custodia una cosa sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo, per colpa ne cagiona la distruzione o la dispersione, ovvero ne agevola la soppressione o la sottrazione, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 309.
Art. 388‐ter. Mancata esecuzione dolosa di sanzioni pecuniarie
Chiunque per sottrarsi all'esecuzione di una multa o di una ammenda o di una sanzione amministrativa pecuniaria compie, sui propri o sugli altrui be‐ ni, atti simulati o fraudolenti, o commette allo stesso scopo altri fatti frau‐ dolenti, è punito, qualora non ottemperi nei termini all'ingiunzione di pa‐ gamento contenuta nel precetto, con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Art. 389. Inosservanza di pene accessorie
Chiunque, avendo riportato una condanna da cui consegue una pena acces‐ soria, trasgredisce agli obblighi o ai divieti inerenti a tale pena, è punito con la reclusione da due a sei mesi.
La stessa pena si applica a chi trasgredisce agli obblighi o ai divieti inerenti
ad una pena accessoria provvisoriamente applicata.
Art. 390. Procurata inosservanza di pena
Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato, aiuta taluno a sottrarsi all'e‐ secuzione della pena è punito con la reclusione da tre mesi a cinque anni se si tratta di condannato per delitto, e con la multa da euro 51 a euro 1.032 se si tratta di condannato per contravvenzione. Si applicano le disposizioni del terzo capoverso dell'articolo 386.
Cfr. Tribunale di Palermo, sentenza 7 agosto 2007, n. 762 in Altalex Mas‐ simario.
Art. 391. Procurata inosservanza di misure di sicurezza detentive Chiunque procura o agevola l'evasione di una persona sottoposta a misura di sicurezza detentiva, ovvero nasconde l'evaso o comunque lo favorisce nel sottrarsi alle ricerche dell'autorità, è punito con la reclusione fino a due an‐ ni. Si applicano le disposizioni del terzo capoverso dell'articolo 386.

Se l'evasione avviene per colpa di chi, per ragione del suo ufficio, ha la cu‐ stodia, anche temporanea, della persona sottoposta a misura di sicurezza, il colpevole è punito con la multa fino a euro 1.032. Si applica la disposizione del capoverso dell'articolo 387.

CAPO III ‐ DELLA TUTELA ARBITRARIA DELLE PRIVATE RAGIONI
Art. 392. Esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose Chiunque, al fine di esercitare un preteso diritto, potendo ricorrere al giudi‐ ce, si fa arbitrariamente ragione da sé medesimo, mediante violenza sulle cose, è punito a querela della persona offesa, con la multa fino a euro 516. Agli effetti della legge penale, si ha violenza sulle cose allorché la cosa viene danneggiata o trasformata, o ne è mutata la destinazione.
Si ha, altresì, violenza sulle cose allorché un programma informatico viene alterato, modificato o cancellato in tutto o in parte ovvero viene impedito o turbato il funzionamento di un sistema informatico o telematico.
Cfr. Cassazione penale, sez. VI, sentenza 28 settembre 2009, n. 38109 in in Altalex Massimario.
Art. 393. Esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone Chiunque, al fine indicato nell'articolo precedente, e potendo ricorrere al giudice, si fa arbitrariamente ragione da sé medesimo usando violenza o minaccia alle persone, è punito, a querela dell'offeso, con la reclusione fino a un anno.
Se il fatto è commesso anche con violenza sulle cose, alla pena della reclu‐
sione è aggiunta la multa fino a euro 206.
La pena è aumentata se la violenza o la minaccia alle persone è commessa con armi.
Art. 393‐bis. Causa di non punibilità (1) Non si applicano le disposizioni degli articoli 336, 337, 338, 339, 341 bis, 342 e 343 quando il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio ovve‐ ro il pubblico impiegato abbia dato causa al fatto preveduto negli stessi arti‐ coli, eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni.
(1) Articolo aggiunto è stato aggiunto dall’art. 1, comma 9, della L. 15 lu‐ glio 2009, n. 94.
Art. 394. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Sfida a duello.
Chiunque sfida altri a duello, anche se la sfida non è accettata, è punito,
se il duello non avviene, con la multa da lire quarantamila a quattrocen‐ tomila.
La stessa pena si applica a chi accetta la sfida, sempre che il duello non avvenga.” è stato abrogato dall'art. 18 della L. 25 giugno 1999, n. 205.
Art. 395. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Portatori di sfida.
I portatori della sfida sono puniti con la multa da lire quarantamila a quattrocentomila; ma la pena è diminuita se il duello non avviene.” è sta‐ to abrogato dall'art. 18 della L. 25 giugno 1999, n. 205.
Art. 396. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Uso delle armi in duello. Chiunque fa uso delle armi in duello è punito, anche se non cagiona all'avversario una lesione personale, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da lire centomi‐ la a due milioni.
Il duellante è punito:
1. con la reclusione fino a due anni, se dal fatto deriva all'avversario una
lesione personale, grave o gravissima;
2. con la reclusione da uno a cinque anni, se dal fatto deriva la morte.
Ai padrini o secondi e alle persone che hanno agevolato il duello, si appli‐ ca la multa da lire centomila a due milioni.
Se padrini o secondi sono gli stessi portatori della sfida, non si applicano
loro le disposizioni dell'articolo precedente.” è stato abrogato dall'art. 18 della L. 25 giugno 1999, n. 205.
Art. 397. (1)
(1) L’articolo che recitava. “Casi di applicazione delle pene ordinarie stabi‐ lite per l'omicidio e per la lesione personale.
In luogo delle disposizioni dell'articolo precedente, si applicano quelle contenute nel capo primo del titolo dodicesimo:
1. se le condizioni del combattimento non sono state precedentemente
stabilite da padrini o secondi, ovvero se il combattimento non avviene alla loro presenza;

Libro II ‐ Dei delitti in particolare

2. se le armi adoperate nel combattimento non sono uguali, e non sono spade, sciabole o pistole egualmente cariche, ovvero se sono armi di pre‐ cisione o a più colpi;
3. se nella scelta delle armi o nel combattimento è commessa frode o vio‐ lazione delle condizioni stabilite;
4. se è stato espressamente convenuto, ovvero se risulta dalla specie del duello, o dalla distanza fra i combattenti, o dalle altre condizioni stabilite, che uno dei duellanti doveva rimanere ucciso.
La frode o la violazione delle condizioni stabilite, quanto alla scelta delle
armi o al combattimento, è a carico non solo di chi ne è l'autore, ma an‐ che di quello fra i duellanti, padrini o secondi, che ne ha avuto conoscenza prima o durate il combattimento.” è stato abrogato dall'art. 18 della L. 25 giugno 1999, n. 205.
Art. 398. (1)
(1) L’articolo che recitava: ”Circostanze aggravanti. Casi di non punibilità. Se il colpevole di uno dei delitti preveduti dall'articolo 394, dalla prima parte e dal primo capoverso dell'articolo 396, è stato la causa ingiusta e determinante del fatto, la pena è per lui raddoppiata.
Non sono punibili:
1. i portatori della sfida, i padrini o secondi e coloro che hanno agevolato il duello, se impediscono l'uso delle armi, ovvero se procurano la cessazio‐ ne del combattimento, prima che dal medesimo sia derivata alcuna lesio‐ ne;
2. i padrini o secondi che, prima del duello, hanno fatto quanto dipendeva da loro per conciliare le parti, o se per opera loro il combattimento ha avuto un esito meno grave di quello che altrimenti poteva avere;
3. il sanitario che presta la propria assistenza ai duellanti.” è stato abro‐ gato dall'art. 18 della L. 25 giugno 1999, n. 205.
Art. 399. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Duellante estraneo al fatto.
Quando taluno dei duellanti non ha avuto parte nel fatto che cagionò il duello, e si batte in vece di chi vi ha direttamente interesse, le pene stabi‐ lite nella prima parte e nel primo capoverso dell'articolo 396 sono aumen‐ tate.
Tale aumento di pena non si applica se il duellante è un prossimo con‐ giunto, ovvero se, essendo uno dei padrini o secondi, si è battuto in vece del suo primo assente.” è stato abrogato dall'art. 18 della Legge 25 giu‐ gno 1999, n. 205.
Art. 400. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Offesa per rifiuto di duello e incitamento al duello.
Chiunque pubblicamente offende una persona o la fa segno a pubblico di‐
sprezzo, perché essa o non ha sfidato o non ha accettato la sfida, o non si è battuta in duello, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la mul‐ ta da lire centomila a un milione.
La stessa pena si applica a chi, facendo mostra del suo disprezzo, incita altri al duello.” è stato abrogato dall'art. 18 della L. 25 giugno 1999, n. 205.
Art. 401. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Provocazione al duello per fine di lucro. Quando chi provoca o sfida a duello, o minaccia di provocare o di sfidare, agisce con l'intento di carpire denaro o altra utilità, si applicano le dispo‐ sizioni dell'articolo 629.
Si applicano altresì le disposizioni del capo primo del titolo dodicesimo, nel caso in cui il duello sia avvenuto.” è stato abrogato dall'art. 18 della L. 25 giugno 1999, n. 205.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


TITOLO IV ‐ DEI DELITTI CONTRO IL SENTIMENTO RE‐ LIGIOSO E CONTRO LA PIETA’ DEI DEFUNTI

CAPO I ‐ DEI DELITTI CONTRO LE CONFESSIONI RELIGIOSE (1)
(1) L’originaria rubrica: “DEI DELITTI CONTRO LA RELIGIONE DELLO STATO
E I CULTI AMMESSI” è stata così sostituita dall’attuale dall’art. 10, comma 2, della L. 24 febbraio 2006, n. 85.
Art. 402. (1)
(1) La Corte Costituzionale con sentenza n. 508/2000 ha dichiarato l'ille‐ gittimità costituzionale del presente articolo che recitava: “Vilipendio del‐ la religione dello Stato.
Chiunque pubblicamente vilipende la religione dello Stato è punito con la reclusione fino a un anno.”
Art. 403. Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di perso‐ ne. (1)
Chiunque pubblicamente offende una confessione religiosa, mediante vili‐ pendio di chi la professa, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. Si applica la multa da euro 2.000 a euro 6.000 a chi offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di un ministro del culto.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 7 della L. 24 febbraio 2006, n. 85.
Art. 404. Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio o dan‐ neggiamento di cose (1) Chiunque, in luogo destinato al culto, o in luogo pubblico o aperto al pubbli‐ co, offendendo una confessione religiosa, vilipende con espressioni ingiu‐ riose cose che formino oggetto di culto, o siano consacrate al culto, o siano destinate necessariamente all'esercizio del culto, ovvero commette il fatto in occasione di funzioni religiose, compiute in luogo privato da un ministro del culto, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibili o imbratta cose che formino oggetto di culto o siano con‐ sacrate al culto o siano destinate necessariamente all'esercizio del culto è punito con la reclusione fino a due anni.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 8 della L. 24 febbraio 2006, n. 85.
Art. 405. Turbamento di funzioni religiose del culto di una confessione religiosa
Chiunque impedisce o turba l'esercizio di funzioni, cerimonie o pratiche re‐ ligiose del culto di una confessione religiosa (1), le quali si compiano con
l'assistenza di un ministro del culto medesimo o in un luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è punito con la reclusione fino a due anni. Se concorrono fatti di violenza alle persone o di minaccia, si applica la reclu‐ sione da uno a tre anni.
(1) Le parole: “del culto cattolico” sono state così sostituite dall’art. 9 del‐ la L. 24 febbraio 2006, n. 85.
Art. 406. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Delitti contro i culti ammessi nello Stato. Chiunque commette uno dei fatti preveduti dagli articoli 403, 404 e 405 contro un culto ammesso nello Stato è punito ai termini dei predetti arti‐ coli, ma la pena è diminuita.” è stato abrogato dall'art. 10 della L. 24 feb‐ braio 2006, n. 85.

CAPO II ‐ DEI DELITTI CONTRO LA PIETA’ DEI DEFUNTI
Art. 407. Violazione di sepolcro
Chiunque viola una tomba, un sepolcro o un'urna è punito con la reclusione
da uno a cinque anni.
Art. 408. Vilipendio delle tombe
Chiunque, in cimiteri o in altri luoghi di sepoltura, commette vilipendio di tombe, sepolcri o urne, o di cose destinate al culto dei defunti, ovvero a difesa o ad ornamento dei cimiteri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Art. 409. Turbamento di un funerale o servizio funebre
Chiunque, fuori dei casi preveduti dall'articolo 405, impedisce o turba un funerale o un servizio funebre è punito con la reclusione fino a un anno.
Art. 410. Vilipendio di cadavere

Chiunque commette atti di vilipendio sopra un cadavere o sulle sue ceneri è punito con la reclusione da uno a tre anni.
Se il colpevole deturpa o mutila il cadavere, o commette, comunque, su questo atti di brutalità o di oscenità, è punito con la reclusione da tre a sei anni.
Art. 411. Distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere
Chiunque distrugge, sopprime o sottrae un cadavere, o una parte di esso, ovvero ne sottrae o disperde le ceneri, è punito con la reclusione da due a sette anni.
La pena è aumentata se il fatto è commesso in cimiteri o in altri luoghi di sepoltura, di deposito o di custodia.
Non costituisce reato la dispersione delle ceneri di cadavere autorizzata dall'ufficiale dello stato civile sulla base di espressa volontà del defunto. (1) La dispersione delle ceneri non autorizzata dall'ufficiale dello stato civile, o effettuata con modalità diverse rispetto a quanto indicato dal defunto, è punita con la reclusione da due mesi a un anno e con la multa da euro 2.582 a euro 12.911. (1)
(1) Comma aggiunto dall’art. 2 della L. 30 marzo 2001, n. 130.
Art. 412. Occultamento di cadavere
Chiunque occulta un cadavere, o una parte di esso, ovvero ne nasconde le ceneri, è punito con la reclusione fino a tre anni.
Art. 413. Uso illegittimo di cadavere
Chiunque disseziona o altrimenti adopera un cadavere, o una parte di esso, a scopi scientifici o didattici, in casi non consentiti dalla legge, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 516.
La pena è aumentata se il fatto è commesso su un cadavere, o su una parte
di esso, che il colpevole sappia essere stato da altri mutilato, occultato o sottratto.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


TITOLO V ‐ DEI DELITI CONTRO L’ORDINE PUBBLICO
Art. 414. Istigazione a delinquere Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell'istigazione:
1) con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a com‐
mettere delitti;
2) con la reclusione fino a un anno, ovvero con la multa fino a euro 206, se trattasi di istigazione a commettere contravvenzioni.
Se si tratta di istigazione a commettere uno o più delitti e una o più con‐
travvenzioni, si applica la pena stabilita nel n. 1.
Alla pena stabilita del n. 1 soggiace anche chi pubblicamente fa l'apologia di uno o più delitti.
Fuori dei casi di cui all'articolo 302, se l'istigazione o l'apologia di cui ai
commi precedenti riguarda delitti di terrorismo o crimini contro l'umanità la pena è aumentata della metà. (1)
(1) Comma aggiunto dall’art. 15, comma 1 bis, del D.L. 27 luglio 2005, n. 144, convertito con modificazioni, nella L. 31 luglio 2005, n. 155.
Cfr. Cassazione penale, sez. I, sentenza 31 ottobre 2008, n. 40684 in Al‐
talex Massimario.
Art. 414‐bis. Istigazione a pratiche di pedofilia e di pedopornografia (1). Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, con qualsiasi mezzo e con qualsiasi forma di espressione, pubblicamente istiga a commettere, in danno di minorenni, uno o più delitti previsti dagli articoli 600‐bis, 600‐ter e 600‐quater, anche se relativi al materiale pornografico di cui all'articolo 600‐quater.1, 600‐quinquies, 609‐bis, 609‐quater e 609‐quinquies è punito con la reclusione da un anno e sei mesi a cinque anni. Alla stessa pena soggiace anche chi pubblicamente fa l'apologia di uno o più delitti previsti dal primo comma.
Non possono essere invocate, a propria scusa, ragioni o finalità di carattere artistico, letterario, storico o di costume
(1) Articolo aggiunto dalla lettera b) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre 2012, n. 172.
Art. 415. Istigazione a disobbedire alle leggi
Chiunque pubblicamente istiga alla disobbedienza delle leggi di ordine pub‐
blico, ovvero all'odio fra le classi sociali, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Art. 416. Associazione per delinquere
Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti,
coloro che promuovono o costituiscono od organizzano l'associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da tre a sette anni.
Per il solo fatto di partecipare all'associazione, la pena è della reclusione da uno a cinque anni. I capi soggiacciono alla stessa pena stabilita per i promotori.
Se gli associati scorrono in armi le campagne o le pubbliche vie si applica la reclusione da cinque a quindici anni. La pena è aumentata se il numero degli associati è di dieci o più.
Se l'associazione è diretta a commettere taluno dei delitti di cui agli articoli
600, 601 e 602, nonché all’articolo 12, comma 3 bis, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condi‐ zione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, (1) si applica la reclusione da cinque a quindici anni nei casi previsti dal primo comma e da quattro a nove anni nei casi previsti dal secondo comma. (2) Se l'associazione è diretta a commettere taluno dei delitti previsti dagli arti‐ coli 600‐bis, 600‐ter, 600‐quater, 600‐quater.1, 600‐quinquies, 609‐bis, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto, 609‐ quater, 609‐quinquies, 609‐octies, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto, e 609‐undecies, si applica la reclusione da quat‐ tro a otto anni nei casi previsti dal primo comma e la reclusione da due a sei anni nei casi previsti dal secondo comma (3).
(1) Le parole: “600, 601 e 602” sono state così sostituite dall’art. 1, com‐ ma 5, della L. 15 luglio 2009, n. 94.
(2) Comma aggiunto dall’art. 4 della L. 11 agosto 2003, n. 228.
(3) Comma aggiunto dalla lettera c) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre
2012, n. 172.
Cfr. Cassazione penale, sez. VI, sentenza 3 novembre 2009, n. 42306 in Al‐ talex Massimario.
Art. 416‐bis. Associazione di tipo mafioso (1)

Chiunque fa parte di un'associazione di tipo mafioso formata da tre o più persone, è punito con la reclusione da sette a dodici anni. (2)
Coloro che promuovono, dirigono o organizzano l'associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da nove a quattordici anni. (3)
L'associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avval‐ gano della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pub‐ blici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.
Se l'associazione è armata si applica la pena della reclusione da nove (4) a
quindici anni nei casi previsti dal primo comma e da dodici (5) a ventiquattro
anni nei casi previsti dal secondo comma.
L'associazione si considera armata quando i partecipanti hanno la disponibi‐ lità, per il conseguimento della finalità dell'associazione, di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito.
Se le attività economiche di cui gli associati intendono assumere o mante‐ nere il controllo sono finanziate in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto, o il profitto di delitti, le pene stabilite nei commi precedenti sono aumenta‐ te da un terzo alla metà.
Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l'impiego.
Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alla camorra, alla ‘ndrangheta (6) e alle altre associazioni, comunque localmente denominate, anche straniere (7), che valendosi della forza intimidatrice del vincolo asso‐ ciativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso.
(1) La precedente rubrica: “Associazione di tipo mafioso” è stata così so‐ stituita dall’art. 1, comma 1, lett. b bis), n. 5), del D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008, n. 125.
(2) Le parole: “da cinque a dieci anni” sono state così sostituite dalla L. 24
luglio 2008, n. 125.
(3) Le parole: “da sette a dodici” sono state così sostituite dalla L. 24 lu‐ glio 2008, n. 125.
(4) La parole: “quattro” e “dieci” sono state così sostituite dalla L. 24 lu‐
glio 2008, n. 125.
(5) Le parole: “cinque” e “quindici” sono state così sostituite dalla L. 24 luglio 2008, n. 125.
(6) Le parole: “alla ‘ndrangheta” sono state inserite dall’art. 6, comma 2,
del D.L. 4 febbraio 2010, n. 4, convertito con modificazioni, nella L. 31 marzo 2010, n. 50.
(7) Le parole: “anche straniere”, sono state inserite nell’art. 1, comma 1, lett. b bis), n. 4) del D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modifica‐ zioni, nella L. 24 luglio 2008, n. 125.
Cfr. Tribunale di Palermo, sentenza 7 agosto 2007, n. 762, Cassazione pe‐ nale, sez. II, sentenza 23 aprile 2008, n. 16802, Cassazione penale, sez. VI, sentenza 11 luglio 2008, n. 28962 e Cassazione penale, sez. VI, sentenza 25 febbraio 2010, n. 7651 in Altalex Massimario.
Art. 416‐ter. Scambio elettorale politico‐mafioso La pena stabilita dal primo comma dell'articolo 416‐bis si applica anche a chi ottiene la promessa di voti prevista dal terzo comma del medesimo articolo 416‐bis in cambio della erogazione di denaro.
Art. 417. Misura di sicurezza
Nel caso di condanna per i delitti preveduti dai due articoli precedenti, è sempre ordinata una misura di sicurezza.
Art. 418. Assistenza agli associati
Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato o di favoreggiamento, dà rifu‐ gio o fornisce vitto, ospitalità, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazio‐ ne (1) a taluna delle persone che partecipano all'associazione è punito con la reclusione da due a quattro anni. (2) La pena è aumentata se l'assistenza è prestata (3) continuamente. Non è punibile chi commette il fatto in favore di un prossimo congiunto.
(1) Le originarie parole: “dà rifugio o fornisce il vitto” sono state così so‐ stituite dall’art. 1, comma 5 bis, del D.L. 18 ottobre 2001, n. 374, converti‐ to con modificazioni, nella L. 15 dicembre 2001, n. 438.
(2) Le parole: “fino a due anni” sono state così sostituite dall’art. 1, com‐ ma 3, della L. 5 dicembre 2005, n. 251.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare

(3) Le originarie parole: “se il rifugio o il vitto sono prestati” sono state così sostituite dall’art. 1, comma 5 ter, del D.L. 18 ottobre 2001, n. 374, convertito con modificazioni, nella L. 15 dicembre 2001, n. 438.
Art. 419. Devastazione e saccheggio
Chiunque, fuori dei casi preveduti dall'articolo 285, commette fatti di deva‐
stazione o di saccheggio è punito con la reclusione da otto a quindici anni. La pena è aumentata se il fatto è commesso su armi, munizioni o viveri esi‐ stenti in luogo di vendita o di deposito.
Art. 420. Attentato a impianti di pubblica utilità Chiunque commette un fatto diretto a danneggiare o distruggere impianti di pubblica utilità, è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con la reclusione da uno a quattro anni.
(…) (1).
(1) Il secondo e terzo comma che recitavano: “La pena di cui al primo comma si applica anche a chi commette un fatto diretto a danneggiare o distruggere sistemi informatici o telematici di pubblica utilità, ovvero dati, informazioni o programmi in essi contenuti o ad essi pertinenti.
Se dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento dell'impianto o del sistema, dei dati, delle informazioni o dei programmi ovvero l'interruzione anche parziale del funzionamento dell'impianto o del sistema la pena è della reclusione da tre a otto anni.” sono stati abrogati dall’art. 6 della L. 18 marzo 2008, n. 48.
Art. 421. Pubblica intimidazione
Chiunque minaccia di commettere delitti contro la pubblica incolumità, ov‐ vero fatti di devastazione o di saccheggio, in modo da incutere pubblico timore, è punito con la reclusione fino a un anno.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


TITOLO VI ‐ DEI DELITTI CONTRO L’INCOLUMITA’ PUB‐ BLICA

CAPO I ‐ DEI DELITTI DI COMUNE PERICOLO MEDIANTE VIOLENZA
Art. 422. Strage
Chiunque, fuori dei casi preveduti dall'articolo 285, al fine di uccidere, com‐ pie atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumità è punito, se dal fatto deriva la morte di più persone, con la morte.
Se è cagionata la morte di una sola persona, si applica l'ergastolo. In ogni altro caso si applica la reclusione non inferiore a quindici anni.
Art. 423. Incendio Chiunque cagiona un incendio è punito con la reclusione da tre a sette anni. La disposizione precedente si applica anche nel caso d'incendio della cosa propria, se dal fatto deriva pericolo per l'incolumità pubblica.
Art. 423‐bis. Incendio boschivo Chiunque cagioni un incendio su boschi, selve o foreste ovvero su vivai fore‐ stali destinati al rimboschimento, propri o altrui, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni.
Se l'incendio di cui al primo comma è cagionato per colpa, la pena è della
reclusione da uno a cinque anni. Le pene previste dal primo e dal secondo comma sono aumentate se dall'in‐ cendio deriva pericolo per edifici o danno su aree protette. Le pene previste dal primo e dal secondo comma sono aumentate della me‐ tà, se dall'incendio deriva un danno grave, esteso e persistente all'ambien‐ te.
Art. 424. Danneggiamento seguito da incendio Chiunque, al di fuori delle ipotesi previste nell'articolo 423‐bis, al solo scopo di danneggiare la cosa altrui, appicca il fuoco a una cosa propria o altrui è punito, se dal fatto sorge il pericolo di un incendio, con la reclusione da sei mesi a due anni.
Se segue l'incendio, si applicano le disposizioni dell'articolo 423, ma la pena è ridotta da un terzo alla metà.
Se al fuoco appiccato a boschi, selve e foreste, ovvero vivai forestali desti‐ nati al rimboschimento, segue incendio, si applicano le pene previste dall'articolo 423‐bis.
Cfr. Cassazione penale, sez. I, sentenza 27 aprile 2010, n. 16295 in Altalex Massimario.
Art. 425. Circostanze aggravanti
Nei casi preveduti dagli articoli 423 e 424, la pena è aumentata se il fatto è commesso:
1) su edifici pubblici o destinati a uso pubblico, su monumenti, cimiteri e loro dipendenze;
2) su edifici abitati o destinati a uso di abitazione, su impianti industriali o cantieri, o su miniere, cave, sorgenti o su acquedotti o altri manufatti desti‐ nati a raccogliere e condurre le acque;
3) su navi o altri edifici natanti, o su aeromobili;
4) su scali ferroviari o marittimi, o aeroscali, magazzini generali o altri depo‐ siti di merci o derrate, o su ammassi o depositi di materie esplodenti, in‐ fiammabili o combustibili;
(…) (1).
(1) Il numero che recitava: “5) su boschi, selve e foreste.” è stato abrogato dall'art. 11, L. 21 novembre 2000, n. 353.
Art. 426. Inondazione, frana o valanga
Chiunque cagiona un'inondazione o una frana, ovvero la caduta di una va‐ langa, è punito con la reclusione da cinque a dodici anni.
Art. 427. Danneggiamento seguito da inondazione, frana o valanga Chiunque rompe, deteriora o rende in tutto o in parte inservibile chiuse, sbarramenti, argini, dighe o altre opere destinate alla difesa contro acque, valanghe o frane, ovvero alla raccolta o alla condotta delle acque, al solo scopo di danneggiamento, è punito, se dal fatto deriva il pericolo di un'i‐ nondazione o di una frana, ovvero della caduta di una valanga, con la reclu‐ sione da uno a cinque anni. Se il disastro si verifica, la pena è della reclusione da tre a dieci anni.
Art. 428. Naufragio, sommersione o disastro aviatorio
Chiunque cagiona il naufragio o la sommersione di una nave o di un altro
edificio natante, ovvero la caduta di un aeromobile, di altrui proprietà è punito con la reclusione da cinque a dodici anni.

La pena è della reclusione da cinque a quindici anni se il fatto è commesso distruggendo, rimuovendo o facendo mancare le lanterne o altri segnali, ovvero adoperando falsi segnali o altri mezzi fraudolenti.
Le disposizioni di questo articolo si applicano anche a chi cagiona il naufra‐ gio o la sommersione di una nave o di un altro edificio natante, ovvero la caduta di un aeromobile, di sua proprietà, se dal fatto deriva pericolo per la incolumità pubblica.
Art. 429. Danneggiamento seguito da naufragio
Chiunque, al solo scopo di danneggiare una nave, un edificio natante o un
aeromobile, ovvero un apparecchio prescritto per la sicurezza della naviga‐ zione, lo deteriora, ovvero lo rende in tutto o in parte inservibile, è punito se dal fatto deriva pericolo di naufragio, di sommersione o di disastro avia‐ torio, con la reclusione da uno a cinque anni.
Se dal fatto deriva il naufragio, la sommersione o il disastro, la pena è della reclusione da tre a dieci anni.
Art. 430. Disastro ferroviario
Chiunque cagiona un disastro ferroviario è punito con la reclusione da cin‐
que a quindici anni.
Art. 431. Pericolo di disastro ferroviario causato da danneggiamento Chiunque, al solo scopo di danneggiare una strada ferrata, ovvero macchi‐ ne, veicoli, strumenti, apparecchi o altri oggetti che servono all'esercizio di essa, li distrugge in tutto o in parte, li deteriora o li rende altrimenti in tutto o in parte inservibili, è punito se dal fatto deriva il pericolo di un disastro ferroviario, con la reclusione da due a sei anni. Se dal fatto deriva il disastro, la pena è della reclusione da tre a dieci anni. Per le strade ferrate la legge penale intende, oltre le strade ferrate ordina‐ rie, ogni altra strada con rotaie metalliche, sulla quale circolino veicoli mossi dal vapore, dall'elettricità, o da un altro mezzo di trazione meccanica.
Art. 432. Attentati alla sicurezza dei trasporti
Chiunque, fuori dei casi preveduti dagli articoli precedenti, pone in pericolo
la sicurezza dei pubblici trasporti per terra, per acqua o per aria, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Si applica la reclusione da tre mesi a due anni a chi lancia corpi contundenti o proiettili contro veicoli in movimento, destinati a pubblici trasporti per terra, per acqua o per aria. Se dal fatto deriva un disastro, la pena è della reclusione da tre a dieci anni.
Art. 433. Attentati alla sicurezza degli impianti di energia elettrica e del gas ovvero delle pubbliche comunicazioni
Chiunque attenta alla sicurezza delle officine, delle opere, degli apparecchi o di altri mezzi destinati alla produzione o alla trasmissione di energia elet‐ trica o di gas, per l'illuminazione o per le industrie, è punito, qualora dal fatto derivi pericolo alla pubblica incolumità, con la reclusione da uno a cin‐ que anni.
La stessa pena si applica a chi attenta alla sicurezza delle pubbliche comuni‐ cazioni telegrafiche o telefoniche, qualora dal fatto derivi pericolo per la pubblica incolumità. Se dal fatto deriva un disastro, la pena è della reclusione da tre a dieci anni.
Art. 434. Crollo di costruzioni o altri disastri dolosi
Chiunque, fuori dei casi preveduti dagli articoli precedenti, commette un fatto diretto a cagionare il crollo di una costruzione o di una parte di essa ovvero un altro disastro è punito, se dal fatto deriva pericolo per la pubblica incolumità, con la reclusione da uno a cinque anni.
La pena è della reclusione da tre a dodici anni se il crollo o il disastro avvie‐ ne.
Cfr. Cassazione penale, sez. III, sentenza 29 febbraio 2008, n. 9418 e Cas‐ sazione penale, sez. I, sentenza 27 ottobre 2009, n. 41306 in Altalex Mas‐ simario.
Art. 435. Fabbricazione o detenzione di materie esplodenti
Chiunque, al fine di attentare alla pubblica incolumità, fabbrica, acquista o
detiene dinamite o altre materie esplodenti, asfissianti, accecanti, tossiche o infiammabili, ovvero sostanze che servano alla composizione o alla fabbri‐ cazione di esse, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Art. 436. Sottrazione, occultamento o guasto di apparecchi a pubblica di‐ fesa da infortuni
Chiunque, in occasione di un incendio, di una inondazione, di una sommer‐ sione, di un naufragio, o di un altro disastro o pubblico infortunio, sottrae, occulta o rende inservibili materiali, apparecchi o altri mezzi destinati all'e‐ stinzione dell'incendio o all'opera di difesa, di salvataggio o di soccorso, ov‐

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


vero in qualsiasi modo impedisce, od ostacola, che l'incendio sia estinto, o che sia prestata opera di difesa o di assistenza, è punito con la reclusione da due a sette anni.
Art. 437. Rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro
Chiunque omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a pre‐ venire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia, è pu‐ nito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Se dal fatto deriva un disastro o un infortunio, la pena è della reclusione da
tre a dieci anni.

CAPO II ‐ DEI DELITTI DI COMUNE PERICOLO MEDIANTE FRODE
Art. 438. Epidemia
Chiunque cagiona un'epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l'ergastolo. Se dal fatto deriva la morte di più persone, si applica la pena di morte. (1)
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dall'art. 1 del D.Lgs.Lgt. 10 agosto 1944, n. 224.
Art. 439. Avvelenamento di acque o di sostanze alimentari
Chiunque avvelena acque o sostanze destinate all'alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per il consumo, è punito con la reclusione non inferiore a quindici anni.
Se dal fatto deriva la morte di alcuno, si applica l'ergastolo; e, nel caso di
morte di più persone, si applica la pena di morte. (1)
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita dall'art. 1 del D.Lgs.Lgt. 10 agosto 1944, n. 224.
Art. 440. Adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari Chiunque, corrompe o adultera acque o sostanze destinate all'alimentazio‐ ne, prima che siano attinte o distribuite per il consumo, rendendole perico‐ lose alla salute pubblica, è punito con la reclusione da tre a dieci anni.
La stessa pena si applica a chi contraffà, in modo pericoloso alla salute pub‐ blica, sostanze alimentari destinate al commercio. La pena è aumentata se sono adulterate o contraffatte sostanze medicinali.
Art. 441. Adulterazione o contraffazione di altre cose in danno della pub‐ blica salute Chiunque adultera o contraffà, in modo pericoloso alla salute pubblica, cose destinate al commercio, diverse da quelle indicate nell'articolo precedente, è punito con la reclusione da uno a cinque anni o con la multa non inferiore a euro 309.
Art. 442. Commercio di sostanze alimentari contraffatte o adulterate Chiunque, senza essere concorso nei reati preveduti dai tre articoli prece‐ denti, detiene per il commercio, pone in commercio, ovvero distribuisce per il consumo acque, sostanze o cose che sono state da altri avvelenate, cor‐ rotte, adulterate o contraffatte, in modo pericoloso alla salute pubblica, soggiace alle pene rispettivamente stabilite nei detti articoli.
Art. 443. Commercio o somministrazione di medicinali guasti
Chiunque detiene per il commercio, pone in commercio o somministra me‐ dicinali guasti o imperfetti è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 103.
Art. 444. Commercio di sostanze alimentari nocive
Chiunque detiene per il commercio, pone in commercio, ovvero distribuisce per il consumo sostanze destinate all'alimentazione, non contraffatte né adulterate, ma pericolose alla salute pubblica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 51.
La pena è diminuita se la qualità nociva delle sostanze è nota alla persona che le acquista o le riceve.
Art. 445. Somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica
Chiunque, esercitando, anche abusivamente, il commercio di sostanze me‐ dicinali, le somministra in specie, qualità o quantità non corrispondente alle ordinazioni mediche, o diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032.
Art. 446. Confisca obbligatoria
In caso di condanna per taluno dei delitti preveduti negli articoli 439, 440, 441 e 442, se dal fatto è derivata la morte o la lesione grave o gravissima di una persona, la confisca delle cose indicate nel primo comma dell'articolo 240 è obbligatoria.

Art. 447. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Agevolazione dolosa dell'uso di sostanze stu‐ pefacenti.
Chiunque, senza essere concorso nel delitto preveduto dall'articolo prece‐ dente, adibisce o lascia che sia adibito un locale, pubblico o privato, a convegno di persone che vi accedano per darsi all'uso di sostanze stupe‐ facenti, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire ventimila a quattrocentomila.
Si applica la reclusione fino a sei mesi o la multa da lire quarantamila a
duecentomila a chi accede nei detti locali per darsi all'uso di sostanze stu‐ pefacenti.” è stato abrogato dall'art. 110 della L. 22 dicembre 1975, n. 685.
Art. 448. Pene accessorie
La condanna per taluno dei delitti preveduti da questo capo importa la pub‐ blicazione della sentenza.
La condanna per taluno dei delitti preveduti dagli articoli 439, 440, 441 e 442 importa l'interdizione da cinque a dieci anni dalla professione, arte, industria, commercio o mestiere nonché l'interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per lo stesso periodo. La condanna comporta altresì la pubblicazione della sentenza su almeno due quotidiani a diffusione nazionale.

CAPO III ‐ DEI DELITTI COLPOSI DI COMUNE PRICOLO
Art. 449. Delitti colposi di danno
Chiunque, al di fuori delle ipotesi previste nel secondo comma dell'articolo 423‐bis, cagiona per colpa un incendio o un altro disastro preveduto dal capo primo di questo titolo, è punito con la reclusione da uno a cinque anni. La pena è raddoppiata se si tratta di disastro ferroviario o di naufragio o di sommersione di una nave adibita a trasporto di persone o di caduta di un aeromobile adibito a trasporto di persone.
Cfr. Cassazione civile, sez. III, sentenza 13 maggio 2009, n. 11059 in Al‐ talex Massimario.
Art. 450. Delitti colposi di pericolo Chiunque, con la propria azione od omissione colposa, fa sorgere o persiste‐ re il pericolo di un disastro ferroviario, di una inondazione, di un naufragio, o della sommersione di una nave o di un altro edificio natante, è punito con la reclusione fino a due anni.
La reclusione non è inferiore a un anno se il colpevole ha trasgredito ad una particolare ingiunzione dell'autorità diretta alla rimozione del pericolo.
Art. 451. Omissione colposa di cautele o difese contro disastri o infortuni sul lavoro Chiunque, per colpa, omette di collocare, ovvero rimuove o rende inservibili apparecchi o altri mezzi destinati all'estinzione di un incendio, o al salvatag‐ gio o al soccorso contro disastri o infortuni sul lavoro, è punito con la reclu‐ sione fino a un anno o con la multa da euro 10 a euro 516.
Art. 452. Delitti colposi contro la salute pubblica Chiunque commette, per colpa, alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 438 e 439 è punito:
1) con la reclusione da tre a dodici anni, nei casi per i quali le dette disposi‐ zioni stabiliscono la pena di morte; (1)
2) con la reclusione da uno a cinque anni, nei casi per i quali esse stabilisco‐ no l'ergastolo;
3) con la reclusione da sei mesi a tre anni, nel caso in cui l'articolo 439 stabi‐ lisce la pena della reclusione. Quando sia commesso per colpa alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 440, 441, 442, 443, 444 e 445 si applicano le pene ivi rispettivamente stabilite ridotte da un terzo a un sesto.
(1) La pena di morte per i delitti previsti dal codice penale è stata abolita con l'art. 1, D.Lgs.Lgt. 10 agosto 1944, n. 224, che ad essa ha sostituito la pena dell'ergastolo.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


TITOLO VII ‐ DEI DELITTI CONTRO LA FEDE PUBBLICA

CAPO I ‐ DELLA FALSITA’ IN MONETE, IN CARTE DI PUBBLICO CREDITO E IN VALORI DI BOLLO
Art. 453. Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate
E' punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa da euro 516 a
euro 3.098:
1) chiunque contraffà monete nazionali o straniere, aventi corso legale nello Stato o fuori;
2) chiunque altera in qualsiasi modo monete genuine, col dare ad esse l'ap‐ parenza di un valore superiore;
3) chiunque, non essendo concorso nella contraffazione o nell'alterazione, ma di concerto con chi l'ha eseguita ovvero con un intermediario, introduce nel territorio dello Stato o detiene o spende o mette altrimenti in circola‐ zione monete contraffatte o alterate;
4) chiunque, al fine di metterle in circolazione, acquista o comunque riceve, da chi le ha falsificate, ovvero da un intermediario, monete contraffatte o alterate.
Art. 454. Alterazione di monete
Chiunque altera monete della qualità indicata nell'articolo precedente, scemandone in qualsiasi modo il valore, ovvero, rispetto alle monete in tal modo alterate, commette alcuno dei fatti indicati nei n. 3 e 4 del detto arti‐ colo, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 103 a euro 516.
Art. 455. Spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate
Chiunque, fuori dei casi preveduti dai due articoli precedenti, introduce nel
territorio dello Stato, acquista o detiene monete contraffatte o alterate, al fine di metterle in circolazione, ovvero le spende o le mette altrimenti in circolazione, soggiace alle pene stabilite nei detti articoli, ridotte da un terzo alla metà.
Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 27 febbraio 2008, n. 8671 in Al‐ talex Massimario.
Art. 456. Circostanze aggravanti
Le pene stabilite negli articoli 453 e 455 sono aumentate se dai fatti ivi pre‐ veduti deriva una diminuzione nel prezzo della valuta o dei titoli di Stato, o ne è compromesso il credito nei mercati interni o esteri.
Art. 457. Spendita di monete falsificate ricevute in buona fede
Chiunque spende, o mette altrimenti in circolazione monete contraffatte o alterate, da lui ricevute in buona fede, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 1.032.
Art. 458. Parificazione delle carte di pubblico credito alle monete
Agli effetti della legge penale, sono parificate alle monete le carte di pubbli‐ co credito. Per carte di pubblico credito s'intendono, oltre quelle che hanno corso lega‐ le come moneta, le carte o cedole al portatore emesse dai governi, e tutte le altre aventi corso legale emesse da istituti a ciò autorizzati.
Art. 459. Falsificazione di valori di bollo, introduzione nello Stato, acqui‐ sto, detenzione o messa in circolazione di valori di bollo falsificati Le disposizioni degli articoli 453, 455 e 457 si applicano anche alla contraffa‐ zione o alterazione di valori di bollo e alla introduzione nel territorio dello Stato, o all'acquisto, detenzione e messa in circolazione di valori di bollo contraffatti; ma le pene sono ridotte di un terzo.
Agli effetti della legge penale, si intendono per valori di bollo la carta bolla‐ ta, le marche da bollo, i francobolli e gli altri valori equiparati a questi da leggi speciali.
Art. 460. Contraffazione di carta filigranata in uso per la fabbricazione di carte di pubblico credito o di valori di bollo
Chiunque contraffà la carta filigranata che si adopera per la fabbricazione delle carte di pubblico credito o dei valori di bollo, ovvero acquista, detiene o aliena tale carta contraffatta, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 309 a euro 1.032.
Art. 461. Fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata

Chiunque fabbrica, acquista, detiene o aliena filigrane, programmi informa‐ tici (1) o strumenti destinati esclusivamente alla contraffazione o alterazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 103 a euro 516.
La stessa pena si applica se le condotte previste dal primo comma hanno ad oggetto ologrammi o altri componenti della moneta destinati ad assicurare la protezione contro la contraffazione o l'alterazione. (2)
(1) Le parole: “programmi informatici” sono state inserite dall’art. 5, comma 1, del D.L. 25 settembre 2001, n 350, convertito con modificazioni nella L. 23 novembre 2001, n. 409.
(2) Questo comma è stato aggiunto dall’art. 5, comma 1, del D.L. 25 set‐ tembre 2001, n. 350, convertito con modificazioni nella L. 23 novembre 2001, n. 409.
Art. 462. Falsificazione di biglietti di pubbliche imprese di trasporto. Chiunque contraffà o altera biglietti di strade ferrate o di altre pubbliche imprese di trasporto, ovvero, non essendo concorso nella contraffazione o nell'alterazione, acquista o detiene al fine di metterli in circolazione, o met‐ te in circolazione tali biglietti contraffatti o alterati, è punito con la reclusio‐ ne fino a un anno e con la multa da euro 10 a euro 206.
Art. 463. Casi di non punibilità Non è punibile chi, avendo commesso alcuno dei fatti preveduti dagli artico‐ li precedenti, riesce, prima che l'autorità ne abbia notizia, a impedire la con‐ traffazione, l'alterazione, la fabbricazione o la circolazione delle cose indica‐ te negli articoli stessi.
Art. 464. Uso di valori di bollo contraffatti o alterati.
Chiunque, non essendo concorso nella contraffazione o nell'alterazione, fa uso di valori di bollo contraffatti o alterati è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 516.
Se i valori sono stati ricevuti in buona fede, si applica la pena stabilita
nell'articolo 457, ridotta di un terzo.
Art. 465. Uso di biglietti falsificati di pubbliche imprese di trasporto Chiunque, non essendo concorso nella contraffazione o nell'alterazione, fa uso di biglietti di strade ferrate o di altre pubbliche imprese di trasporto, contraffatti o alterati, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 619.
Se i biglietti sono stati ricevuti in buona fede, si applica la sanzione ammini‐ strativa pecuniaria da euro 51 a euro 309.
Art. 466. Alterazione di segni nei valori di bollo o nei biglietti usati e uso degli oggetti così alterati
Chiunque cancella o fa in qualsiasi modo scomparire, da valori di bollo o da biglietti di strade ferrate o di altre pubbliche imprese di trasporto, i segni appostivi per indicare l'uso già fattone, è punito, qualora ne faccia uso o lasci che altri ne faccia uso, con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 619.
Alla stessa sanzione soggiace chi, senza essere concorso nell'alterazione, fa uso dei valori di bollo o dei biglietti alterati. Se le cose sono state ricevute in buona fede, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309.

CAPO II ‐ DELLA FALSITA’ IN SIGILLI O STRUMENTI O SEGNI DI AUTEN‐ TICAZIONE, CERTIFICAZIONE O RICONOSCIMENTO
Art. 467. Contraffazione del sigillo dello Stato e uso del sigillo contraffatto Chiunque contraffà il sigillo dello Stato, destinato a essere apposto sugli atti del governo, ovvero, non essendo concorso nella contraffazione, fa uso di tale sigillo da altri contraffatto, è punito con la reclusione da tre a sei anni e con la multa da euro 103 a euro 2.065.
Art. 468. Contraffazione di altri pubblici sigilli o strumenti destinati a pub‐ blica autenticazione o certificazione e uso di tali sigilli e strumenti contraf‐ fatti
Chiunque contraffà il sigillo di un ente pubblico o di un pubblico ufficio, ov‐ vero, non essendo concorso nella contraffazione, fa uso di tale sigillo con‐ traffatto, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032. La stessa pena si applica a chi contraffà altri stru‐ menti destinati a pubblica autenticazione o certificazione, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione, fa uso di tali strumenti.
Art. 469. Contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


Chiunque, con mezzi diversi dagli strumenti indicati negli articoli precedenti, contraffà le impronte di una pubblica autenticazione o certificazione, ovve‐ ro, non essendo concorso nella contraffazione, fa uso della cosa che reca l'impronta contraffatta, soggiace alle pene rispettivamente stabilite nei det‐ ti articoli, ridotte di un terzo.
Art. 470. Vendita o acquisto di cose con impronte contraffatte di una pub‐ blica autenticazione o certificazione
Chiunque, fuori dei casi di concorso nei reati preveduti dagli articoli prece‐ denti, pone in vendita o acquista cose sulle quali siano le impronte contraf‐ fatte di una pubblica autenticazione o certificazione, soggiace alle pene ri‐ spettivamente stabilite per i detti reati.
Art. 471. Uso abusivo di sigilli e strumenti veri
Chiunque, essendosi procurati i veri sigilli o i veri strumenti destinati a pub‐
blica autenticazione o certificazione, ne fa uso a danno altrui, o a profitto di sé o di altri, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 309.
Art. 472. Uso o detenzione di misure o pesi con falsa impronta.
Chiunque fa uso, a danno altrui, di misure o di pesi con l'impronta legale contraffatta o alterata, o comunque alterati, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 516. La stessa pena si applica a chi nell'esercizio di un'attività commerciale, ovve‐ ro in uno spaccio aperto al pubblico, detiene misure o pesi con l'impronta legale contraffatta o alterata, ovvero comunque alterati.
Agli effetti della legge penale, nella denominazione di misure o di pesi, è compreso qualsiasi strumento per misurare o pesare.
Art. 473. Contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell'ingegno o di prodotti industriali (1) Chiunque, potendo conoscere dell’esistenza del titolo di proprietà industria‐ le, contraffà o altera marchi o segni distintivi, nazionali o esteri di prodotti industriali, ovvero chiunque, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.500 a euro 25.000.
Soggiace alla pena della reclusione da uno a quattro anni e della multa da
euro 3.500 a euro 35.000 chiunque contraffà o altera brevetti, disegni o modelli industriali nazionali o esteri, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali brevetti, disegni o modelli con‐ traffatti o alterati.
I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comuni‐ tari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettua‐ le o industriale.
(1) L’articolo che recitava: “Chiunque contraffà o altera i marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, delle opere dell'ingegno o dei prodotti indu‐ striali, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclu‐ sione fino a tre anni e con la multa fino a euro 2.065. Alla stessa pena soggiace chi contraffà o altera brevetti, disegni o modelli industriali, nazionali o esteri, ovvero, senza essere concorso nella contraf‐ fazione o alterazione, fa uso di tali brevetti, disegni o modelli contraffatti o alterati. Le disposizioni precedenti si applicano sempre che siano state osservate le norme delle leggi interne o delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o industriale.” è stato così sostituito dall’art. 15, comma 1, lett. a), della L. 23 luglio 2009, n. 99
Art. 474. Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi (1)
Fuori dei casi di concorso nei reati previsti dall’articolo 473, chiunque intro‐ duce nel territorio dello Stato, al fine di trarne profitto, prodotti industriali con marchi o altri segni distintivi, nazionali o esteri, contraffatti o alterati è punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 3.500 a euro 35.000.
Fuori dei cassi di concorso nella contraffazione, alterazione, introduzione
nel territorio dello Stato, chiunque detiene per la vendita, pone in vendita o mette altrimenti in circolazione, al fine di trarne profitto, i prodotti di cui al primo comma è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fin a euro 20.000.
I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comuni‐

tari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettua‐ le o industriale.
(1) L’articolo che recitava: “Chiunque, fuori dei casi di concorso nei delitti preveduti dall'articolo precedente, introduce nel territorio dello Stato per farne commercio, detiene per vendere, o pone in vendita, o mette altri‐ menti in circolazione opere dell'ingegno o prodotti industriali, con marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, contraffatti o alterati, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 2.065.
Si applica la disposizione dell'ultimo capoverso dell'articolo precedente.”
è stato così sostituito dall’art. 15, comma 1, lett. b), della L. 23 luglio 2009, n. 99.
Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 29 maggio 2008, n. 21787 in Al‐ talex Massimario.
Art. 474‐bis. Confisca (1)
Nei casi di cui agli articoli 473 e 474 è sempre ordinata, salvi i diritti della persona offesa alle restituzioni e al risarcimento del danno, la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono l’oggetto, il prodotto, il prezzo o il profitto, a chiunque appar‐ tenenti.
Quando non è possibile eseguire il provvedimento di cui al primo comma, il giudice ordina la confisca di beni di cui il reo ha la disponibilità per un valore corrispondente al profitto. Si applica il terzo comma dell’art. 322 ter. Si applicano le disposizioni dell’art. 240, commi terzo e quarto, se si tratta di cose che servirono o furono destinate a commettere il reato, ovvero che ne sono l’oggetto, il prodotto, il prezzo o il profitto, appartenenti a persona estranea al reato medesimo, qualora questa dimostri di non averne potuto prevedere l’illecito impiego, anche occasionale, o l’illecita provenienza e di non essere incorsa in un difetto di vigilanza.
Le disposizioni del presente articolo si osservano anche nel caso di applica‐ zione della pena su richiesta delle parti a norma del titolo II del libro sesto del codice di procedura penale.
(1) Questo articolo è stato inserito dall’art. 15, comma 1, lett. c), della L. 23 luglio 2009, n. 99.
Art. 474‐ter. Circostanza aggravante (1) Se, fuori dai casi di cui all’articolo 416, i delitti puniti dagli articoli 473 e 474, primo comma, sono commessi in modo sistematico ovvero attraverso l’allestimento di mezzi e attività organizzate, la pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 5.000 a euro 50.000.
Si applica la pena della reclusione sino a tre anni e della multa fino a euro
30.1 se si tratta dei delitti puniti dall’articolo 474, secondo comma.
(1) Questo articolo è stato inserito dall’art. 15, comma 1, lett. c) della L. 23 luglio 2009, n. 99.
Art. 474‐quater. Circostanza attenuante (1)
Le pene previste dagli articoli 473 e 474 sono diminuite dalla metà a due terzi nei confronti del colpevole che si adopera per aiutare concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nell’azione di contrasto dei delitti di cui ai predetti articoli 473 e 474, nonché nella raccolta di elementi decisi‐ vi per la ricostruzione dei fatti e per l’individuazione o la cattura dei concor‐ renti negli stessi, ovvero per l’individuazione degli strumenti occorrenti per la commissione dei delitti medesimi o dei profitti da essi derivanti.
(1) Questo articolo è stato inserito dall’art. 15, comma 1, lett. c), della L. 23 luglio 2009, n. 99.
Art. 475. Pena accessoria
La condanna per alcuno dei delitti preveduti dai due articoli precedenti im‐ porta la pubblicazione della sentenza.

CAPO III ‐ DELLA FALSITA’ IN ATTI
Art. 476. Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici Il pubblico ufficiale, che, nell'esercizio delle sue funzioni, forma, in tutto o in parte, un atto falso o altera un atto vero, è punito con la reclusione da uno a sei anni.
Se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a que‐ rela di falso, la reclusione è da tre a dieci anni.
Art. 477. Falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in certificati o autorizzazioni amministrative
Il pubblico ufficiale, che, nell'esercizio delle sue funzioni, contraffà o altera certificati o autorizzazioni amministrative, ovvero, mediante contraffazione

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


o alterazione, fa apparire adempiute le condizioni richieste per la loro validi‐ tà, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Art. 478. Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in copie auten‐ tiche di atti pubblici o privati e in attestati del contenuto di atti
Il pubblico ufficiale, che, nell'esercizio delle sue funzioni, supponendo esi‐
stente un atto pubblico o privato, ne simula una copia e la rilascia in forma legale, ovvero rilascia una copia di un atto pubblico o privato diversa dall'o‐ riginale, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.
Se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a que‐
rela di falso, la reclusione è da tre a otto anni.
Se la falsità è commessa dal pubblico ufficiale in un attestato sul contenuto di atti, pubblici o privati, la pena è della reclusione da uno a tre anni.
Art. 479. Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici Il pubblico ufficiale, che, ricevendo o formando un atto nell'esercizio delle sue funzioni, attesta falsamente che un fatto è stato da lui compiuto o è avvenuto alla sua presenza, o attesta come da lui ricevute dichiarazioni a lui non rese, ovvero omette o altera dichiarazioni da lui ricevute, o comunque attesta falsamente fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità, sog‐ giace alle pene stabilite nell'articolo 476.
Cfr. Cassazione Penale, SS.UU., sentenza 24 settembre 2007, n. 35488, Cassazione Penale, sez. V, sentenza 23 gennaio 2008, n. 3557 e Cassazio‐ ne Penale, sez. V, sentenza 18 aprile 2008, n. 21839, Cassazione Penale, sez. II, sentenza 10 settembre 2008, n. 35058 e Cassazione Penale, sez. fe‐ riale, sentenza 12 novembre 2008, n. 42166 in Altalex Massimario.
Art. 480. Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in certificati o in autorizzazioni amministrative
Il pubblico ufficiale, che, nell'esercizio delle sue funzioni, attesta falsamente in certificati o autorizzazioni amministrative, fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione da tre mesi a due anni.
Art. 481. Falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità
Chiunque, nell'esercizio di una professione sanitaria o forense, o di un altro servizio di pubblica necessità, attesta falsamente, in un certificato, fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 51 a euro 516.
Tali pene si applicano congiuntamente se il fatto è commesso a scopo di lucro.
Art. 482. Falsità materiale commessa dal privato
Se alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 476, 477 e 478 è commesso da un privato, ovvero da un pubblico ufficiale fuori dell'esercizio delle sue funzio‐ ni, si applicano rispettivamente le pene stabilite nei detti articoli, ridotte di un terzo.
Art. 483. Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico Chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a due anni. Se si tratta di false attestazioni in atti dello stato civile la reclusione non può essere inferiore a tre mesi.
Cfr. Tribunale di Vicenza, sez. Schio, sentenza 19 novembre 2007, n. 155 in Altalex Massimario.
Art. 484. Falsità in registri e notificazioni
Chiunque, essendo per legge obbligato a fare registrazioni soggette all'ispe‐ zione dell'autorità di pubblica sicurezza, o a fare notificazioni all'autorità stessa circa le proprie operazioni industriali, commerciali o professionali, scrive o lascia scrivere false indicazioni è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 309.
Art. 485. Falsità in scrittura privata Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, forma, in tutto o in parte, una scrittura privata falsa, o altera una scrittura privata vera, è punito, qualora ne faccia uso o lasci che altri ne fac‐ cia uso, con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Si considerano alterazioni anche le aggiunte falsamente apposte a una scrit‐ tura vera, dopo che questa fu definitivamente formata.
Art. 486. Falsità in foglio firmato in bianco. Atto privato Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, abusando di un foglio firmato in bianco, del quale abbia il posses‐ so per un titolo che importi l'obbligo o la facoltà di riempirlo, vi scrive o fa scrivere un atto privato produttivo di effetti giuridici, diverso da quello a cui

era obbligato o autorizzato, è punito, se del foglio faccia uso o lasci che altri ne faccia uso, con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Si considera firmato in bianco il foglio in cui il sottoscrittore abbia lasciato bianco un qualsiasi spazio destinato a essere riempito.
Art. 487. Falsità in foglio firmato in bianco. Atto pubblico
Il pubblico ufficiale, che, abusando di un foglio firmato in bianco, del quale abbia il possesso per ragione del suo ufficio e per un titolo che importa l'obbligo o la facoltà di riempirlo, vi scrive o vi fa scrivere un atto pubblico diverso da quello a cui era obbligato o autorizzato, soggiace alle pene ri‐ spettivamente stabilite negli articoli 479 e 480.
Art. 488. Altre falsità in foglio firmato in bianco. Applicabilità delle dispo‐ sizioni sulle falsità materiali
Ai casi di falsità su un foglio firmato in bianco diversi da quelli preveduti dai
due articoli precedenti, si applicano le disposizioni sulle falsità materiali in atti pubblici o in scritture private.
Art. 489. Uso di atto falso Chiunque senza essere concorso nella falsità, fa uso di un atto falso soggiace alle pene stabilite negli articoli precedenti, ridotte di un terzo.
Qualora si tratti di scritture private chi commette il fatto è punibile soltanto se ha agito al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno.
Art. 490. Soppressione, distruzione e occultamento di atti veri Chiunque, in tutto o in parte, distrugge, sopprime od occulta un atto pubbli‐ co, o una scrittura privata veri soggiace rispettivamente alle pene stabilite negli articoli 476, 477, 482 e 485, secondo le distinzioni in essi contenute. Si applica la disposizione del capoverso dell'articolo precedente.
Art. 491. Documenti equiparati agli atti pubblici agli effetti della pena
Se alcuna delle falsità prevedute dagli articoli precedenti riguarda un testa‐ mento olografo, ovvero una cambiale o un altro titolo di credito trasmissibi‐ le per girata o al portatore, in luogo della pena stabilita per la falsità in scrit‐ tura privata nell'articolo 485, si applicano le pene rispettivamente stabilite nella prima parte dell'articolo 476 e nell'articolo 482.
Nel caso di contraffazione o alterazione di alcuno degli atti suddetti, chi ne fa uso, senza essere concorso nella falsità, soggiace alla pena stabilita nell'articolo 489 per l'uso di atto pubblico falso.
Art. 491‐bis. Documenti informatici
Se alcuna delle falsità previste dal presente capo riguarda un documento informatico pubblico o privato avente efficacia probatoria (1), si applicano le disposizioni del capo stesso concernenti rispettivamente gli atti pubblici e le scritture private. (2)
(1) Le parole: “aventi efficacia probatoria” sono state inserite dall’art. 3, comma 1, lett. a), della L. 18 marzo 2008, n. 48.
(2) Il periodo che recitava: “A tal fine per documento informatico si inten‐ de qualunque supporto informatico contenente dati o informazioni aventi efficacia probatoria o programmi specificamente destinati ad elaborarli” è stato soppresso dall’art. 3, comma 1, lett. b), della L. 18 marzo 2008, n. 48.
Art. 492. Copie autentiche che tengono luogo degli originali mancanti Agli effetti delle disposizioni precedenti, nella denominazione di atti pubblici e di scritture private sono compresi gli atti originali e le copie autentiche di essi, quando a norma di legge tengano luogo degli originali mancanti.
Art. 493. Falsità commesse da pubblici impiegati incaricati di un servizio pubblico
Le disposizioni degli articoli precedenti sulle falsità commesse da pubblici ufficiali si applicano altresì agli impiegati dello Stato, o di un altro ente pub‐ blico, incaricati di un pubblico servizio, relativamente agli atti che essi redi‐ gono nell'esercizio delle loro attribuzioni.
Art. 493‐bis. Casi di perseguibilità a querela I delitti previsti dagli articoli 485 e 486 e quelli previsti dagli articoli 488, 489 e 490, quando concernono una scrittura privata, sono punibili a querela della persona offesa.
Si procede d'ufficio, se i fatti previsti dagli articoli di cui al precedente com‐ ma riguardano un testamento olografo.

CAPO IV ‐ DELLA FALSITA’ PERSONALE
Art. 494. Sostituzione di persona Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


all'altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica con la re‐ clusione fino a un anno.
Art. 495. Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri (1)
Chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona è punito con la reclu‐ sione da uno a sei anni.
La reclusione non è inferiore a due anni:
1) se si tratta di dichiarazioni in atti dello stato civile;
2) se la falsa dichiarazione sulla propria identità, sul proprio stato o sulle proprie qualità personali è resa all’autorità giudiziaria da un imputato o da una persona sottoposta ad indagini, ovvero se, per effetto della falsa dichia‐ razione, nel casellario giudiziale una decisione penale viene iscritta sotto falso nome.
(1) Articolo così sostituito dal D. L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008, n. 125.
Art. 495‐bis. Falsa dichiarazione o attestazione al certificatore di firma elettronica sull’identità o su qualità personali proprie o di altri (1) Chiunque dichiara o attesta falsamente al soggetto che presta servizi di cer‐ tificazione delle firme elettroniche l’identità o lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona è punito con la reclusione fino ad un anno.
(1) Articolo inserito dall’art. 3, comma 2, della L. 18 marzo 2008, n. 48.
Art. 495‐ter. Fraudolente alterazioni per impedire l’identificazione o l’accertamento di qualità personali (1)
Chiunque, al fine di impedire la propria o altrui identificazione, altera parti del proprio o dell’altrui corpo utili per consentire l’accertamento di identità o di altre qualità personali, è punito con la reclusione da uno a sei anni. Il fatto è aggravato se commesso nell’esercizio di una professione sanitaria.
(1) Articolo inserito dall’art. 1, comma 1, lett. b) quater, del D.L. 23 mag‐ gio 2008, n. 92, convertito con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008, n.
125.
Art. 496. False dichiarazioni sull'identità o su qualità personali proprie o di altri (1)
Chiunque, fuori dei casi indicati negli articoli precedenti, interrogato sulla identità, sullo stato o su altre qualità della propria o dell’altrui persona, fa mendaci dichiarazioni a un pubblico ufficiale o a persona incaricata di un pubblico servizio, nell’esercizio delle funzioni o del servizio, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
(1) Articolo modificato dall’art. 1, comma 1, lett. b) quinquies) del D.L. 23
maggio 2008, n. 92, convertito con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008,
n. 125.
Art. 497. Frode nel farsi rilasciare certificati del casellario giudiziale e uso indebito di tali certificati
Chiunque si procura con frode un certificato del casellario giudiziale o un altro certificato penale relativo ad altra persona, ovvero ne fa uso per uno scopo diverso da quello per cui esso è domandato, è punito con la reclusio‐ ne fino a sei mesi o con la multa fino a euro 516.
Art. 497‐bis. Possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi (1)
Chiunque è trovato in possesso di un documento falso valido per l'espatrio è punito con la reclusione da uno a quattro anni.
La pena di cui al primo comma è aumentata da un terzo alla metà per chi fabbrica o comunque forma il documento falso, ovvero lo detiene fuori dei casi di uso personale.
(1) Articolo inserito dall’art. 10, comma 4, del D.L. 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, nella L. 31 luglio 2005, n. 155.
Art. 497‐ter. Possesso di segni distintivi contraffatti (1)
Le pene di cui all'articolo 497‐bis si applicano anche, rispettivamente:
1) a chiunque illecitamente detiene segni distintivi, contrassegni o docu‐ menti di identificazione in uso ai Corpi di polizia, ovvero oggetti o documen‐ ti che ne simulano la funzione;
2) a chiunque illecitamente fabbrica o comunque forma gli oggetti e i do‐ cumenti indicati nel numero precedente, ovvero illecitamente ne fa uso.
(1) Articolo inserito dall’art. 10 bis, comma 1, del D.L. 27 luglio 2005, n. 144, convertito con modificazioni, nella L. 31 luglio 2005, n. 155.

Art. 498. Usurpazione di titoli o di onori
Chiunque, fuori dei casi previsti dall'articolo 497‐ter, abusivamente porta in pubblico la divisa o i segni distintivi (1) di un ufficio o impiego pubblico, o di un corpo politico, amministrativo o giudiziario, ovvero di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, ovvero indossa abusivamente in pubblico l'abito ecclesiastico, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 154 a euro 929.
Alla stessa sanzione soggiace chi si arroga dignità o gradi accademici, titoli, decorazioni o altre pubbliche insegne onorifiche, ovvero qualità inerenti ad alcuno degli uffici, impieghi o professioni, indicati nella disposizione prece‐ dente.
Per le violazioni di cui al presente articolo si applica la sanzione amministra‐ tiva accessoria della pubblicazione del provvedimento che accerta la viola‐ zione con le modalità stabilite dall'articolo 36 e non è ammesso il pagamen‐ to in misura ridotta previsto dall'articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.
(1) Parole introdotte dall’art. 1 ter, comma 2, del D.L. 30 dicembre 2005, n.272, convertito con modificazioni, nella L. 21 febbraio 2006, n. 49.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


TITOLO VIII ‐ DEI DELITTI CONTRO L’ECONOMIA PUB‐ BLICA, L’INDUSTRIA E IL COMMERCIO

CAPO I ‐ DEI DELITTI CONTRO L’ECONOMIA PUBBLICA
Art. 499. Distruzione di materie prime o di prodotti agricoli o industriali, ovvero di mezzi di produzione
Chiunque, distruggendo materie prime o prodotti agricoli o industriali, ov‐
vero mezzi di produzione, cagiona un grave nocumento alla produzione na‐ zionale o far venir meno in misura notevole merci di comune o largo con‐ sumo, è punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa non in‐ feriore a euro 2.065.
Art. 500. Diffusione di una malattia delle piante o degli animali
Chiunque cagiona la diffusione di una malattia alle piante o agli animali, pericolosa all'economia rurale o forestale, ovvero al patrimonio zootecnico della nazione, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Se la diffusione avviene per colpa, la pena è della multa da euro 103 a euro 2.065.
Art. 501. Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nel‐ le borse di commercio
Chiunque al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pub‐ blica o altrimenti divulga notizie false, esagerate o tendenziose o adopera altri artifici atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubbli‐ co mercato, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 516 a euro 25.822.
Se l'aumento o la diminuzione del prezzo delle merci o dei valori si verifica, le pene sono aumentate.
Le pene sono raddoppiate:
1) se il fatto è commesso dal cittadino per favorire interessi stranieri;
2) se dal fatto deriva un deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli dello Stato, ovvero il rincaro di merci di comune o largo consumo. Le pene stabilite nelle disposizioni precedenti si applicano anche se il fatto è commesso all'estero, in danno della valuta nazionale o di titoli pubblici ita‐ liani.
La condanna importa l'interdizione dai pubblici uffici.
Art. 501‐bis. Manovre speculative su merci
Fuori dei casi previsti dall'articolo precedente, chiunque, nell'esercizio di qualsiasi attività produttiva o commerciale, compie manovre speculative ovvero occulta, accaparra od incetta materie prime, generi alimentari di largo consumo o prodotti di prima necessità, in modo atto a determinarne la rarefazione o il rincaro sul mercato interno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 516 a euro 25.822.
Alla stessa pena soggiace chiunque, in presenza di fenomeni di rarefazione o rincaro sul mercato interno delle merci indicate nella prima parte del pre‐ sente articolo e nell'esercizio delle medesime attività, ne sottrae all'utilizza‐ zione o al consumo rilevanti quantità.
L'autorità giudiziaria competente e, in caso di flagranza, anche gli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria procedono al sequestro delle merci, osservando le norme sull'istruzione formale. L'autorità giudiziaria competente dispone la vendita coattiva immediata delle merci stesse nelle forme di cui all'artico‐ lo 625 del codice di procedura penale.
La condanna importa l'interdizione dall'esercizio di attività commerciali o industriali per le quali sia richiesto uno speciale permesso o una speciale abilitazione, autorizzazione o licenza da parte dell'autorità e la pubblicazio‐ ne della sentenza.
Art. 502. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Serrata e sciopero per fini contrattuali. Il datore di lavoro, che, col solo scopo d'imporre ai suoi dipendenti modifi‐ cazioni ai patti stabiliti, o di opporsi a modificazioni di tali patti, ovvero di ottenere o impedire una diversa applicazione dei patti o usi esistenti, so‐ spende in tutto o in parte il lavoro nei suoi stabilimenti, aziende o uffici, è punito con la multa non inferiore a lire due milioni.
I lavoratori addetti a stabilimenti, aziende o uffici, che, in numero di tre o più abbandonano collettivamente il lavoro, ovvero lo prestano in modo da turbarne la continuità o la regolarità, col solo scopo di imporre ai da‐ tori di lavoro patti diversi da quelli stabiliti, ovvero di opporsi a modifica‐ zioni di tali patti o, comunque, di ottenere o impedire una diversa applica‐ zione dei patti o usi esistenti, sono puniti con la multa fino a lire duecen‐

tomila.” ne è stato dichiarata, dalla Corte costituzionale, con sentenza 4 maggio 1960, n. 29 l'illegittimità costituzionale.
Art. 503. Serrata e sciopero per fini non contrattuali (1)
Il datore di lavoro o i lavoratori, che per fine politico commettono, rispetti‐ vamente, alcuno dei fatti preveduti dall'articolo precedente, sono puniti con la reclusione fino a un anno e con la multa non inferiore a euro 1.032, se si tratta d'un datore di lavoro, ovvero con la reclusione fino a sei mesi e con la multa fino a euro 103 se si tratta di lavoratori.
(1) La Corte costituzionale con sentenza n. 290/1974 ha dichiarato l'ille‐ gittimità dell'art. 503 c.p., nella parte in cui punisce anche lo sciopero po‐ litico che non sia diretto a sovvertire l'ordinamento costituzionale ovvero ad impedire o ostacolare il libero esercizio dei poteri legittimi nei quali si esprime la sovranità popolare.
Art. 504. Coazione alla pubblica autorità mediante serrata o sciopero (1) Quando alcuno dei fatti preveduti dall'articolo 502 è commesso con lo sco‐ po di costringere l'autorità a dare o ad omettere un provvedimento, ovvero con lo scopo di influire sulle deliberazioni di essa, si applica la pena della reclusione fino a due anni.
(1) La Corte costituzionale con sentenza n. 165/1983 ha dichiarato l'ille‐ gittimità dell'art. 504 c.p., nella parte in cui punisce lo sciopero il quale ha lo scopo di costringere l'autorità a dare o ad omettere un provvedimento o lo scopo di influire sulle deliberazioni di essa, a meno che non sia diretto a sovvertire l'ordinamento costituzionale ovvero ad impedire o ostacolare il libero esercizio dei poteri legittimi nei quali si esprime la sovranità popo‐ lare.
Art. 505. Serrata o sciopero a scopo di solidarietà o di protesta
Il datore di lavoro o i lavoratori, che, fuori dei casi indicati nei due articoli precedenti, commettono uno dei fatti preveduti dall'articolo 502 soltanto per solidarietà con altri datori di lavoro o con altri lavoratori ovvero soltanto per protesta, soggiacciono alle pene ivi stabilite.
Art. 506. Serrata di esercenti di piccole industrie o commerci (1) Gli esercenti di aziende industriali o commerciali, i quali, non avendo lavora‐ tori alla loro dipendenza, in numero di tre o più sospendono collettivamen‐ te il lavoro per uno degli scopi indicati nei tre articoli precedenti, soggiac‐ ciono alle pene ivi rispettivamente stabilite per i datori di lavoro, ridotte alla metà.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 17 luglio 1975, n. 222 ha dichia‐ rato l'illegittimità dell'art. 506 in relazione all'art. 505 c.p. nella parte in cui punisce la sospensione del lavoro effettuata per protesta dagli eser‐ centi di piccole aziende industriali o commerciali che non hanno lavoratori alla loro dipendenza.
Art. 507. Boicottaggio (1)
Chiunque, per uno degli scopi indicati negli articoli 502, 503, 504 e 505, me‐ diante propaganda o valendosi della forza e autorità di partiti, leghe o asso‐ ciazioni, induce una o più persone a non stipulare patti di lavoro o a non somministrare materie o strumenti necessari al lavoro, ovvero a non acqui‐ stare gli altrui prodotti agricoli o industriali, è punito con la reclusione fino a tre anni.
Se concorrono fatti di violenza o di minaccia, si applica la reclusione da due a sei anni.
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 17 aprile 1969, n. 84, ha dichia‐ rato l'illegittimità dell'art. 507 c.p., per la parte relativa all'ipotesi della propaganda e nei limiti di cui alla motivazione.
Art. 508. Arbitraria invasione e occupazione di aziende agricole o indu‐ striali. Sabotaggio
Chiunque, col solo scopo di impedire o turbare il normale svolgimento del lavoro, invade od occupa l'altrui azienda agricola o industriale, ovvero di‐ spone di altrui macchine, scorte, apparecchi o strumenti destinati alla pro‐ duzione agricola o industriale, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa non inferiore a euro 103. Soggiace alla reclusione da sei mesi a quattro anni e alla multa non inferiore a euro 516, qualora il fatto non costituisca un più grave reato, chi danneggia gli edifici adibiti ad azienda agricola o industriale, ovvero un'altra delle cose indicate nella disposizione precedente.
Art. 509. Inosservanza delle norme disciplinanti i rapporti di lavoro
Il datore di lavoro o il lavoratore, il quale non adempie gli obblighi che gli derivano da un contratto collettivo, è punito con la sanzione amministrativa da euro 103 a euro 516.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


(…) (1).
(1) Il comma che disponeva: “Il datore di lavoro o il lavoratore, il quale ri‐ fiuta o, comunque, omette di eseguire una decisione del magistrato del lavoro, pronunciata su una controversia relativa alla disciplina dei rappor‐ ti collettivi di lavoro, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave reato, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire due mi‐ lioni.” è stato abrogato dall'art. 1 del D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758.
Art. 510. Circostanze aggravanti
Quando i fatti preveduti dagli articoli 502 e seguenti sono commessi in tem‐
po di guerra, ovvero hanno determinato dimostrazioni, tumulti o sommosse popolari, le pene stabilite negli articoli stessi sono aumentate.
Art. 511. Pena per i capi promotori e organizzatori
Le pene stabilite per i delitti preveduti dagli articoli 502 e seguenti sono
raddoppiate per i capi, promotori od organizzatori; e, se sia stabilita dalla legge la sola pena pecuniaria, è aggiunta la reclusione da sei mesi a due an‐ ni.
Art. 512. Pena accessoria
La condanna per alcuno dei delitti preveduti dagli articoli 502 e seguenti importa l'interdizione da ogni ufficio sindacale per la durata di anni cinque.

CAPO II ‐ DEI DELITTI CONTRO L’INDUSTRIA E IL COMMERCIO
Art. 513. Turbata libertà dell'industria o del commercio
Chiunque adopera violenza sulle cose ovvero mezzi fraudolenti per impedi‐
re o turbare l'esercizio di un'industria o di un commercio è punito, a querela della persona offesa, se il fatto non costituisce un più grave reato, con la reclusione fino a due anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032.
Cfr. Cassazione Penale, sez. II, sentenza 1° giugno 2010, n. 20647 in Al‐ talex Massimario.
Art. 513‐bis. Illecita concorrenza con minaccia o violenza
Chiunque nell'esercizio di un'attività commerciale, industriale o comunque produttiva, compie atti di concorrenza con violenza o minaccia è punito con la reclusione da due a sei anni.
La pena è aumentata se gli atti di concorrenza riguardano un'attività finan‐ ziaria in tutto o in parte ed in qualsiasi modo dallo Stato o da altri enti pub‐ blici.
Art. 514. Frodi contro le industrie nazionali
Chiunque, ponendo in vendita o mettendo altrimenti in circolazione, sui mercati nazionali o esteri, prodotti industriali, con nomi, marchi o segni di‐ stintivi contraffatti o alterati, cagiona un nocumento all'industria nazionale è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a euro 516.
Se per i marchi o segni distintivi sono state osservate le norme delle leggi interne o delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà indu‐ striale, la pena è aumentata e non si applicano le disposizioni degli articoli 473 e 474.
Art. 515. Frode nell'esercizio del commercio
Chiunque, nell'esercizio di un'attività commerciale, ovvero in uno spaccio aperto al pubblico, consegna all'acquirente una cosa mobile per un'altra, ovvero una cosa mobile, per origine, provenienza, qualità o quantità, diver‐ sa da quella dichiarata o pattuita, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave delitto, con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 2.065.
Se si tratta di oggetti preziosi, la pena è della reclusione fino a tre anni o della multa non inferiore a euro 103.
Art. 516. Vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in commercio come genuine sostanze alimentari non genuine è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 1.032.
Art. 517. Vendita di prodotti industriali con segni mendaci
Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in circolazione opere dell'inge‐ gno o prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi nazionali o esteri, atti a indurre in inganno il compratore sull'origine, provenienza o qualità dell'opera o del prodotto, è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a due anni (1) o con la multa fino a ventimila euro. (2)
(1) Parole introdotte dall’art. 15, comma 1, lett. d), della L. 23 luglio 2009, n. 99.

(2) Parole così sostituite dall’art. 1, comma 10, del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni nella L. 14 maggio 2005, n. 80.
Cfr. Cassazione Penale, sez. III, sentenza 7 gennaio 2008, n. 166 in Altalex Massimario.
Art. 517‐bis. Circostanza aggravante
Le pene stabilite dagli articoli 515, 516 e 517 sono aumentate se i fatti da essi previsti hanno ad oggetto alimenti o bevande la cui denominazione di origine o geografica o le cui specificità sono protette dalle norme vigenti. Negli stessi casi, il giudice, nel pronunciare condanna, può disporre, se il fatto è di particolare gravità o in caso di recidiva specifica, la chiusura dello stabilimento o dell'esercizio in cui il fatto è stato commesso da un minimo di cinque giorni ad un massimo di tre mesi, ovvero la revoca della licenza, dell'autorizzazione o dell'analogo provvedimento amministrativo che con‐ sente lo svolgimento dell'attività commerciale nello stabilimento o nell'e‐ sercizio stesso.
Art. 517‐ter. Fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale (1)
Salva l’applicazione degli articoli 473 e 474 chiunque, potendo conoscere dell’esistenza del titolo di proprietà industriale, fabbrica o adopera indu‐ strialmente oggetti o altri beni realizzati usurpando un titolo di proprietà industriale o in violazione dello stesso è punito, a querela della persona of‐ fesa, con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 20.000. Alla stessa pena soggiace chi, al fine di trarne profitto, introduce nel territo‐ rio dello Stato, detiene per la vendita, pone in vendita con offerta diretta ai consumatori o mette comunque in circolazione i beni di cui al primo com‐ ma.
Si applicano le disposizioni di cui agli articoli 474 bis, 474 ter, secondo com‐ ma, e 517 bis, secondo comma.
I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili sempre che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o industriale.
(1) Articolo aggiunto dall’art. 15, coma 1, lett. e), della L. 23 luglio 2009, n. 99.
Art. 517‐quater. Contraffazione di indicazioni geografiche denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari (1)
Chiunque contraffà o comunque altera indicazioni geografiche o denomina‐ zioni di origine di prodotti agroalimentari è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 20.000.
Alla stessa pena soggiace chi, al fine, di trarne profitto, introduce nel terri‐ torio dello Stato, detiene per la vendita, pone in vendita con offerta diretta ai consumatori o mette comunque in circolazione i medesimi prodotti con le indicazioni o denominazioni contraffatte.
Si applicano le disposizioni di cui agli articoli 474 bis, 474 ter, secondo com‐ ma, e 517 bis, secondo comma.
I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comuni‐ tari e delle convenzioni internazionali in materia di tutela delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari.
(1) Articolo aggiunto dall’art. 15, comma 1, lett. e) della L. 23 luglio 2009, n. 99.
Art. 517‐quinquies. Circostanza attenuante (1) Le pene previste dagli articoli 517 ter e 517 quater sono diminuite dalla me‐ tà a due terzi nei confronti del colpevole che si adopera per aiutare concre‐ tamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nell’azione di contrasto dei delitti di cui ai predetti articoli 517 ter e 517 quater, nonché nella raccol‐ ta di elementi decisivi per la ricostruzione dei fatti e per l’individuazione degli strumenti occorrenti per la commissione dei delitti medesimi o dei profitti da essi derivanti.
(1) Articolo aggiunto dall’art. 15, comma 1, lett. e), della L. 23 luglio 2009, n. 99.

CAPO III ‐ DISPOSIZIONE COMUNE AI CAPI PRECEDENTI
Art. 518. Pubblicazione della sentenza La condanna per alcuno dei delitti preveduti dagli articoli 501, 514, 515, 516 e 517 importa la pubblicazione della sentenza.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


TITOLO IX ‐ DEI DELITTI CONTRO LA MORALITA’ PUB‐ BLICA E IL BUON COSTUME

CAPO I ‐ DEI DELITTI CONTRO LA LIBERTA’ SESSUALE (1)
(1) Questo capo è stato abrogato dall’art. 1 della L. 15 febbraio 1996, n. 66 recante norme contro la violenza sessuale.
Art. 519. (1)
(1) “Della violenza carnale.
Chiunque, con violenza o minaccia, costringe taluno a congiunzione car‐ nale è punito con la reclusione da tre a dieci anni.
Alla stessa pena soggiace chi si congiunge carnalmente con persona la
quale al momento del fatto:
1. non ha compiuto gli anni quattordici;
2. non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole ne è l'ascendente o il tutore, ovvero è un'altra persona a cui il minore è affidato per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia;
3. è malata di mente, ovvero non è in grado di resistergli a cagione delle proprie condizioni d'inferiorità psichica o fisica, anche se questa è indi‐ pendente dal fatto del colpevole;
4. è stata tratta in inganno, per essersi il colpevole sostituito ad altra per‐ sona.”
Art. 520. (1)
(1) “Congiunzione carnale commessa con abuso della qualità di pubblico ufficiale.
Il pubblico ufficiale, che, fuori dei casi preveduti dall'articolo precedente, si congiunge carnalmente con una persona arrestata o detenuta, di cui ha la custodia per ragione del suo ufficio, ovvero con persona che è a lui affi‐ data in esecuzione di un provvedimento dell'autorità competente, è puni‐ to con la reclusione da uno a cinque anni.
La stessa pena si applica se il fatto è commesso da un altro pubblico uffi‐ ciale, rivestito, per ragione del suo ufficio, di qualsiasi autorità sopra talu‐ na delle persone suddette.”
Art. 521. (1)
(1) “Atti di libidine violenti.
Chiunque, usando dei mezzi o valendosi delle condizioni indicate nei due articoli precedenti, commette su taluno atti di libidine diversi dalla con‐ giunzione carnale soggiace alle pene stabilite nei detti articoli, ridotte di un terzo.
Alle stesse pene soggiace chi, usando dei mezzi o valendosi delle condi‐ zioni indicate nei due articoli precedenti, costringe o induce taluno a commettere gli atti di libidine su se stesso, sulla persona del colpevole o su altri.”
Art. 522. (1)
(1) “Ratto a fine di matrimonio.
Chiunque, con violenza, minaccia o inganno, sottrae, o ritiene, per fine di matrimonio, una donna non coniugata, è punito con la reclusione da uno a tre anni.
Se il fatto è commesso in danno di una persona dell'uno o dell'altro sesso, non coniugata, maggiore degli anni quattordici e minore degli anni diciot‐ to, la pena è della reclusione da due a cinque anni.”
Art. 523. (1)
(1) “Ratto a fine di libidine.
Chiunque, con violenza, minaccia o inganno, sottrae o ritiene, per fine di
libidine, un minore, ovvero una donna maggiore di età, è punito con la re‐ clusione da tre a cinque anni.
La pena è aumentata se il fatto è commesso a danno di persona che non ha ancora compiuto gli anni diciotto, ovvero di una donna coniugata.”
Art. 524. (1)
(1) “Ratto di persona minore degli anni quattordici o inferma, a fine di li‐ bidine o di matrimonio.
Le pene stabilite nei capoversi dei due articoli precedenti si applicano an‐
che a chi commette il fatto ivi preveduto, senza violenza, minaccia o in‐ ganno, in danno di persona minore degli anni quattordici o malata di mente, o che non sia, comunque, in grado di resistergli, a cagione delle proprie condizioni di inferiorità psichica o fisica, anche se questa è indi‐ pendente dal fatto del colpevole.”

Art. 525. (1)
(1) “Circostanze attenuanti.
Le pene stabilite nei tre articoli precedenti sono diminuite se il colpevole, prima della condanna, senza aver commesso alcun atto di libidine in dan‐ no della persona rapita, la restituisce spontaneamente in libertà, ricondu‐ cendola alla casa donde la tolse o a quella della famiglia di lei, o collo‐ candola in un altro luogo sicuro, a disposizione della famiglia stessa.”
Art. 526. (1)
(1) “Seduzione con promessa di matrimonio commessa da persona coniu‐ gata.
Chiunque, con promessa di matrimonio, seduce una donna minore di età, inducendola in errore sul proprio stato di persona coniugata, è punito con la reclusione da tre mesi a due anni. Vi è seduzione quando vi è stata congiunzione carnale.”

CAPO II ‐ DELLE OFFESE AL PUDORE E ALL’ONORE SESSUALE
Art. 527. Atti osceni
Chiunque, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti osceni è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni.
La pena è aumentata da un terzo alla metà se il fatto è commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da ciò deriva il pericolo che essi vi assistano. (1) Se il fatto avviene per colpa, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309.
(1) Questo comma è stato inserito dall’art. 3, comma 22, della L. 15 luglio 2009, n. 94.
Art. 528. Pubblicazioni e spettacoli osceni
Chiunque, allo scopo di farne commercio o distribuzione ovvero di esporli pubblicamente, fabbrica, introduce nel territorio dello Stato, acquista, de‐ tiene, esporta, ovvero mette in circolazione scritti, disegni, immagini od altri oggetti osceni di qualsiasi specie, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 103.
Alla stessa pena soggiace chi fa commercio, anche se clandestino, degli og‐ getti indicati nella disposizione precedente, ovvero li distribuisce o espone pubblicamente.
Tale pena si applica inoltre a chi:
1. adopera qualsiasi mezzo di pubblicità atto a favorire la circolazione o il commercio degli oggetti indicati nella prima parte di questo articolo;
2. dà pubblici spettacoli teatrali o cinematografici, ovvero audizioni o recita‐ zioni pubbliche, che abbiano carattere di oscenità.
Nel caso preveduto dal n. 2, la pena è aumentata se il fatto è commesso nonostante il divieto dell'autorità.
Art. 529. Atti e oggetti osceni: nozione
Agli effetti della legge penale, si considerano osceni gli atti e gli oggetti che,
secondo il comune sentimento, offendono il pudore.
Non si considera oscena l'opera d'arte o l'opera di scienza, salvo che, per motivo diverso da quello di studio, sia offerta in vendita, venduta o comun‐ que procurata a persona minore degli anni diciotto.
Art. 530. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Corruzione di minorenni.
Chiunque, fuori dei casi preveduti dagli articoli 519, 520 e 521, commette atti di libidine su persona o in presenza di persona minore degli anni sedi‐ ci è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Alla stessa pena soggiace chi induce persona minore degli anni sedici a commettere atti di libidine su se stesso, sulla persona del colpevole, o su altri.
La punibilità è esclusa se il minore è persona già moralmente corrotta.” è
stato abrogato dalla L. 15 febbraio 1996, n. 66.
Art. 531. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Istigazione alla prostituzione e favoreggia‐ mento.
Chiunque, per servire all'altrui libidine, induce alla prostituzione una per‐ sona di età minore, o in stato d'infermità o deficienza psichica, ovvero ne eccita la corruzione, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da lire tremila a diecimila. Se soltanto ne agevola la prostituzio‐ ne o la corruzione, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da lire tremila a diecimila.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


La pena è aumentata se il fatto è commesso in danno di una minorenne coniugata, ovvero di una persona minore affidata al colpevole per ragio‐ ne di servizio o di lavoro.
La pena è raddoppiata:
1) se il fatto è commesso in danno di persona che non ha compiuto gli an‐
ni quattordici;
2) se il colpevole è un ascendente, un affine in linea retta ascendente, il padre o la madre adottivi, il marito, il fratello, la sorella, il tutore;
3) se al colpevole la persona è stata affidata per ragione di cura, di edu‐
cazione, d'istruzione, di vigilanza o di custodia.” è stato abrogato dalla L. 20 febbraio 1958, n. 75.”
Art. 532. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Istigazione alla prostituzione di una discen‐ dente, della moglie, della sorella.
Chiunque, per servire all'altrui libidine, induce alla prostituzione la discen‐ dente, la moglie, la sorella, ovvero l'affine in linea retta discendente, le quali siano maggiori di età, è punito con la reclusione da sei mesi a quat‐ tro anni e con la multa da lire tremila a diecimila.
Se il colpevole ha soltanto agevolato la prostituzione, la pena è ridotta al‐ la metà.” è stato abrogato dalla L. 20 febbraio 1958, n. 75.
Art. 533. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Costrizione alla prostituzione.
Chiunque, per servire all'altrui libidine, con violenza o minaccia, costringe una persona di età minore o una donna maggiorenne alla prostituzione è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da lire cinquemi‐ la a quindicimila. La pena è aumentata se il fatto è commesso in danno di donna coniugata, ovvero di una persona minore affidata al colpevole per ragione di servizio o di lavoro.
La pena è raddoppiata nei casi previsti dai nn. 1, 2 e 3 dell'art. 531.” è
stato abrogato dalla L. 20 febbraio 1958, n. 75.
Art. 534. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Sfruttamento di prostitute.
Chiunque si fa mantenere, anche in parte, da una donna, sfruttando i
guadagni che essa ricava dalla sua prostituzione, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave delitto, con la reclusione da due a sei anni e con la multa da lire mille a diecimila.” è stato abrogato dalla L. 20 feb‐ braio 1958, n. 75.
Art. 535. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Tratta di donne e di minori.
Chiunque, sapendo che una persona di età minore, o una donna maggio‐ renne in stato di infermità o deficienza psichica, sarà, nel territorio di un altro Stato, tratta alla prostituzione, la induce a recarvisi, ovvero s'intro‐ mette per agevolarne la partenza, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a lire tremila.
La pena è raddoppiata nei casi preveduti dai nn. 1, 2 e 3 dell'art. 531, ov‐ vero se il fatto è commesso in danno di due o più persone, anche se diret‐ te in paesi diversi.” è stato abrogato dalla L. 20 febbraio 1958, n. 75.
Art. 536. (1)
(1) l’articolo che recitava: “Tratta di donne e di minori, mediante violenza, minaccia o inganno.
Chiunque, sapendo che una persona di età minore, o una donna maggio‐ renne, sarà, nel territorio di un altro Stato, tratta alla prostituzione, la co‐ stringe, con violenza o minaccia, a recarvisi è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a lire cinquemila.
Alla stessa pena soggiace chi, con inganno, determina una donna mag‐ giorenne a recarsi nel territorio di un altro Stato, ovvero si intromette per agevolarne la partenza, sapendo che all'estero sarà tratta alla prostitu‐ zione.
Si applicano i cpvv. dell'art. 533.” è stato abrogato dalla L. 20 febbraio 1958, n. 75.
Art. 537. Tratta di donne e di minori commessa all'estero
I delitti preveduti dai due articoli precedenti (1) sono punibili anche se
commessi da un cittadino in territorio estero.
(1) Per individuare i delitti previsti agli artt. 535 e 536 c.c., ora abrogati, si veda l’art. 3, comma 1, nn. 6 e 7, della L. 20 febbraio 1958, n. 75.
Art. 538. Misura di sicurezza

Alla condanna per il delitto preveduto dall'articolo 531 può essere aggiunta una misura di sicurezza detentiva. La misura di sicurezza detentiva è sempre aggiunta nei casi preveduti dagli articoli 532, 533, 534, 535 e 536.

CAPO III ‐ DISPOSIZIONI COMUNI AI CAPI PRECEDENTI
Art. 539. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Età della persona offesa.
Quando i delitti preveduti in questo titolo sono commessi in danno di un minore degli anni quattordici, il colpevole non può invocare a propria scu‐ sa l'ignoranza dell'età dell'offeso.” è stato abrogato dall'art. 1, L. 15 feb‐ braio 1996, n. 66.
Art. 540. Rapporto di parentela.
Agli effetti della legge penale, quando il rapporto di parentela è considerato come elemento costitutivo o come circostanza aggravante o attenuante o come causa di non punibilità, la filiazione illegittima è equiparata alla filia‐ zione legittima.
Il rapporto di filiazione illegittima è stabilito osservando i limiti di prova in‐ dicati dalla legge civile anche se per effetti diversi dall'accertamento dello stato delle persone.
Art. 541. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Pene accessorie ed altri effetti penali.
La condanna per alcuno dei delitti preveduti in questo titolo importa la perdita della patria potestà o dell'autorità maritale o l'interdizione perpe‐ tua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela e alla cura, quando la qualità di genitore, di marito, di tutore o di curatore è elemento costitutivo o cir‐ costanza aggravante.
La condanna per alcuno dei delitti preveduti dagli articoli 519, 521, 530,
531, 532, 533, 534, 535, 536 e 537 importa la perdita del diritto dagli ali‐ menti e dei diritti successori verso la persona offesa.” è stato abrogato dall'art. 1, L. 15 febbraio 1996, n. 66.
Art. 542. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Querela dell'offeso.
I delitti preveduti dal capo primo e dall'articolo 530 sono punibili a quere‐ la della persona offesa.
La querela proposta è irrevocabile. Si procede tuttavia d'ufficio:
1. se il fatto è commesso dal genitore o dal tutore, ovvero da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio;
2. se il fatto è connesso con un altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio.” è stato abrogato dall'art. 1, L. 15 febbraio 1996, n. 66.
Art. 543. (1)
(1) L’articolo che recitava: ”Diritto di querela.
Quando la persona offesa muore prima che la querela sia proposta da lei o da coloro che ne hanno la rappresentanza a norma degli articoli 120 e 121, il diritto di querela spetta ai genitori e al coniuge.
Tale disposizione non si applica se la persona offesa ha rinunciato espres‐ samente, o tacitamente al diritto di querelarsi.” è stato abrogato dall'art. 1, Legge 15 febbraio 1996, n. 66.
Art. 544. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Causa speciale di estinzione del reato.
Per i delitti preveduti dal capo primo e dall'articolo 530, il matrimonio, che l'autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali.” è stato abro‐ gato dall'art. 1, Legge 5 agosto 1981, n. 442.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare

TITOLO IX‐bis ‐ DEI DELITTI CONTRO IL SENTIMENTO PER GLI ANIMALI (1)
(1) Questo Titolo è stato aggiunto dall’art. 1, comma 1, della L. 20 luglio 2004, n. 189.
Art. 544‐bis. Uccisione di animali
Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi.
Art. 544‐ter. Maltrattamento di animali
Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un anima‐
le ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche ecologiche è punito con la reclusio‐ ne da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro.
La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stu‐
pefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi.
La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale.
Art. 544‐quater. Spettacoli o manifestazioni vietati
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque organizza o promuo‐ ve spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli ani‐ mali è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni e con la multa da
3.000 a 15.000 euro.
La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti di cui al primo comma sono commessi in relazione all'esercizio di scommesse clandestine o al fine di trarne profitto per sè od altri ovvero se ne deriva la morte dell'animale.
Art. 544‐quinquies. Divieto di combattimenti tra animali
Chiunque promuove, organizza o dirige combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l'integrità fisica è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a
160.000 euro. La pena è aumentata da un terzo alla metà:
1) se le predette attività sono compiute in concorso con minorenni o da persone armate;
2) se le predette attività sono promosse utilizzando videoriproduzioni o ma‐ teriale di qualsiasi tipo contenente scene o immagini dei combattimenti o delle competizioni;
3) se il colpevole cura la ripresa o la registrazione in qualsiasi forma dei combattimenti o delle competizioni.
Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato, allevando o addestrando animali li destina sotto qualsiasi forma e anche per il tramite di terzi alla loro partecipazione ai combattimenti di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica anche ai proprietari o ai detentori degli animali im‐ piegati nei combattimenti e nelle competizioni di cui al primo comma, se consenzienti.
Chiunque, anche se non presente sul luogo del reato, fuori dei casi di con‐ corso nel medesimo, organizza o effettua scommesse sui combattimenti e sulle competizioni di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro.
Art. 544‐sexies. Confisca e pene accessorie
Nel caso di condanna, o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per i delitti previsti dagli articoli 544‐ter, 544‐quater e 544‐quinquies, è sempre ordinata la con‐ fisca dell'animale, salvo che appartenga a persona estranea al reato. È altre‐ sì disposta la sospensione da tre mesi a tre anni dell'attività di trasporto, di commercio o di allevamento degli animali se la sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta è pronunciata nei confronti di chi svolge le predette attività. In caso di recidiva è disposta l'interdizione dall'esercizio delle attività medesime.

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TITOLO X ‐ DEI DELITTI CONTRO LA INTEGRITA’ E LA SANITA’ DELLA STIRPE (1)
(1) Questo titolo è stato abrogato dall’art. 22 della L. 22 maggio 1978, n. 194.
Art. 545. (1)
(1) ”Aborto di donna non consenziente.
Chiunque cagiona l'aborto di una donna, senza il consenso di lei, è punito con la reclusione da sette a dodici anni.”
Art. 546. (1)
(1) “Aborto di donna consenziente.
Chiunque cagiona l'aborto di una donna, col consenso di lei, è punito con la reclusione da due a cinque anni. La stessa pena si applica alla donna che ha consentito all'aborto. Si applica la disposizione dell'articolo precedente:
1. se la donna è minore degli anni quattordici, o, comunque, non ha capa‐ cità d'intendere o di volere;
2. se il consenso è estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero è carpito con inganno.”
Art. 547. (1)
(1) “Aborto procuratosi dalla donna.
La donna che si procura l'aborto è punita con la reclusione da uno a quat‐ tro anni.”
Art. 548. (1)
(1) ”Istigazione all'aborto.
Chiunque fuori dei casi di concorso nel reato preveduto dall'articolo pre‐ cedente, istiga una donna incinta ad abortire, somministrandole mezzi idonei, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.”
Art. 549. (1)
(1) “Morte o lesione della donna.
Se dal fatto preveduto dall'articolo 545 deriva la morte della donna, si
applica la reclusione da dodici a venti anni; se deriva una lesione persona‐ le, si applica la reclusione da dieci a quindici anni.
Se dal fatto preveduto dall'articolo 546 deriva la morte della donna, la pena è della reclusione da cinque a dodici anni; se deriva una lesione per‐ sonale, è della reclusione da tre a otto anni.”
Art. 550. (1)
(1) “Atti abortivi su donna ritenuta incinta.
Chiunque somministra a una donna creduta incinta mezzi diretti a procu‐ rarle l'aborto, o comunque commette su lei atti diretti a questo scopo, soggiace, se dal fatto deriva una lesione personale o la morte della don‐ na, alle pene rispettivamente stabilite dagli articoli 582, 583 e 584. Qualora il fatto sia commesso col consenso della donna, la pena è dimi‐ nuita.”
Art. 551. (1)
(1) “Causa di onore.
Se alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 545, 546, 547, 548, 549 e 550 è commesso per salvare l'onore proprio o quello di un prossimo congiunto, le pene ivi stabilite sono diminuite dalla metà ai due terzi.”
Art. 552. (1)
(1) “Procurata impotenza alla procreazione.
Chiunque compie, su persona dell'uno o dell'altro sesso, col consenso di
questa, atti diretti a renderla impotente alla procreazione è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire cinquantamila a duecentomila.
Alla stessa pena soggiace chi ha consentito al compimento di tali atti sul‐
la propria persona.”
Art. 553. (1)
(1) “Incitamento a pratiche contro la procreazione.
Chiunque pubblicamente incita a pratiche contro la procreazione o fa
propaganda a favore di esse è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire quattrocentomila.
Tali pene si applicano congiuntamente se il fatto è commesso a scopo di lucro.”
Art. 554. (1)

(1) “Contagio di sifilide e di blenorragia.
Chiunque, essendo affetto da sifilide e occultando tale suo stato, compie su taluno atti tali da cagionargli il pericolo di contagio, è punito, se il con‐ tagio avviene, con la reclusione da uno a tre anni.
Alla stessa pena soggiace chi, essendo affetto da blenorragia e occultan‐
do tale suo stato, compie su taluno gli atti preveduti dalla disposizione precedente, se il contagio avviene e da esso deriva una lesione personale gravissima. In ambedue i casi il colpevole è punito a querela della persona offesa.
Se il colpevole ha agito a fine di cagionare il contagio, si applicano le di‐ sposizioni degli articoli 583, 584 e 585.”
Art. 555. (1)
(1) “Circostanza aggravante e pena accessoria.
Se il colpevole di uno dei delitti preveduti dall'articolo 545, dalla prima parte e dal secondo capoverso dell'articolo 546, dagli articoli 548, 549, 550, dalla prima parte dell'articolo 552 e dall'art. 553 è persona che eser‐ cita una professione sanitaria, la pena è aumentata. Nel caso di recidiva, l'interdizione dalla professione sanitaria è perpetua.”

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


TITOLO XI ‐ DEI DELITTI CONTRO LA FAMIGLIA

CAPO I ‐ DEI DELITTI CONTRO IL MATRIMONIO
Art. 556. Bigamia
Chiunque, essendo legato da un matrimonio avente effetti civili, ne contrae un altro, pur avente effetti civili, è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Alla stessa pena soggiace chi, non essendo coniugato, contrae matri‐ monio con persona legata da matrimonio avente effetti civili.
La pena è aumentata se il colpevole ha indotto in errore la persona, con la quale ha contratto matrimonio, sulla libertà dello stato proprio o di lei.
Se il matrimonio, contratto precedentemente dal bigamo, è dichiarato nul‐
lo, ovvero è annullato il secondo matrimonio per causa diversa dalla biga‐ mia, il reato è estinto, anche rispetto a coloro che sono concorsi nel reato, e, se vi è stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali.
Art. 557. Prescrizione del reato Il termine della prescrizione per il delitto preveduto dall'articolo precedente decorre dal giorno in cui è sciolto uno dei due matrimoni o è dichiarato nul‐ lo il secondo per bigamia.
Art. 558. Induzione al matrimonio mediante inganno
Chiunque, nel contrarre matrimonio avente effetti civili, con mezzi fraudo‐ lenti occulta all'altro coniuge l'esistenza di un impedimento che non sia quello derivante da un precedente matrimonio è punito, se il matrimonio è annullato a causa dell'impedimento occultato, con la reclusione fino a un anno ovvero con la multa da euro 206 a euro 1.032.
Art. 559. (1)
(1) ”Adulterio. La moglie adultera è punita con la reclusione fino a un anno. Con la stessa pena è punito il correo dell'adultera. La pena è della reclusione fino a due anni nel caso di relazione adulterina. Il delitto è punibile a querela del marito.”
Art. 560. (1)
(1) “Concubinato.
Il marito, che tiene una concubina nella casa coniugale, o notoriamente altrove, è punito con la reclusione fino a due anni. La concubina è punita con la stessa pena. Il delitto è punibile a querela della moglie.”
Art. 561. (1)
(1) “Casi di non punibilità. Circostanza attenuante.
Nel caso preveduto dall'articolo 559, non è punibile la moglie quando il marito l'abbia indotta o eccitata alla prostituzione ovvero abbia comun‐ que tratto vantaggio dalla prostituzione di lei.
Nei casi preveduti dai due articoli precedenti non è punibile il coniuge le‐ galmente separato per colpa dell'altro coniuge, ovvero da questo ingiu‐ stamente abbandonato.
Se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato per colpa propria o per colpa propria e dell'altro coniuge o per mutuo consenso, la pena è diminuita.” Vedi nota relativa all'art. 559 c.p..
Art. 562. (1)
(1) “Pena accessoria e sanzione civile.
La condanna per alcuno dei delitti preveduti dagli articoli 556 e 560 im‐ porta la perdita dell'autorità maritale.
Con la sentenza di condanna per adulterio o per concubinato il giudice può, sull'istanza del coniuge offeso, ordinare i provvedimenti temporanei di indole civile, che ritenga urgenti nell'interesse del coniuge offeso e della prole.
Tali provvedimenti sono immediatamente eseguibili, ma cessano di aver effetto se, entro tre mesi dalla sentenza di condanna, divenuta irrevocabi‐ le, non è presentata dinanzi al giudice civile domanda di separazione per‐ sonale.” Vedi nota relativa agli artt. 559 e 560 c.p..
Art. 563. (1)
(1) “Estinzione del reato.
Nei casi preveduti dagli articoli 559 e 560 la remissione della querela, an‐ che se intervenuta dopo la condanna, estingue il reato. Estinguono altresì il reato:
1. la morte del coniuge offeso;
2. l'annullamento del matrimonio del colpevole di adulterio o di concubi‐ nato.

L'estinzione del reato ha effetto anche riguardo al correo e alla concubina e ad ogni persona che sia concorsa nel reato; e, se vi è stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali.” Vedi nota relativa agli artt. 559 e 560 c.p..

CAPO II ‐ DEI DELITTI CONTRO LA MORALE FAMILIARE
Art. 564. Incesto
Chiunque, in modo che ne derivi pubblico scandalo, commette incesto con un discendente o un ascendente, o con un affine in linea retta, ovvero con una sorella o un fratello, è punito con la reclusione da uno a cinque anni. La pena è della reclusione da due a otto anni nel caso di relazione incestuo‐ sa.
Nei casi preveduti dalle disposizioni precedenti, se l'incesto è commesso da persona maggiore di età con persona minore degli anni diciotto, la pena è aumentata per la persona maggiorenne.
La condanna pronunciata contro il genitore importa la perdita della patria potestà o della tutela legale.
Art. 565. Attentati alla morale familiare commessi col mezzo della stampa periodica
Chiunque nella cronaca dei giornali o di altri scritti periodici, nei disegni che ad essa si riferiscono, ovvero nelle inserzioni fatte a scopo di pubblicità sugli stessi giornali o scritti, espone o mette in rilievo circostanze tali da offende‐ re la morale familiare, è punito con la multa da euro 103 a euro 516.

CAPO III ‐ DEI DELITTI CONTRO LO STATO DI FAMIGLIA
Art. 566. Supposizione o soppressione di stato
Chiunque fa figurare nei registri dello stato civile una nascita inesistente è punito con la reclusione da tre a dieci anni.
Alla stessa pena soggiace chi, mediante l'occultamento di un neonato, ne
sopprime lo stato civile.
Art. 567. Alterazione di stato
Chiunque, mediante la sostituzione di un neonato, ne altera lo stato civile è punito con la reclusione da tre a dieci anni.
Si applica la reclusione da cinque a quindici anni a chiunque, nella formazio‐ ne di un atto di nascita, altera lo stato civile di un neonato, mediante false certificazioni, false attestazioni o altre falsità.
Art. 568. Occultamento di stato di un fanciullo legittimo o naturale ricono‐ sciuto
Chiunque depone o presenta un fanciullo, già iscritto nei registri dello stato civile come figlio legittimo o naturale riconosciuto, in un ospizio di trovatelli o in un altro luogo di beneficenza, occultandone lo stato, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Art. 569. Pena accessoria (1)
La condanna pronunciata contro il genitore per alcuno dei delitti preveduti da questo capo importa la perdita della patria potestà o della tutela legale.
(1) La Corte Costituzionale con la sentenza 23 febbraio 2012, n. 31 ha di‐ chiarato "l’illegittimità costituzionale dell’articolo 569 del codice penale, nella parte in cui stabilisce che, in caso di condanna pronunciata contro il genitore per il delitto di alterazione di stato, previsto dall’articolo 567, se‐ condo comma, del codice penale, consegua di diritto la perdita della po‐ testà genitoriale, così precludendo al giudice ogni possibilità di valutazio‐ ne dell’interesse del minore nel caso concreto."

CAPO IV – DEI DELITTI CONTRO L’ASSISTENZA FAMILIARE
Art. 570. Violazione degli obblighi di assistenza familiare
Chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando
una condotta contraria all'ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla patria potestà, o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 103 a euro 1.032.
Le dette pene si applicano congiuntamente a chi:
1) malversa o dilapida i beni del figlio minore o del pupillo o del coniuge;
2) fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa salvo nei casi previsti dal numero 1 e, quando il reato è commesso nei confronti dei minori, dal nu‐ mero 2 del precedente comma.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


Le disposizioni di questo articolo non si applicano se il fatto è preveduto come più grave reato da un'altra disposizione di legge.
Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 24 luglio 2007, n. 30151, Cassa‐ zione Penale, SS.UU., sentenza 26 febbraio 2008, n. 8413, Cassazione Pe‐ nale, sez. VI, sentenza 23 giugno 2008, n. 25591, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 27 agosto 2009, n. 33492, Cassazione Penale, sez. VI, senten‐ za 28 settembre 2009, n. 38127, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 9 novembre 2009, n. 42631, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 12 no‐ vembre 2009, n. 43288 e Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 2 febbraio 2010, n. 4395 in Altalex Massimario.
Art. 571. Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina
Chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una per‐ sona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l'esercizio di una professio‐ ne o di un'arte, è punito, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente, con la reclusione fino a sei mesi.
Se dal fatto deriva una lesione personale, si applicano le pene stabilite negli
articoli 582 e 583, ridotte a un terzo; se ne deriva la morte, si applica la re‐ clusione da tre a otto anni.
Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 12 settembre 2007, n. 34460, Cassazione penale, sez. VI, sentenza 13 settembre 2007, n. 34674, Cassa‐ zione penale, sez. VI, sentenza 19 novembre 2007, n. 42648, Cassazione penale, sez. VI, sentenza 14 ottobre 2008, n. 38778 e Cassazione penale, sez. V, sentenza 18 gennaio 2010, n. 2100 in Altalex Massimario.
Art. 572. Maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli (1)
Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, maltratta una per‐
sona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigi‐ lanza o custodia, o per l'esercizio di una professione o di un'arte, è punito con la reclusione da due a sei anni.
La pena è aumentata se il fatto è commesso in danno di persona minore degli anni quattordici.
Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a venti‐ quattro anni.
(1) L'articolo che recitava: "Maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli. Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, maltratta una persona della famiglia, o un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l'esercizio di una professione o di un'arte, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a otto anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a venti anni." è stato così sostituito dall'art. 4, L. 1 ottobre 2012, n. 172. Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 29 agosto 2007, n. 33624, Cassa‐ zione Penale, sez. VI, sentenza 12 settembre 2007, n. 34460, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 22 ottobre 2007, n. 38962, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 18 marzo 2008, n. 12129, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 22 maggio 2008, n. 20647, Cassazione penale, sez. III, sentenza 7 luglio 2008, n. 27469, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 18 settembre 2008, n. 35862, Corte d'Appello di Salerno, sez. penale, sentenza 8 gen‐ naio 2009, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 13 febbraio 2009, n. 6490, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 3 marzo 2009, n. 9531, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 28 settembre 2009, n. 38125, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 10 ottobre 2009, n. 40385 e Cassazione Penale, sez. III, sentenza 9 marzo 2010, n. 9242 in Altalex Massimario.
Art. 573. Sottrazione consensuale di minorenni
Chiunque sottrae un minore, che abbia compiuto gli anni quattordici, col consenso di esso, al genitore esercente la patria potestà o al tutore ovvero lo ritiene contro la volontà del medesimo genitore o tutore, è punito, a que‐ rela di questo con la reclusione fino a due anni.
La pena è diminuita, se il fatto è commesso per fine di matrimonio; è au‐ mentata, se è commesso per fine di libidine. Si applicano le disposizioni degli articoli 525 e 544.
Art. 574. Sottrazione di persone incapaci
Chiunque sottrae un minore degli anni quattordici, o un infermo di mente, al genitore esercente la patria potestà, al tutore, o al curatore, o a chi ne

abbia la vigilanza o la custodia, ovvero lo ritiene contro la volontà dei mede‐ simi, è punito, a querela del genitore esercente la patria potestà, del tutore o del curatore, con la reclusione da uno a tre anni.
Alla stessa pena soggiace, a querela delle stesse persone, chi sottrae o ritie‐ ne un minore che abbia compiuto gli anni quattordici, senza il consenso di esso per fine diverso da quello di libidine o di matrimonio. Si applicano le disposizioni degli articoli 525 e 544.
Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 4 novembre 2009, n. 42370 in Al‐ talex Massimario.
Art. 574‐bis. Sottrazione e trattenimento di minore all’estero (1)
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque sottrae un minore al genitore esercente la potestà dei genitori o al tutore, conducendolo o trat‐ tenendolo all’estero contro la volontà del medesimo genitore o tutore, im‐ pedendo in tutto o in parte allo stesso l’esercizio della potestà genitoriale, è punito con la reclusione da uno a quattro anni. Se il fatto di cui al primo comma è commesso nei confronti di un minore che abbia compiuto gli anni quattordici e con il suo consenso, si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni.
Se i fatti di cui al primo e secondo comma sono commessi da un genitore in danno del figlio minore, la condanna comporta la sospensione dall’esercizio della potestà dei genitori.
(1) Articolo inserito dall’art. 3, comma 29, lett. b), della L. 15 luglio 2009, n. 94.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


TITOLO XII ‐ DEI DELITTI CONTRO LA PERSONA

CAPO I ‐ DEI DELITTI CONTRO LA VITA E L’INCOLUMITA’ INDIVIDUALE
Art. 575. Omicidio
Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non infe‐ riore ad anni ventuno.
Cfr. Cassazione Penale, sez. I, sentenza 10 ottobre 2007, n. 37352 in Al‐ talex Massimario.
Art. 576. Circostanze aggravanti. Ergastolo (1)
Si applica la pena dell'ergastolo se il fatto preveduto dall'articolo preceden‐ te è commesso (2):
1. col concorso di taluna delle circostanze indicate nel n. 2 dell'articolo 61;
2. contro l'ascendente o il discendente, quando concorre taluna delle circo‐ stanze indicate nei numeri 1 e 4 dell'articolo 61 o quando è adoperato un mezzo venefico o un altro mezzo insidioso, ovvero quando vi è premedita‐ zione;
3. dal latitante, per sottrarsi all'arresto, alla cattura o alla carcerazione ov‐ vero per procurarsi i mezzi di sussistenza durante la latitanza;
4. dall'associato per delinquere, per sottrarsi all'arresto, alla cattura o alla
carcerazione;
5. in occasione della commissione di taluno dei delitti previsti dagli articoli 572, 600‐bis, 600‐ter, 609‐bis, 609‐quater e 609‐octies (3);
5.1. dall'autore del delitto previsto dall'articolo 612‐bis nei confronti della persona offesa (4);
5‐bis. contro un ufficiale o agente di polizia giudiziaria, ovvero un ufficiale o agente di pubblica sicurezza, nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni o del servizio (5).
È latitante, agli effetti della legge penale, chi si trova nelle condizioni indica‐
te nel n. 6 dell'articolo 61.
(1) Rubrica così modificata dal n. 3) della lettera e) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre 2012, n. 172. Il testo precedentemente in vigore era: “Cir‐ costanze aggravanti. Pena di morte.”.
(2) Alinea così modificato dal n. 1) della lettera e) del comma 1 dell’art. 4,
L. 1° ottobre 2012, n. 172. Il testo precedentemente in vigore era il se‐ guente: “Si applica la pena di morte se il fatto preveduto dall'articolo pre‐ cedente è commesso:”.
(3) Numero così sostituito prima dalla lettera a) del comma 1 dell’art. 1,
D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito in legge, con modificazioni, dalla
L. 23 aprile 2009, n. 38, e poi dal n. 2) della lettera e) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre 2012, n. 172. Il testo in vigore prima della sostitu‐ zione era: “5. in occasione della commissione di taluno dei delitti previsti dagli articoli 609‐bis, 609‐quater e 609‐octies.”.
(4) Numero aggiunto dalla lettera b) del comma 1 dell’art. 1, D.L. 23 feb‐ braio 2009, n. 11, convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 23 aprile 2009, n. 38.
Il testo precedente alle modifiche disposte dalla citata legge di conver‐ sione era: “5.1. dall'autore del delitto previsto dall'articolo 612‐bis”.
(5) Numero aggiunto dalla lettera b‐sexies) del comma 1 dell’art. 1, D.L.
23 maggio 2008, n. 92, convertito in legge, con modificazioni, con L. 24 luglio 2008, n. 125.
Art. 577. Altre circostanze aggravanti. Ergastolo
Si applica la pena dell'ergastolo se il fatto preveduto dall'articolo 575 è commesso:
1) contro l'ascendente o il discendente;
2) col mezzo di sostanze venefiche, ovvero con un altro mezzo insidioso;
3) con premeditazione;
4) col concorso di taluna delle circostanze indicate nei numeri 1 e 4 dell'arti‐
colo 61.
La pena è della reclusione da ventiquattro a trenta anni, se il fatto è com‐ messo contro il coniuge, il fratello o la sorella, il padre o la madre adottivi, o il figlio adottivo, o contro un affine in linea retta.
Art. 578. Infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale
La madre che cagiona la morte del proprio neonato immediatamente dopo il parto, o del feto durante il parto, quando il fatto è determinato da condi‐ zioni di abbandono materiale e morale connesse al parto, è punita con la reclusione da quattro a dodici anni.
A coloro che concorrono nel fatto di cui al primo comma si applica la reclu‐ sione non inferiore ad anni ventuno. Tuttavia, se essi hanno agito al solo

scopo di favorire la madre, la pena può essere diminuita da un terzo a due terzi. Non si applicano le aggravanti stabilite dall'articolo 61 del codice penale.
Art. 579. Omicidio del consenziente
Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la
reclusione da sei a quindici anni. Non si applicano le aggravanti indicate nell'articolo 61. Si applicano le disposizioni relative all'omicidio se il fatto è commesso:
1) contro una persona minore degli anni diciotto;
2) contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di defi‐ cienza psichica, per un'altra infermità o per l'abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti;
3) contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con
violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno.
Cfr. Cassazione Penale, sez. I, sentenza 28 marzo 2008, n. 13410 in Altalex Massimario.
Art. 580. Istigazione o aiuto al suicidio
Chiunque determina altrui al suicidio o rafforza l'altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima.
Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1 e 2 dell'articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o co‐ munque è priva della capacità d'intendere o di volere, si applicano le dispo‐ sizioni relative all'omicidio.
Art. 581. Percosse
Chiunque percuote taluno, se dal fatto non deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 309.
Tale disposizione non si applica quando la legge considera la violenza come elemento costitutivo o come circostanza aggravante di un altro reato.
Art. 582. Lesione personale
Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni.
Se la malattia ha una durata non superiore ai venti giorni e non concorre
alcuna delle circostanze aggravanti previste negli articoli 583 e 585, ad ec‐ cezione di quelle indicate nel numero 1 e nell'ultima parte dell'articolo 577, il delitto è punibile a querela della persona offesa.
Cfr. Tribunale di Savona, sentenza 6 dicembre 2007, Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 30 aprile 2008, n. 17505, Cassazione Penale, sez. IV, sen‐ tenza 8 settembre 2008, n. 34765 e Cassazione Penale, SS.UU., sentenza 21 gennaio 2009, n. 2437 in Altalex Massimario.
Art. 583. Circostanze aggravanti
La lesione personale è grave e si applica la reclusione da tre a sette anni:
1) se dal fatto deriva una malattia che metta in pericolo la vita della persona offesa, ovvero una malattia o un'incapacità di attendere alle ordinarie oc‐ cupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni;
2) se il fatto produce l'indebolimento permanente di un senso o di un orga‐
no; 3) (…) (1).
La lesione personale è gravissima, e si applica la reclusione da sei a dodici anni, se dal fatto deriva:
1) una malattia certamente o probabilmente insanabile;
2) la perdita di un senso;
3) la perdita di un arto, o una mutilazione che renda l'arto inservibile, ovve‐ ro la perdita dell'uso di un organo o della capacità di procreare, ovvero una permanente e grave difficoltà della favella;
4) la deformazione, ovvero lo sfregio permanente del viso; 5) (…) (1).
(1) Il numero che recitava: “3). se la persona offesa è una donna incinta e dal fatto deriva l'acceleramento del parto.” è stato abrogato dall'art. 22,
L. 22 maggio 1978, n. 194, come il numero 5 che recitava: “5). l'aborto della persona offesa”. Cfr. Tribunale di Savona, sentenza 6 dicembre 2007 in Altalex Massimario.
Art. 583‐bis. Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (1)

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


Chiunque, in assenza di esigenze terapeutiche, cagiona una mutilazione degli organi genitali femminili è punito con la reclusione da quattro a dodici anni. Ai fini del presente articolo, si intendono come pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili la clitoridectomia, l'escissione e l'infibulazio‐ ne e qualsiasi altra pratica che cagioni effetti dello stesso tipo.
Chiunque, in assenza di esigenze terapeutiche, provoca, al fine di menoma‐ re le funzioni sessuali, lesioni agli organi genitali femminili diverse da quelle indicate al primo comma, da cui derivi una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre a sette anni. La pena è diminuita fino a due terzi se la lesione è di lieve entità.
La pena è aumentata di un terzo quando le pratiche di cui al primo e al se‐ condo comma sono commesse a danno di un minore ovvero se il fatto è commesso per fini di lucro.
La condanna ovvero l'applicazione della pena su richiesta delle parti a nor‐ ma dell'articolo 444 del codice di procedura penale per il reato di cui al pre‐ sente articolo comporta, qualora il fatto sia commesso dal genitore o dal tutore, rispettivamente:
1) la decadenza dall'esercizio della potestà del genitore;
2) l'interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla cura‐ tela e all'amministrazione di sostegno (2).
Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì quando il fatto è commesso all'estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia, ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia. In tal caso, il colpevole è punito a richiesta del Ministro della giustizia.
(1) Articolo inserito dall’art. 6, comma 1, della L. 9 gennaio 2006, n. 7.
(2) Comma aggiunto dalla lettera f) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre
2012, n. 172.
Art. 583‐ter. Pena accessoria (1)
La condanna contro l'esercente una professione sanitaria per taluno dei delitti previsti dall'articolo 583‐bis importa la pena accessoria dell'interdi‐ zione dalla professione da tre a dieci anni. Della sentenza di condanna è data comunicazione all'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri.
(1) Articolo inserito dall’art. 6, comma 1, della L. 9 gennaio 2006, n. 7.
Art. 583‐quater. Lesioni personali gravi o gravissime a un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive (1) Nell'ipotesi di lesioni personali cagionate a un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive, le lesioni gravi sono punite con la reclusione da quattro a dieci anni; le lesioni gravissime, con la reclusione da otto a sedici anni.
(1) Articolo inserito dall’art. 7, comma 1, del D.L. 8 febbraio 2007, n. 8, convertito con modificazioni, nella L. 4 aprile 2007, n. 41.
Art. 584. Omicidio preterintenzionale
Chiunque, con atti diretti a commettere uno dei delitti preveduti dagli arti‐ coli 581 e 582, cagiona la morte di un uomo, è punito con la reclusione da dieci a diciotto anni.
Art. 585. Circostanze aggravanti
Nei casi previsti dagli articoli 582, 583, 583 bis e 584, la pena è aumentata
da un terzo alla metà, se concorre alcuna delle circostanze aggravanti previ‐ ste dall’articolo 576, ed è aumentata fino a un terzo, se concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste dall’articolo 577, ovvero se il fatto è commesso con armi o con sostanze corrosive, ovvero da persona travisata o da più persone riunite. (1) Agli effetti della legge penale, per armi s'intendono:
1) quelle da sparo e tutte le altre la cui destinazione naturale è l'offesa alla persona;
2) tutti gli strumenti atti ad offendere, dei quali è dalla legge vietato il porto in modo assoluto, ovvero senza giustificato motivo. Sono assimilate alle armi le materie esplodenti e i gas asfissianti o accecanti.
(1) Il precedente comma che recitava: “Nei casi preveduti dagli articoli 582, 583 e 584, la pena è aumentata da un terzo alla metà, se concorre alcuna delle circostanze aggravanti prevedute dall'articolo 576; ed è au‐ mentata fino a un terzo, se concorre alcuna delle circostanze aggravanti prevedute dall'articolo 577, ovvero se il fatto è commesso con armi o con sostanze corrosive.” è stato così sostituito dall’art. 3, comma 59, della L. 15 luglio 2009, n. 94.
Art. 586. Morte o lesioni come conseguenza di altro delitto
Quando da un fatto preveduto come delitto doloso deriva, quale conse‐
guenza non voluta dal colpevole, la morte o la lesione di una persona, si

applicano le disposizioni dell'articolo 83, ma le pene stabilite negli articoli 589 e 590 sono aumentate.
Cfr. Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 3 novembre 2008, n. 41026, Cas‐ sazione Penale, sez. IV, sentenza 24 aprile 2009, n. 17610, Cassazione Pe‐ nale, SS.UU., sentenza 29 maggio 2009, n. 22676, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 9 settembre 2009, n. 35099 e Cassazione Penale, sez. IV, sen‐ tenza 20 ottobre 2009, n. 40587 in Altalex Massimario.
Art. 587. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Omicidio e lesione personale a causa di onore. Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'at‐ to in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira de‐ terminato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni.
Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona, che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.
Se il colpevole cagiona, nelle stesse circostanze, alle dette persone, una
lesione personale, le pene stabilite negli articoli 582 e 583 sono ridotte a un terzo; se dalla lesione personale deriva la morte, la pena è della reclu‐ sione da due a cinque anni.
Non è punibile chi, nelle stesse circostanze, commette contro le dette per‐ sone il fatto preveduto dall'articolo 581.” è stato abrogato dall'art. 1, L. 5 agosto 1981, n. 442.
Art. 588. Rissa
Chiunque partecipa a una rissa è punito con la multa fino a euro 309.
Se nella rissa taluno rimane ucciso o riporta lesione personale, la pena, per
il solo fatto della partecipazione alla rissa, è della reclusione da tre mesi a cinque anni. La stessa pena si applica se l'uccisione o la lesione personale, avviene immediatamente dopo la rissa e in conseguenza di essa.
Art. 589. Omicidio colposo
Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclu‐ sione da sei mesi a cinque anni.
Se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della cir‐ colazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sette anni. (1) (2)
Si applica la pena della reclusione da tre a dieci anni se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale da:
1) soggetto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell'articolo 186, comma 2,
lettera c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modifi‐ cazioni;
2) soggetto sotto l'effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope. (3)
Nel caso di morte di più persone, ovvero di morte di una o più persone e di
lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni quindici. (4)
(1) La parola: “cinque” è stata così sostituita dall’art. 1, comma 1, lett. c),
n. 1), del D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, nella
L. 24 luglio 2008, n. 125.
(2) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 2, comma 1, della L. 21 febbraio 2006, n. 102.
(3) Questo comma è stato inserito dall’art. 1, comma 1, lett. c), n. 2), del
D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008, n. 125.
(4) Le parole: “anni dodici” sono state così sostituite dall’art. 1, comma 1, lett. c), n. 3), del D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008, n. 125.
Cfr. Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 12 ottobre 2007, n. 37606, Cas‐ sazione Penale, sez. IV, sentenza 10 gennaio 2008, n. 840, Cassazione Pe‐ nale, sez. IV, sentenza 14 marzo 2008, n. 11335, Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 3 aprile 2008, n. 13939, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 17 giugno 2009, n. 25437, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 9 settem‐ bre 2009, n. 35099 e Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 21 settembre 2009, n. 36581 in Altalex Massimario.
Art. 590. Lesioni personali colpose
Chiunque cagiona ad altri per colpa una lesione personale è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a euro 309.
Se la lesione è grave la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della
multa da euro 123 a euro 619, se è gravissima, della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da euro 309 a euro 1.239.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi con violazione delle nor‐ me sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena per le lesioni gravi è della reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000 e la pena per le le‐ sioni gravissime è della reclusione da uno a tre anni. Nei casi di violazione delle norme sulla circolazione stradale, se il fatto è commesso da soggetto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell'articolo 186, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, ovvero da soggetto sotto l'effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope, la pena per le lesioni gravi è della reclusione da sei mesi a due anni e la pena per le lesioni gravissime è della reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni. (1) (2)
Nel caso di lesioni di più persone si applica la pena che dovrebbe infliggersi
per la più grave delle violazioni commesse, aumentata fino al triplo; ma la pena della reclusione non può superare gli anni cinque.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo nei casi previsti nel primo e secondo capoverso, limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all'igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale.
(1) Periodo aggiunto dall’art. 1, comma 1, lett. d), del D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008, n. 125.
(2) Comma così sostituito dall’art. 2, comma 2, della L. 21 febbraio 2006,
n. 102.
Cfr. Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 4 luglio 2007, n. 25474, Cassa‐ zione Penale, sez. IV, sentenza 20 febbraio 2008, n. 7730, Cassazione Pe‐ nale, sez. V, sentenza 16 settembre 2009, n. 35874 e Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 23 settembre 2008, n. 36497 in Altalex Massimario.
Art. 590‐bis. Computo delle circostanze (1)
Quando ricorre la circostanza di cui all'articolo 589, terzo comma, ultimo periodo, ovvero quella di cui all'articolo 590, quarto comma, le concorrenti circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli articoli 98 e 114, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le dimi‐ nuzioni si operano sulla quantità di pena determinata ai sensi delle predette circostanze aggravanti.
(1) Articolo inserito dall’art. 1, comma 1, lett. e), del D. L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008, n. 125.
Art. 591. Abbandono di persone minori o incapaci
Chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici, ovvero
una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o deb‐ ba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Alla stessa pena soggiace chi abbandona all'estero un cittadino italiano mi‐
nore degli anni diciotto a lui affidato nel territorio dello Stato per ragioni di lavoro.
La pena è della reclusione da uno a sei anni se dal fatto deriva una lesione personale, ed è da tre a otto anni se ne deriva la morte.
Le pene sono aumentate se il fatto è commesso dal genitore, dal figlio, dal
tutore o dal coniuge, ovvero dall'adottante o dall'adottato.
Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 2 marzo 2009, n. 9276 in Altalex Massimario.
Art. 592. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Abbandono di un neonato per causa di onore. Chiunque abbandona un neonato subito dopo la nascita, per salvare l'o‐ nore proprio o di un prossimo congiunto, è punito con la reclusione da tre mesi ad un anno.
La pena è della reclusione da sei mesi a due anni se dal fatto deriva una lesione personale, ed è da due a cinque anni se ne deriva la morte del neonato.
Non si applicano le aggravanti stabilite nell'articolo 61.” è stato abrogato
dall'art. 1, L. 5 agosto 1981, n. 442.
Art. 593. Omissione di soccorso
Chiunque, trovando abbandonato o smarrito un fanciullo minore degli anni dieci, o un'altra persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia o per altra causa, omette di darne immedia‐ to avviso all'autorità è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 2.500 euro. (1)
Alla stessa pena soggiace chi, trovando un corpo umano che sia o sembri
inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l'assistenza occorrente o di darne immediato avviso all'autorità.

Se da siffatta condotta del colpevole deriva una lesione personale, la pena è aumentata; se ne deriva la morte, la pena è raddoppiata.
(1) Le parole: “è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fi‐ no a lire seicentomila” sono state così sostituite dall’art. 1 della L. 9 aprile 2003, n. 72.

CAPO II ‐ DEI DELITTI CONTRO L’ONORE
Art. 594. Ingiuria
Chiunque offende l'onore o il decoro di una persona presente è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 516.
Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione
telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa. La pena è della reclusione fino a un anno o della multa fino a euro 1.032 se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato.
Le pene sono aumentate qualora l'offesa sia commessa in presenza di più
persone.
Cfr. Cassazione penale, sez. V, sentenza 13 luglio 2007, n. 27966, Cassa‐ zione penale, sez. V, sentenza 20 luglio 2007, n. 29413, Cassazione pena‐ le, sez. V, sentenza 14 novembre 2007, n. 42064, Cassazione penale, sez. V, sentenza 27 febbraio 2008, n. 8639, Cassazione penale, sez. V, senten‐ za 25 luglio 2008, n. 31388 e Cassazione penale, sez. V, sentenza 16 set‐ tembre 2009, n. 35880 in Altalex Massimario.
Art. 595. Diffamazione
Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032.
Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena è della
reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065.
Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516.
Se l'offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad
una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, le pene so‐ no aumentate.
Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 10 marzo 2008, n. 10735, Cassa‐ zione Penale, sez. V, sentenza 31 marzo 2008, n. 13540, Cassazione Pena‐ le, sez. V, sentenza 24 settembre 2008, n. 36623, Cassazione Penale, sez. III, sentenza 7 gennaio 2009, n. 25, Cassazione Penale, sez. III, sentenza 27 gennaio 2009, n. 1976, Cassazione Civile, sez. III, sentenza 11 febbraio 2009, n. 3340, Cassazione Civile, sez. tributaria, sentenza 18 febbraio 2009, n. 7069, Tribunale di Cassino, ufficio del Gip, sentenza 26 giugno 2009, Cassazione penale, sez. V, sentenza 16 settembre 2009, n. 35880, Cassazione penale, sez. V, sentenza 23 settembre 2009, n. 37105, Cassa‐ zione penale, sez. V, sentenza 24 settembre 2009, n. 37442, Cassazione penale, sez. V, sentenza 24 novembre 2009, n. 45051 e Cassazione pena‐ le, sez. V, sentenza 1 dicembre 2009, n. 46077 in Altalex Massimario.
Art. 596. Esclusione della prova liberatoria
Il colpevole dei delitti preveduti dai due articoli precedenti non è ammesso
a provare, a sua discolpa, la verità o la notorietà del fatto attribuito alla per‐ sona offesa.
Tuttavia, quando l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la persona offesa e l'offensore possono, d'accordo, prima che sia pronuncia‐ ta sentenza irrevocabile, deferire ad un giurì d'onore il giudizio sulla verità del fatto medesimo.
Quando l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la prova della verità del fatto medesimo è però sempre ammessa nel procedimento penale:
1) se la persona offesa è un pubblico ufficiale ed il fatto ad esso attribuito si riferisce all'esercizio delle sue funzioni;
2) se per il fatto attribuito alla persona offesa è tutt'ora aperto o si inizia contro di essa un procedimento penale;
3) se il querelante domanda formalmente che il giudizio si estenda ad accer‐ tare la verità o la falsità del fatto ad esso attribuito.
Se la verità del fatto è provata o se per esso la persona, a cui il fatto è attri‐ buito, è per esso condannata dopo l'attribuzione del fatto medesimo, l'au‐ tore dell'imputazione non è punibile, salvo che i modi usati non rendano per se stessi applicabili le disposizioni dell'art. 594, comma 1, ovvero dell'artico‐ lo 595, comma 1.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 28 gennaio 2008, n. 4129 in Al‐ talex Massimario.
Art. 596‐bis. Diffamazione col mezzo della stampa
Se il delitto di diffamazione è commesso col mezzo della stampa le disposi‐ zioni dell'articolo precedente si applicano anche al direttore o vice‐direttore responsabile, all'editore e allo stampatore, per i reati preveduti negli articoli 57, 57‐bis e 58.
Art. 597. Querela della persona offesa ed estinzione del reato
I delitti preveduti dagli articoli 594 e 595 sono punibili a querela della per‐
sona offesa.
Se la persona offesa e l'offensore hanno esercitato la facoltà indicata nel capoverso dell'articolo precedente, la querela si considera tacitamente ri‐ nunciata o rimessa.
Se la persona offesa muore prima che sia decorso il termine per proporre la querela, o se si tratta di offesa alla memoria di un defunto, possono propor‐ re querela i prossimi congiunti, l'adottante e l'adottato. In tali casi, e altresì in quello in cui la persona offesa muoia dopo avere proposta la querela, la facoltà indicata nel capoverso dell'articolo precedente spetta ai prossimi congiunti, all'adottante e all'adottato.
Art. 598. Offese in scritti e discorsi pronunciati dinanzi alle autorità giudi‐ ziarie o amministrative
Non sono punibili le offese contenute negli scritti presentati o nei discorsi
pronunciati dalle parti o dai loro patrocinatori nei procedimenti dinanzi all'autorità giudiziaria, ovvero dinanzi a un'autorità amministrativa, quando le offese concernono l'oggetto della causa o del ricorso amministrativo. Il giudice, pronunciando nella causa, può, oltre ai provvedimenti disciplinari, ordinare la soppressione o la cancellazione, in tutto o in parte, delle scrittu‐ re offensive, e assegnare alla persona offesa una somma a titolo di risarci‐ mento del danno non patrimoniale. Qualora si tratti di scritture per le quali la soppressione o cancellazione non possa eseguirsi, è fatta sulle medesime annotazione della sentenza.
Cfr. Cassazione penale, sez. V, sentenza 16 settembre 2009, n. 35880.
Art. 599. Ritorsione e provocazione
Nei casi preveduti dall'articolo 594, se le offese sono reciproche, il giudice
può dichiarare non punibili uno o entrambi gli offensori.
Non è punibile chi ha commesso alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 594 e 595 nello stato d'ira determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso.
La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche all'of‐ fensore che non abbia proposto querela per le offese ricevute.
Cfr. Cassazione penale, sez. V, sentenza 21 novembre 2007, n. 43089 e Cassazione penale, sez. V, sentenza 21 gennaio 2008, n. 3131 in Altalex Massimario.

CAPO III ‐ DEI DELITTI CONTRO LA LIBERTA’ INDIVIDUALE

SEZIONE I ‐ Dei delitti contro la personalità individuale
Art. 600. Riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (1) Chiunque esercita su una persona poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà ovvero chiunque riduce o mantiene una persona in uno stato di soggezione continuativa, costringendola a prestazioni lavorative o sessuali ovvero all'accattonaggio o comunque a prestazioni che ne comportino lo sfruttamento, è punito con la reclusione da otto a venti anni. La riduzione o il mantenimento nello stato di soggezione ha luogo quando la condotta è attuata mediante violenza, minaccia, inganno, abuso di autorità o approfittamento di una situazione di inferiorità fisica o psichica o di una situazione di necessità, o mediante la promessa o la dazione di somme di denaro o di altri vantaggi a chi ha autorità sulla persona.
La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti di cui al primo comma sono commessi in danno di minore degli anni diciotto o sono diretti allo sfruttamento della prostituzione o al fine di sottoporre la persona offesa al prelievo di organi.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 1 della L. 11 agosto 2003, n. 228. Cfr. Cassazione penale, sez. V, sentenza 15 dicembre 2008, n. 46128 in Al‐ talex Massimario.
Art. 600‐bis. Prostituzione minorile (1)
È punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.000 a euro 150.000 chiunque:

1) recluta o induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto;
2) favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla la prostituzione di una persona di età inferiore agli anni diciotto, ovvero altrimenti ne trae profitto. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità, anche solo promessi, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 1.500 a euro 6.000.
(1) Articolo aggiunto dall'art. 2, L. 3 agosto 1998, n. 269, modificato dall'art. 1, L. 6 febbraio 2006, n. 38 e così sostituito dalla lettera g) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre 2012, n. 172. Il precedente articolo reci‐ tava: “Chiunque induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto ovvero ne favorisce o sfrutta la prostituzione è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.493 a euro 154.937.
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessua‐
li con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cam‐ bio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 5.164. Nel caso in cui il fatto di cui al secondo comma sia commesso nei confron‐ ti di persona che non abbia compiuto gli anni sedici, si applica la pena del‐ la reclusione da due a cinque anni.
Se l'autore del fatto di cui al secondo comma è persona minore di anni di‐ ciotto si applica la pena della reclusione o della multa, ridotta da un terzo a due terzi.” Cfr. Tribunale di Milano, sez. IX penale, sentenza 10 luglio 2007, n. 2761 in Altalex Massimario.
Art. 600‐ter. Pornografia minorile
È punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 24.000 a euro 240.000 chiunque:
1) utilizzando minori di anni diciotto, realizza esibizioni o spettacoli porno‐ grafici ovvero produce materiale pornografico;
2) recluta o induce minori di anni diciotto a partecipare a esibizioni o spet‐ tacoli pornografici ovvero dai suddetti spettacoli trae altrimenti profitto (1). Alla stessa pena soggiace chi fa commercio del materiale pornografico di cui al primo comma.
Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui al primo e al secondo comma, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza il materiale pornografico di cui al primo comma, ovvero distri‐ buisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all'adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto, è punito con la reclusio‐ ne da uno a cinque anni e con la multa da euro 2.582 a euro 51.645 (2). Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui ai commi primo, secondo e terzo, offre o cede ad altri, anche a titolo gratuito, il materiale pornografico di cui al primo comma, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 1.549 a euro 5.164 (3).
Nei casi previsti dal terzo e dal quarto comma la pena è aumentata in misu‐ ra non eccedente i due terzi ove il materiale sia di ingente quantità (4) (5). Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque assiste a esibizioni o
spettacoli pornografici in cui siano coinvolti minori di anni diciotto è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 1.500 a euro 6.000 (6).
Ai fini di cui al presente articolo per pornografia minorile si intende ogni rappresentazione, con qualunque mezzo, di un minore degli anni diciotto coinvolto in attività sessuali esplicite, reali o simulate, o qualunque rappre‐ sentazione degli organi sessuali di un minore di anni diciotto per scopi ses‐ suali (7).
(1) Comma così sostituito prima dall'art. 2, L. 6 febbraio 2006, n. 38 e poi
dal n. 1) della lettera h) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre 2012, n.
172.
Il testo in vigore prima della sostituzione disposta dalla citata legge n. 172/2012 era: “Chiunque, utilizzando minori degli anni diciotto, realizza esibizioni pornografiche o produce materiale pornografico ovvero induce minori di anni diciotto a partecipare ad esibizioni pornografiche è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 25.822 a euro 258.228.”.
(2) Comma così modificato dall'art. 2, L. 6 febbraio 2006, n. 38.
Il testo precedentemente in vigore era: “Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui al primo e al secondo comma, con qualsiasi mezzo, anche per via te‐ lematica, distribuisce, divulga o pubblicizza il materiale pornografico di

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


cui al primo comma, ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all'adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 25.822 a euro 258.228.”.
(3) Comma così sostituito dall'art. 2, L. 6 febbraio 2006, n. 38.
Il testo precedentemente in vigore era il seguente: “Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui ai commi primo, secondo e terzo, consapevolmente ce‐ de ad altri, anche a titolo gratuito, materiale pornografico prodotto me‐ diante lo sfruttamento sessuale dei minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione fino a tre anni o con la multa da euro 1.549 a euro 5.164”.
(4) Comma aggiunto dall'art. 2, L. 6 febbraio 2006, n. 38.
(5) Articolo aggiunto dall'art. 3, L. 3 agosto 1998, n. 269.
(6) Comma aggiunto dal n. 2) della lettera h) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre 2012, n. 172.
(7) Comma aggiunto dal n. 2) della lettera h) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre 2012, n. 172.
Art. 600‐quater. Detenzione di materiale pornografico (1)
Chiunque, al di fuori delle ipotesi previste dall'articolo 600‐ter, consapevol‐ mente si procura o detiene materiale pornografico realizzato utilizzando minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa non inferiore a euro 1.549.
La pena è aumentata in misura non eccedente i due terzi ove il materiale detenuto sia di ingente quantità.
(1) Articolo inserito dall’art. 4 della L. 3 agosto 1998, n. 269, è stato così sostituito dall’art.3della L. 6 febbraio 2006, n. 38.
Cfr. Cassazione penale, sez. III, sentenza 14 gennaio 2008, n. 2781, Cassa‐ zione penale, sez. III, sentenza 14 gennaio 2008, n. 1814 e Cassazione pe‐ nale, sez. III, sentenza 23 settembre 2008, n. 36364 in Altalex Massimario.
Art. 600‐quater‐bis. Pornografia virtuale (1)
Le disposizioni di cui agli articoli 600‐ter e 600‐quater si applicano anche quando il materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori degli anni diciotto o parti di esse, ma la pena è diminuita di un terzo. Per immagini virtuali si intendono immagini realizzate con tecniche di elabo‐ razione grafica non associate in tutto o in parte a situazioni reali, la cui qua‐ lità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali.
(1) Questo articolo è stato inserito dall’art. 4 della L. 6 febbraio 2006, n. 38.
Art. 600‐quinquies. Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della pro‐ stituzione minorile Chiunque organizza o propaganda viaggi finalizzati alla fruizione di attività di prostituzione a danno di minori o comunque comprendenti tale attività è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.493 e euro 154.937.
Cfr. Tribunale di Milano, sez. X penale, sentenza 19 luglio 2007, n. 2161 in Altalex Massimario.
Art. 600‐sexies. Circostanze aggravanti ed attenuanti
(1) L’articolo che recitava: “Nei casi previsti dagli articoli 600‐bis, primo comma, 600‐ter, primo comma, e 600‐quinquies, nonché dagli articoli 600, 601 e 602, la pena è aumentata da un terzo alla metà se il fatto è commesso in danno di minore degli anni quattordici.
Nei casi previsti dagli articoli 600‐bis, primo comma, e 600‐ter, nonché dagli articoli 600, 601 e 602, se il fatto è commesso in danno di minore, la pena è aumentata dalla metà ai due terzi se il fatto è commesso da un ascendente, dal genitore adottivo, o dal loro coniuge o convivente, dal coniuge o da affini entro il secondo grado, da parenti fino al quarto grado collaterale, dal tutore o da persona a cui il minore è stato affidato per ra‐ gioni di cura, educazione, istruzione, vigilanza, custodia, lavoro, ovvero da pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio nell'esercizio delle loro funzioni ovvero se è commesso in danno di minore in stato di infermità o minoranza psichica, naturale o provocata.
Nei casi previsti dagli articoli 600‐bis, primo comma, e 600‐ter la pena è
aumentata se il fatto è commesso con violenza o minaccia.
Nei casi previsti dagli articoli 600‐bis e 600‐ter, nonché dagli articoli 600, 601 e 602, la pena è ridotta da un terzo alla metà per chi si adopera con‐ cretamente in modo che il minore degli anni diciotto riacquisti la propria autonomia e libertà.

Nei casi previsti dagli articoli 600, 600 bis, 600 ter, 600 quater, 600 quin‐ quies, 600 sexies, 600 septies, 600 octies, 601, 602 e 416, sesto comma, le pene sono diminuite fino alla metà nei confronti dell’imputato che si ado‐ pera per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulte‐ riori aiutando concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella raccolta di elementi di prova decisivi per la ricostruzione dei fatti e per l’individuazione e la cattura di uno o più autori dei reati ovvero per la sottrazione di risorse rilevanti alla consumazione dei delitti.
Le circostanze attenuanti, diverse da quella prevista dall'articolo 98, con‐
correnti con le aggravanti di cui al primo e secondo comma, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità della stessa risultante dall'aumento con‐ seguente alle predette aggravanti.” è stato abrogato dalla lettera i) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre 2012, n. 172.
Art. 600‐septies. Confisca (1)
Nel caso di condanna, o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per i delitti previsti dalla presente sezione, nonché dagli articoli 609‐bis, quando il fatto è com‐ messo in danno di un minore di anni diciotto o il reato è aggravato dalle circostanze di cui all'articolo 609‐ter, primo comma, numeri 1), 5) e 5‐bis), 609‐quater, 609‐quinquies, 609‐octies, quando il fatto è commesso in dan‐ no di un minore di anni diciotto o il reato è aggravato dalle circostanze di cui all'articolo 609‐ter, primo comma, numeri 1), 5) e 5‐bis), e 609‐undecies, è sempre ordinata, salvi i diritti della persona offesa alle restituzioni e al risarcimento dei danni, la confisca dei beni che costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo del reato. Ove essa non sia possibile, il giudice dispone la confisca di beni di valore equivalente a quelli che costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo del reato e di cui il condannato abbia, anche indiretta‐ mente o per interposta persona, la disponibilità. Si applica il terzo comma dell'articolo 322‐ter.
(1) L’articolo che recitava: “Nel caso di condanna, o di applicazione della pena su richiesta delle parti, a norma dell'articolo 444 del codice di pro‐ cedura penale, per i delitti previsti dalla presente sezione è sempre ordi‐ nata, salvi i diritti della persona offesa dal reato alle restituzioni ed al ri‐ sarcimento dei danni, la confisca di cui all'articolo 240 e, quando non è possibile la confisca di beni che costituiscono il profitto o il prezzo del rea‐ to, la confisca di beni di cui il reo ha la disponibilità per un valore corri‐ spondente a tale profitto. In ogni caso è disposta la chiusura degli esercizi la cui attività risulta finalizzata ai delitti previsti dalla presente sezione, nonché la revoca della licenza d'esercizio o della concessione o dell'auto‐ rizzazione per le emittenti radiotelevisive.
La condanna o l'applicazione della pena su richiesta delle parti a norma
dell'articolo 444 del codice di procedura penale per uno dei delitti di cui al primo comma comporta in ogni caso l'interdizione perpetua da qualun‐ que incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate prevalen‐ temente da minori.” è stato aggiunto dall’art. 7, L. 3 agosto 1998, n. 269, sostituito dall'art. 15, L. 11 agosto 2003, n. 228, modificato dall'art. 5, L. 6 febbraio 2006, n. 38 e così sostituito dalla lettera l) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre 2012, n. 172.
Art. 600‐septies.1. Circostanza attenuante (1)
La pena per i delitti di cui alla presente sezione è diminuita da un terzo fino alla metà nei confronti del concorrente che si adopera per evitare che l'atti‐ vità delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, ovvero aiuta concreta‐ mente l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nella raccolta di prove deci‐ sive per l'individuazione o la cattura dei concorrenti.
(1) Articolo aggiunto dalla lettera m) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre 2012, n. 172.
Art. 600‐septies.2. Pene accessorie (1)
Alla condanna o all'applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale per i delitti previsti dalla presente sezione e per il delitto di cui all'articolo 414‐bis del presente codi‐ ce conseguono:
1) la perdita della potestà genitoriale, quando la qualità di genitore è previ‐ sta quale circostanza aggravante del reato;
2) l'interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla cura‐ tela o all'amministrazione di sostegno;
3) la perdita del diritto agli alimenti e l'esclusione dalla successione della persona offesa;

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


4) l'interdizione temporanea dai pubblici uffici; l'interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cinque in seguito alla condanna alla reclusione da tre a cinque anni, ferma restando, comunque, l'applicazione dell'articolo 29, primo comma, quanto all'interdizione perpetua.
La condanna o l'applicazione della pena su richiesta delle parti a norma
dell'articolo 444 del codice di procedura penale per uno dei delitti previsti dalla presente sezione e per il delitto di cui all'articolo 414‐bis del presente codice, quando commessi in danno di minori, comporta in ogni caso l'inter‐ dizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate abitualmente da minori.
In ogni caso è disposta la chiusura degli esercizi la cui attività risulta finaliz‐ zata ai delitti previsti dalla presente sezione, nonché la revoca della licenza di esercizio o della concessione o dell'autorizzazione per le emittenti radio‐ televisive.
(1) Articolo aggiunto dalla lettera m) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre 2012, n. 172.
Art. 600‐octies. Impiego di minori nell’accattonaggio (1)
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque si avvale per mendi‐ care di una persona minore degli anni quattordici o, comunque, non impu‐ tabile, ovvero permette che tale persona, ove sottoposta alla sua autorità o affidata alla sua custodia o vigilanza, mendichi, o che altri se ne avvalga per mendicare, è punito con la reclusione fino a tre anni.
(1) Articolo inserito dall’art. 3, comma 19, lett. a), della L. 15 luglio 2009, n. 94.
Art. 601. Tratta di persone (1)
Chiunque commette tratta di persona che si trova nelle condizioni di cui all'articolo 600 ovvero, al fine di commettere i delitti di cui al primo comma del medesimo articolo, la induce mediante inganno o la costringe mediante violenza, minaccia, abuso di autorità o approfittamento di una situazione di inferiorità fisica o psichica o di una situazione di necessità, o mediante pro‐ messa o dazione di somme di denaro o di altri vantaggi alla persona che su di essa ha autorità, a fare ingresso o a soggiornare o a uscire dal territorio dello Stato o a trasferirsi al suo interno, è punito con la reclusione da otto a venti anni.
La pena è aumentata da un terzo alla metà se i delitti di cui al presente arti‐ colo sono commessi in danno di minore degli anni diciotto o sono diretti allo sfruttamento della prostituzione o al fine di sottoporre la persona offe‐ sa al prelievo di organi.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 2 della L. 11 agosto 2003, n. 228.
Art. 602. Acquisto e alienazione di schiavi (1)
Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo 601, acquista o aliena o cede
una persona che si trova in una delle condizioni di cui all'articolo 600 è puni‐ to con la reclusione da otto a venti anni.
La pena è aumentata da un terzo alla metà se la persona offesa è minore degli anni diciotto ovvero se i fatti di cui al primo comma sono diretti allo sfruttamento della prostituzione o al fine di sottoporre la persona offesa al prelievo di organi.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 3 della L. 11 agosto 2003, n. 228.
Art. 602‐bis. Pene accessorie (1)
(1) L’articolo che recitava: “La condanna per i reati di cui agli articoli 583‐ bis, 600, 601, 602, 609‐bis, 609‐quater, 609‐quinquies e 609‐octies com‐ porta, qualora i fatti previsti dai citati articoli siano commessi dal genito‐ re o dal tutore, rispettivamente:
1) la decadenza dall’esercizio della potestà del genitore;
2) l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente all’amministrazione di sostegno, alla tutela e alla cura.” è stato aggiunto dalla lettera b) del comma 19 dell’art. 3, L. 15 luglio 2009, n. 94 e poi abrogato dalla lettera n) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre 2012, n. 172.
Art. 602‐ter. Circostanze aggravanti (1)
La pena per i reati previsti dagli articoli 600, 601 e 602 è aumentata da un terzo alla metà:
a) se la persona offesa è minore degli anni diciotto;
b) se i fatti sono diretti allo sfruttamento della prostituzione o al fine di sot‐ toporre la persona offesa al prelievo di organi;
c) se dal fatto deriva un grave pericolo per la vita o l'integrità fisica o psichi‐
ca della persona offesa.

Se i fatti previsti dal titolo VII, capo III, del presente libro sono commessi al fine di realizzare od agevolare i delitti di cui agli articoli 600, 601 e 602, le pene ivi previste sono aumentate da un terzo alla metà.
Nei casi previsti dagli articoli 600‐bis, primo comma, e 600‐ter, la pena è aumentata da un terzo alla metà se il fatto è commesso con violenza o mi‐ naccia (2).
Nei casi previsti dagli articoli 600‐bis, primo e secondo comma, 600‐ter, primo comma, e 600‐quinquies, la pena è aumentata da un terzo alla metà se il fatto è commesso approfittando della situazione di necessità del mino‐ re (3).
Nei casi previsti dagli articoli 600‐bis, primo e secondo comma, 600‐ter e 600‐quinquies, nonché dagli articoli 600, 601 e 602, la pena è aumentata dalla metà ai due terzi se il fatto è commesso in danno di un minore degli anni sedici (4).
Nei casi previsti dagli articoli 600‐bis, primo comma, e 600‐ter, nonché, se il fatto è commesso in danno di un minore degli anni diciotto, dagli articoli 600, 601 e 602, la pena è aumentata dalla metà ai due terzi se il fatto è commesso da un ascendente, dal genitore adottivo, o dal loro coniuge o convivente, dal coniuge o da affini entro il secondo grado, da parenti fino al quarto grado collaterale, dal tutore o da persona a cui il minore è stato affi‐ dato per ragioni di cura, educazione, istruzione, vigilanza, custodia, lavoro, ovvero da pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio nell'esercizio del‐ le loro funzioni ovvero ancora se è commesso in danno di un minore in sta‐ to di infermità o minorazione psichica, naturale o provocata (5).
Nei casi previsti dagli articoli 600‐bis, primo comma, e 600‐ter, nonché dagli articoli 600, 601 e 602, la pena è aumentata dalla metà ai due terzi se il fat‐ to è commesso mediante somministrazione di sostanze alcoliche, narcoti‐ che, stupefacenti o comunque pregiudizievoli per la salute fisica o psichica del minore, ovvero se è commesso nei confronti di tre o più persone (6). Le circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli articoli 98 e 114, concorrenti con le circostanze aggravanti di cui alla presente sezione, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le dimi‐ nuzioni di pena si operano sulla quantità della stessa risultante dall'aumen‐ to conseguente alle predette aggravanti (7).
(1) Articolo aggiunto dalla lettera d) del comma 1 dell’art. 3, L. 2 luglio 2010, n. 108.
(2) Comma aggiunto dalla lettera o) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre 2012, n. 172.
(3) Comma aggiunto dalla lettera o) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre 2012, n. 172.
(4) Comma aggiunto dalla lettera o) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre 2012, n. 172.
(5) Comma aggiunto dalla lettera o) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre 2012, n. 172.
(6) Comma aggiunto dalla lettera o) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre 2012, n. 172.
(7) Comma aggiunto dalla lettera o) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre
2012, n. 172.
Art. 602‐quater. Ignoranza dell'età della persona offesa (1)
Quando i delitti previsti dalla presente sezione sono commessi in danno di un minore degli anni diciotto, il colpevole non può invocare a propria scusa l'ignoranza dell'età della persona offesa, salvo che si tratti di ignoranza ine‐ vitabile.
(1) Articolo aggiunto dalla lettera p) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre 2012, n. 172.
Art. 603. Plagio (1)
Chiunque sottopone una persona al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni.
(1) La Corte Costituzionale con sentenza 8 giugno 1981, n. 96, ha dichia‐ rato l’illegittimità costituzionale dell’intero articolo.
Art. 603‐bis. Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (1)
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque svolga un'attività
organizzata di intermediazione, reclutando manodopera o organizzandone l'attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, mi‐ naccia, o intimidazione, approfittando dello stato di bisogno o di necessità dei lavoratori, è punito con la reclusione da cinque a otto anni e con la mul‐ ta da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


Ai fini del primo comma, costituisce indice di sfruttamento la sussistenza di una o più delle seguenti circostanze:
1) la sistematica retribuzione dei lavoratori in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato;
2) la sistematica violazione della normativa relativa all'orario di lavoro, al riposo settimanale, all'aspettativa obbligatoria, alle ferie;
3) la sussistenza di violazioni della normativa in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, tale da esporre il lavoratore a pericolo per la salute, la sicurezza o l'incolumità personale;
4) la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, metodi di sorve‐ glianza, o a situazioni alloggiative particolarmente degradanti. Costituiscono aggravante specifica e comportano l'aumento della pena da un terzo alla metà:
1) il fatto che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a tre;
2) il fatto che uno o più dei soggetti reclutati siano minori in età non lavora‐ tiva;
3) l'aver commesso il fatto esponendo i lavoratori intermediati a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro.
(1) Articolo inserito dall’art. 12 del D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito dalla L. 14 settembre 2011, n. 148.
Art. 603‐ter. Pene accessorie (1) La condanna per i delitti di cui agli articoli 600, limitatamente ai casi in cui lo sfruttamento ha ad oggetto prestazioni lavorative, e 603‐bis, importa l'in‐ terdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche o delle imprese, non‐ ché il divieto di concludere contratti di appalto, di cottimo fiduciario, di for‐ nitura di opere, beni o servizi riguardanti la pubblica amministrazione, e relativi subcontratti.
La condanna per i delitti di cui al primo comma importa altresì l'esclusione
per un periodo di due anni da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sus‐ sidi da parte dello Stato o di altri enti pubblici, nonché dell'Unione europea, relativi al settore di attività in cui ha avuto luogo lo sfruttamento. L'esclusione di cui al secondo comma è aumentata a cinque anni quando il fatto è commesso da soggetto al quale sia stata applicata la recidiva ai sensi dell'articolo 99, secondo comma, numeri 1) e 3).
(1) Articolo inserito dall’art. 12 del D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito dalla L. 14 settembre 2011, n. 148.
Art. 604. Fatto commesso all'estero
Le disposizioni di questa sezione, nonché quelle previste dagli articoli 609‐ bis, 609‐ter, 609‐quater e 609‐quinquies, si applicano altresì quando il fatto è commesso all'estero da cittadino italiano, ovvero in danno di cittadino italiano, ovvero dallo straniero (1) in concorso con cittadino italiano. In que‐ st'ultima ipotesi lo straniero (1) è punibile quando si tratta di delitto per il quale è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni e quando vi è stata richiesta del Ministro di grazia e giustizia.
(1) Le parole: “cittadino straniero” sono state così sostituite dall’art. 6, comma 2, della L. 9 gennaio 2006, n. 7.

SEZIONE II ‐ Dei delitti contro la libertà personale
Art. 605. Sequestro di persona
Chiunque priva taluno della libertà personale è punito con la reclusione da
sei mesi a otto anni. La pena è della reclusione da uno a dieci anni, se il fatto è commesso:
1) in danno di un ascendente, di un discendente, o del coniuge;
2) da un pubblico ufficiale, con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni.
Se il fatto di cui al primo comma è commesso in danno di un minore, si ap‐ plica la pena della reclusione da tre a dodici anni. Se il fatto è commesso in presenza di taluna delle circostanze di cui al secondo comma, ovvero in danno di minore di anni quattordici o se il minore sequestrato è condotto o trattenuto all’estero, si applica la pena della reclusione da tre a quindici anni. (1)
Se il colpevole cagiona la morte del minore sequestrato si applica la pena dell’ergastolo. (1)
Le pene previste dal terzo comma sono altresì diminuite fino alla metà nei confronti dell’imputato che si adopera concretamente:
1) affinché il minore riacquisti la propria liberta;
2) per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori,
aiutando concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella

raccolta di elementi di prova decisivi per la ricostruzione dei fatti e per l’individuazione o la cattura di uno o più autori di reati;
3) per evitare la commissione di ulteriori fatti di sequestro di minore. (1)
(1) Comma aggiunto dall’art. 3, comma 29, lett. a), della L. 15 luglio 2009, n. 94.
Cfr. Cassazione penale, sez. V, sentenza 2 agosto 2007, n. 31510 e Cassa‐ zione penale, sez. V, sentenza 28 febbraio 2008, n. 8276 in Altalex Mas‐ simario.
Art. 606. Arresto illegale
Il pubblico ufficiale che procede ad un arresto, abusando dei poteri inerenti alle sue funzioni, è punito con la reclusione fino a tre anni.
Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 15 maggio 2007, n. 18687 in Al‐ talex Massimario.
Art. 607. Indebita limitazione di libertà personale
Il pubblico ufficiale, che, essendo preposto o addetto a un carcere giudizia‐ rio o ad uno stabilimento destinato all'esecuzione di una pena o di una mi‐ sura di sicurezza, vi riceve taluno senza un ordine dell'autorità competente o non obbedisce all'ordine di liberazione dato da questa autorità, ovvero indebitamente protrae l'esecuzione della pena o della misura di sicurezza, è punito con la reclusione fino a tre anni.
Art. 608. Abuso di autorità contro arrestati o detenuti
Il pubblico ufficiale, che sottopone a misure di rigore non consentite dalla
legge una persona arrestata o detenuta di cui egli abbia la custodia anche temporanea, o che sia a lui affidata in esecuzione di un provvedimento dell'autorità competente, è punito con la reclusione fino a trenta mesi. La stessa pena si applica se il fatto è commesso da un altro pubblico ufficiale rivestito, per ragione del suo ufficio, di una qualsiasi autorità sulla persona custodita.
Art. 609. Perquisizione e ispezione personali arbitrarie
Il pubblico ufficiale, che, abusando dei poteri inerenti alle sue funzioni, ese‐
gue una perquisizione o una ispezione personale è punito con la reclusione fino ad un anno.
Art. 609‐bis. Violenza sessuale
Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe
taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali:
1) abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona
offesa al momento del fatto;
2) traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.
Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due
terzi.
Cfr. Cassazione penale, sez. IV, sentenza 8 giugno 2007, n. 22520, Corte d'Appello di Milano, sez. II, sentenza 15 giugno 2007, Cassazione penale, sez. III, sentenza 21 luglio 2007, n. 25112, Cassazione penale, sez. III, sen‐ tenza 3 settembre 2007, n. 33761, Cassazione penale, sez. III, sentenza 5 novembre 2007, n. 40542, Cassazione penale, sez. III, sentenza 21 no‐ vembre 2007, n. 42979, Cassazione penale, sez. III, sentenza 29 gennaio 2008, n. 4532, Cassazione penale, sez. III, sentenza 29 gennaio 2008, n. 4538, Cassazione penale, sez. I, sentenza 7 febbraio 2008, n. 6072, Cassa‐ zione Penale, sez. III, sentenza 12 marzo 2008, n. 11100, Cassazione pena‐ le, sez. III, sentenza 3 aprile 2008, n. 13983, Cassazione penale, sez. III, sentenza 9 aprile 2008, n. 14744, Tribunale di Enna, sentenza 21 maggio
2008, Cassazione penale, sez. III, sentenza 3 luglio 2008, n. 26766, Cassa‐
zione penale, sez. III, sentenza 21 luglio 2008, n. 30403 e Cassazione pe‐ nale, sez. III, sentenza 9 settembre 2009, n. 34870 in Altalex Massimario.
Art. 609‐ter. Circostanze aggravanti La pena è della reclusione da sei a dodici anni se i fatti di cui all'articolo 609‐ bis sono commessi:
1) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni quattordici;
2) con l'uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offe‐ sa;
3) da persona travisata o che simuli la qualità di pubblico ufficiale o di inca‐ ricato di pubblico servizio;
4) su persona comunque sottoposta a limitazioni della libertà personale;

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


5) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni sedici della quale il colpevole sia l'ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore.
5 bis) all’interno o nelle immediate vicinanze di istituto d’istruzione o di formazione frequentato dalla persona offesa. (1) La pena è della reclusione da sette a quattordici anni se il fatto è commesso nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni dieci.
(1) Numero aggiunto dall’art. 3, comma 23, della L. 15 luglio 2009, n. 94. Cfr. Cassazione penale, sez. I, sentenza 7 febbraio 2008, n. 6072 e Tribu‐ nale di Enna, sentenza 21 maggio 2008 in Altalex Massimario.
Art. 609‐quater. Atti sessuali con minorenne
Soggiace alla pena stabilita dall'articolo 609‐bis chiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto articolo, compie atti sessuali con persona che, al momento del fatto:
1) non ha compiuto gli anni quattordici;
2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra perso‐ na cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di cu‐ stodia, il minore è affidato o che abbia, con quest'ultimo, una relazione di convivenza. (1)
Fuori dei casi previsti dall'articolo 609‐bis, l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato, o che abbia con quest'ultimo una relazione di convivenza, che, con l'abuso dei poteri connessi alla sua posizione, compie atti sessuali con per‐ sona minore che ha compiuto gli anni sedici, è punito con la reclusione da tre a sei anni (2).
Non è punibile il minorenne che, al di fuori delle ipotesi previste nell'artico‐ lo 609‐bis, compie atti sessuali con un minorenne che abbia compiuto gli anni tredici, se la differenza di età tra i soggetti non è superiore a tre anni. Nei casi di minore gravità la pena è diminuita fino a due terzi (3).
Si applica la pena di cui all'articolo 609‐ter, secondo comma, se la persona offesa non ha compiuto gli anni dieci.
(1) Numero così sostituito dall’art. 6, comma 1, lett. a) della L. 6 febbraio 2006, n. 38.
(2) Comma aggiunto dall'art. 6, L. 6 febbraio 2006, n. 38 e poi così sosti‐
tuito dal n. 1) della lettera r) del comma 1 dell’art. 4, L. 1° ottobre 2012, n. 172.
(3) Comma così modificato dal n. 2) della lettera r) del comma 1 dell’art.
4, L. 1° ottobre 2012, n. 172.
Cfr. Cassazione penale, sez. III, sentenza 4 ottobre 2007, n. 36389 e Tribu‐ nale di Enna, sentenza 21 maggio 2008 in Altalex Massimario.
Art. 609‐quinquies. Corruzione di minorenne (1)
Chiunque compie atti sessuali in presenza di persona minore di anni quat‐ tordici, al fine di farla assistere, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chiunque fa assistere una persona minore di anni quattor‐ dici al compimento di atti sessuali, ovvero mostra alla medesima materiale pornografico, al fine di indurla a compiere o a subire atti sessuali.
La pena è aumentata fino alla metà quando il colpevole sia l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra perso‐ na cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di cu‐ stodia, il minore è affidato, o che abbia con quest'ultimo una relazione di stabile convivenza.
(1) Articolo aggiunto dall'art. 6, L. 15 febbraio 1996, n. 66 e così sostituito dall’art. 4, co. 1, lett. s), L. 1° ottobre 2012, n. 172.
Art. 609‐sexies. Ignoranza dell'età della persona offesa
Quando i delitti previsti negli articoli 609‐bis, 609‐ter, 609‐quater, 609‐ octies e 609‐undecies sono commessi in danno di un minore degli anni di‐ ciotto, e quando è commesso il delitto di cui all'articolo 609‐quinquies, il colpevole non può invocare a propria scusa l'ignoranza dell'età della perso‐ na offesa, salvo che si tratti di ignoranza inevitabile.
(1) L'articolo che recitava: "Quando i delitti previsti negli articoli 609‐bis, 609‐ter, 609‐quater e 609‐octies sono commessi in danno di persona mi‐ nore di anni quattordici, nonché nel caso del delitto di cui all'articolo 609‐ quinquies, il colpevole non può invocare, a propria scusa, l'ignoranza dell'età della persona offesa." è stato così sostituito dall'art. 4, L. 1 otto‐ bre 2012, n. 172.

Cfr. Corte Costituzionale, sentenza 24 luglio 2007, n. 322 in Altalex Mas‐ simario.
Art. 609‐septies. Querela di parte
I delitti previsti dagli articoli 609‐bis, 609‐ter e 609‐quater sono punibili a querela della persona offesa.
Salvo quanto previsto dall'articolo 597, terzo comma, il termine per la pro‐ posizione della querela è di sei mesi.
La querela proposta è irrevocabile. Si procede tuttavia d'ufficio:
1) se il fatto di cui all'articolo 609‐bis è commesso nei confronti di persona che al momento del fatto non ha compiuto gli anni diciotto; (1)
2) se il fatto è commesso dall'ascendente, dal genitore, anche adottivo, o dal di lui convivente, dal tutore ovvero da altra persona cui il minore è affi‐ dato per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custo‐ dia o che abbia con esso una relazione di convivenza; (2)
3) se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pub‐ blico servizio nell'esercizio delle proprie funzioni;
4) se il fatto è connesso con un altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio;
5) se il fatto è commesso nell'ipotesi di cui all'articolo 609‐quater, ultimo comma.
(1) La parola: “quattordici” è stata così sostituita dall’art. 7, comma 1, lett. a), della L. 6 febbraio 2006, n. 38.
(2) Numero così sostituito dall’art. 7, comma 1, lett. b) della L. 6 febbraio 2006, n. 38.
Cfr. Tribunale di Enna, sentenza 21 maggio 2008 in Altalex Massimario.
Art. 609‐octies. Violenza sessuale di gruppo
La violenza sessuale di gruppo consiste nella partecipazione, da parte di più persone riunite, ad atti di violenza sessuale di cui all'articolo 609‐bis. Chiunque commette atti di violenza sessuale di gruppo è punito con la re‐ clusione da sei a dodici anni.
La pena è aumentata se concorre taluna delle circostanze aggravanti previ‐ ste dall'articolo 609‐ter.
La pena è diminuita per il partecipante la cui opera abbia avuto minima im‐
portanza nella preparazione o nella esecuzione del reato. La pena è altresì diminuita per chi sia stato determinato a commettere il reato quando con‐ corrono le condizioni stabilite dai numeri 3) e 4) del primo comma e dal ter‐ zo comma dell'articolo 112.
Cfr. Cassazione Penale, sez. II, sentenza 8 settembre 2008, n. 34830 e Cassazione Penale, sez. III, sentenza 25 marzo 2010, n. 11560 in Altalex Massimario.
Art. 609‐nonies. Pene accessorie ed altri effetti penali
La condanna o l'applicazione della pena su richiesta delle parti ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale (1) per alcuno dei delitti previsti dagli articoli 609‐bis, 609‐ter, 609‐quater, 609‐quinquies, 609‐octies e 609‐undecies (2) comporta:
1) la perdita della potestà del genitore, quando la qualità di genitore è ele‐ mento costitutivo o circostanza aggravante (3) del reato;
2) l'interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla cura‐ tela e all'amministrazione di sostegno; (4)
3) la perdita del diritto agli alimenti e l'esclusione dalla successione della
persona offesa;
4) l'interdizione temporanea dai pubblici uffici; l'interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cinque in seguito alla condanna alla reclusione da tre a cinque anni, ferma restando, comunque, l'applicazione dell'articolo 29, primo comma, quanto all'interdizione perpetua;
5) la sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte. (5)
La condanna o l'applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per alcuno dei delitti previ‐ sti dagli articoli 609‐bis, 609‐ter, 609‐octies e 609‐undecies, (2) se commessi nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni diciotto, 609‐quater e 609‐quinquies, comporta in ogni caso l'interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalen‐ temente da minori. (6)
La condanna per i delitti previsti dall'articolo 600‐bis, secondo comma, dall'articolo 609‐bis, nelle ipotesi aggravate di cui all'articolo 609‐ter, dagli articoli 609‐quater, 609‐quinquies e 609‐octies, nelle ipotesi aggravate di cui al terzo comma del medesimo articolo, comporta, dopo l'esecuzione

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


della pena e per una durata minima di un anno, l'applicazione delle seguenti misure di sicurezza personali:
1) l'eventuale imposizione di restrizione dei movimenti e della libera circola‐ zione, nonché il divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati abitualmente da minori;
2) il divieto di svolgere lavori che prevedano un contatto abituale con mino‐ ri;
3) l'obbligo di tenere informati gli organi di polizia sulla propria residenza e sugli eventuali spostamenti. (7) Chiunque viola le disposizioni previste dal terzo comma è soggetto alla pena della reclusione fino a tre anni. (7)
(1) Parole inserite dall’art. 8, co. 1, lett. a), L. 6 febbraio 2006, n. 38.
(2) Le parole: "609‐undecies" sono state inserite dall'art. 4, L. 1 ottobre
2012, n. 172.
(3) Parole inserite dall’art. 8, co. 1, lett. b), L. 6 febbraio 2006, n. 38.
(4) Le parole: "e all'amministrazione di sostegno" sono state inserite dall'art. 4, L. 1 ottobre 2012, n. 172.
(5) I numeri: "4) l'interdizione temporanea dai pubblici uffici; l'interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cinque in seguito alla condanna al‐ la reclusione da tre a cinque anni, ferma restando, comunque, l'applica‐ zione dell'articolo 29, primo comma, quanto all'interdizione perpetua; 5) la sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte." sono stati aggiunti dall'art. 4, L. 1 ottobre 2012, n. 172.
(6) Comma aggiunto dall’art. 8, co. 1, lett. c), L. 6 febbraio 2006, n. 38.
(7) Comma aggiunto dall'art. 4, L. 1 ottobre 2012, n. 172.
Art. 609‐decies. Comunicazione dal tribunale per i minorenni
Quando si procede per alcuno dei delitti previsti dagli articoli 600, 600‐bis, 600‐ter, 600‐quinquies, 600 octies, 609‐bis, 609‐ter, 609‐quinquies, 601, 602, 609‐octies e 609‐undecies (1), commessi in danno di minorenni, ovvero per il delitto previsto dall'articolo 609‐quater, il procuratore della Repubbli‐ ca ne dà notizia al tribunale per i minorenni.
Nei casi previsti dal primo comma l'assistenza affettiva e psicologica della persona offesa minorenne è assicurata, in ogni stato e grado di procedi‐ mento, dalla presenza dei genitori o di altre persone idonee indicate dal minorenne, nonché di gruppi, fondazioni, associazioni od organizzazioni non governative di comprovata esperienza nel settore dell'assistenza e del sup‐ porto alle vittime dei reati di cui al primo comma e iscritti in apposito elenco dei soggetti legittimati a tale scopo, con il consenso del minorenne, e am‐ messi dall'autorità giudiziaria che procede. (2)
In ogni caso al minorenne è assicurata l'assistenza dei servizi minorili dell'Amministrazione della giustizia e dei servizi istituiti dagli enti locali. Dei servizi indicati nel terzo comma si avvale altresì l'autorità giudiziaria in ogni stato e grado del procedimento.
(1) Le parole: “600 octies” sono state aggiunte dall’art. 3, co. 19, lett. c),
L. 15 luglio 2009, n. 94 e successivamente abrogate dall'art. 4, L. 1 otto‐ bre 2012, n. 172. Le parole: "609‐undecies" sono state inserite dall'art. 4, L. 1 ottobre 2012, n. 172.
(2) Le parole: "nonché di gruppi, fondazioni, associazioni od organizzazio‐ ni non governative di comprovata esperienza nel settore dell'assistenza e del supporto alle vittime dei reati di cui al primo comma e iscritti in appo‐ sito elenco dei soggetti legittimati a tale scopo, con il consenso del mino‐ renne," sono state aggiunte dall'art. 4, L. 1 ottobre 2012, n. 172.
Art. 609‐undecies. Adescamento di minorenni (1)
Chiunque, allo scopo di commettere i reati di cui agli articoli 600, 600‐bis, 600‐ter e 600‐quater, anche se relativi al materiale pornografico di cui all'articolo 600‐quater.1, 600‐quinquies, 609‐bis, 609‐quater, 609‐quinquies e 609‐octies, adesca un minore di anni sedici, è punito, se il fatto non costi‐ tuisce più grave reato, con la reclusione da uno a tre anni. Per adescamento si intende qualsiasi atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso arti‐ fici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante l'utilizzo della rete internet o di altre reti o mezzi di comunicazione.
(1) Articolo aggiunto dall'art. 4, L. 1 ottobre 2012, n. 172

SEZIONE III ‐ Dei delitti contro la libertà morale
Art. 610. Violenza privata Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare, od omet‐ tere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni.
La pena è aumentata se concorrono le condizioni prevedute dall'articolo
339.

Cfr. Cassazione Penale, SS.UU., sentenza 21 gennaio 2009, n. 2437, Cas‐ sazione Penale, sez. V, sentenza 16 marzo 2009, n. 11522, Cassazione Pe‐ nale, sez. V, sentenza 31 luglio 2009, n. 31758 e Tribunale di Lecco, sez. II, sentenza 10 maggio 2010 in Altalex Massimario.
Art. 611. Violenza o minaccia per costringere a commettere un reato Chiunque usa violenza o minaccia per costringere o determinare altri a commettere un fatto costituente reato è punito con la reclusione fino a cin‐ que anni.
La pena è aumentata se concorrono le condizioni prevedute dall'articolo
339.
Art. 612. Minaccia
Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della per‐ sona offesa, con la multa fino a euro 51.
Se la minaccia è grave o è fatta in uno dei modi indicati nell'articolo 339, la pena è della reclusione fino a un anno e si procede d'ufficio.
Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 14 ottobre 2008, n. 38711, Cassa‐ zione Penale, sez. V, sentenza 26 gennaio 2009, n. 3492, Cassazione Pe‐ nale, sez. V, sentenza 3 marzo 2009, n. 9718 e Cassazione Penale, sez. V, sentenza 6 maggio 2009, n. 19021 in Altalex Massimario.
Art. 612‐bis. Atti persecutori (1)
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o mole‐ sta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affet‐ tiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separa‐ to o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.
La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un
minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.
Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposi‐
zione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio.
(1) Articolo inserito dall’art. 7 del D. L. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito con modificazioni nella L. 23 aprile 2009, n. 38.
Cfr. Tribunale di Bari, sentenza 6 aprile 2009 e Cassazione Penale, sez. V, sentenza 26 marzo 2010, n. 11945 in Altalex Massimario.
Art. 613. Stato di incapacità procurato mediante violenza
Chiunque, mediante suggestione ipnotica o in veglia, o mediante sommini‐ strazione di sostanze alcooliche o stupefacenti, o con qualsiasi altro mezzo, pone una persona, senza il consenso di lei, in stato d'incapacità d'intendere o di volere è punito con la reclusione fino a un anno.
Il consenso dato dalle persone indicate nell'ultimo capoverso dell'articolo 579 non esclude la punibilità. La pena è della reclusione fino a cinque anni:
1) se il colpevole ha agito col fine di far commettere un reato;
2) se la persona resa incapace commette, in tale stato, un fatto preveduto dalla legge come delitto.

SEZIONE IV ‐ Dei delitti contro la inviolabilità del domicilio
Art. 614. Violazione di domicilio
Chiunque s'introduce nell'abitazione altrui, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi, contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi s'introduce clandestinamente o con inganno, è punito con la reclusione fino a tre anni. (1)
Alla stessa pena soggiace chi si trattiene nei detti luoghi contro l'espressa volontà di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi si trattiene clandestina‐ mente o con inganno.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa.
La pena è da uno a cinque anni, e si procede d'ufficio, se il fatto è commes‐ so con violenza sulle cose, o alle persone, ovvero se il colpevole è palese‐ mente armato.
(1) Le parole: “fino a tre anni” sono state così sostituite dall’art. 3, comma 24, della L. 15 luglio 2009, n. 94.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 5 giugno 2008, n. 22602 e Cassa‐ zione Penale, sez. V, sentenza 9 luglio 2009, n. 28251 in Altalex Massima‐ rio.
Art. 615. Violazione di domicilio commessa da un pubblico ufficiale
Il pubblico ufficiale, che abusando dei poteri inerenti alle sue funzioni, s'in‐
troduce o si trattiene nei luoghi indicati nell'articolo precedente è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Se l'abuso consiste nell'introdursi nei detti luoghi senza l'osservanza delle formalità prescritte dalla legge, la pena è della reclusione fino a un anno.
Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 14 gennaio 2008, n. 1766 in Al‐ talex Massimario.
Art. 615‐bis. Interferenze illecite nella vita privata
Chiunque mediante l'uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura
indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell'articolo 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi
rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo. I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d'uf‐ ficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato.
Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 2 ottobre 2007, n. 36068, Cassa‐ zione Penale, sez. V, sentenza 18 marzo 2008, n. 12042 e Cassazione Pe‐ nale, sez. V, sentenza 9 luglio 2009, n. 28251 in Altalex Massimario.
Art. 615‐ter. Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni.
La pena è della reclusione da uno a cinque anni:
1) se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, o da chi esercita anche abusivamente la profes‐ sione di investigatore privato, o con abuso della qualità di operatore del sistema;
2) se il colpevole per commettere il fatto usa violenza sulle cose o alle per‐ sone, ovvero se è palesamente armato;
3) se dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento del sistema o l'in‐
terruzione totale o parziale del suo funzionamento, ovvero la distruzione o il danneggiamento dei dati, delle informazioni o dei programmi in esso con‐ tenuti. Qualora i fatti di cui ai commi primo e secondo riguardino sistemi informati‐ ci o telematici di interesse militare o relativi all'ordine pubblico o alla sicu‐ rezza pubblica o alla sanità o alla protezione civile o comunque di interesse pubblico, la pena è, rispettivamente, della reclusione da uno a cinque anni e da tre a otto anni.
Nel caso previsto dal primo comma il delitto è punibile a querela della per‐
sona offesa; negli altri casi si procede d'ufficio.
Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 1° ottobre 2007, n. 37322 in Al‐ talex Massimario.
Art. 615‐quater. Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a si‐ stemi informatici o telematici
Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto o di arrecare ad altri un danno, abusivamente si procura, riproduce, diffonde, comunica o conse‐ gna codici, parole chiave o altri mezzi idonei all'accesso ad un sistema in‐ formatico o telematico, protetto da misure di sicurezza, o comunque forni‐ sce indicazioni o istruzioni idonee al predetto scopo, è punito con la reclu‐ sione sino ad un anno e con la multa sino a euro 5.164.
La pena è della reclusione da uno a due anni e della multa da euro 5.164 a
euro 10.329 se ricorre taluna delle circostanze di cui ai numeri 1) e 2) del quarto comma dell'articolo 617‐quater.
Art. 615‐quinquies. Diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico

Chiunque, allo scopo di danneggiare illecitamente un sistema informatico o telematico, le informazioni, i dati o i programmi in esso contenuti o ad esso pertinenti ovvero di favorire l’interruzione, totale o parziale, o l’alterazione del suo funzionamento, si procura, produce, riproduce, importa, diffonde, comunica, consegna o, comunque, mette a disposizione di altri apparec‐ chiature, dispositivi o programmi informatici, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa sino a euro 10.329.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 4 della L. 18 marzo 2008, n. 48.

SEZIONE V ‐ Dei delitti contro la inviolabilità dei segreti
Art. 616. Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza Chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta, ovvero sottrae o distrae, al fine di prenderne o di farne da altri prendere cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta, ovvero, in tutto o in parte, la distrugge o sopprime, è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la re‐ clusione fino a un anno o con la multa da euro 30 a euro 516.
Se il colpevole, senza giusta causa, rivela, in tutto o in parte, il contenuto
della corrispondenza, è punito, se dal fatto deriva nocumento ed il fatto medesimo non costituisce un più grave reato, con la reclusione fino a tre anni.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa.
Agli effetti delle disposizioni di questa sezione, per "corrispondenza" si in‐
tende quella epistolare, telegrafica, telefonica, informatica o telematica, ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza.
Cfr. Cassazione penale, sez. V, sentenza 19 dicembre 2007, n. 47096 in Al‐ talex Massimario.
Art. 617. Cognizione interruzione o impedimento illeciti di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche
Chiunque fraudolentemente, prende cognizione di una comunicazione o di una conversazione, telefoniche o telegrafiche, tra altre persone o comun‐ que a lui non dirette, ovvero le interrompe o le impedisce è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la stessa pena si applica a chiunque rivela, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, in tutto o in parte, il contenuto delle comunicazioni o delle conversazioni indi‐ cate nella prima parte di questo articolo. I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d'uf‐ ficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso in danno di un pubblico ufficiale o di un incaricato di un pubblico servizio nell'esercizio o a causa delle funzioni o del servizio, ovvero da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato.
Art. 617‐bis. Installazione di apparecchiature atte ad intercettare od im‐ pedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche Chiunque fuori dei casi consentiti dalla legge, installa apparati, strumenti, parti di apparati o di strumenti al fine di intercettare od impedire comunica‐ zioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche tra altre persone è punito con la reclusione da uno a quattro anni.
La pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso in danno di un pubblico ufficiale nell'esercizio o a causa delle sue funzioni ov‐ vero da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore priva‐ to.
Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 28 ottobre 2007, n. 40249 e Cas‐ sazione Penale, sez. V, sentenza 9 luglio 2009, n. 28251 in Altalex Massi‐ mario.
Art. 617‐ter. Falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, forma falsamente, in tutto o in parte, il testo di una comunica‐ zione o di una conversazione telegrafica o telefonica ovvero altera o sop‐ prime in tutto o in parte il contenuto di una comunicazione o di una conver‐ sazione telegrafica o telefonica vera, anche solo occasionalmente intercet‐ tata, è punito, qualora ne faccia uso o lasci che altri ne faccia uso, con la reclusione da uno a quattro anni.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


La pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso in danno di un pubblico ufficiale nell'esercizio o a causa delle sue funzioni ov‐ vero da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore priva‐ to.
Art. 617‐quater. Intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche
Chiunque fraudolentemente intercetta comunicazioni relative ad un siste‐
ma informatico o telematico o intercorrenti tra più sistemi, ovvero le impe‐ disce o le interrompe, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la stessa pena si applica a chiunque rivela, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, in tutto o in parte, il contenuto delle comunicazioni di cui al primo comma.
I delitti di cui ai commi primo e secondo sono punibili a querela della perso‐ na offesa.
Tuttavia si procede d'ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque
anni se il fatto è commesso:
1) in danno di un sistema informatico o telematico utilizzato dallo Stato o da altro ente pubblico o da impresa esercente servizi pubblici o di pubblica necessità;
2) da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con
abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servi‐ zio, ovvero con abuso della qualità di operatore del sistema;
3) da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore priva‐ to.
Art. 617‐quinquies. Installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni informatiche o telematiche Chiunque, fuori dai casi consentiti dalla legge, installa apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni relative ad un si‐ stema informatico o telematico ovvero intercorrenti tra più sistemi, è puni‐ to con la reclusione da uno a quattro anni.
La pena è della reclusione da uno a cinque anni nei casi previsti dal quarto comma dell'articolo 617‐quater.
Art. 617‐sexies. Falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni informatiche o telematiche
Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di arrecare ad altri un danno, forma falsamente ovvero altera o sopprime, in tutto o in parte, il contenuto, anche occasionalmente intercettato, di taluna delle co‐ municazioni relative ad un sistema informatico o telematico o intercorrenti tra più sistemi, è punito, qualora ne faccia uso o lasci che altri ne facciano uso, con la reclusione da uno a quattro anni.
La pena è della reclusione da uno a cinque anni nei casi previsti dal quarto comma dell'articolo 617‐quater.
Art. 618. Rivelazione del contenuto di corrispondenza.
Chiunque, fuori dei casi preveduti dall'articolo 616, essendo venuto abusi‐ vamente a cognizione del contenuto di una corrispondenza a lui non diretta, che doveva rimanere segreta, senza giusta causa lo rivela, in tutto o in par‐ te, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da euro 103 a euro 516. Il delitto è punibile a querela della persona offesa.
Cfr. Cassazione Penale, sez. II, sentenza 2 novembre 2009, n. 42033 in Al‐ talex Massimario.
Art. 619. Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza com‐ messe da persona addetta al servizio delle poste, dei telegrafi o dei tele‐ foni
L'addetto al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni, il quale, abu‐ sando di tale qualità, commette alcuno dei fatti preveduti dalla prima parte dell'articolo 616 è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Se il colpevole senza giusta causa rivela, in tutto o in parte, il contenuto del‐ la corrispondenza, è punito qualora il fatto non costituisca un più grave rea‐ to, con la reclusione da sei mesi a cinque anni e con la multa da euro 30 a euro 516.
Art. 620. Rivelazione del contenuto di corrispondenza, commessa da per‐ sona addetta al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni
L'addetto al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni, che, avendo notizia, in questa sua qualità, del contenuto di una corrispondenza aperta, o di una comunicazione telegrafica, o di una conversazione telefonica, lo rive‐ la senza giusta causa ad altri che non sia il destinatario ovvero a una perso‐

na diversa da quelle tra le quali la comunicazione o la conversazione è inter‐ ceduta, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Art. 621. Rivelazione del contenuto di documenti segreti
Chiunque, essendo venuto abusivamente a cognizione del contenuto, che debba rimanere segreto, di altrui atti o documenti, pubblici o privati, non costituenti corrispondenza, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la re‐ clusione fino a tre anni o con la multa da euro 103 a euro 1.032.
Agli effetti della disposizione di cui al primo comma è considerato docu‐
mento anche qualunque supporto informatico contenente dati, informazio‐ ni o programmi.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa.
Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 27 aprile 2009, n. 17744 e Cassa‐ zione Civile, sez. III, sentenza 29 settembre 2009, n. 20819 in Altalex Mas‐ simario.
Art. 622. Rivelazione di segreto professionale
Chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato o ufficio, o della
propria professione o arte, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, ovve‐ ro lo impiega a proprio o altrui profitto, è punito, se dal fatto può derivare nocumento, con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 30 a euro 516.
La pena è aggravata se il fatto è commesso da amministratori, direttori ge‐ nerali, dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari (1), sindaci o liquidatori o se è commesso da chi svolge la revisione contabile
della società. Il delitto è punibile a querela della persona offesa.
(1) Parole introdotte dall’art. 15, comma 3, lett. c) della L. 28 dicembre 2005, n. 262.
Art. 623. Rivelazione di segreti scientifici o industriali
Chiunque, venuto a cognizione per ragione del suo stato o ufficio, o della
sua professione o arte, di notizie destinate a rimanere segrete, sopra sco‐ perte o invenzioni scientifiche o applicazioni industriali, le rivela o le impie‐ ga a proprio o altrui profitto, è punito con la reclusione fino a due anni. Il delitto è punibile a querela della persona offesa.
Art. 623‐bis. Altre comunicazioni e conversazioni Le disposizioni contenute nella presente sezione, relative alle comunicazioni e conversazioni telegrafiche, telefoniche, informatiche o telematiche, si applicano a qualunque altra trasmissione a distanza di suoni, immagini od altri dati.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


TITOLO XIII ‐ DEI DELITTI CONTRO IL PATRIMONIO

CAPO I ‐ DEI DELITTI CONTRO IL PATRIMONIO MEDIANTE VIOLENZA ALLE COSE O ALLE PERSONE
Art. 624. Furto
Chiunque s'impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detie‐ ne, al fine di trarne profitto per sé o per altri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 154 a euro 516.
Agli effetti della legge penale, si considera cosa mobile anche l'energia elet‐ trica e ogni altra energia che abbia un valore economico.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra una o più delle circostanze di cui agli articoli 61, numero 7), e 625.
Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 4 luglio 2007, n. 25548, Cassazio‐ ne Penale, sez. V, sentenza 11 novembre 2008, n. 43224 e Cassazione Pe‐ nale, sez. IV, sentenza 24 aprile 2009, n. 17604 in Altalex Massimario.
Art. 624‐bis. Furto in abitazione e furto con strappo
Chiunque si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detie‐ ne, al fine di trarne profitto per sé o per altri, mediante introduzione in un edificio o in altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora o nelle pertinenze di essa, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la mul‐ ta da euro 309 a euro 1.032.
Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, strappandola di mano o di dosso alla persona.
La pena è della reclusione da tre a dieci anni e della multa da euro 206 a euro 1.549 se il reato è aggravato da una o più delle circostanze previste nel primo comma dell'articolo 625 ovvero se ricorre una o più delle circostanze indicate all'articolo 61.
Cfr. Cassazione Penale, sez. V, sentenza 20 novembre 2008, n. 43378 in Altalex Massimario.
Art. 625. Circostanze aggravanti
La pena per il fatto previsto dall'articolo 624 è della reclusione da uno a sei
anni e della multa da euro 103 a euro 1.032: 1) (…) (1);
2) se il colpevole usa violenza sulle cose o si vale di un qualsiasi mezzo frau‐ dolento;
3) se il colpevole porta in dosso armi o narcotici, senza farne uso;
4) se il fatto è commesso con destrezza;
5) se il fatto è commesso da tre o più persone, ovvero anche da una sola, che sia travisata o simuli la qualità di pubblico ufficiale o d'incaricato di un pubblico servizio;
6) se il fatto è commesso sul bagaglio dei viaggiatori in ogni specie di veicoli, nelle stazioni, negli scali o banchine, negli alberghi o in altri esercizi ove si somministrano cibi o bevande;
7) se il fatto è commesso su cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici, o
sottoposte a sequestro o a pignoramento, o esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede, o destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità, difesa o reverenza;
8) se il fatto è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in
mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria. 8 bis) se il fatto è commesso all’interno di mezzi di pubblico trasporto; (2) 8 ter) se il fatto è commesso nei confronti di persona che si trovi nell’atto di fruire ovvero che abbia appena fruito dei servizi di istituti di credito, uffici postali o sportelli automatici adibiti al prelievo di denaro. (2) Se concorrono due o più delle circostanze prevedute dai numeri precedenti, ovvero se una di tali circostanze concorre con altra fra quelle indicate nell'articolo 61, la pena è della reclusione da tre a dieci anni e della multa da euro 206 a euro 1.549.
(1) Il numero 1) che recitava: “1. se il colpevole, per commettere il fatto, si introduce o si trattiene in un edificio o in un altro luogo destinato ad abi‐ tazione” è stato soppresso dall’art. 2, comma 3, della L. 26 marzo 2001 n. 128.
(2) Numero aggiunto dall’art. 3, comma 26, della L. 15 luglio 2009, n. 94. Cfr. Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 24 aprile 2009, n. 17604 in Al‐ talex Massimario.
Art. 625‐bis. Circostanze attenuanti
Nei casi previsti dagli articoli 624, 624‐bis e 625 la pena è diminuita da un terzo alla metà qualora il colpevole, prima del giudizio, abbia consentito

l'individuazione dei correi o di coloro che hanno acquistato, ricevuto od occultato la cosa sottratta o si sono comunque intromessi per farla acqui‐ stare, ricevere od occultare.
Cfr. Cassazione Penale, sez. II, sentenza 14 giugno 2007, n. 23417 e Cas‐ sazione Penale, sez. VI, sentenza 30 ottobre 2008, n. 40577 in Altalex Massimario.
Art. 626. Furti punibili a querela dell'offeso
Si applica la reclusione fino a un anno ovvero la multa fino a euro 206, e il delitto è punibile a querela della persona offesa:
1) se il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa sottratta, e questa, dopo l'uso momentaneo, è stata immediatamente resti‐ tuita; (1)
2) se il fatto è commesso su cose di tenue valore, per provvedere a un grave
ed urgente bisogno;
3) se il fatto consiste nello spigolare, rastrellare o raspollare nei fondi altrui, non ancora spogliati interamente dal raccolto. Tali disposizioni non si applicano se concorre taluna delle circostanze indica‐ te nei numeri 1, 2, 3 e 4 dell'articolo precedente.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 13 dicembre 1988, n. 1085 ha di‐ chiarato l'illegittimità del presente numero nella parte in cui non estende la disciplina ivi prevista alla mancata restituzione, dovuta a caso fortuito o forza maggiore, della cosa sottratta.
Art. 627. Sottrazione di cose comuni Il comproprietario, socio o coerede che, per procurare a sé o ad altri un pro‐ fitto, si impossessa della cosa comune, sottraendola a chi la detiene, è puni‐ to, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da euro 20 a euro 206. Non è punibile chi commette il fatto su cose fungibili, se il valore di esse non eccede la quota a lui spettante.
Art. 628. Rapina
Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, mediante vio‐ lenza alla persona o minaccia, s'impossessa della cosa mobile altrui, sot‐ traendola a chi la detiene è punito con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da euro 516 a euro 2.065.
Alla stessa pena soggiace chi adopera violenza o minaccia immediatamente dopo la sottrazione, per assicurare a sé o ad altri il possesso della cosa sot‐ tratta, o per procurare a sé o ad altri l'impunità.
La pena è della reclusione da quattro anni e sei mesi a venti anni e della
multa da euro 1.032 a euro 3.098:
1) se la violenza o minaccia è commessa con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite;
2) se la violenza consiste nel porre taluno in stato di incapacità di volere o di
agire;
3) se la violenza o minaccia è posta in essere da persona che fa parte dell'associazione di cui all'articolo 416‐bis. 3 bis) se il fatto è commesso nei luoghi di cui all’articolo 624 bis; (1) 3 ter) se il fatto è commesso all’interno di mezzi di pubblico trasporto; (1) 3 quater) se il fatto è commesso nei confronti di persona che si trovi nell’atto di fruire ovvero che abbia appena fruito dei servizi di istituti di cre‐ dito, uffici postali o sportelli automatici adibiti al prelievo di denaro. (1) Le circostanze attenuanti, diverse da quella prevista dall’articolo 98, concor‐ renti con le aggravanti di cui al terzo comma, numeri 3, 3 bis, 3 ter e 3 qua‐ ter, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità della stessa risultante dall’aumento conseguente alle predette aggravanti. (2)
(1) Numero aggiunto dall’art. 3, comma 27, lett. a) della L. 15 luglio 2009, n. 94.
(2) Comma aggiunto dall’art. 3, comma 27, lett. b) della L. 15 luglio 2009, n. 94.
Cfr. Cassazione Penale, sez. II, sentenza 14 giugno 2007, n. 23418 e Cas‐ sazione Penale, sez. II, sentenza 19 ottobre 2009, n. 40473 in Altalex Mas‐ simario.
Art. 629. Estorsione
Chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 1.000 a euro 4.000 (1).

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


La pena è della reclusione da sei a venti anni e della multa da euro 5.000 a euro 15.000, se concorre taluna delle circostanze indicate nell'ultimo capo‐ verso dell'articolo precedente (2).
(1) Comma così modificato, da ultimo, dall'art. 113, L. 24 novembre 1981,
n. 689, dall'art. 8, D.L. 31 dicembre 1991, n. 419, convertito, con modifi‐
cazioni, dalla L. 18 febbraio 1992, n. 172, e, successivamente, dalla lettera
a) del comma 1 dell’art. 4, L. 27 gennaio 2012, n. 3. Il testo in vigore pri‐ ma di suddetta modifica era: “Chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 516 a euro 2.065.”.
(2) Comma prima sostituito dall'art. 4, L. 14 ottobre 1974, n. 497 e poi co‐ sì modificato dall'art. 8, secondo comma, D.L. 31 dicembre 1991, n. 419, convertito, con modificazioni, dalla L. 18 febbraio 1992, n. 172, e, succes‐ sivamente, dalla lettera b) del comma 1 dell’art. 4, L. 27 gennaio 2012, n. 3 a decorrere dal 29 febbraio 2012 ai sensi di quanto disposto dal comma 1 dell’art. 21 della citata legge n. 3/2012.
Il testo in vigore prima della suddetta modifica era: “La pena è della re‐ clusione da sei a venti anni e della multa da euro 1.032 a euro 3.098, se concorre taluna delle circostanze indicate nell'ultimo capoverso dell'arti‐ colo precedente.”.
Cfr. Cassazione Penale, sez. II, sentenza 5 ottobre 2007, n. 36642, Cassa‐
zione Penale, sez. II, sentenza 24 ottobre 2007, n. 35484, Cassazione Pe‐ nale, sez. VI, sentenza 14 gennaio 2008, n. 1705, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 16 maggio 2008, n. 19711, Cassazione Penale, sez. II, senten‐ za 10 luglio 2008, n. 28682, Cassazione Penale, sez. II, sentenza 24 aprile
2009, n. 17674 e Cassazione Penale, sez. II, sentenza 18 novembre 2009,
n. 44029 in Altalex Massimario.
Art. 630. Sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione (1) Chiunque sequestra una persona allo scopo di conseguire, per sé o per altri, un ingiusto profitto come prezzo della liberazione, è punito con la reclusio‐ ne da venticinque a trenta anni.
Se dal sequestro deriva comunque la morte, quale conseguenza non voluta dal reo, della persona sequestrata, il colpevole è punito con la reclusione di anni trenta.
Se il colpevole cagiona la morte del sequestrato si applica la pena dell'erga‐ stolo.
Al concorrente che, dissociandosi dagli altri, si adopera in modo che il sog‐
getto passivo riacquisti la libertà, senza che tale risultato sia conseguenza del prezzo della liberazione, si applicano le pene previste dall'articolo 605. Se tuttavia il soggetto passivo muore, in conseguenza del sequestro, dopo la liberazione, la pena è della reclusione da sei a quindici anni.
Nei confronti del concorrente che, dissociandosi dagli altri, si adopera, al di fuori del caso previsto dal comma precedente, per evitare che l'attività de‐ littuosa sia portata a conseguenze ulteriori ovvero aiuta concretamente l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nella raccolta di prove decisive per l'individuazione o la cattura dei concorrenti, la pena dell'ergastolo è sosti‐ tuita da quella della reclusione da dodici a venti anni e le altre pene sono diminuite da un terzo a due terzi.
Quando ricorre una circostanza attenuante, alla pena prevista dal secondo comma è sostituita la reclusione da venti a ventiquattro anni; alla pena pre‐ vista dal terzo comma è sostituita la reclusione da ventiquattro a trenta anni. Se concorrono più circostanze attenuanti, la pena da applicare per effetto delle diminuzioni non può essere inferiore a dieci anni, nell'ipotesi prevista dal secondo comma, ed a quindici anni, nell'ipotesi prevista dal terzo comma.
I limiti di pena preveduti nel comma precedente possono essere superati allorché ricorrono le circostanze attenuanti di cui al quinto comma del pre‐ sente articolo.
(1) La Corte Costituzionale, con sentenza 19 marzo 2012, n. 68, ha dichia‐ rato l'illegittimità costituzionale del presente articolo "nella parte in cui non prevede che la pena da esso comminata è diminuita quando per la natura, la specie, i mezzi, le modalità o circostanze dell’azione, ovvero per la particolare tenuità del danno o del pericolo, il fatto risulti di lieve enti‐ tà."
Art. 631. Usurpazione
Chiunque per appropriarsi, in tutto o in parte, dell'altrui cosa immobile, ne
rimuove o altera i termini è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 206.
Art. 632. Deviazione di acque e modificazione dello stato dei luoghi

Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, devia acque, ovvero immuta nell'altrui proprietà lo stato dei luoghi, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 206.
Art. 633. Invasione di terreni o edifici Chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito, a querela della per‐ sona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da euro 103 a euro 1.032.
Le pene si applicano congiuntamente, e si procede d'ufficio, se il fatto è commesso da più di cinque persone, di cui una almeno palesemente arma‐ ta, ovvero da più di dieci persone, anche senza armi.
Cfr. Cassazione Penale, sez. II, sentenza 9 ottobre 2007, n. 37139, Cassa‐ zione Penale, sez. V, sentenza 23 gennaio 2008, n. 3561 e Cassazione Pe‐ nale, sez. II, sentenza 8 giugno 2009, n. 23756 in Altalex Massimario.
Art. 634. Turbativa violenta del possesso di cose immobili. Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, turba, con violenza alla persona o con minaccia, l'altrui pacifico possesso di cose immobili, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa da euro 103 a euro 309.
Il fatto si considera compiuto con violenza o minaccia quando è commesso da più di dieci persone.
Art. 635. Danneggiamento
Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservi‐ bili cose mobili o immobili altrui, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 309.
La pena è della reclusione da sei mesi a tre anni e si procede d'ufficio, se il fatto è commesso:
1) con violenza alla persona o con minaccia;
2) da datori di lavoro in occasione di serrate, o da lavoratori in occasione di
sciopero, ovvero in occasione di alcuno dei delitti preveduti dagli articoli 330, 331 e 333;
3) su edifici pubblici o destinati a uso pubblico o all'esercizio di un culto, o su cose di interesse storico o artistico ovunque siano ubicate o su immobili compresi nel perimetro dei centri storici ovvero su immobili i cui lavori di costruzione, di ristrutturazione, di recupero o di risanamento sono in corso o risultano ultimati (1), o su altre delle cose indicate nel n. 7 dell'articolo 625;
4) sopra opere destinate all'irrigazione;
5) sopra piante di viti, di alberi o arbusti fruttiferi, o su boschi, selve o fore‐ ste, ovvero su vivai forestali destinati al rimboschimento;
5‐bis) sopra attrezzature e impianti sportivi al fine di impedire o interrom‐
pere lo svolgimento di manifestazioni sportive. Peri reati di cui al secondo comma, la sospensione condizionale della pena è subordinata all’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato, ovvero, se il condannato non si oppone, alla prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato, comun‐ que non superiore alla durata della pena sospesa, secondo le modalità indi‐ cate dal giudice nella sentenza di condanna. (2)
(1) Parole introdotte dall’art. 3, comma 2, lett. a) della L. 15 luglio 2009, n. 94.
(2) Comma aggiunto dall’art. 3, comma 2, lett. b), della L. 15 luglio 2009, n. 94.
Art. 635‐bis. Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informa‐ tici (1)
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque distrugge, deteriora, cancella, altera o sopprime informazioni, dati o programmi informatici altrui è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a tre anni. Se ricorre la circostanza di cui al numero 1) del secondo comma dell’articolo 635 ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è della reclusione da uno a quattro anni e si procede d’ufficio.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 5, comma 1, della L. 18 marzo 2008, n.
48.
Art. 635‐ter. Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informa‐ tici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità (1)
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque commette un fatto diretto a distruggere, deteriorare, cancellare, alterare o sopprimere infor‐

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


mazioni, dati o programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o ad essi pertinenti, o comunque di pubblica utilità, è punito con la reclusione da uno a quattro anni. Se dal fatto deriva la distruzione, il dete‐ rioramento, la cancellazione, l’alterazione o la soppressione delle informa‐ zioni, dei dati o dei programmi informatici, la pena è della reclusione da tre a otto anni.
Se ricorre la circostanza di cui al numero 1) del secondo comma dell’articolo 635 ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è aumentata.
(1) Articolo inserito dall’art. 5, comma 2, della L. 18 marzo 2008, n. 48.
Art. 635‐quater. Danneggiamento di sistemi informatici o telematici (1) Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, mediante le condot‐ te di cui all’articolo 635‐bis, ovvero attraverso l’introduzione o la trasmis‐ sione di dati, informazioni o programmi, distrugge, danneggia, rende, in tutto o in parte, inservibili sistemi informatici o telematici altrui o ne ostaco‐ la gravemente il funzionamento è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Se ricorre la circostanza di cui al numero 1) del secondo comma dell’articolo 635 ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è aumentata.
(1) Articolo inserito dall’art. 5, comma 2, della L. 18 marzo 2008, n. 48.
Art. 635‐quinquies. Danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità
Se il fatto di cui all’articolo 635‐quater è diretto a distruggere, danneggiare, rendere, in tutto o in parte, inservibili sistemi informatici o telematici di pubblica utilità o ad ostacolarne gravemente il funzionamento, la pena è della reclusione da uno a quattro anni.
Se dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento del sistema informati‐ co o telematico di pubblica utilità ovvero se questo è reso, in tutto o in par‐ te, inservibile, la pena è della reclusione da tre a otto anni. Se ricorre la circostanza di cui al numero 1) del secondo comma dell’articolo 635 ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è aumentata.
(1) Articolo inserito dall’art. 5, comma 2, della L. 18 marzo 2008, n. 48.
Art. 636. Introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui e pascolo abusivo
Chiunque introduce o abbandona animali in gregge o in mandria nel fondo altrui è punito con la multa da euro 10 a euro 103.
Se l'introduzione o l'abbandono di animali, anche non raccolti in gregge o in mandria, avviene per farli pascolare nel fondo altrui, la pena è della reclu‐ sione fino a un anno o della multa da euro 20 a euro 206.
Qualora il pascolo avvenga, ovvero dall'introduzione o dall'abbandono degli
animali il fondo sia stato danneggiato, il colpevole è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa da euro 51 a euro 516. Il delitto è punibile a querela della persona offesa.
Art. 637. Ingresso abusivo nel fondo altrui
Chiunque senza necessità entra nel fondo altrui recinto da fosso, da siepe
viva o da un altro stabile riparo è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a euro 103.
Art. 638. Uccisione o danneggiamento di animali altrui
Chiunque senza necessità uccide o rende inservibili o comunque deteriora
animali che appartengono ad altri è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 309.
La pena è della reclusione da sei mesi a quattro anni, e si procede d'ufficio,
se il fatto è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria. Non è punibile chi commette il fatto sopra volatili sorpresi nei fondi da lui posseduti e nel momento in cui gli recano danno.
Art. 639. Deturpamento e imbrattamento di cose altrui
Chiunque, fuori dei casi preveduti dall'articolo 635, deturpa o imbratta cose mobili o immobili altrui è punito, a querela della persona offesa, con la mul‐ ta fino a euro 103.
Se il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico ovunque siano ubicate o su immobili compresi nel perimetro dei centri storici, si applica la pena della reclusione fino a un anno o della multa fino a euro 1.032 e si procede d'ufficio.
Art. 639‐bis. Casi di esclusione della perseguibilità a querela

Nei casi previsti dagli articoli 631, 632, 633 e 636 si procede d'ufficio se si tratta di acque, terreni, fondi o edifici pubblici o destinati ad uso pubblico.

CAPO II ‐ DEI DELITTI CONTRO IL PATRIMONIO MEDIANTE FRODE
Art. 640. Truffa
Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032.
La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 309 a euro 1.549:
1) se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o
col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare;
2) se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l'erroneo convincimento di dovere eseguire un ordi‐ ne dell'autorità;
2 bis) se il fatto è commesso in presenza della circostanza di cui all’articolo 61, numero 5). (1)
Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un'altra circostanza aggravante.
(1) Numero aggiunto dall’art. 3, comma 28, della L. 15 luglio 2009, n. 94 Cfr. Cassazione penale, sez. II, sentenza 19 maggio 2008, n. 19949, Cassa‐ zione penale, sez. V, sentenza 11 giugno 2008, n. 23623, Cassazione pe‐ nale, sez. II, sentenza 5 settembre 2008, n. 34726, Cassazione Penale, sez. II, sentenza 10 settembre 2008, n. 35058, Cassazione penale, sez. II, sen‐ tenza 29 ottobre 2008, n. 40429, Cassazione penale, sez. II, sentenza 10
aprile 2009, n. 15670, Cassazione Penale, sez. II, sentenza 10 aprile 2009,
n. 15671, Cassazione Penale, sez. II, sentenza 10 giugno 2009, n. 23491, Cassazione Penale, sez. II, sentenza 24 giugno 2009, n. 26270, Cassazione Penale, sez. II, sentenza 7 settembre 2009, n. 34538, Cassazione Penale, sez. II, sentenza 3 marzo 2010, n. 16735 e il focus Art. 640 c.p. annotato con la giurisprudenza in Altalex Massimario.
Art. 640‐bis. Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche La pena è della reclusione da uno a sei anni e si procede d'ufficio se il fatto di cui all'articolo 640 riguarda contributi, finanziamenti, mutui agevolati ovvero altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità europee.
Cfr. Cassazione Penale, sez. II, sentenza 11 dicembre 2008, n. 45845 e Cassazione Penale, sez. II, sentenza 7 settembre 2009, n. 34546 in Altalex Massimario.
Art. 640‐ter. Frode informatica
Chiunque, alterando in qualsiasi modo il funzionamento di un sistema in‐ formatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico o ad esso pertinenti, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032.
La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 309 a
euro 1.549 se ricorre una delle circostanze previste dal numero 1) del se‐ condo comma dell'articolo 640, ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna
delle circostanze di cui al secondo comma o un'altra circostanza aggravante.
Cfr. Cassazione penale, sez. II, sentenza 21 gennaio 2008, n. 3102 in Al‐ talex Massimario.
Art. 640‐quater. Applicabilità dell'articolo 322‐ter
Nei casi di cui agli articoli 640, secondo comma, numero 1, 640‐bis e 640‐
ter, secondo comma, con esclusione dell'ipotesi in cui il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema, si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni contenute nell'articolo 322‐ter.
Art. 640‐quinquies. Frode informatica del soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica (1)
Il soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica, il quale, al fine di procurare a se´ o ad altri un ingiusto profitto ovvero di arrecare ad altri danno, viola gli obblighi previsti dalla legge per il rilascio di un certifica‐ to qualificato, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da 51 a 1.032 euro
(1) Articolo inserito dall’art. 5, comma 3, della L. 18 marzo 2008, n. 48.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


Art. 641. Insolvenza fraudolenta
Chiunque, dissimulando il proprio stato d'insolvenza, contrae un'obbligazio‐ ne col proposito di non adempierla è punito, a querela della persona offesa, qualora l'obbligazione non sia adempiuta, con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 516. L'adempimento dell'obbligazione avvenuto prima della condanna estingue il reato.
Cfr. Tribunale di Genova, sentenza 7 febbraio 2007 e Cassazione penale, sez. II, sentenza 15 maggio 2009, n. 20530 in Altalex Massimario.
Art. 642. Fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona
Chiunque, al fine di conseguire per sé o per altri l'indennizzo di una assicu‐ razione o comunque un vantaggio derivante da un contratto di assicurazio‐ ne, distrugge, disperde, deteriora od occulta cose di sua proprietà, falsifica o altera una polizza o la documentazione richiesta per la stipulazione di un contratto di assicurazione è punito con la reclusione da uno a cinque anni (1).
Alla stessa pena soggiace chi al fine predetto cagiona a se stesso una lesione personale o aggrava le conseguenze della lesione personale prodotta da un infortunio o denuncia un sinistro non accaduto ovvero distrugge, falsifica, altera o precostituisce elementi di prova o documentazione relativi al sini‐ stro. Se il colpevole consegue l'intento la pena è aumentata. Si procede a querela di parte.
Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche se il fatto è commesso all'estero, in danno di un assicuratore italiano, che eserciti la sua attività nel territorio dello Stato. Il delitto è punibile a querela della persona offesa (2).
(1) Comma così modificato dall'art. 33, co. 1‐bis, D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 marzo 2012, n. 27.
Il testo precedentemente in vigore era il seguente: «Chiunque, al fine di
conseguire per sé o per altri l'indennizzo di una assicurazione o comunque un vantaggio derivante da un contratto di assicurazione, distrugge, di‐ sperde, deteriora od occulta cose di sua proprietà, falsifica o altera una polizza o la documentazione richiesta per la stipulazione di un contratto di assicurazione è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.».
(2) Articolo così sostituito dall'art. 24, L. 12 dicembre 2002, n. 273.
Art. 643. Circonvenzione di persone incapaci
Chiunque, per procurare a sé o ad altri un profitto, abusando dei bisogni,
delle passioni o della inesperienza di una persona minore, ovvero abusando dello stato d'infermità o deficienza psichica di una persona, anche se non interdetta o inabilitata, la induce a compiere un atto, che importi qualsiasi effetto giuridico per lei o per altri dannoso, è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 206 a euro 2.065.
Art. 644. Usura
Chiunque, fuori dei casi previsti dall'articolo 643, si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari, è punito con la reclusione da due a dieci anni e con la multa da euro 5.000 a euro 30.000. Alla stessa pena soggiace chi, fuori del caso di concorso nel delitto previsto dal primo comma, procura a taluno una somma di denaro od altra utilità facendo dare o promettere, a sé o ad altri, per la mediazione, un compenso usurario.
La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. Sono altresì usurari gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque spro‐ porzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all'o‐ pera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria.
Per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito.
Le pene per i fatti di cui al primo e secondo comma sono aumentate da un
terzo alla metà:
1) se il colpevole ha agito nell'esercizio di una attività professionale, banca‐ ria o di intermediazione finanziaria mobiliare;
2) se il colpevole ha richiesto in garanzia partecipazioni o quote societarie o
aziendali o proprietà immobiliari;
3) se il reato è commesso in danno di chi si trova in stato di bisogno;

4) se il reato è commesso in danno di chi svolge attività imprenditoriale, professionale o artigianale;
5) se il reato è commesso da persona sottoposta con provvedimento defini‐ tivo alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale durante il periodo previsto di applicazione e fino a tre anni dal momento in cui è cessata l'ese‐ cuzione.
Nel caso di condanna, o di applicazione di pena ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti di cui al presente articolo, è sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono prezzo o profitto del reato ovvero di somme di denaro, beni ed utilità di cui il reo ha la disponibi‐ lità anche per interposta persona per un importo pari al valore degli inte‐ ressi o degli altri vantaggi o compensi usurari, salvi i diritti della persona offesa dal reato alle restituzioni e al risarcimento dei danni.
Art. 644‐bis. Usura impropria
Chiunque, fuori dei casi previsti dall'articolo 644, approfittando delle condi‐ zioni di difficoltà economica o finanziaria di persona che svolge una attività imprenditoriale o professionale, si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra cosa mobile, interessi o altri vantaggi usurari, è punito con la reclusio‐ ne da sei mesi a quattro anni e con la multa da lire quattro milioni a lire venti milioni.
Alla stessa pena soggiace chi, fuori dei casi di concorso nel delitto previsto
dal comma precedente, procura ad una persona che svolge una attività im‐ prenditoriale o professionale e che versa in condizioni di difficoltà economi‐ ca o finanziaria una somma di denaro o un'altra cosa mobile, facendo dare o promettere, a sé o ad altri, per la mediazione, un compenso usurario. Si applica la disposizione del terzo comma dell'articolo 644.
Art. 644‐ter. Prescrizione del reato di usura
La prescrizione del reato di usura decorre dal giorno dell'ultima riscossione sia degli interessi che del capitale.
Art. 645. Frode in emigrazione
Chiunque con mendaci asserzioni o con false notizie, eccitando taluno ad emigrare, o avviandolo a paese diverso da quello nel quale voleva recarsi, si fa consegnare o promettere, per sé o per altri, denaro o altra utilità, come compenso per farlo emigrare, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 309 a euro 1.032. La pena è aumentata se il fatto è commesso a danno di due o più persone.
Art. 646. Appropriazione indebita
Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria il denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032.
Se il fatto è commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario, la pena è aumentata.
Si procede d'ufficio, se ricorre la circostanza indicata nel capoverso prece‐ dente o taluna delle circostanze indicate nel n. 11 dell'articolo 61.
Cfr. Cassazione Penale, sez. II, sentenza 18 ottobre 2007, n. 38604 e Cas‐ sazione Penale, sez. II, sentenza 24 settembre 2009, n. 37498 in Altalex Massimario.
Art. 647. Appropriazione di cose smarrite, del tesoro o di cose avute per errore o caso fortuito
È punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 30 a euro 309:
1) chiunque, avendo trovato denaro o cose da altri smarrite, se li appropria, senza osservare le prescrizioni della legge civile sull'acquisto della proprietà di cose trovate;
2) chiunque, avendo trovato un tesoro, si appropria, in tutto o in parte, la quota dovuta al proprietario del fondo;
3) chiunque si appropria cose, delle quali sia venuto in possesso per errore
altrui o per caso fortuito.
Nei casi preveduti dai numeri 1 e 3, se il colpevole conosceva il proprietario della cosa che si è appropriata, la pena è della reclusione fino a due anni e della multa fino a euro 309.
Art. 648. Ricettazione Fuori dei casi di concorso nel reato, chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qual‐ siasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od oc‐ cultare, è punito con la reclusione da due ad otto anni e con la multa da euro 516 a euro 10.329.

Libro II ‐ Dei delitti in particolare


La pena è della reclusione sino a sei anni e della multa sino a euro 516, se il fatto è di particolare tenuità.
Le disposizioni di questo articolo si applicano anche quando l'autore del delitto da cui il denaro o le cose provengono non è imputabile o non è pu‐ nibile ovvero quando manchi una condizione di procedibilità riferita a tale delitto.
Cfr. Cassazione penale, SS.UU., sentenza 26 settembre 2007, n. 35535, Tribunale di Torre Annunziata, sentenza 30 ottobre 2007, Tribunale di Torre Annunziata, sentenza 12 novembre 2007, Tribunale di Napoli, sez. Ischia, sentenza 19 agosto 2008, n. 729, Cassazione penale, sez. II, sen‐ tenza 10 marzo 2009, n. 10580, Cassazione penale, sez. II, sentenza 16 giugno 2009, n. 24825, Cassazione penale, sez. II, sentenza 9 settembre 2009, n. 35080, Cassazione penale, sez. II, sentenza 22 dicembre 2009, n.
49263, Cassazione penale, sez. II, sentenza 4 febbraio 2010, n. 4800, Cas‐ sazione penale, sez. II, sentenza 20 gennaio 2010, n. 2465 e Cassazione penale, SS.UU., sentenza 30 marzo 2010, n. 12433 in Altalex Massimario.
Art. 648‐bis. Riciclaggio
Fuori dei casi di concorso nel reato, chiunque sostituisce o trasferisce dena‐ ro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l'identificazione della loro provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da euro 1.032 a euro 15.493. La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell'esercizio di un'attività professionale. La pena è diminuita se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delit‐ to per il quale è stabilita le pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni. Si applica l'ultimo comma dell'articolo 648.
Cfr. Cassazione penale, sez. II, sentenza 27 giugno 2007, n. 21667, Cassa‐ zione penale, sez. II, sentenza 4 febbraio 2010, n. 4800 e Cassazione pe‐ nale, sez. V, sentenza 7 maggio 2010, n. 17694 in Altalex Massimario.
Art. 648‐ter. Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato e dei casi previsti dagli articoli 648 e 648‐bis, impiega in attività economiche o finanziarie denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da euro 1.032 a 15.493. La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell'esercizio di un'attività professionale. La pena è diminuita nell'ipotesi di cui al secondo comma dell'articolo 648. Si applica l'ultimo comma dell'articolo 648.
Cfr. Cassazione penale, sez. II, sentenza 4 febbraio 2010, n. 4800 in Al‐ talex Massimario.
Art. 648‐quater. Confisca (1)
Nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti, a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti previsti dagli articolo 648‐bis e 648‐ter, è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il prodotto o il profitto, salvo che appartengano a persone estranee al reato.
Nel caso in cui non sia possibile procedere alla confisca di cui al primo comma, il giudice ordina la confisca delle somme di denaro, dei beni o delle altre utilità delle quali il reo ha la disponibilità, anche per interposta perso‐ na, per un valore equivalente al prodotto, profitto o prezzo del reato. In relazione ai reati di cui agli articoli 648‐bis e 648‐ter, il pubblico ministero può compiere, nel termine e ai fini di cui all'articolo 430 del codice di pro‐ cedura penale, ogni attività di indagine che si renda necessaria circa i beni, il denaro o le altre utilità da sottoporre a confisca a norma dei commi prece‐ denti.
(1) Articolo aggiunto dall'art. 63, D.L. 21 novembre 2007, n. 231.

CAPO III ‐ DISPOSIZIONI COMUNI AI CAPI PRECEDENTI
Art. 649. Non punibilità e querela della persona offesa, per fatti commessi a danno di congiunti
Non è punibile chi ha commesso alcuno dei fatti preveduti da questo titolo in danno:
1) del coniuge non legalmente separato;
2) di un ascendente o discendente o di un affine in linea retta, ovvero
dell'adottante o dell'adottato;
3) di un fratello o di una sorella che con lui convivano.

I fatti preveduti da questo titolo sono punibili a querela della persona offe‐ sa, se commessi a danno del coniuge legalmente separato, ovvero del fra‐ tello o della sorella che non convivano coll'autore del fatto, ovvero dello zio o del nipote o dell'affine in secondo grado con lui conviventi.
Le disposizioni di questo articolo non si applicano ai delitti preveduti dagli
artt. 628, 629 e 630 e ad ogni altro delitto contro il patrimonio che sia commesso con violenza alle persone.

Libro III ‐ Delle contravvenzioni in particolare


LIBRO TERZO ‐ DELLE CONTRAVVENZIONI IN PARTICO‐ LARE

TITOLO I ‐ DELLE CONTRAVVENZIONI DI POLIZIA

Capo I ‐ Delle contravvenzioni concernenti la polizia di sicurezza

Sezione I ‐ Delle contravvenzioni concernenti l'ordine pubblico e la tran‐ quillità pubblica

§ 1 ‐ Delle contravvenzioni concernenti l'inosservanza dei provvedimenti di polizia e le manifestazioni sediziose e pericolose.
Art. 650. Inosservanza dei provvedimenti dell'autorità
Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall'autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica o d'ordine pubblico o d'igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a euro 206.
Art. 651. Rifiuto d'indicazioni sulla propria identità personale
Chiunque, richiesto da un pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni, rifiuta di dare indicazioni sulla propria identità personale, sul proprio stato, o su altre qualità personali, è punito con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda fino a euro 206.
Art. 652. Rifiuto di prestare la propria opera in occasione di un tumulto Chiunque, in occasione di un tumulto o di un pubblico infortunio o di un comune pericolo ovvero nella flagranza di un reato rifiuta, senza giusto mo‐ tivo, di prestare il proprio aiuto o la propria opera, ovvero di dare le infor‐ mazioni o le indicazioni che gli siano richieste da un pubblico ufficiale o da una persona incaricata di un pubblico servizio, nell'esercizio delle funzioni o del servizio, è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a euro 309.
Se il colpevole dà informazioni o indicazioni mendaci, è punito con l'arresto da uno a sei mesi ovvero con l'ammenda da euro 30 a euro 619.
Art. 653. Formazione di corpi armati non diretti a commettere reati Chiunque, senza autorizzazione, forma un corpo armato non diretto a commettere reati è punito con l'arresto fino a un anno.
Art. 654. Grida e manifestazioni sediziose Chiunque, in una riunione che non sia da considerare privata a norma del n. 3 dell'articolo 266 ovvero in luogo pubblico, aperto o esposto al pubblico, compie manifestazioni o emette grida sediziose è punito, se il fatto non co‐ stituisce reato, con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 619.
Art. 655. Radunata sediziosa
Chiunque fa parte di una radunata sediziosa di dieci o più persone è punito, per il solo fatto della partecipazione con l'arresto fino a un anno.
Se chi fa parte della radunata è armato, la pena è dell'arresto non inferiore
a sei mesi.
Non è punibile chi, prima dell'ingiunzione dell'autorità, o per obbedire ad essa, si ritira dalla radunata.
Art. 656. Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tenden‐ ziose, atte a turbare l'ordine pubblico
Chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l'ordine pubblico, è punito se il fatto non costi‐ tuisce un più grave reato, con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a euro 309.
Art. 657. Grida o notizie atte a turbare la tranquillità pubblica o privata (1)
(1) L'articolo che recitava: "Chiunque, con lo scopo di smerciare o distri‐ buire scritti o disegni in un luogo pubblico ovvero aperto o esposto al pubblico, annuncia o grida notizie, dalle quali possa essere turbata la tranquillità pubblica o privata, è punito con l'ammenda fino a lire duecen‐ tomila." è stato abrogato dall'art. 18, L. 25 giugno 1999, n. 205.
Art. 658. Procurato allarme presso l'autorità
Chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita al‐
larme presso l'autorità o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda da euro 10 a euro 516.
Art. 659. Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone

Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a euro 309.
Si applica l'ammenda da euro 103 a euro 516 a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell'autorità.
Cfr. Cassazione penale, sez. I, sentenza 5 novembre 2007, n. 40502, Cas‐ sazione penale, sez. I, sentenza 7 gennaio 2008, n. 246 e Cassazione pe‐ nale, sez. I, sentenza 25 settembre 2008, n. 36737 in Altalex Massimario.
Art. 660. Molestia o disturbo alle persone
Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del
telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno mole‐ stia o disturbo è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda fino a euro 516.
Cfr. Cassazione Penale, sez. III, sentenza 13 maggio 2008, n. 19206, Cas‐ sazione Penale, sez. I, sentenza 17 luglio 2008, n. 29971, Cassazione Pe‐ nale, sez. I, sentenza 1 marzo 2010, n. 8068 e Cassazione Penale, sez. I, sentenza 30 giugno 2010, n. 24510 in Altalex Massimario.
Art. 661. Abuso della credulità popolare
Chiunque, pubblicamente, cerca con qualsiasi impostura, anche gratuita‐
mente, di abusare della credulità popolare è punito, se dal fatto può deriva‐ re un turbamento dell'ordine pubblico, con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a euro 1.032.

§ 2 ‐ Delle contravvenzioni concernenti la vigilanza sui mezzi di pubblicità
Art. 662. Esercizio abusivo dell'arte tipografica (1)
(1) L'articolo che recitava: "Chiunque, senza licenza dell'autorità o senza osservare le prescrizioni della legge, esercita l'arte tipografica, fotografi‐ ca, o un'altra qualunque arte di stampa o di riproduzione meccanica o chimica in molteplici esemplari, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda da lire sessantamila a un milione." è stato abrogato dall'art. 13, D.Lgs. 13 luglio 1994, n. 480.
Art. 663. Vendita, distribuzione o affissione abusiva di scritti o disegni Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico vende o distribuisce o mette comunque in circolazione scritti o disegni, senza avere ottenuto l'au‐ torizzazione richiesta dalla legge, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309.
Alla stessa sanzione soggiace chiunque, senza licenza dell'autorità o senza osservarne le prescrizioni, in un luogo pubblico aperto o esposto al pubbli‐ co, affigge scritti o disegni, o fa uso di mezzi luminosi o acustici per comuni‐ cazioni al pubblico, o comunque colloca iscrizioni o disegni.
Le disposizioni dei commi 1 e 2 non si applicano all'affissione di scritti o di‐ segni fuori dai luoghi destinati dall'autorità competente.
Art. 663‐bis. Divulgazione di stampa clandestina
Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque in qualsiasi modo divulga stampe o stampati pubblicati senza l'osservanza delle prescrizioni di legge sulla pubblicazione e diffusione della stampa periodica e non periodica, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 619. Per le violazioni di cui al presente articolo non è ammesso il pagamento in misura ridotta previsto dall'articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.
Art. 664. Distruzione o deterioramento di affissioni
Chiunque stacca, lacera o rende comunque inservibili o illeggibili scritti o disegni fatti affiggere dalle autorità civili o da quelle ecclesiastiche, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 77 a euro 464.
Se si tratta di scritti o disegni fatti affiggere da privati nei luoghi e nei modi consentiti dalla legge o dall'autorità, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309.

§ 3 ‐ Delle contravvenzioni concernenti la vigilanza su talune industrie e sugli spettacoli pubblici
Art. 665. Agenzie di affari ed esercizi pubblici non autorizzati o vietati (1)
(1) L'articolo che recitava: "Chiunque, senza licenza dell'autorità, o senza la preventiva dichiarazione alla medesima, quando siano richieste, apre o conduce agenzie di affari, stabilimenti o esercizi pubblici, ovvero per mer‐ cede alloggia persone o le riceve in convitto o in cura, è punito con l'arre‐ sto fino a sei mesi o con l'ammenda fino a lire un milione.

Libro III ‐ Delle contravvenzioni in particolare


Se la licenza è stata negata, revocata o sospesa le pene dell'arresto e dell'ammenda si applicano congiuntamente.
Qualora, ottenuta la licenza, non si osservino le altre prescrizioni della legge o dell'autorità, la pena è dell'arresto fino a tre mesi o dell'ammenda fino a lire seicentomila." è stato abrogato dall'art. 13, D.Lgs. 13 luglio 1994, n. 480.
Art. 666. Spettacoli o trattenimenti pubblici senza licenza
Chiunque, senza la licenza dell'autorità in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, dà spettacoli o trattenimenti di qualsiasi natura (1), o apre circoli o sale da ballo o di audizioni, è punito con la sanzione ammini‐ strativa pecuniaria da euro 258 a euro 1.549.
Se la licenza è stata negata, revocata o sospesa, si applica la sanzione am‐ ministrativa pecuniaria da euro 413 a euro 2.478.
E' sempre disposta la cessazione dell'attività svolta in difetto di licenza. Se l'attività è svolta in locale per il quale è stata rilasciata autorizzazione o altro titolo abilitativo all'esercizio di diversa attività, nel caso di reiterazione delle violazioni di cui al primo comma e nell'ipotesi prevista dal secondo comma è disposta altresì la chiusura del locale per un periodo non superiore a sette giorni.
Per le violazioni previste dal presente articolo non è ammesso il pagamento in misura ridotta a norma dell'articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 15 aprile 1970, n. 56 ha dichiara‐ to l'illegittimità del presente articolo nella parte in cui prescrive che per i trattenimenti da tenersi in luoghi aperti al pubblico, e non indetti nell'e‐ sercizio di attività imprenditoriali, occorre la licenza del questore. Cfr. Cassazione Civile, sez. II, sentenza 30 giugno 2009, n. 15375 in Altalex Massimario.
Art. 667. Esecuzione abusiva di azioni destinate a essere riprodotte col cinematografo (1)
(1) L'articolo che recitava: "Chiunque fa eseguire in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico azioni destinate a essere riprodotte col ci‐ nematografo, senza averne dato preventivo avviso all'autorità, è punito con l'ammenda da lire duecentomila a un milione. Alla stessa pena soggiace chi fabbrica, introduce nel territorio dello Stato, ovvero esporta o fa comunque commercio di pellicole cinematografiche, senza averne dato il preventivo avviso all'autorità.
Se alcuno dei fatti preveduti dalle disposizioni precedenti è commesso
contro il divieto dell'autorità, la pena è dell'arresto fino a un mese." è sta‐ to abrogato dall'art. 13, D.Lgs. 13 luglio 1994, n. 480.
Art. 668. Rappresentazioni teatrali o cinematografiche abusive
Chiunque recita in pubblico drammi o altre opere, ovvero dà in pubblico
produzioni teatrali di qualunque genere, senza averli prima comunicati all'autorità, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda fino a euro 309.
Alla stessa pena soggiace chi fa rappresentare in pubblico pellicole cinema‐ tografiche, non sottoposte prima alla revisione dell'autorità.
Se il fatto è commesso contro il divieto dell'autorità, la pena pecuniaria e la pena detentiva sono applicate congiuntamente.
Il fatto si considera commesso in pubblico se ricorre taluna delle circostanze indicate nei numeri 2 e 3 dell'articolo 266.

§ 4 ‐ Delle contravvenzioni concernenti la vigilanza sui mestieri girovaghi e la prevenzione dell'accattonaggio
Art. 669. Esercizio abusivo di mestieri girovaghi
Chiunque esercita un mestiere girovago senza la licenza dell'autorità o sen‐
za osservare le altre prescrizioni stabilite dalla legge, è punito con la sanzio‐ ne amministrativa da euro 10 a euro 258.
Alla stessa pena soggiace il genitore o il tutore che impiega in mestieri giro‐ vaghi un minore degli anni diciotto, senza che questi abbia ottenuto la li‐ cenza o abbia osservate le altre prescrizioni di legge.
La pena è dell'arresto da uno a quattro mesi o dell'ammenda da lire venti‐ mila a cinquecentomila e può essere ordinata la libertà vigilata:
1) se il fatto è commesso contro il divieto della legge o dell'autorità;
2) se la persona che esercita abusivamente il mestiere girovago ha riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto non colposo.
Art. 670. Mendicità (1)
(1) L'articolo che recitava: "Chiunque mendica in luogo pubblico o aperto al pubblico è punito con l'arresto fino a tre mesi.

La pena è dell'arresto da uno a sei mesi se il fatto è compiuto in modo ri‐ pugnante o vessatorio, ovvero simulando deformità o malattie, o adope‐ rando altri mezzi fraudolenti per destare l'altrui pietà." è stato abrogato dall'art. 18, L. 25 giugno 1999, n. 205.
Art. 671. Impiego di minori nell'accattonaggio (1)
(1) L'articolo che recitava: "Chiunque si vale, per mendicare, di una perso‐ na minore degli anni quattordici o, comunque, non imputabile, la quale sia sottoposta alla sua autorità o affidata alla sua custodia o vigilanza, ovvero permette che tale persona mendichi, o che altri se ne valga per mendicare, è punito con l'arresto da tre mesi a un anno.
Qualora il fatto sia commesso dal genitore o dal tutore, la condanna im‐ porta la sospensione dall'esercizio della patria potestà o dall'ufficio di tu‐ tore." è stato abrogato dalla L. 15 luglio 2009, n. 94.

Sezione II ‐ Delle contravvenzioni concernenti l'incolumità pubblica

§ 1 ‐ Delle contravvenzioni concernenti l'incolumità delle persone nei luo‐ ghi di pubblico transito o nelle abitazioni
Art. 672. Omessa custodia e mal governo di animali
Chiunque lascia liberi, o non custodisce con le debite cautele, animali peri‐ colosi da lui posseduti, o ne affida la custodia a persona inesperta, è punito con la sanzione amministrativa da lire euro 25 a euro 258. Alla stessa pena soggiace:
1) chi, in luoghi aperti, abbandona a se stessi animali da tiro, da soma o da
corsa, o li lascia comunque senza custodia, anche se non siano disciolti, o li attacca o conduce in modo da esporre a pericolo l'incolumità pubblica, ov‐ vero li affida a persona inesperta;
2) chi aizza o spaventa animali, in modo da mettere in pericolo l'incolumità
delle persone.
Art. 673. Omesso collocamento o rimozione di segnali o ripari
Chiunque omette di collocare i segnali o i ripari prescritti dalla legge o dall'autorità per impedire pericoli alle persone in un luogo di pubblico tran‐ sito, ovvero rimuove i segnali o i ripari suddetti, o spegne i fanali collocati come segnali, è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a euro 516.
Alla stessa pena soggiace chi rimuove apparecchi o segnali diversi da quelli
indicati nella disposizione precedente e destinati a un servizio pubblico o di pubblica necessità, ovvero spegne i fanali della pubblica illuminazione.
Art. 674. Getto pericoloso di cose
Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo priva‐
to ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o mole‐ stare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda fino a euro 206.
Cfr. Tribunale di Rovigo, decreto di archiviazione 1 giugno 2007, Cassa‐ zione Penale, sez. III, sentenza 7 febbraio 2008, n. 6097, Cassazione Pena‐ le, sez. III, sentenza 1 ottobre 2008, n. 37282, Cassazione penale, sez. I, sentenza 25 settembre 2008, n. 36737 e Cassazione Civile, sez. II, senten‐ za 10 novembre 2009, n. 23807 in Altalex Massimario.
Art. 675. Collocamento pericoloso di cose
Chiunque, senza le debite cautele, pone o sospende cose, che, cadendo in un luogo di pubblico transito, o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, possano offendere o imbrattare o molestare persone, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 619.
Art. 676. Rovina di edifici o di altre costruzioni
Chiunque ha avuto parte nel progetto o nei lavori concernenti un edificio o un'altra costruzione, che poi, per sua colpa, rovini, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 154 a euro 929.
Se dal fatto è derivato pericolo alle persone, la pena è dell'arresto fino a sei mesi ovvero dell'ammenda non inferiore a euro 309.
Art. 677. Omissione di lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina Il proprietario di un edificio o di una costruzione che minacci rovina ovvero chi è per lui obbligato alla conservazione o alla vigilanza dell'edificio o della costruzione, il quale omette di provvedere ai lavori necessari per rimuovere il pericolo, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 154 a euro 929.
La stessa sanzione si applica a chi, avendone l'obbligo, omette di rimuovere il pericolo cagionato dall'avvenuta rovina di un edificio o di una costruzione.

Libro III ‐ Delle contravvenzioni in particolare


Se dai fatti preveduti dalle disposizioni precedenti deriva pericolo per le persone, la pena è dell'arresto fino a sei mesi o dell'ammenda non inferiore a euro 309.

§ 2 ‐ Delle contravvenzioni concernenti la prevenzione di infortuni nelle industrie o nella custodia di materie esplodenti
Art. 678. Fabbricazione o commercio abusivi di materie esplodenti Chiunque, senza la licenza dell'autorità o senza le prescritte cautele, fabbri‐ ca o introduce nello Stato, ovvero tiene in deposito o vende o trasporta ma‐ terie esplodenti o sostanze destinate alla composizione o alla fabbricazione di esse, è punito con l'arresto fino a diciotto mesi e con l'ammenda fino a euro 247.
Art. 679. Omessa denuncia di materie esplodenti
Chiunque omette di denunciare all'autorità che egli detiene materie esplo‐
denti di qualsiasi specie, ovvero materie infiammabili, pericolose per la loro qualità o quantità è punito con l'arresto fino a dodici mesi o con l'ammenda fino a euro 371.
Soggiace all'ammenda fino a euro 247 chiunque, avendo notizia che in un
luogo da lui abitato si trovano materie esplodenti, omette di farne denuncia all'autorità.
Nel caso di trasgressione all'ordine, legalmente dato dall'autorità, di conse‐ gnare, nei termini prescritti, le materie esplodenti, la pena è dell'arresto da tre mesi a tre anni o dell'ammenda da euro 37 a euro 619.
Art. 680. Circostanze aggravanti
Le pene per le contravvenzioni prevedute dai due articoli precedenti sono aumentate se il fatto è commesso da alcuna delle persone alle quali la legge vieta di concedere la licenza, ovvero se questa è stata negata o revocata.
Art. 681. Apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo o trattenimen‐ to
Chiunque apre o tiene aperti luoghi di pubblico spettacolo, trattenimento o ritrovo, senza avere osservato le prescrizioni dell'autorità a tutela della in‐ columità pubblica, è punito con l'arresto fino a sei mesi e con l'ammenda non inferiore a euro 103.

Sezione III ‐ Delle contravvenzioni concernenti la prevenzione di talune specie di reati

§ 1 ‐ Delle contravvenzioni concernenti la tutela preventiva dei segreti
Art. 682. Ingresso arbitrario in luoghi ove l'accesso è vietato nell'interesse militare dello Stato
Chiunque s'introduce in luoghi, nei quali l'accesso è vietato nell'interesse
militare dello Stato, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l'arresto da tre mesi a un anno, ovvero con l'ammenda da euro 51 a euro 309.
Art. 683. Pubblicazione delle discussioni o delle deliberazioni segrete di una delle Camere
Chiunque, senza autorizzazione, pubblica col mezzo della stampa, o con un altro dei mezzi indicati nell'articolo 662, anche per riassunto, il contenuto delle discussioni o delle deliberazioni segrete del Senato o della Camera dei deputati è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave reato, con l'arresto fino a trenta giorni o con l'ammenda da euro 51 a euro 258.
Art. 684. Pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale Chiunque pubblica, in tutto o in parte, anche per riassunto o a guisa d'in‐ formazione, atti o documenti di un procedimento penale, di cui sia vietata per legge la pubblicazione è punito con l'arresto fino a trenta giorni o con l'ammenda da euro 51 a euro 258.
Art. 685. Indebita pubblicazione di notizie concernenti un procedimento penale
Chiunque pubblica i nomi dei giudici, con l'indicazione dei voti individuali che ad essi si attribuiscono nelle deliberazioni prese in un procedimento penale è punito con l'arresto fino a quindici giorni o con l'ammenda da euro 25 a euro 103.

§ 2 ‐ Delle contravvenzioni concernenti la prevenzione dell'alcolismo e dei delitti commessi in stato di ubriachezza
Art. 686. Fabbricazione o commercio abusivi di liquori o droghe, o di so‐ stanze destinate alla loro composizione
Chiunque, contro il divieto della legge, ovvero senza osservare le prescrizio‐ ni della legge o dell'autorità, fabbrica o introduce nello Stato droghe, liquori

o altre bevande alcooliche ovvero detiene per vendere o vende droghe, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 413 a euro 2.478. Alla stessa sanzione soggiace chi, senza osservare le prescrizioni della legge o dell'autorità, fabbrica o introduce nello Stato sostanze destinate alla com‐ posizione di liquori o droghe.
E' sempre disposta la cessazione dell'attività illecitamente esercitata. Se l'attività è svolta in uno stabilimento o in un esercizio per il quale è stata rilasciata autorizzazione o altro titolo abilitativo all'esercizio di diversa attivi‐ tà, nel caso di reiterazione delle violazioni è disposta altresì la chiusura dello stabilimento o dell'esercizio per un periodo non superiore a sette giorni. Per le violazioni previste dal presente articolo non è ammesso il pagamento in misura ridotta a norma dell'articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.
Art. 687. Consumo di bevande alcooliche in tempo di vendita non consen‐ tita
Chiunque acquista o consuma, in un esercizio pubblico, bevande alcooliche fuori del tempo in cui ne è permessa la vendita, è punito con la sanzione amministrativa fino a euro 51.
Art. 688. Ubriachezza
Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è colto in stato di ma‐ nifesta ubriachezza è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309.
La pena è dell'arresto da tre a sei mesi se il fatto è commesso da chi ha già riportato una condanna per delitto non colposo contro la vita o l'incolumità individuale.
La pena è aumentata se l'ubriachezza è abituale.
Art. 689. Somministrazione di bevande alcooliche a minori o a infermi di mente
L'esercente un'osteria o un altro pubblico spaccio di cibi o di bevande, il quale somministra, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, bevande al‐ cooliche a un minore degli anni sedici, o a persona che appaia affetta da malattia di mente, o che si trovi in manifeste condizioni di deficienza psichi‐ ca a causa di un'altra infermità, è punito con l'arresto fino a un anno.
La stessa pena di cui al primo comma si applica a chi pone in essere una
delle condotte di cui al medesimo comma, attraverso distributori automatici che non consentano la rilevazione dei dati anagrafici dell'utilizzatore me‐ diante sistemi di lettura ottica dei documenti. La pena di cui al periodo pre‐ cedente non si applica qualora sia presente sul posto personale incaricato di effettuare il controllo dei dati anagrafici. (1)
Se il fatto di cui al primo comma è commesso più di una volta si applica an‐ che la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 25.000 euro con la sospensione dell'attività per tre mesi. (1) Se dal fatto deriva l'ubriachezza, la pena è aumentata. La condanna importa la sospensione dall'esercizio.
(1) Comma inserito dall'art. 7, D.L. 13 settembre 2012, n. 158, convertito con L. 8 novembre 2012, n. 189.
Art. 690. Determinazione in altri dello stato di ubriachezza
Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, cagiona l'ubriachezza altrui, somministrando bevande alcooliche, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda da euro 30 a euro 309.
Art. 691. Somministrazione di bevande alcooliche a persona in stato di manifesta ubriachezza
Chiunque somministra bevande alcooliche a una persona in stato di manife‐ sta ubriachezza è punito con l'arresto da tre mesi a un anno.
Qualora il colpevole sia esercente un'osteria o un altro pubblico spaccio di
cibi o bevande, la condanna importa la sospensione dall'esercizio.

§ 3 ‐ Delle contravvenzioni concernenti la prevenzione di delitti contro la fede pubblica
Art. 692. Detenzione di misure e pesi illegali
Chiunque, nell'esercizio di un'attività commerciale, o in uno spaccio aperto al pubblico, detiene misure o pesi diversi da quelli stabiliti dalla legge, ovve‐ ro usa misure o pesi senza osservare le prescrizioni di legge, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 619.
(…) (1).
(1) Il comma che recitava: “Se il colpevole ha già riportato una condanna per delitti contro il patrimonio, o contro la fede pubblica, o contro l'eco‐ nomia pubblica, l'industria o il commercio, o per altri delitti della stessa

Libro III ‐ Delle contravvenzioni in particolare


indole, può essere sottoposto alla libertà vigilata.” è stato abrogato dall'art. 18, L. 25 giugno 1999, n. 205.
Art. 693. Rifiuto di monete aventi corso legale
Chiunque rifiuta di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato, è punito con la sanzione amministrativa fino a euro 30.
Art. 694. Omessa consegna di monete riconosciute contraffatte Chiunque avendo ricevuto come genuine, per un valore complessivo non inferiore a euro 0.0103, monete contraffatte o alterate, non le consegna all'autorità entro tre giorni da quello in cui ne ha conosciuto la falsità o l'al‐ terazione, indicandone la provenienza se la conosce, è punito con la sanzio‐ ne amministrativa fino a euro 206.

§ 4 ‐ Delle contravvenzioni concernenti la prevenzione di delitti contro la vita e l'incolumità individuale
Art. 695. Fabbricazione o commercio non autorizzati di armi
Chiunque, senza la licenza dell'autorità, fabbrica o introduce nello Stato, o esporta, o pone comunque in vendita armi, ovvero ne fa raccolta per ragioni di commercio o d'industria, è punito con l'arresto fino a tre anni e con l'ammenda fino a euro 1.239.
Non si applica la pena dell'arresto, qualora si tratti di collezioni di armi arti‐ stiche, rare o antiche.
Art. 696. Vendita ambulante di armi
Chiunque esercita la vendita ambulante di armi è punito con l'arresto fino a
tre anni e con l'ammenda fino a euro 1.239.
Art. 697. Detenzione abusiva di armi Chiunque detiene armi o munizioni senza averne fatto denuncia all'autorità, quando la denuncia è richiesta, è punito con l'arresto fino a dodici mesi o con l'ammenda fino a euro 371.
Chiunque, avendo notizia che in un luogo da lui abitato si trovano armi o munizioni, omette di farne denuncia all'autorità, è punito con l'arresto fino a due mesi o con l'ammenda fino a euro 258.
Art. 698. Omessa consegna di armi
Chiunque trasgredisce all'ordine, legalmente dato dall'Autorità, di conse‐ gnare nei termini prescritti le armi o le munizioni da lui detenute, è punito con l'arresto non inferiore a nove mesi o con l'ammenda non inferiore a euro 123.
Art. 699. Porto abusivo di armi
Chiunque, senza la licenza dell'Autorità, quando la licenza è richiesta porta un'arma fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, è puni‐ to con l'arresto fino a diciotto mesi.
Soggiace all'arresto da diciotto mesi a tre anni chi, fuori della propria abita‐ zione o delle appartenenze di essa, porta un'arma per cui non è ammessa licenza.
Se alcuno dei fatti preveduti dalle disposizioni precedenti è commesso in un luogo ove sia concorso o adunanza di persone, o di notte in un luogo abita‐ to, le pene sono aumentate.
Art. 700. Circostanze aggravanti
Nei casi preveduti dagli articoli precedenti, la pena è aumentata qualora
concorra, taluna delle circostanze indicate nell'articolo 680.
Art. 701. Misura di sicurezza
Il condannato per alcuna delle contravvenzioni prevedute dagli articoli pre‐ cedenti può essere sottoposto alla libertà vigilata.
Art. 702. Omessa custodia di armi (1)
(1) L'articolo che recitava: "E' punito con l'ammenda fino a lire duecento‐ mila chiunque, anche se provveduto della licenza di porto d'armi:
1) consegna o lascia portare un'arma a persona di età minore dei quat‐
tordici anni, o a qualsiasi persona incapace o inesperta nel maneggio di essa;
2) trascura di adoperare, nella custodia di armi, le cautele necessarie a impedire che alcuna delle persone indicate nel numero precedente giunga a impossessarsene agevolmente;
3) porta un fucile carico in un luogo ove sia adunanza o concorso di per‐ sone." è stato abrogato dall'art. 9, co. 2, D.L. 13 maggio 1991, n. 152.
Art. 703. Accensioni ed esplosioni pericolose Chiunque, senza la licenza dell'autorità, in un luogo abitato o nelle sue adia‐ cenze, o lungo una pubblica via o in direzione di essa spara armi da fuoco, accende fuochi d'artificio, o lancia razzi, o innalza aerostati con fiamme, o,

in genere, fa accensioni o esplosioni pericolose, è punito con l'ammenda fino a euro 103.
Se il fatto è commesso in un luogo ove sia adunanza o concorso di persone, la pena è dell'arresto fino a un mese.
Art. 704. Armi
Agli effetti delle disposizioni precedenti, per armi si intendono:
1) quelle indicate nel numero 1 del capoverso dell'articolo 585;
2) le bombe, qualsiasi macchina o involucro contenente materie esplodenti, e i gas asfissianti o accecanti.

§ 5 ‐ Delle contravvenzioni concernenti la prevenzione di delitti contro il patrimonio
Art. 705. Commercio non autorizzato di cose preziose
Chiunque, senza la licenza dell'autorità o senza osservare le prescrizioni
della legge, fabbrica o pone in commercio cose preziose, o compie su esse operazioni di mediazione o esercita altre simili industrie, arti o attività, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 258 a euro 1.549. Si applicano le disposizioni di cui al terzo e quarto comma dell'articolo 686.
Art. 706. Commercio clandestino di cose antiche (1)
(1) L'articolo che recitava: "Chiunque esercita il commercio di cose antiche o usate, senza averne prima fatta dichiarazione all'autorità quando la legge la richiede, o senza osservare le prescrizioni della legge, è punito con l'ammenda da lire ventimila a seicentomila." è stato abrogato dall'art. 13, D.Lgs. 13 luglio 1994, n. 480.
Art. 707. Possesso ingiustificato di chiavi alterate o di grimaldelli (1) Chiunque, essendo stato condannato per delitti determinati da motivi di lucro, o per contravvenzioni concernenti la prevenzione di delitti contro il patrimonio, o per mendicità, o essendo ammonito o sottoposto a una misu‐ ra di sicurezza personale o a cauzione di buona condotta, è colto in posses‐ so di chiavi alterate o contraffatte, ovvero di chiavi genuine o di strumenti atti ad aprire o a sforzare serrature, dei quali non giustifichi l'attuale desti‐ nazione è punito con l'arresto da sei mesi a due anni.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 2 febbraio 1971, n. 14 ha dichia‐ rato l'illegittimità del presente articolo nella parte in cui fa richiamo alle condizioni personali di condannato per mendicità, di ammonito, di sotto‐ posto a misure di sicurezza personale o a cauzione di buona condotta. Cfr. Corte Costituzionale, sentenza 20 giugno 2008, n. 225 in Altalex Mas‐ simario.
Art. 708. Possesso ingiustificato di valori (1)
Chiunque, trovandosi nelle condizioni personali indicate nell'articolo prece‐ dente, è colto in possesso di denaro o di oggetti di valore, o di altre cose non confacenti al suo stato, e dei quali non giustifichi la provenienza, è pu‐ nito con l'arresto da tre mesi a un anno.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 19 luglio 1968 n. 110, ha dichia‐ rato l'illegittimità costituzionale del presente articolo 708 nella parte in cui fa richiamo alle condizioni personali di condannato per mendicità, di ammonito, di sottoposto a misura di sicurezza personale o a cauzione di buona condotta.
Art. 709. Omessa denuncia di cose provenienti da delitto
Chiunque, avendo ricevuto denaro o acquistato o comunque avuto cose provenienti da delitto, senza conoscerne la provenienza, omette, dopo averla conosciuta, di darne immediato avviso all'Autorità è punito con l'ar‐ resto fino a sei mesi o con l'ammenda fino a euro 516.
Art. 710. Vendita o consegna di chiavi o grimaldelli a persona sconosciuta (1)
(1) L'articolo che recitava: "Chiunque fabbrica chiavi di qualsiasi specie, su richiesta di persona diversa dal proprietario o possessore del luogo o dell'oggetto a cui le chiavi sono destinate, o da un incaricato di essi, ovve‐ ro, esercitando il mestiere di fabbro, chiavaiuolo o un altro simile mestie‐ re, consegna o vende a chicchessia grimaldelli o altri strumenti atti ad aprire o a sforzare serrature, è punito con l'arresto fino a sei mesi e con l'ammenda da lire ventimila a duecentomila." è stato abrogato dall'art. 18, L. 25 giugno 1999, n. 205.
Art. 711. Apertura arbitraria di luoghi o di oggetti (1)
(1) L'articolo che recitava: "Chiunque, esercitando il mestiere di fabbro o di chiavaiuolo, ovvero un altro simile mestiere, apre serrature o altri con‐ gegni analoghi apposti a difesa di un luogo o di un oggetto, su domanda di chi non sia da lui conosciuto come proprietario o possessore del luogo o

Libro III ‐ Delle contravvenzioni in particolare


dell'oggetto o come un loro incaricato, è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda da lire ventimila a quattrocentomila." è stato abrogato dall'art. 18, Legge 25 giugno 1999, n. 205.
Art. 712. Acquisto di cose di sospetta provenienza Chiunque, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o riceve a qualsiasi titolo cose, che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l'entità del prezzo, si abbia motivo di sospettare che pro‐ vengano da reato, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda non inferiore a euro 10.
Alla stessa pena soggiace chi si adopera per fare acquistare o ricevere a qualsiasi titolo alcuna delle cose suindicate, senza averne prima accertata la legittima provenienza.
Cfr. Cassazione penale, sez. II, sentenza 9 settembre 2009, n. 35080 in Al‐ talex Massimario.
Art. 713. Misura di sicurezza
Il condannato per alcuna delle contravvenzioni prevedute dagli articoli pre‐ cedenti può essere sottoposto alla libertà vigilata.

§ 6 ‐ Delle contravvenzioni concernenti la custodia di minori o di persone detenute
Art. 714. Omessa o non autorizzata custodia, in manicomi o in riformatori, di alienati di mente o di minori (1)
(1) L’articolo che recitava: “Chiunque, senza ordine dell'Autorità o senza autorizzazione di questa, accoglie in uno stabilimento di cura una persona presentata come affetta da alienazione mentale, o in un riformatorio pubblico un minore, è punito con l'ammenda da lire dodicimila a cento‐ ventimila.
La stessa pena si applica qualora, pur non essendo richiesto l'ordine o l'autorizzazione, taluno accolga in uno stabilimento di cura una persona affetta da alienazione mentale, omettendo di darne avviso all'Autorità. Soggiace all'arresto fino a sei mesi o all'ammenda da lire dodicimila a duecentomila chi, senza osservare le prescrizioni della legge, dimette da uno dei suindicati stabilimenti una persona che vi si trovi legittimamente ricoverata.” È stato abrogato dall’art. 11, Legge 13 maggio 1978, n. 180.
Art. 715. Omessa o non autorizzata custodia privata di alienati di mente (1)
(1) L’articolo che recitava: “Chiunque, fuori del caso preveduto dal primo capoverso dell'articolo precedente, senza autorizzazione, riceve in custo‐ dia persone affette da alienazione mentale, è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda da lire quattromila a ottantamila.
Alla stessa pena soggiace chi non osserva gli obblighi inerenti alla custo‐ dia delle persone indicate nella disposizione precedente.” è stato abroga‐ to dall'art. 11 della Legge 13 maggio 1978, n. 180.
Art. 716. Omesso avviso all'autorità dell'evasione o fuga di minori
Il pubblico ufficiale o l'addetto a uno stabilimento destinato all'esecuzione di pene o di misure di sicurezza ovvero ad un riformatorio pubblico, che omette di dare immediato avviso all'autorità dell'evasione o della fuga di persona ivi detenuta o ricoverata, è punito con l'ammenda da euro 10 a euro 206. La stessa disposizione si applica a chi per legge o per provvedimento dell'au‐ torità è stata affidata una persona a scopo di custodia o di vigilanza.
Art. 717. Omessa denuncia di malattie di mente o di gravi infermità psichi‐ che pericolose (1)
(1) L’articolo che recitava: “Chiunque, nell'esercizio di una professione sa‐ nitaria, avendo assistito o esaminato persona affetta da malattia di men‐ te o da grave infermità psichica, la quale dimostri o dia sospetto di essere pericolosa a sé o agli altri, omette di darne avviso all'autorità è punito con l'ammenda da lire dodicimila a centoventimila. La stessa disposizione si applica se la persona assistita o esaminata sia af‐ fetta da intossicazione cronica prodotta da alcool o da sostanze stupefa‐ centi.” è stato abrogato dall'art. 11 della Legge 13 maggio 1978, n. 180.

Capo II ‐ Delle contravvenzioni concernenti la polizia amministrativa sociale

Sezione I ‐ Delle contravvenzioni concernenti la polizia dei costumi
Art. 718. Esercizio di giuochi d'azzardo

Chiunque in un luogo pubblico o aperto al pubblico, o in circoli privati di qualunque specie, tiene un giuoco d'azzardo o lo agevola è punito con l'ar‐ resto da tre mesi ad un anno e con l'ammenda non inferiore a euro 206. Se il colpevole è un contravventore abituale o professionale, alla libertà vigilata può essere aggiunta la cauzione di buona condotta.
Art. 719. Circostanze aggravanti
La pena per il reato preveduto dall'articolo precedente è raddoppiata:
1) se il colpevole ha istituito o tenuto una casa da giuoco;
2) se il fatto è commesso in un pubblico esercizio;
3) se sono impegnate nel giuoco poste rilevanti;
4) se fra coloro che partecipano al giuoco sono persone minori degli anni diciotto.
Art. 720. Partecipazione a giuochi d'azzardo
Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, o in circoli privati di qualunque specie, senza essere concorso nella contravvenzione preveduta dall'articolo 718, è colto mentre prende parte al giuoco d'azzardo, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda fino a euro 516. La pena è aumentata:
1) nel caso di sorpresa in una casa da giuoco o in un pubblico esercizio;
2) per coloro che hanno impegnato nel giuoco poste rilevanti.
Art. 721. Elementi essenziali del giuoco d'azzardo. Case da giuoco
Agli effetti delle disposizioni precedenti:
sono giuochi d'azzardo quelli nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria;
sono case da giuoco i luoghi di convegno destinati al giuoco d'azzardo, an‐ che se privati, e anche se lo scopo del giuoco è sotto qualsiasi forma dissi‐ mulato.
Art. 722. Pena accessoria e misura di sicurezza
La condanna per alcuna delle contravvenzioni prevedute dagli articoli pre‐ cedenti importa la pubblicazione della sentenza. È sempre ordinata la confi‐ sca del denaro esposto nel giuoco e degli arnesi od oggetti ad esso destinati.
Art. 723. Esercizio abusivo di un giuoco non d'azzardo
Chiunque, essendo autorizzato a tenere sale da giuoco o da bigliardo, tolle‐ ra che vi si facciano giuochi non d'azzardo, ma tuttavia vietati dall'autorità, è punito con l'ammenda da euro 5 a euro 103.
Nei casi preveduti dai numeri 3 e 4 dell'articolo 719, si applica l'arresto fino a tre mesi o l'ammenda da euro 51 a 516.
Per chi sia colto mentre prende parte al giuoco, la pena è dell'ammenda
fino a euro 51.
Art. 724. Bestemmia e manifestazioni oltraggiose verso i defunti Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la divinità o i simboli o le persone venerati nella religione dello Stato (1), è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309.
La stessa sanzione si applica a chi compie qualsiasi pubblica manifestazione oltraggiosa verso i defunti.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 18 ottobre 1995, n. 440 ha di‐ chiarato l'illegittimità del presente comma limitatamente alle parole "o i simboli o le persone venerati nella religione dello Stato".
Art. 725. Commercio di scritti, disegni o altri oggetti contrari alla pubblica decenza
Chiunque espone alla pubblica vista o, in un luogo pubblico o aperto al pub‐ blico, offre in vendita o distribuisce scritti, disegni o qualsiasi altro oggetto figurato, che offenda la pubblica decenza, è punito con la sanzione ammini‐ strativa pecuniaria da euro 103 a euro 619.
Art. 726. Atti contrari alla pubblica decenza. Turpiloquio
Chiunque, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti contrari alla pubblica decenza è punito con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda da euro 10 a euro 206.
(…) (1).
(1) Il comma che recitava: “Soggiace all'ammenda fino a lire centomila chi in un luogo pubblico o aperto al pubblico usa linguaggio contrario alla pubblica decenza.” è stato abrogato dall'art. 18, L. 25 giugno 1999, n. 205.
Art. 727. Abbandono di animali
Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da
1.000 a 10.000 euro.

Libro III ‐ Delle contravvenzioni in particolare

Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompati‐ bili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze.
Cfr. Cassazione Penale, sez. III, sentenza 7 gennaio 2008, n. 175 in Altalex Massimario.
Art. 727‐bis. Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esem‐ plari di specie animali o vegetali selvatiche protette (1) Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, fuori dai casi consen‐ titi, uccide, cattura o detiene esemplari appartenenti ad una specie animale selvatica protetta è punito con l'arresto da uno a sei mesi o con l'ammenda fino a 4. 000 euro, salvo i casi in cui l'azione riguardi una quantità trascura‐ bile di tali esemplari e abbia un impatto trascurabile sullo stato di conserva‐ zione della specie. Chiunque, fuori dai casi consentiti, distrugge, preleva o detiene esemplari appartenenti ad una specie vegetale selvatica protetta è punito con l'ammenda fino a 4. 000 euro, salvo i casi in cui l'azione riguardi una quantità trascurabile di tali esemplari e abbia un impatto trascurabile sullo stato di conservazione della specie.
(1) Articolo introdotto dal D.Lgs. 7 luglio 2011, n. 121.

Sezione II ‐ Delle contravvenzioni concernenti la polizia sanitaria
Art. 728. Trattamento idoneo a sopprimere la coscienza o la volontà altrui Chiunque pone taluno, col suo consenso, in stato di narcosi o d'ipnotismo, o esegue su lui un trattamento che ne sopprima la coscienza o la volontà, è punito, se dal fatto deriva pericolo per l'incolumità della persona, con l'arre‐ sto da uno a sei mesi o con l'ammenda da euro 30 a euro 516.
Tale disposizione non si applica se il fatto è commesso, a scopo scientifico o di cura, da chi esercita una professione sanitaria.
Art. 729. Abuso di sostanze stupefacenti (1)
(1) L'articolo che recitava: "Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, o in circoli privati di qualunque specie, è colto in stato di grave alterazione psichica per abuso di sostanze stupefacenti, è punito con l'ar‐ resto fino a sei mesi o con l'ammenda da lire quattromila a ottantamila." è stato abrogato dall'art. 110, Legge 22 dicembre 1975, n. 685.
Art. 730. Somministrazione a minori di sostanze velenose o nocive Chiunque, essendo autorizzato alla vendita o al commercio di medicinali, consegna a persona minore degli anni sedici sostanze velenose o stupefa‐ centi, anche su prescrizione medica, è punito con l'ammenda fino a euro 516.
Soggiace all'ammenda fino a euro 103 chi vende o somministra tabacco a persona minore degli anni quattordici.

Libro III ‐ Delle contravvenzioni in particolare

TITOLO II ‐ DELLE CONTRAVVENZIONI CONCERNENTI L'ATTIVITÀ SOCIALE DELLA PUBBLICA AMMINISTRA‐ ZIONE
Art. 731. Inosservanza dell'obbligo dell'istruzione elementare dei minori Chiunque, rivestito di autorità o incaricato della vigilanza sopra un minore, omette, senza giusto motivo, d'impartirgli o di fargli impartire l'istruzione elementare è punito con l'ammenda fino a euro 30.
Cfr. Cassazione Penale, sez. III, sentenza 4 settembre 2007, n. 33847 e Cassazione Penale, sez. III, sentenza 16 settembre 2008, n. 35396 in Al‐ talex Massimario.
Art. 732. Omesso avviamento dei minori al lavoro (1)
(1) L'articolo: "Chiunque, rivestito di autorità o incaricato della vigilanza sopra un minore che ha compiuto gli anni quattordici e deve trarre dal la‐ voro il proprio sostentamento, omette, senza giusto motivo, di avviarlo al lavoro è punito con l'ammenda fino a lire sessantamila." è stato abrogato dall'art. 18, Legge 25 giugno 1999, n. 205.


Art. 733. Danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale
Chiunque distrugge, deteriora o comunque danneggia un monumento o un'altra cosa propria di cui gli sia noto il rilevante pregio, è punito, se dal fatto deriva un nocumento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale, con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda non inferiore a euro 2.065.
Può essere ordinata la confisca della cosa deteriorata o comunque danneg‐
giata.
Art. 733‐bis. Distruzione o deterioramento di habitat all'interno di un sito protetto (1)
Chiunque, fuori dai casi consentiti, distrugge un habitat all'interno di un sito protetto o comunque lo deteriora compromettendone lo stato di conserva‐ zione, è punito con l'arresto fino a diciotto mesi e con l'ammenda non infe‐ riore a 3. 000 euro.
Ai fini dell'applicazione dell'articolo 727‐bis del codice penale, per specie
animali o vegetali selvatiche protette si intendono quelle indicate nell'alle‐ gato IV della direttiva 92/43/CE e nell'allegato I della direttiva 2009/147/CE. Ai fini dell'applicazione dell'articolo 733‐bis del codice penale per 'habitat all'interno di un sito protetto' si intende qualsiasi habitat di specie per le quali una zona sia classificata come zona a tutela speciale a norma dell'arti‐ colo 4, paragrafi 1 o 2, della direttiva 2009/147/CE, o qualsiasi habitat natu‐ rale o un habitat di specie per cui un sito sia designato come zona speciale di conservazione a norma dell'art. 4, paragrafo 4, della direttiva 92/43/CE.
(1) Articolo introdotto dal D.Lgs. 7 luglio 2011, n. 121.
Art. 734. Distruzione o deturpamento di bellezze naturali
Chiunque, mediante costruzioni, demolizioni, o in qualsiasi altro modo, di‐ strugge o altera le bellezze naturali dei luoghi soggetti alla speciale prote‐ zione dell'autorità, è punito con l'ammenda da euro 1.032 a euro 6.197.

Libro III ‐ Delle contravvenzioni in particolare

TITOLO II‐bis ‐ DELLE CONTRAVVENZIONI CONCER‐ NENTI LA TUTELA DELLA RISERVATEZZA
Art. 734‐bis. Divulgazione delle generalità o dell'immagine di persona of‐ fesa da atti di violenza sessuale
Chiunque, nei casi di delitti previsti dagli articoli 600‐bis, 600‐ter e 600‐
quater, anche se relativi al materiale pornografico di cui all'articolo 600‐ quater.1, 600‐quinquies, 609‐bis, 609‐ter, 609‐quater, 609‐quinquies e 609‐ octies, divulghi, anche attraverso mezzi di comunicazione di massa, le gene‐ ralità o l'immagine della persona offesa senza il suo consenso, è punito con l'arresto da tre a sei mesi.


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Collana Altalex Professionale:
1. Responsabilità del medico e della struttura sanitaria pubblica e privata ‐ 2^ ed. di Domenico Chindemi;
2. Danni da circolazione stradale. Casi, procedure, check‐list di Raffaele Plenteda;
3. Procedimento sommario di cognizione di Elena Salemi;
4. Sicurezza sul lavoro. Guida pratica alla soluzione dei problemi di Manuela Rinaldi;
5. Mediazione e conciliazione. Istruzioni per l’uso di Adriana Capozzoli;
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7. Diritto dello sport. Ordinamento, giustizia e previdenza a cura di Gabriele Nicolella;
8. Diritto e nuove tecnologie. Prontuario giuridico‐informatico a cura di Michele Iaselli;
9. Decreto ingiuntivo europeo. Sistema e pratica del recupero crediti di Giovanni Porcelli;
10. Processo penale minorile. Manuale operativo di Laura Biarella;
11. Decreto ingiuntivo. Manuale pratico ‐ con formulario di Riccardo Bianchini;
12. Danni da insidie stradali. Analisi e casistica di Raffaele Plenteda e Oronzo Valentino Maggiulli;
13. Reati edilizi. Aspetti normativi e sanzionatori di Alessandro Ferretti;
14. Notifiche nel processo tributario di Domenico Chindemi;
15. Sanzioni amministrative. Accertamento e giudizio di opposizione di Sara Occhipinti;
16. Processo di separazione e divorzio a cura di Giuseppe De Marzo;
17. Locazioni ad uso abitativo. Disciplina e casistica giurisprudenziale ‐ con formulario di Franco Ballati e Annarita Marino;
18. Successioni e donazioni. Aspetti dottrinari e sostanziali ‐ con formulario di Giovanni Alessi;
19. Disciplina penale degli stupefacenti. Condotte, sanzioni, profili processuali di Simone Marani;
20. Guida in stato di ebbrezza e di alterazione psico‐fisica. Analisi dei reati di Simone Marani;
21. Ricorso penale per cassazione. Guida all’individuazione degli errores rilevabili di Domenico Chindemi.



Collana Quaderni del diritto
1. Nuova mediazione obbligatoria. R.C.A., condominio, reclamo tributario di Matteo Benigni, Laura Capaci, Giulio Spina, Pierpaolo Vannucci;
2. S.r.l. semplificata e s.r.l. a capitale ridotto di Leonardo Serra;
3. La riforma del mercato del lavoro di Amedeo Tea;
4. Il contratto a progetto di Marco Proietti;
5. La gestione della crisi d’impresa di Giovanni Matteucci;
6. Il nuovo appello filtrato di Luigi Viola;
7. Il tribunale delle imprese di Leonardo Serra;
8. Guida alla realizzazione dei modelli 231 di Jacopo Piazzi e Mariangela Marrangoni;
9. La responsabilità civile e il danno da ritardo della P.A. di Michele Filippelli;
10. Il patteggiamento di Ivan Borasi;
11. Formulario commentato degli atti di mediazione di Giuseppe Vertucci, Riccardo Peratoner, Elena Gilardi;


12. Violenze psichiche: aspetti giuridici e sociali di Domenico Chindemi.



EC ‐ Esami e Concorsi
‐ Esame di avvocato. Metodo, questioni ed esercizi per le prove scritte a cura di Dario Colasanti;
‐ Casi di giurisprudenza penale ed. 2012 a cura di Paolo Franceschetti;
‐ Casi di giurisprudenza civile ed. 2012 a cura di Paolo Franceschetti.
‐ Pareri e atti svolti di diritto civile 2012 di AA. VV;
‐ Pareri e atti svolti di diritto penale 2012 di AA.VV;
‐ Lezioni di diritto amministrativo di Guglielmo Passarelli.




Collana Codici Altalex
‐ Codice della mediazione e della conciliazione commentato a cura di Rocchina Staiano;
‐ Codice del processo amministrativo commentato a cura di Rosaria Staiano e Maurizio Danza;
‐ Codice del turismo commentato a cura di Maria Teresa Rennis;
‐ Codice del processo tributario annotato a cura di Francesco Antonio Genovese e Salvatore Petillo;
‐ Codice della privacy commentato a cura di Marco Alberto Quiroz Vitale;
‐ Codice della famiglia e dei minori a cura di Altalex Redazione;
‐ Codice della contabilità pubblica (tomo I e II) a cura di Vittorio Raeli;
‐ Codice del diritto d’autore e dello spettacolo. Normativa italiana ed europea a cura di Giuseppe Corasaniti e Deborah De Angelis;
‐ Commentario breve al codice dell’amministrazione digitale a cura di Michele Iaselli.


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AltalexeBook è il nuovissimo catalogo di libri elettronici di Altalex, volumi pratici e sintetici in formato PDF da scaricare sul PC per aggiornarsi in modo pratico e tempestivo ad un prezzo imbattibile.
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Ultime uscite:

• Formulario commentato degli atti di mediazione di G.Vertucci, R. Peratoner, E.Gilardi;
• Profiling: tecniche e colloqui investigativi di M. Di Stefano e B. Fiammella;
• Riforma Forense. Come cambia la professione di avvocato, (Legge 31 dicembre 2012, n. 247) di Morena Ragone e Fabrizio Sigillò;
• Riforma Fornero: un’analisi ragionata (L. n° 92/2012) a cura di Fabrizio Amato e Rita Sanlorenzo;
• Guida alla realizzazione dei modelli 231 di J. Piazzi e M. Marrangoni;
• La responsabilità civile e il danno da ritardo della P.A. di M. Filippelli;
• Il tribunale delle imprese di L. Serra;
• Guida alla realizzazione dei modelli 231 di J. Piazzi e M. Marrangoni;
• S.r.l. semplificata e S.r.l. a capitale ridotto di L. Serra;
• Gestione della crisi d’impresa di G. Matteucci;
• La riforma del mercato del lavoro di A. Tea.


Protocollo Altalex:

• La nuova espropriazione presso terzi di P. Marini.


























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PostPosted: Sat Jun 27, 2015 12:35 am   Post subject: ITALIAN CODE OF CRIMINAL PROCEDURE   

The Revised Code of Italian Criminal Procedure.

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PostPosted: Sat Jun 27, 2015 11:57 pm   Post subject: BASIC PRINCIPLES OF ITALIAN LAW   

http://www.canestrinilex.com/resources/ ... -criminal/

Indeed, Italian criminal law is codified in the Codice Penale (Criminal Code), in special legislation, and, with regard to procedural rules, in the Codice di Procedura Penale (Code of Criminal Procedure).

Read more: http://www.canestrinilex.com/resources/ ... z3eJHoHzgQ
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